“Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso a cura di Daniele Mosca

“Non ditelo allo scrittore” è il terzo romanzo di Alice Basso. Lei è brava, lo abbiamo detto sin dal primo romanzo. E questa è una nuova avventura della protagonista Vani Sarca, che oltre a essere una bravissima ghostwriter, capace di leggere nella mente dei personaggi per cui scrive libri, collabora con la polizia. Questa volta si ritroverà coinvolta in un’indagine davvero molto pericolosa ed emergerà una sensazione che mai aveva provato prima, quanto possa essere difficile sapere che la persona amata possa fare un lavoro pericoloso. Già, perché il commissario Berganza e Vani si ritrovano molto vicini. Tuttavia il vero lavoro di Vani è scrivere libri per altri. E le viene affidata una missione: ritrovare un altro ghostwriter di un libro diventato famoso e che è ritornato in voga con la morte dell’autore. Vani dovrà collaborare con il presuntuoso ghostwriter e insegnargli l’arte di comunicare in pubblico, arte in cui lei sicuramente non eccelle. Proprio per questo il famigerato Enrico, nonché editore di Vani, gli affianca una persona per aiutarla in questo difficile compito. Peccato che il collaboratore in questione sia il suo ex-fidanzato, nonché autore di successo, nonché maestro nelle pubbliche relazioni: Riccardo. Il romanzo miscela ironia, sarcasmo, sentimenti, suspence, con un equilibrio degli ingredienti che Alice Basso gestisce con una consueta maestria, a volte puntando più sugli aspetti sentimentali della commedia e meno sull’indagine. D’altro canto questo capitolo nella sequenza narrativa della storia di Vani è un importante e segna una svolta che ogni lettore potrà apprezzare. Non direi altro, se non che attendo con impazienza il quarto romanzo della serie.

Rino Gaetano: un mito predestinato edito da Terre Sommerse

Rino Gaetano: un mito predestinato racconta molto di più di una biografia di un artista, ma di un vero e proprio mondo. Un panorama di artisti emergenti e che presto sarebbero diventate delle vere colonne della musica leggera italiana che girava attorno a un’etichetta: la it. Si susseguono aneddoti e curiosità su quella che è stata la faccia della it, ovvero Vincenzo Micocci. In questo libro a raccontare questa affascinante storia sono Stefano Micocci e Carlotta Ercolino che ripercorrono le tappe di una lunga avventura. Si narrano i primi incontri artistici con il giovane Venditti, Dalla, De Gregori. Pensieri, atmosfere e i sogni di portare in Italia un modo nuovo di fare musica, in un panorama musicale italiano ormai influenzato dalle atmosfere internazionali, che spaziavano in quel periodo in diverse direzioni che sarebbero diventati a breve il futuro della musica stessa. In questo clima di rinnovamento e sperimentazione compare un cantautore che sembra anomalo, ma che ben presto si dimostrerà un innovatore nato: Rino Gaetano. Si parla di questo artista quasi analizzandone l’immagine a partire dalla sua fine, dal tragico incidente. E come riavvolgendo il nastro, si crea il mito, sino alle sue origini. Un esperimento che sfrutta le metafore, le analogie, la creatività, per disegnare il profilo di un tempo e di un clima musicale, ma anche sociale e politico. Ci sono le testimonianze dei vari artisti, un incontro quasi mistico con un Fred Buscaglione, che può in questa dimensione confrontarsi con il Rino Gaetano che si è perso in una sera qualsiasi, dopo essersi trovato solo, all’improvviso. Le donne, le amicizie, i pensieri, il tutto raccontato con semplicità e senza mai perdere il filo conduttore che porta all’etichetta it. Come non descrivere le immagini, alcune inedite, che raccontano in un modo diretto il clima e i volti di persone che avrebbero cambiato la storia della musica. Questo libro è una testimonianza importante che riporta alla luce un insieme di informazioni, ma più che altro sensazioni, una storia che si sviluppa nel tempo e che rimane nel tempo. Che ferma gli istanti e racconta in metafore e aneddoti l’essenza della musica italiana e lo fa partendo da un mito: Rino Gaetano.

“Vie d’uscita” de Il sogno della Crisalide a cura di Daniele Mosca

L’album “Vie d’uscite” dei “Il sogno della Crisalide” inizia con un brano intenso e particolare: “la sindrome del porcospino”. Parole che si incastrano, atmosfere che attraversano le note e diventano un mondo a parte che racconta una storia affascinante in un crescendo che avvolge nota dopo nota. “Nuvola d’Africa” è brano introspettivo che si aggira furtivo tra le parole stanche e i pensiero che vorrebbero fuggire via. Come una leggera malinconia, le note si affacciano ai desideri, parlando con una melodia leggiadra. “Colpa della fame” è una ballata che affronta un tema difficile, la cronaca dell’ingiustizia, la morte e la sua assoluzione.  La morte annunciata, quella della giustizia. “Nelle mie lacrime” è un brano profondo, sussurrato, ma che suona come un urlo. Delicato, ma che aggredisce con la forza delle parole e con la sua intensità. “Vie d’uscita” regala un rock che annienta con la cruda realtà, in una sceneggiatura di parole che si perdono nell’ansia dei giorni moderni, nelle paure, braccati dalle sbarre di una libertà apparente. In “Tiramisù” un dolce diventa una metafora del sesso, della vita, del parlarsi, del cercarsi e, alla fine, del ritrovarsi. “Immobile” è una ballata che racconta come si possa viaggiare pur restando fermi, facendo leva sui sogni, sulle note in estasi tra musica e realtà. “Quando sarò capace di amare” racconta l’amore, nelle sue contraddizioni, nelle sue trasformazioni, oltre le sfumature della realtà, senza più paure, timori, fino ad arrivare al suo senso più puro. E più vero. “Ascoltare il pazzo” parla di una voce fuori dal coro, quella voce che però spinge ad andare avanti, a non lasciarsi condizionare da una realtà che frena, isola e che quasi sempre non capisce.  In questo il pazzo conosce una strada che nessuno ascolta, ma che rappresenta un modo per guardare, oltre il coro. “Amore alcolico” regata una polaroid di un modo di vivere che deforma ogni forma d’amore. E lo rende sfumato, lontano, inesistente, con il sapore d’alcool. E di una profonda solitudine. “La musica mi salverà” è un brano che nel suo titolo racconta tutta l’essenza della musica, dell’esigenza, che diventa aria. Che diventa tutto. Un album intrigante e completo.

​ANIME SCALZE  di  FABIO GEDA a cura di Anna Serra

Fabio Geda, scrittore torinese che riscuote molto successo soprattutto fra lettori adolescenti e giovani, torna a parlarci di una storia di ragazzi, con uno stile schietto, colloquiale. Un linguaggio fresco e giovanile, che esce dalla bocca di Ercole, protagonista e narratore, un quindicenne con cui la vita non è stata per niente tenera. Ha dovuto crescere in fretta e uscire dal mondo dei balocchi perché la sua famiglia è sgangherata e la sua esistenza appare “polverosa e irregolare”. Vive in un quartiere popolare di Torino e abita in un minuscolo appartamento dalle pareti cosparse di crepe, fessure da cui escono terribili mostri. Condivide la piccola casa con la sorella maggiore Asia e il padre. La madre se n’è andata da un giorno all’altro, lasciandoli soli e facendo perdere le sue tracce.  La sua realtà familiare è capovolta: i padri non fanno i padri e i figli non fanno i figli. I ruoli sono invertiti, con adulti irresponsabili e minori seri e maturi: Asia si occupa della casa e delle bollette da pagare, gli controlla i compiti e il diario, mentre il padre vive di espedienti, ha problemi con la giustizia, sparisce per giorni e spesso staziona al bar, esagerando con l’alcol. Eppure i due fratelli difendono a spada tratta il loro nucleo familiare, per quanto sregolato e scalcagnato, tenendo lontane le intrusioni degli assistenti sociali e della “gente di buon cuore” che viene vista come una minaccia, anziché una risorsa per essere aiutati.
Un giorno, per puro caso, Ercole si imbatte in Viola, una bellissima ragazza lentigginosa e dai capelli ramati, che vede a un chiosco di fiori attraverso il finestrino dell’autobus su cui sta viaggiando.  Se il colpo di fulmine esiste, questo è un esempio. Ercole si getta dal pullman e si avvicina al banco di fiori con una scusa. Gli opposti si attraggono: Viola è diametralmente diversa, appartiene a un universo parallelo, che Ercole può solo sognare. Ha una famiglia benestante, una casa grande e accogliente ai piedi della collina di Torino, due fratelli che studiano all’estero, frequenta un noto liceo classico nel centro città e fa canottaggio sul Po.

Ercole è un ragazzo particolare. Considerata la sua età, la sua caratteristica più strana è quella di non possedere un cellulare. Vallo a trovare un ragazzo dei giorni nostri che non ha uno smartphone né la connessione internet a casa, né il telefono fisso! Ercole è più unico che raro, ma questa sua privazione a cui si è abituato senza troppa difficoltà, ora diventa un problema: come fare per comunicare con Viola? Come mettersi d’accordo con lei per vedersi? Ercole ricorre ai vecchi sistemi di una volta, quando la tecnologia era pura fantascienza: va a prenderla a scuola, la aspetta davanti al liceo Gioberti. Un gesto che gli conferisce un’aura romantica. Di fatto è un ragazzo coraggioso, che non si vergogna della sua famiglia, che non nasconde agli occhi di Viola il suo tessuto familiare e sociale. Si mostra per quello che è, senza imbarazzo e senza maschere.

Nel corso della vicenda inizierà a cercare sua madre, per ritrovarla. Per capire le ragioni dell’abbandono. Le madri contengono: sono l’argine che impedisce ai figli di straripare. Senza una madre, un figlio rischia appunto di rompere l’argine ed esondare.  Esili indizi fra le mani. Un pugno di cartoline, alcune spedite da una località che si chiama Erta, un posto che sulla cartina geografica non esiste, ma che l’autore immagina trovarsi tra le montagne piemontesi della Val Chisone. Ercole si mette in viaggio su una bicicletta sgangherata e le tasche vuote. Tra le cime dei monti troverà una persona molto speciale a cui si legherà moltissimo, da proteggere e difendere da adulti ancora una volta inaffidabili.

Ercole: un destino già scritto nel suo nome. Ercole è il famosissimo eroe della mitologia greca e romana, dio degli atleti, fortissimo protettore degli uomini minacciati da pericoli e mostri primordiali. E infatti il protagonista, nonostante la giovane età, è un eroe nella sua dura quotidianità. Un cucciolo di uomo che deve combattere contro genitori alla deriva, che hanno perso la bussola della loro vita e che quindi non possono essere buoni educatori e proporre modelli positivi. In fondo Ercole desidera una semplice cosa che gli spetta di diritto: una vita migliore e la possibilità di riscattarsi.

Viviamo in un momento

Viviamo in un momento storico difficile, un virus di odio si muove silenzioso dietro facce che sembrano assolutamente normali. Dove ricchi sbruffoni possono sentirsi legittimati a creare leggi a loro immagine e somiglianza e a fomentare una guerra che sembra sempre più infinita e insensata. Ci guardiamo intorno sperando che non tocchi a noi, ma stanno attaccando proprio noi, in quel momento. Seminando la paura, il dubbio. Il sospetto. É un momento storico in cui i dittatori sembrano portatori di libertà. Colore, religione e cultura tornano a essere discriminanti. Basta un petardo per evocare la paura, ma il terrore continua a scavare molto più a fondo. Ed è questo quello che mi fa più paura: l’odio che leggo nei confronti di un nemico immaginario, che viene scagliato su chi è diverso. Viviamo in un momento difficile, ma i libri di storia lo raccontano perfettamente.

Ristorante Dal Pucci a Noli: qualità e vero sapore di mare

Partiamo con una nuova rubrica, andremo alla ricerca di nuovi posti in cui il cibo è protagonista e il sapore la trama principale. Il primo locale di cui parleremo è “Ristorante Dal Pucci” a Noli, cibo a base di pesce, ovviamente, ottimi prodotti e ingredienti rendono i piatti gustosi, leggeri e gradevoli anche alla vista, grazie a una presentazione efficace e non eccessiva. Un buon compromesso tra qualità e prezzo. Vale assolutamente la pena passare da questo locale e concedersi un pranzo o una  cena in un luogo, tra l’altro, incantevole. Non conoscevo Noli e ora ho un motivo in più per volerci tornare. Antipasto a base di pesce e un fritto misto di mare cucinato come si deve, gustoso, senza eccessi di frittura e decisamente leggero. Una particolarità che non avevo ancora assaggiato, le cozze fritte. Una bella scoperta. Il resto del menù presenta diverse soluzioni, anche con primi decisamente accattivanti, ottima qualità del vino sfuso, ma non manca un’ampiace scelta di bottiglie di qualità. Servizio veloce e professionale. Assolutamente consigliato. 

 

 

 

Il Morandazzo 2, il nuovo lavoro di Massimo Pica

Massimo Pica ci aveva già abituati a un sarcasmo colto e perspicace con “Il Morandazzo”, in cui descriveva i film con una battuta secca e dissacrante. Eccoci quindi al secondo volume che continua quest’opera comica, intelligente e che riesce a far venir voglia di andare a guardare i film citati. E non è poco. Una carrellata di freddure, secche, divertenti e soprattutto mai banali. Poche parole per evocare interi mondi cinematografici, un’analisi attenta alla base delle battute rende il tutto molto attuale e concreto. Massimo Pica è sicuramente un personaggio che sa farsi leggere e ascoltare e di cui sentiremo parlare ancora. Non mi stupirebbe se dopo le battute Pica proponesse un vero e proprio romanzo comico. Noi aspettiamo e nel frattempo consigliamo il primo e il secondo volume de “Il Morandazzo”. Cinema e risate, che volete di più? 

Sui Generis Editore.

“La Gravità senza peso” di Fabio Biale

L’album “La Gravità senza peso” di Fabio Biale è musicalmente bello, complesso, ben studiato, cantato e interpretato. Ma andiamo a raccontare questo disco. “Il bolo isterico” è un brano ironico, con una forte matrice jazz e un testo molto attuale. “Canzoni da More” è una ballata intrigante e intensa, il pianoforte e il violino in sottofondo sono da brividi, così come le parole. Calde e travolgenti, in equilibrio tra le emozioni e i giochi di vita. “Crapa pelata” è una canzone che usa il sarcasmo e la dinamica musicale per creare un mondo in cui ogni immagine è una scena di un film, la trama di una storia da raccontare davanti a un bicchiere di vino. “La Caffetteria Bandiani” racconta con un jazz dalle atmosfere anni trenta una storia semplice, con protagonisti un uomo e una donna, che sembrano distanti anni luce, ma sono più vicini di quanto possano pensare. “Albergo Zot” viaggia su uno storytelling magistrale, una canzone quasi teatrale, musicalmente elegante e raffinata. Sceneggiature e ambientazioni che incastrano in una storia affascinante e misteriosa, lo stile ricorda i primi brani di Zibba, che in effetti poi compare. “Da una finestra” è un bell’intro musicalmente interessante. “Gesti” è una ballata che si lascia ascoltare, sensazioni incastrate nelle parole e nelle note che esplodono su un ritmo leggero. “Marzo” esordisce come una primavera di violini e chitarre, paesaggi e storie che si celano tra i boschi. Una storia di altri tempi, quando per la libertà si lottava. Un inno importante ai partigiani. “Sì Però Non Eri Qui” è un brano dinamica e carica di metafore, flashback di un futuro e di sogni da ricostruire, illusioni e ricerca di una persona che renda tutto colorato. “Tutto sommato” parla di una vita chiusa tra pareti di scelte, errori e numeri. “Viene la musica” è una ballata raffinata, emozionante, con salti scenici e musicali, un ritornello che avvolge e fa riflettere e sognare. “Rock’n roll” chiude con un rock di altri tempi un disco ricco di bella musica, testi profondi e conditi da momenti di autentico sarcasmo e ironia. Un album completo e, che dire di più, bello.

Parliamo dell’album “Rami” dei Noon

Entriamo nel mondo dell’album “Rami” dei Noon, un disco che è in bilico tra la musica italiana cantautoriale e il sound internazionale. Il giusto compromesso moderno, ma che non tradisce la qualità della musica impegnata italiana. Iniziamo con “Juno”, un brano pop con venature rock, con una melodia e un testo che si lasciano ascoltare piacevolmente. Musicalità e impegno, caratteristiche importanti come presupposto per una buona canzone. “Guerra sugli alberi” è una ballata che affronta un tema sociale con intensità,  scava in terreni difficili, parla di vita, di prospettive, ricordi e futuro e il tutto su una melodia avvolgente ed evocativa di momenti e pensieri. “Heidi 12 A” è un brano profondo, vivo, con un’atmosfera carica di metafore intime, oltre un viaggio che porta a scoprire. E a scoprirsi. “Salici” racconta le incongruenze degli occhi che compriamo in saldo, delle apparenze che devono emergere con prepotenza, fino a farci dimenticare quello che siamo, ciò che vorremmo essere. O che non saremo mai. “Mille rami” è un pezzo in cui emerge un’anima rock, un ritmo che coinvolge e anche in questo caso trascina con la forza di un testo potente, che con prepotenza racconta i postumi di una vita in equilibrio tra l’essenza di esistere e il non riuscire a ritrovarsi mai. “Is” è un brano strumentale, altamente evocativo e intriso di sensazioni che vengono veicolate dalle note. Un intermezzo musicale da far venire i brividi. “Annarella”(cover)  è una ballata elegante che parla di sentimenti e vita, una melodia raffinata a ben costruita. “Duluth” racconta il dramma di una società che non vede, persa nella sua in-essenza, nella speranza che si perde. “Scatola1” parla della vita, dei suoi giochi, delle sue illusioni, dove le metafore e delle illusioni si fondono. E ci resta un grido, un pensiero. E una speranza. Come se tutta la vita fosse, appunto, in una scatola. “Valdaro”. Quando la musica fa rumore, quanto impatta e supera i pregiudizi di ciò che una canzone dovrebbe, o non dovrebbe fare. La certezza di voler raccontare, nonostante i silenzi, le ostilità, le notti insonni.  “Giganti  (i Ragazzi Di Aberdeen)” è una ballata leggera, ma non per il peso dei ricordi, dei giorni da dimenticare, o da lasciare lì come monito, a un futuro confuso. Un disco elegante e affascinante, sia musicalmente, sia come livello di testi. Giochi di metafore e argomentazioni che puntano al cuore dei problemi, in primis quelli sociali, senza tralasciare i valori della vita e dei sentimenti. Un album decisamente completo, che non manca di far emozionare e riflettere.  Un disco da ascoltare più volte per capire e capirne le sfumature. Orecchiabile, mai scontato. Consigliato.

LO SCONOSCIUTO di Elena Cerutti edito da GOLEM EDIZIONI a cura di Anna Serra

Giovanni e Stella. Una storia come tante, di due che si incontrano, si piacciono e si innamorano. Tuttavia la madre di Stella, a cui lei è fortemente legata, è molto perplessa: Giovanni non la convince per niente e mette in guardia la figlia, ma Stella non ascolta nessuno, solo le ragioni del suo cuore di donna innamorata, e va avanti caparbia per la propria strada, anche quando lui, con la stessa bocca la bacia dolcemente e la insulta aggredendo la sua autostima, e con le stesse mani l’accarezza come un premuroso amante e la riempie di botte.

Giovanni, l’uomo dalla doppia personalità, capace di parole appassionate e di gesti bestiali. Un amore ingannevole. Eppure Stella non è sprovveduta, ingenua, condizionabile e con scarsi mezzi culturali; stiamo parlando di una persona colta, di una promettente dottoressa in medicina impegnata nello studio e nel lavoro. Ciononostante si lascia invischiare in una relazione malata, che le crea dipendenza e isolamento. In poco tempo Stella si ritrova sola, si allontana dalla sua cerchia di amicizie e dai parenti più stretti, soggiogata da chi giura di amarla infinitamente e le promette ogni volta di cambiare, di non farlo più, implorando il perdono per le percosse e gli attacchi immotivati di gelosia.

Stella prova a lasciarlo, a dimenticarlo e a concedersi nuove storie, ma inspiegabilmente si ritrova sempre al punto di partenza, come se un filo invisibile e indistruttibile la tenesse legata a lui, nonostante la paura e le umiliazioni. E quando Giovanni si rifà vivo dopo un lungo silenzio, Stella ricade nella trappola e continua a fidarsi di lui, sola contro tutti, convinta di poterlo cambiare con la forza del suo amore. Una trappola che si chiama matrimonio e figli. Stella si sposa e darà alla luce due bambini, un maschietto e una femminuccia, in una apparente felicità familiare, che però è solo una bella facciata da mostrare agli altri. In realtà gli equilibri familiari si reggono su un filo molto sottile e debole: basta un niente per spezzare l’armonia. Giovanni è un abile manipolatore e sa come plasmare la mente dei suoi bambini, facendo sentire Stella una madre incapace e inaffidabile, minando la sua autostima ancora una volta.

Per buona parte del libro mi è venuto istintivo gridare: “Scappa Stella! Prendi i tuoi bambini e allontanati da lui! Non permettere che ti maltratti e ti sottragga denaro. Denuncialo e fatti aiutare da chi ti vuole bene sul serio”. E a un certo punto il mio grido è stato accolto dalla protagonista, che finalmente dopo anni di cecità apre gli occhi destandosi dall’incantesimo e capisce davvero chi sia suo marito. Ma la via verso la liberazione e il riscatto per una vita diversa è insidiosa e contorta: Stella deve fare i conti con leggi, istituzioni e forze dell’ordine che non la tutelano abbastanza. E soprattutto deve affrontare il diabolico piano vendicativo dell’ex marito. E’ l’inizio di un nuovo calvario, fatto di minacce, messaggi deliranti, email per screditarla agli occhi della gente e manipolazione delle giovani menti dei loro figli. Una lotta psicologica senza esclusione di colpi. Pagina dopo pagina la rabbia del lettore ribolle e finisce con l’esplodere contro Giovanni, che suscita ribrezzo e indignazione. Lo si vorrebbe annientare. La stessa Stella, in alcuni impeti di collera, si lascia sedurre dalla prospettiva di ucciderlo, ma in questo modo passerebbe dalla parte del torto e comunque non ne sarebbe capace. Stella non è un’aguzzina. E’ una vittima che lotta per difendere la sua integrità di donna, di madre e di lavoratrice onesta e devota.

Un romanzo basato su una storia vera, che parla a tutto il mondo femminile, soprattutto a quelle donne che subiscono in silenzio la prepotenza e la gelosia incontrollata di uomini molto vicini a loro, che finiscono per diventare dei pericolosi sconosciuti. Ma parla anche al mondo maschile, insegnando il rispetto verso la famiglia e il vero senso dell’amore, che mai deve fare rima con terrore.