Recensione dell’opera “Lo spirito della scala” di Lorenzo Pace a cura di Anna Serra

Dopo tanti romanzi recensiti, questa volta ci tuffiamo nella magia della poesia e ci affidiamo all’affascinante penna del giovane torinese Lorenzo Pace, che oltre ad avere una brillante mente scientifica visto che è un ingegnere aerospaziale e dottore di ricerca in questo campo, possiede anche una sensibile anima letteraria. Lo spirito della scala, pubblicato per Ciesse Edizioni, è una raccolta di un centinaio di composizioni che disegnano un percorso di crescita individuale e interiore, di apertura verso la vita e un inno all’amore nelle sue varie sfaccettature, compreso il dolore e l’abbandono. Alcuni componimenti costituiscono dei punti di partenza, altri dei traguardi, passando attraverso episodi di vita e poesie dedicate a qualcuno in particolare.

Troviamo, per esempio, versi dedicati alla montagna, una dama di bianco vestita come fosse una sposa, di cui il camminante sfiora i fianchi nella salita e contempla la sua maestosità che riempie ogni cosa. Un’altra poesia molto bella parla dell’unicità della persona amata che purtroppo è stata persa: le altre non sono che copie sbiadite di lei, versioni incomplete che mancano di tutto il resto, perché lei è tutte le temperature, tutti i colori, tutte le note di un organo. Lei è anche un pensiero ossessivo, martellante, insistente, che toglie il sonno e la quiete.

Tradire se stessi è la peggior forma di adulterio, ci dice Lorenzo, mentre l’incontro fra due persone è un lampo di emozione, in cui la ragione deve imbrigliare gli istinti imbizzarriti che vorrebbero scavalcare i recinti della prudenza. Molto intensa è anche la poesia dal titolo “Le chiavi” che racconta unastoria d’amore giunta al capolinea, così come “Piove sul tuo volto” con le sue lacrime che inondano e affogano. Ci sono poi sentimenti da nascondere in un baule e sotterrare in un bosco sconosciuto, ma a cui si fa visita ogni notte.

Al lettore lasciamo la curiosità di scoprire altre suggestive metafore e sensazioni che l’autore racchiude nel suo scrigno di parole, curate ed eleganti, che non cadono mai nella banalità del quotidiano.

Recensione del romanzo “1982 – Viaggio nel tempo” di Luisella Ceretta

Chi non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di tornare indietro per esplorare il proprio passato e interferire in esso, per modificare il corso degli eventi? Oppure di balzare nel futuro per aggiudicarsi anticipazioni, anteprime esclusive di quello che sarà? Osservare da vicino quello che siamo stati e quello che saremo?

Luisella Ceretta, nuova autrice della Spunto Edizioni, esordisce con un breve romanzo in cui ci regala questa opportunità: viaggiare a ritroso di vent’anni. Con una scrittura fresca, ironica e giovanile, ci racconta la simpatica e surreale avventura di Giulia nel giorno del suo ventesimo compleanno. Il tunnel di un autolavaggio si trasforma in una macchina del tempo che catapulta lei, sua zia Gina e le amiche della zia in una calda domenica del 12 luglio del 1982, quando l’Italia intera era incollata ai televisori per la finale dei mondiali di calcio contro la Germania.

Ognuna delle protagoniste, con età diverse, rivede se stessa: da chi è appena nata in un reparto d’ospedale come Giulia, a chi deve sostenere l’esame orale di Maturità rischiando di scivolare su una domanda di geografia astronomica. Non solo. E’ un’occasione per curiosare nelle case dove abitavamo e nelle scuole dove abbiamo studiato, per incontrare persone che non fanno più parte della nostra vita o per vedere i nostri genitori giovani, al momento della nostra nascita. Se da un lato può sembrare un gioco divertente e emozionante, dall’altro può essere pericoloso perché la tentazione di interferire con gli eventi è fortissima, irresistibile: c’è chi desidera vendicarsi di torti subiti, o di scongiurare incidenti, o di migliorare i propri risultati. Tutti vorremmo ridisegnare il nostro vissuto, riscriverlo inserendo modifiche, evitandoci dolori, perdite affettive, frustrazioni. Ma non si può. Ritornare indietro con il senno del poi, già conoscendo gli sviluppi futuri, rischia, a lungo andare, di trasformarsi in un’esperienza inquietante. Le protagoniste si sentono disorientate e sfasate in una Torino che faticano a riconoscere, con le lire al posto degli euro, i cellulari che non funzionano e la sensazione di essere tagliate fuori dal mondo, come aliene sbarcate sul pianeta Terra.

Dopo ore intense trascorse a viaggiare nel passato, occorre ingegnarsi per ritornare al presente della narrazione. Riusciranno le ragazze a planare nella loro epoca ovvero nell’anno 2002 quando la storia muove i suoi primi passi?