Recensione dell’album “Vinacce, canzoni per inadeguati” di Paolo Paròn

“Mani adatte” è un brano che è una storia carica di metafore e istantanee di vita. “L’allegro caos dello scolapiatti” è un pezzo ironico e dissacrante, luoghi e atmosfere di un giorno qualunque, in una chiave di esasperante e ansiogeno delirio, perché la vita provoca anche questo. “Un disegno” racconta una Torino di un po’ di tempo fa, i suoi cambiamenti, i suoi sogni a metà. Il tutto con un sound particolare, che richiama diversi generi, dal jazz al funky, dalla musica cantautoriale al pop più moderno. Una miscela di sensazioni che si alternano con virtuosismi di tecnica musicale. “Amleto 1999” è un brano che si guarda dentro, intimista e delicato, una ballata di altri tempi. “La domenica del supermercato” è una ballata tra la malinconia e l’ironia dei gesti più consueti, che costituiscono la vita. Quei momenti un po’ persi, nelle cose di tutti i giorni. Cercando un po’ di se in una mancanza. “Le ore d’estate”  prosegue la carrellata di istanti, semplici, quotidiani. Essenziali. “Vinacce” è il brano che regala il nome al disco, una ballata leggera e intensa allo stesso tempo, quell’attimo che coincide con una presa di coscienza. E guardarsi dentro, e piangere. Come pioggia. “Lo chiedo a te” è una ballata che evoca sensazioni e luoghi di introspezione e di domande. “Ai tempi delle chat” racconta il mondo di oggi, con le parole di ieri. Un po’ come immaginare De Andrè che guarda disilluso chi e cosa siamo diventati. Come pelle senza profumo, senza colore. Quel senso di vuoto a cui ci siamo abituati, il bagliore di un monitor. Quel bagliore che non può essere il sole. “Via Bertaldia blues” è un racconto di un risveglio lento e leggero, una giornata che inizia, nel mondo che si sviluppa da una strada di periferia, il margine del mondo, uno dei luoghi in cui il senso della vita si annida. “Season” chiude l’album, una ballata dal sapore internazionale. L’album “Vinacce, canzoni per inadeguati” di Paolo Paròn è un’evocazione alla musica cantautorale, di cui si percepiscono le radici e alla musica in generale. Brani che vanno dal dissacrante, all’intensità delle emozioni, passando per una sperimentazione di suoni e parole. Un disco in equilibrio tra un passato non troppo antico e un domani ormai alle porte.