Recensione dell’album “Presa di coscienza” di Riccardo D’Avino

“Tutto nel mio nome” è una ballata intensa e carica di significati. Una panoramica sugli aspetti sociali che regolano gli equilibri del mondo, amara, vera. Aldilà del testo colpisce l’alta attenzione nei suoni, un arrangiamento ben fatto. “Inno alla noia” è un brano pop rock affascinante e orecchiabile, anche in questo caso caratterizzato da uno studio dei suoni importante e decisamente curato. “Ti Aspetto” è un pezzo introspettivo, delicato ed elegante musicalmente, che racconta un mondo nuovo, una vita nuova. Sentimenti ed emozioni che diventano una canzone, un punto importante della vita, forse il più importante. E che merita sicuramente una canzone. “Mediocre coscienza” è un brano che affronta la realtà di oggi, da un punto di vista cinico, ma che ben racconta gli aspetti sociali che contraddistinguono il nostro vivere, nei suoi controsensi, nelle sue ipocrisie. Nelle sue disilluse libertà. “Uno di questi giorni” è una ballata, di quelle che avvolgono, con il suono, le parole. Un tema importante per tutti i cantautori, perché scrivere non è mai soltanto un passatempo, ma la vita di stessa. In questo brano Riccardo si racconta, da un punto di vista personale e artistico, un uomo allo specchio, un artista oltre lo specchio. Il futuro è il tema che riecheggia tra le note, in una vita che cambia, in una vita che ti cambia. “Non dormi ancora” chiude il disco con una melodia raffinata e allo stesso semplice, note che si rincorrono per dare vita ad atmosfere emozionali. Abbiamo già avuto modo di conoscere Riccardo D’Avino e la sua musica e non possiamo non notare un’evoluzione del personaggio, della sua musica e del suo impatto, che lascia intravedere un grande lavoro di studio dei suoni e lo sviluppo di nuove tecniche di arrangiamento, mixer e di registrazione. “Presa di coscienza” è un album molto bello, maturo e decisamente molto curato. Disco consigliatissimo.
Abbiamo posto alcune domande a Riccardo. Ecco cosa ci ha risposto.

I tuoi brani hanno un forte impatto sociale, quanto conta l’osservazione per costruire un brano di questo tipo?

“Bisogna sempre avere una forte capacità di osservazione. Per un cantautore è fondamentale. Se è vero che il cantautore ha il compito di raccontare la sua generazione, allora dovrà sempre guardarsi intorno con molta attenzione, studiare, mantenere la mente attiva”.

“Ti aspetto” è un brano molto emozionante, come è nato?

“È nato da una promessa che ho fatto alla persona che amavo: quella di “aspettarla”. E con “aspettare” intendo dire non dare mai per scontato nulla di questa persona, anche solo ciò che avrà da darmi o da dirmi un secondo dopo l’istante che stiamo vivendo assieme. “Ti aspetto” per me rappresenta una promessa di amore eterno ed assoluto”.

Alcuni passaggi delle canzoni sembrano celare un po’ di cinismo nei confronti della società, una sorta di disillusione, è una sensazione in cui riesci a ritrovarti?

“Assolutamente sì. Ma il mio è un cinismo apparente. L’utilizzo di certi toni “forti” nei testi è finalizzato a svegliare le persone, a farle reagire. Voglio che tutti quelli che mi ascoltano possano compiere con me la loro “Presa d’incoscienza”.

Ho notato una cura quasi maniacale nell’arrangiamento e nella costruzione dei suoni, quanto lavoro c’è dietro a questo nuovo disco?

“In effetti c’è stato molto lavoro dietro. Già quando io compongo le mie canzoni, scrivo sempre tutti gli strumenti e creo un arrangiamento abbastanza definito. Potrò sembrare un maniaco della precisione, ma in realtà credo di avere le idee chiare sul sound che vorrei ottenere da ogni brano. In studio poi i pezzi sono stati ulteriormente perfezionati dai musicisti e dal produttore Andrea Fusini, che hanno fatto davvero un ottimo lavoro.”

Come vedi il Riccardo D’Avino artista e uomo di domani?

“Mi vedo in continua evoluzione. Voglio cercare di far conoscere il più possibile la mia musica, diffondere più che si può il mio messaggio. In particolar modo, credo molto in quest’ultimo album e nei significati veicolati dalle sue canzoni. E spero che sempre più persone possano accorgersi di me come artista con qualcosa di importante da dire e da dimostrare”.

Quali sono i tuoi progetti nel futuro prossimo e immediato? Un tour? Collaborazioni?

“Nell’immediato cercherò di fare più concerti possibili per far conoscere la mia nuova musica. Ma ho già tanti piani per il futuro: fare uscire nuovi singoli con video da questo disco, suonare in giro e scrivere sempre, pubblicare un nuovo album appena avrò un buon numero di canzoni nuove. Mi piace pensare a lungo termine. L’entusiasmo che mi ha dato la pubblicazione di “Presa d’incoscienza” mi sta motivando molto, pur facendomi rimanere coi piedi per terra. Collaborazioni con altri artisti? Tutto può essere.”

Ringraziamo Riccardo per la gentile collaborazione e la fiducia accordataci.

Recensione dell’album “Vinacce, canzoni per inadeguati” di Paolo Paròn

“Mani adatte” è un brano che è una storia carica di metafore e istantanee di vita. “L’allegro caos dello scolapiatti” è un pezzo ironico e dissacrante, luoghi e atmosfere di un giorno qualunque, in una chiave di esasperante e ansiogeno delirio, perché la vita provoca anche questo. “Un disegno” racconta una Torino di un po’ di tempo fa, i suoi cambiamenti, i suoi sogni a metà. Il tutto con un sound particolare, che richiama diversi generi, dal jazz al funky, dalla musica cantautoriale al pop più moderno. Una miscela di sensazioni che si alternano con virtuosismi di tecnica musicale. “Amleto 1999” è un brano che si guarda dentro, intimista e delicato, una ballata di altri tempi. “La domenica del supermercato” è una ballata tra la malinconia e l’ironia dei gesti più consueti, che costituiscono la vita. Quei momenti un po’ persi, nelle cose di tutti i giorni. Cercando un po’ di se in una mancanza. “Le ore d’estate”  prosegue la carrellata di istanti, semplici, quotidiani. Essenziali. “Vinacce” è il brano che regala il nome al disco, una ballata leggera e intensa allo stesso tempo, quell’attimo che coincide con una presa di coscienza. E guardarsi dentro, e piangere. Come pioggia. “Lo chiedo a te” è una ballata che evoca sensazioni e luoghi di introspezione e di domande. “Ai tempi delle chat” racconta il mondo di oggi, con le parole di ieri. Un po’ come immaginare De Andrè che guarda disilluso chi e cosa siamo diventati. Come pelle senza profumo, senza colore. Quel senso di vuoto a cui ci siamo abituati, il bagliore di un monitor. Quel bagliore che non può essere il sole. “Via Bertaldia blues” è un racconto di un risveglio lento e leggero, una giornata che inizia, nel mondo che si sviluppa da una strada di periferia, il margine del mondo, uno dei luoghi in cui il senso della vita si annida. “Season” chiude l’album, una ballata dal sapore internazionale. L’album “Vinacce, canzoni per inadeguati” di Paolo Paròn è un’evocazione alla musica cantautorale, di cui si percepiscono le radici e alla musica in generale. Brani che vanno dal dissacrante, all’intensità delle emozioni, passando per una sperimentazione di suoni e parole. Un disco in equilibrio tra un passato non troppo antico e un domani ormai alle porte.

Recensione del disco “Via Emilia” di Giacomo Jack Anselmi

Un disco che affronta diversi temi sociali con eleganza e una melodia che affonda le sue radici nel jazz e nel blues. Sentimenti, eutanasia, lavoro, tante sfumature di un autore che usa la musica per comunicare e raccontare il mondo nella sua verità e con il suo cinismo. “Libero” è un bel brano affascinante, così come “10.25”, un racconto struggente che parla di terrorismo senza essere banale. “Bye” è un brano sentimentale più leggero, ma non meno interessante. “Pezzi d’anima” è un brano amaro e intenso. “Autentico” è una ballata che è più un racconto di frammenti di vita e momenti, appunto, autentici. “Modena” è un ritratto di un luogo, di una storia, della vita che la attraversa. “Brian De Polli” è un’istantanea di un personaggio, perso tra passato e futuro, alla ricerca di un senso in questo mondo. E della libertà. “Canzone per Francesca” è un racconto di un futuro che non c’è, che è diventato qualcos’altro di più profondo. “Via Emilia” di Giacomo Jack Anselmi è un disco completo, semplice musicalmente, ma con solidi pilastri, sia per i testi, sia per gli arrangiamenti. Un bel disco da ascoltare tutto d’un fiato.

Recensione dell’album “A un passo da qui” di Marco Rò

“A un passo da qui” di Marco Rò è un album decisamente melodioso, brani intensi, ben costruiti e con contenuti importanti. Ascoltandolo sembra di riascoltare il primo Luca Barbarossa e proprio di quest’ultimo questo autore sembra possederne le capacità cantautoriali. Lo si percepisce già dai primi brani “La lista” e “Immagini a righe”. “Tutto quello che non sai” è una ballata, un brano profondo e intimista, che suona decisamente molto bene.  “Ale” e “La scala mobile” sono due brani che racchiudono lo stile elegante di questo cantautore, molto orecchiabili e ben costruiti. “Dune” possiede una musicalità che si discosta leggermente dai brani precedenti, senza però allontanarsi dall’eleganza dell’intero album, un bell’amalgamarsi di voci che creano una bellissima atmosfera musicale, carica di immagini e sensazioni.  “A un passo da qui” è una ballata che si lascia ascoltare, parole taglienti, ricordi incalzanti e quel senso di amarezza che traspare attraverso le note e una voce che si racconta e che mostra un mondo parallelo. Venature Jazz nel brano “Sul paradosso” e una bella musicalità. “In blu”  è un brano intenso che sussurra una storia che emoziona. “Mosca mon amour” esprime un pop con contaminazioni internazionali. “C’era una volta” è pezzo che gioca sulle metafore e i paragoni per ricostruire la storia del nostro paese, con un filo di ironia, che poi è spietato realismo. “Step one” chiude l’album e lo fa con una ballata con stile internazionale, avvolgente e appassionata, come d’altro canto l’intero album. Un bel lavoro che si lascia gustare traccia dopo traccia e che svela il talento di un cantautore. Da ascoltare.

“Vie d’uscita” de Il sogno della Crisalide a cura di Daniele Mosca

L’album “Vie d’uscite” dei “Il sogno della Crisalide” inizia con un brano intenso e particolare: “la sindrome del porcospino”. Parole che si incastrano, atmosfere che attraversano le note e diventano un mondo a parte che racconta una storia affascinante in un crescendo che avvolge nota dopo nota. “Nuvola d’Africa” è brano introspettivo che si aggira furtivo tra le parole stanche e i pensiero che vorrebbero fuggire via. Come una leggera malinconia, le note si affacciano ai desideri, parlando con una melodia leggiadra. “Colpa della fame” è una ballata che affronta un tema difficile, la cronaca dell’ingiustizia, la morte e la sua assoluzione.  La morte annunciata, quella della giustizia. “Nelle mie lacrime” è un brano profondo, sussurrato, ma che suona come un urlo. Delicato, ma che aggredisce con la forza delle parole e con la sua intensità. “Vie d’uscita” regala un rock che annienta con la cruda realtà, in una sceneggiatura di parole che si perdono nell’ansia dei giorni moderni, nelle paure, braccati dalle sbarre di una libertà apparente. In “Tiramisù” un dolce diventa una metafora del sesso, della vita, del parlarsi, del cercarsi e, alla fine, del ritrovarsi. “Immobile” è una ballata che racconta come si possa viaggiare pur restando fermi, facendo leva sui sogni, sulle note in estasi tra musica e realtà. “Quando sarò capace di amare” racconta l’amore, nelle sue contraddizioni, nelle sue trasformazioni, oltre le sfumature della realtà, senza più paure, timori, fino ad arrivare al suo senso più puro. E più vero. “Ascoltare il pazzo” parla di una voce fuori dal coro, quella voce che però spinge ad andare avanti, a non lasciarsi condizionare da una realtà che frena, isola e che quasi sempre non capisce.  In questo il pazzo conosce una strada che nessuno ascolta, ma che rappresenta un modo per guardare, oltre il coro. “Amore alcolico” regata una polaroid di un modo di vivere che deforma ogni forma d’amore. E lo rende sfumato, lontano, inesistente, con il sapore d’alcool. E di una profonda solitudine. “La musica mi salverà” è un brano che nel suo titolo racconta tutta l’essenza della musica, dell’esigenza, che diventa aria. Che diventa tutto. Un album intrigante e completo.