Christian Amadeo racconta il suo nuovo lavoro “Musica Eterna” e il romanzo “Un passo dalla morte”

Parliamo di un artista dalle due anime, una narrativa e l’altra musicale. Il suo romanzo si chiama “Un passo dalla morte”, mentre “Musica Eterna” è il nome del nuovo libro che racconta la storia della famosa band Dead Can Dance.
Ma prima di raccontare di più su queste due opere ho posto alcune domande a Christian Amadeo:

Hai scritto due libri, “a un passo da morte” e “Musica eterna” molto diversi, chiaramente frutto di esperienze molto differenti.
Quanto è importante per te scrivere?

Adoro scrivere, sin dall’adolescenza. Col passare degli anni il mio rapporto con la scrittura si è evoluto, toccando ambiti diversi: dai semplici brevi pensieri e riflessioni intimistiche agli articoli sulle varie testate (essendo anche giornalista), dallo scrivere un romanzo al pubblicare una biografia su di un gruppo musicale. I temi cambiano, ma la passione per la scrittura resta inalterata. Anzi, è proprio il continuo evolvere, il confrontarsi con contesti diversi della scrittura che ha tenuto in me viva la passione. Ed è stimolante, inoltre, passare dalla stesura di articoli giornalistici, assai impostati e soggetti a regole di etica professionale, alla libertà espressiva e formale di un romanzo…

E quanto lo è la musica?

La musica accompagna la mia vita sin da bambino. è importante come lo è per qualsiasi persona a livello emotivo. I ricordi – sia positivi sia negativi – sono amplificati in quanto ad emozioni se accompagnati ad una canzone, questo è risaputo. Emozioni travolgenti. Ma per me la musica è anche un mestiere, quello di giornalista musicale e pertanto si fondono inevitabilmente la passione emotiva e quella professionale verso la musica. E la musica è presente anche nei miei due libri: la biografia sui Dead Can Dance, ovviamente, ma anche nel romanzo “Un passo dalla morte”, con il mondo delle sette note che ricorre sia nella vita del personaggio principale sia nelle frequenti citazioni inserite nel testo.

Cosa significa al giorno d’oggi scrivere un libro e soprattutto quante difficoltà hai trovato nella scrittura e nella fase di pubblicazione?

Le difficoltà nella scrittura si incontrano sovente nel corso del lavoro. Ed è naturale. Succede agli emergenti come agli esperti. Giorni di crisi e di vuoto sono dietro l’angolo, ma è sufficiente fermarsi e attendere la nuova ispirazione, che magari arriva già il giorno dopo. E si riprende a scrivere. Mi è successo più volte nella scrittura sia del romanzo sia della biografia. A volte si viene presi dallo sconforto e dalla tentazione di mollare tutto, ma poi prevale il desiderio di vedere un giorno materializzarsi quel volume cartaceo che puoi stringere tra le mani e da far leggere agli altri.
Per quanto riguarda la pubblicazione, è decisamente più facile per gli scrittori già affermati e per quelli che ormai hanno uno zoccolo duro di lettori e un contratto con una casa editrice professionale. E’ invece assai arduo per uno scrittore emergente farsi largo in un mondo in cui gli aspiranti scrittori sono davvero tanti. La prima pubblicazione è la più ostica e molti finiscono col dare alle stampe l’opera di debutto con un’editrice che in pratica fornisce soltanto servizi di stampa ma che non si occupa affatto di distribuzione e promozione. Gli emergenti devono essere pronti ad innumerevoli “no” prima di riuscire a realizzare il sogno di veder pubblicato il proprio libro, ma se si è convinti della bontà di quanto proposto, prima o poi si riesce nell’intento, anche se con piccoli editori. Le possibilità di veder pubblicato il proprio libro crescono inoltre se oggetto della pubblicazione sono temi specifici o di tendenza, come ad esempio, libri di cucina, biografie particolari, fantasy, ecc.

Come nasce la passione per i “Dead can dance” e cosa ti ha spinto a volerne parlare nel tuo nuovo libro?

Nasce a metà Anni Ottanta, quando ero adolescente e ascoltavo musica dark e new wave. Tra i tanti gruppi di questi filoni, i Dead Can Dance rappresentavano per me qualcosa di diverso. Mi emozionavano profondamente. Non toccavano solo il cuore, come le altre canzoni, ma creavano vibrazioni pazzesche anche all’anima e allo spirito. Mi colpivano le due voci diverse – una maschile dai toni bassi e malinconici, l’altra femminile con i chiaroscuri e senza utilizzo di parole – quei suoni che spaziavano dal dark ai ritmi tribali, dalla musica etnica a quella antica. E poi le copertine, la forte componente simbolica, i riferimenti letterari. Era tutto perfettamente aderente alla mia personalità. E ancora oggi, quando ascolto le loro canzoni, provo le medesime emozioni. Profonde. Dopo aver pubblicato il mio primo romanzo, mi sono prefissato di mettermi al lavoro su un libro musicale ed è stato naturale partire dal gruppo che più amo, anche se se con tutti i timori del caso, di non essere all’altezza, di non rendere il doveroso tributo ad una band unica come i DCD. Il fattore determinante nel convincermi a realizzarlo è stato anche il fatto che non fosse mai stato pubblicato alcun libro sui Dead Can Dance, nessuna biografia su di loro nonostante siano un gruppo con un ottimo seguito ancora oggi dopo oltre 30 anni di attività e l’influenza che hanno avuto su una miriade di band venute dopo di loro. Ho cercato di colmare tale lacuna, per raccontare e divulgare anche attraverso un libro la Musica Eterna di questa band straordinaria.

Passiamo ora a raccontare il succo di questi due suoi lavori:
“Un passo dalla morte”
Vita e morte, due opposti che si compenetrano, complementari come nel Tao. Vita e morte che si rincorrono, si legano, si intrecciano continuamente assumendo connotati ora positivi ora negativi a seconda della presa di coscienza dei singoli personaggi: il semplice impiegato, l’acclamata o la depressa rockstar, la ragazza alternativa, il samurai, il tossicodipendente, la giovane lesbica innamorata. La morte, in particolare, viene raccontata nelle sue varie sfaccettature: l’omicidio, il suicidio, la visione del decesso altrui, l’esperienza diretta della propria morte. La morte connessa alla vita, perché dalla piena consapevolezza della morte sgorga vita, quella vera. Lasciar morire il proprio Sé, per farlo rinascere dopo un’esistenza scialba. La propria morte quale punto di partenza per una nuova vita, perché dalla consapevolezza della morte germoglia l’essenza del proprio vivere. La morte genera profondo amore o perverso stimolo sessuale, si mostra sotto forma di omicidio o suicidio, è amata o odiata, si tenta inutilmente di ignorarla o la si rincorre con tenacia. La morte è sempre ad un passo, come la vita. Questione di scelte.
“Musica Eterna”
Nascita, morte. Resurrezione. La vita che anima ciò che era inanimato. Dead Can Dance: il morto che può danzare, la vita che si impossessa dell’essere inerme. Dualismo, due opposti che si susseguono, intrecciano, intersecano. Come le due anime dei Dead Can Dance, Brendan Perry e Lisa Gerrard, diverse e magnificamente complementari. Difficile spiegare a parole la musica della celebre band anglo-australiana, impossibile etichettarla. Si può però ripercorrerne la storia, cercando di comprendere da essa come nascano composizioni fuori dal tempo e dallo spazio. Ricercare tra parole, simboli, immagini e note. È la miglior comprensione, insieme a un ascolto che provoca sensazioni estatiche ed empatia, che tocca nel profondo dell’animo; voci terrene e ultraterrene che accarezzano, avvolgono e sferzano. Le vicende. I dischi. I concerti. I progetti solisti. L’importanza di una formazione entrata a pieno titolo nel novero degli artisti più amati e rispettati di sempre. Nessun confine, nessuna frontiera, nessun luogo. Ovunque, fuori dal mondo. Entità astratta e per questo eterna. Musica eterna.

Ringrazio Christian per la disponibilità e per averci raccontato questo parallelismo artistico tra narrativa e musica.