Recensione de “La corda del violino” di Michele Scaranello

Una storia toccante, narrata con grande efficacia espressiva. Parole mai scontate, scelte con cura. Davvero un bel racconto, che affronta un tema di grande attualità: la difficile integrazione dello straniero e lo scontro fra culture.
Kavin appartiene al popolo zingaro, su cui da sempre gravano pesanti pregiudizi. Viene costretto a elemosinare agli incroci e ai semafori, ma un giorno scopre il fascino della scuola e vuole abbandonare il degrado della strada a favore dell’apprendimento. Solo imparando a leggere e a scrivere potrà conoscere e capire il mondo.
Tuttavia il suo desiderio farà a pugni con la volontà ottusa e prepotente di un padre violento, che conosce soltanto il linguaggio delle percosse e delle bestemmie, accecato da un’ira furibonda e incontrollata.
Malgrado i divieti e le punizioni corporali del padre-bestia, Kavin si intrufola a scuola dove viene accolto dalla benevolenza di un maestro, l’unico a credere in lui e a fornirgli il materiale didattico per poter studiare.
Saranno tre gli angeli custodi che tenteranno, ciascuno con i mezzi a disposizione, di proteggerlo e riscattarlo dall’ignoranza e dalla delinquenza: il maestro della scuola primaria, per l’appunto, oltre che la madre e il violinista Marlon. Solo lottando insieme riusciranno a garantire a Kavin una vita migliore, ma il prezzo da pagare sarà altissimo. L’amore di una madre, l’istruzione, la musica: tre strumenti che salveranno il bambino da un destino già disegnato.