Causaedeffetto



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Comunicazione



Dopo Equazione di un amore, Simona Sparaco torna a parlarci di amore, ma questa volta non con un romanzo, bensì attraverso una lunga lettera indirizzata al figlio Diego, un bimbo di quattro anni vispo e curioso, che come tutti i bambini a quella età, sta scoprendo il mondo, e spesso la tempesta di domande che iniziano con un “perchè”. L’autrice si mette a nudo raccontando frammenti di vita quotidiana, momenti veri fatti di giochi e storie di una mamma di oggi. Troviamo, ad esempio, episodi simpatici, buffi, come le passeggiate con il cane Babù sui marciapiedi di Roma invasi da escrementi, e allora ecco che inizia un nuovo gioco, divertente, che viene battezzato come “Schiva la cacca”! E poi ci sono i giri con Pappamolla, l’automobile un po’ sgangherata e piena di graffi con cui si va a scuola la mattina.

Simona è una mamma moderna, “single” perché separata dal padre di Diego, che riconosce le sue imperfezioni, le sue fragilità, il suo essere distratta e pasticciona. E’ una madre che nutre un amore sconfinato verso il suo bambino e che farebbe qualunque cosa per difenderlo, proteggerlo dagli orrori del mondo. La parola che ricorre più frequentemente nella narrazione è “PAURA”: paura di consegnare il proprio figlio al mondo, una realtà che è diventata sempre più incerta, minacciosa, pericolosa. L’input che fa scaturire questa comunicazione epistolare coincide con un episodio terribile, un fatto di cronaca in cui il male e l’odio si scatenano incontrollabili: l’attentato a Nizza sulla Promenade des Anglais, la scorsa estate. Come si fa a spiegare a un bambino di quattro anni perché un camion impazzito si è lanciato in una folle corsa abbattendosi su persone innocenti, tra cui molti bambini della sua stessa età, di cui è rimasto solo un passeggino rotto o un peluche insanguinato? Come far capire a Diego che cos’è il terremoto che ha ridotto in macerie molti paesi del centro Italia, inghiottendo i ricordi di intere famiglie? Sono cose da grandi: il bene, il male, la religione, la morte, il dolore, le differenze sociali e di razza. Sono concetti inarrivabili per un “puffo” di quattro anni, ma Simona, che ha fatto delle parole la sua vita, riesce a trovare i termini giusti o crea delle situazioni e dei paragoni che si adattano alla forma mentis del suo cucciolo.

L’autrice cerca di esorcizzare le sue paure, i timori che albergano nel suo cuore materno per il futuro di suo figlio, nell’illusione di offrirgli una specie di manuale di sopravvivenza, che lui potrà consultare quando sarà un “ometto” e, liberato dal bozzolo, camminerà con le proprie gambe in questo mondo sempre più malvagio che si chiama Terra

La paura è intorno a noi, è tangibile in uno zaino abbandonato nei sotterranei della metropolitana, in un viaggio in aereo, è visibile in sguardi e gesti di sconosciuti che ci sembrano sospetti. Ciononostante dobbiamo affrontarla, gestirla. La paura serve a crescere, a produrre anticorpi che ci proteggeranno dal terrore che, invece, paralizza. Come dosarla? Grazie a una “scatola magica” in cui depositiamo i nostri desideri, i nostri sogni e progetti. Questa scatola può dare un senso alla nostra vita, ci aiuta a costruirla, perché non si può mai smettere di costruire.