Causaedeffetto



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Comunicazione



Entriamo nel mondo dell’album “Rami” dei Noon, un disco che è in bilico tra la musica italiana cantautoriale e il sound internazionale. Il giusto compromesso moderno, ma che non tradisce la qualità della musica impegnata italiana. Iniziamo con “Juno”, un brano pop con venature rock, con una melodia e un testo che si lasciano ascoltare piacevolmente. Musicalità e impegno, caratteristiche importanti come presupposto per una buona canzone. “Guerra sugli alberi” è una ballata che affronta un tema sociale con intensità,  scava in terreni difficili, parla di vita, di prospettive, ricordi e futuro e il tutto su una melodia avvolgente ed evocativa di momenti e pensieri. “Heidi 12 A” è un brano profondo, vivo, con un’atmosfera carica di metafore intime, oltre un viaggio che porta a scoprire. E a scoprirsi. “Salici” racconta le incongruenze degli occhi che compriamo in saldo, delle apparenze che devono emergere con prepotenza, fino a farci dimenticare quello che siamo, ciò che vorremmo essere. O che non saremo mai. “Mille rami” è un pezzo in cui emerge un’anima rock, un ritmo che coinvolge e anche in questo caso trascina con la forza di un testo potente, che con prepotenza racconta i postumi di una vita in equilibrio tra l’essenza di esistere e il non riuscire a ritrovarsi mai. “Is” è un brano strumentale, altamente evocativo e intriso di sensazioni che vengono veicolate dalle note. Un intermezzo musicale da far venire i brividi. “Annarella”(cover)  è una ballata elegante che parla di sentimenti e vita, una melodia raffinata a ben costruita. “Duluth” racconta il dramma di una società che non vede, persa nella sua in-essenza, nella speranza che si perde. “Scatola1” parla della vita, dei suoi giochi, delle sue illusioni, dove le metafore e delle illusioni si fondono. E ci resta un grido, un pensiero. E una speranza. Come se tutta la vita fosse, appunto, in una scatola. “Valdaro”. Quando la musica fa rumore, quanto impatta e supera i pregiudizi di ciò che una canzone dovrebbe, o non dovrebbe fare. La certezza di voler raccontare, nonostante i silenzi, le ostilità, le notti insonni.  “Giganti  (i Ragazzi Di Aberdeen)” è una ballata leggera, ma non per il peso dei ricordi, dei giorni da dimenticare, o da lasciare lì come monito, a un futuro confuso. Un disco elegante e affascinante, sia musicalmente, sia come livello di testi. Giochi di metafore e argomentazioni che puntano al cuore dei problemi, in primis quelli sociali, senza tralasciare i valori della vita e dei sentimenti. Un album decisamente completo, che non manca di far emozionare e riflettere.  Un disco da ascoltare più volte per capire e capirne le sfumature. Orecchiabile, mai scontato. Consigliato.