Causaedeffetto



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Comunicazione



Il Grisbí é un romanzo particolare, un noir che evoca le atmosfere degli anni trenta. Inseguimenti, sparatorie, personaggi ambigui al punto da apparire surreali. Doppiogiochisti alla ricerca del malloppo, che poi nasconde la ricerca di qualcosa di diverso, di più importante, forse. La vera anima del malvivente, che sente nelle sue azioni la sua vera natura. Banditi che possono sembrare buoni da quanto vogliono apparire puri. Istinti primordiali che sfociano nel sesso, nell'anima ancestrale alla ricerca di se stessa, anche a costo di fronteggiare l'odore del sangue e della polvere da sparo. Scene di assalti e rincorse che si ripetono ossessivamente, forse a voler riflettere il senso di immobilità di una vita apparentemente frenetica e in cui il pericolo smette di essere una componente nuova per diventare onnipresente e, pertanto, noiosa. Nessuno dei protagonisti sembra avere davvero un vero scopo, la trama svela il profondo senso di solitudine e fragilità che ha bisogno di quel brivido per far sentire il peso della vita. La narrazione utilizza termini che richiamano i film polizieschi di una volta, "il ferro" appare una metafora fuori tempo, un mezzo per giustificare la vita stessa e il suo senso. Ruoli incompiuti, come proprio la vita sa essere. Personaggi consumati, “duri” con un'anima che sembra uno specchio appannato, protagonisti "sporchi", perché nascondersi dietro una pistola è più facile. E, soprattutto, permette di sopravvivere.