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Comunicazione



Recensioni letterarie

“Love Anthony” is such a passionate novel. Every page of this books is pure emotion. Through desires, dreams and weaknesses, every character appears autentic and charming. Beth is a betrayed woman, but she still loves her husband Jimmy. She’s trying to find herself: she starts writing again after years with a new novel whose protagonist is an autistic child. Olivia is a woman who has lost something really important, as her will to live. She lives alone on a island, on the stormy beaches of Nantucket. She looking for some answers about Anthony's life and about her ex-husband David. “Love Anthony” is a trip into the Anthony’s mind. Into his amazing world. A strong novel, sad at times, that brings hope, as summer always does every year, There you can find love in everything, even in a betrayal. The author writes about autism in a new way, explaining how it works, how to “fight” it. She recounts Anthony’s point of view and every emotion of the family members that need to understand his mind. Lisa Genova tells a story about parent’s drama, about a war between feelings. And she propose a solution: love is everywhere and is the only thing that never dies.

Thank's to Rossella Rasulo for her collaboration.


“I segreti dell’intelligenza corporea” è un libro particolare, che svela un mondo nascosto, ma che con maggiore attenzione è possibile scoprire. Il corpo parla con un suo linguaggio, a volte criptico, a volte più esplicito, ma che svela la sua identità. I rapporti tra le persone sono regolati da questi comportamenti, i quali, in qualche modo, possono essere modificati per ottenere dei risultati. Il libro racconta i risultati di una serie di esperimenti volti a evidenziare come i comportamenti possano essere modificati mettendo i soggetti a contatto con determinati fattori. Esperimenti basati sulla correlazione tra odore sgradevole, materiali ruvidi, e le reazioni inconsapevoli dei soggetti coinvolti. I capitoli presenti nel libro raccontano l’esperimento, il risultato e i consigli su come usare queste reazioni in vari contesti, come per esempio durante  un colloquio di lavoro. Marco Pacori svela come parlare di “sensazioni di stomaco” non sia scorretto, ma che anzi lo stomaco sia una parte importante del sistema nervoso legata al cervello. Racconta come utilizzare le tecniche collegate all’intelligenza corporea per migliorare determinazione e sicurezza in se stessi o per migliorare creatività e apprendimento. Un metodo che spinge ad allenare questa forma di intelligenza e renderla in qualche modo “disponibile” e utilizzabile. “I segreti del’intelligenza corporea” è un viaggio nel corpo umano, nelle sue contraddizioni e nei suoi meccanismi importanti quanto impercettibili e nelle sue sfumature. Un altro lavoro che Pacori crea per raccontare quello che non sappiamo o che abbiamo sempre sottovalutato, come mettere al servizio il nostro stesso istinto. Semplicemente ascoltando e ascoltandoci.

Esce oggi sul mercato spagnolo “El amor imperfecto”, della bravissima Sara Rattaro, che è stata già nostra ospite per presentarci i suoi romanzi “Non volare via”, da cui è tratta la versione spagnola, e “Un uso qualunque di te”, due grandi successi che continuano ad attrarre nuovi lettori. Un fenomeno che sembra non volersi arrestare, ma che varca i confini. Sara ci racconta di questa nuova avventure e ci regala alcune succosissime anticipazioni. Ecco l’intervista:

 

Cosa si prova nel vedere il proprio libro pubblicato in una lingua diversa dall’italiano, in questo caso in spagnolo?

 

Emozione e soddisfazione. Sono felice ma in modo molto costruttivo. Il lavoro è stato tanto e intenso e finalmente viene ripagato non solo con il successo di Non volare via in Italia ma con una promettente edizione in Spagna. Non potrei chiedere di più, faticare per la cosa in cui si crede non ha prezzo. È un grande privilegio.

Cosa ti aspetti da questa nuova avventura spagnola?

 

Di crescere come scrittrice e come donna. Potermi confrontare con un nuovo pubblico e nuovi lettori ma anche con tradizioni e abitudini da cui poter trarre nuove idee ed esperienze mi galvanizza. Spero di poter vivere la Spagna con una promozione attiva.

Hai tanti fans che ti seguono e non solo perché sei una brava scrittrice, ma perché in qualche modo si sentono parte della tua avventura. Quanto ti rende orgogliosa questa simbiosi tra te e i tuoi lettori?

Moltissimo perchè credo che, se c'è stata una cosa in cui sono stata brava è stata proprio questa, coinvolgere i miei lettori e far capire loro quanto siano importanti per me.

Immagini il tuo libro tradotto in inglese e che sbarca anche sul mercato americano e nord europeo? Ci stai pensando?

'Un uso qualunque di te" è stato tradotto in nove lingue e spero che "Non volare via" segua le sue orme. Certo il mercato anglosassone è in assoluto il più difficile e arrivarci sarebbe un traguardo impagabile.

Stai lavorando a un nuovo libro? Quando potremo leggere un nuovo romanzo?

Certamente! A fine estate lo troverete in libreria. Ora sono coinvolta nella fase di revisione. Sarà una storia forte di quelle che spero facciano discutere.

Still Alice di Lisa Genova, sta per diventare un film. Immagini “Non volare via” sul grande schermo?

Adoro Lisa Genova e non vedo l'ora di vederlo. Sarebbe una cosa bellissima alla quale però stiamo lavorando. Un uso qualunque è già diventato una sceneggiatura e chissà che presto non mi regali altre gioie.

Ringraziamo la sempre gentilissima Sara per la collaborazione.

 

Quattro storie difficili, in cui i sentimenti sono la trama stessa. Storie che sembrano lontane, ma che sono unite da un unico filo conduttore. Gli occhi di una madre. Gli occhi di un figlio. La ricerca di se stessi, delle pieghe della vita che allontanano da quello che davvero che si vorrebbe. Da quello che sei. Quattro immagini diverse. Andrea che sotto effetto di stupefacenti uccide la fidanzata Barbara. La narrazione a effetto consente al lettore di capire il punto di vista dell’omicida, analizzando la struttura del perché di quell’atto, e della madre, la cui immagine perfetta viene infangata e sbattuta in prima pagina. Sono due anime le cui storie si scontrano, e, in fondo, si incontrano. Un viaggio a ritroso nel senso più completo della vita e della morte. Questo romanzo racchiude infatti anche la storia della mamma di Barbara, che vede uscire la propria figlia da casa, per non vederla tornare mai. E’ il suo dramma, la perdita della realtà, della propria coscienza. E’ la sua follia. Un’altra istantanea è la storia di Valeria che scopre l’amore, ma solo per un attimo. Fino a quando scoprirà dal telegiornale che il ragazzo che ama ha ucciso la madre. E’ la storia di Zoe, che attende un trapianto, una vita normale. Un amore. Questo romanzo è un viaggio in queste quattro storie e in tanti punti di vista molto differenti tra loro. L’attenzione si sofferma sul rapporto madre figlio (o figlia), sull’accettazione di un dolore a cui non si può più porre rimedio, e su tutto ciò che, in qualche modo, ha portato a quella situazione. Ai sensi di colpa, le paure inespresse, la voglia di scappare lontano semplicemente per non vedere e non capire ciò che sta accadendo. E’ lo scontro con il senso di abbandono e con la necessità di ritrovare la vita, se non più quella di prima, una vita. Si parla di rabbia, di sogni, di dolore. Di perdono. Un vortice che trascina il lettore nell’alternarsi della narrazione delle storie, in cui si percepisce la medesima genesi del dolore e dell’amore stesso. Un treno, tanti viaggiatori e stazioni. Un punto di arrivo. Diverso per tutti.

 

 

“I segreti del linguaggio del corpo” di Marco Pacori è un libro che con una assoluta semplicità svela principi complessi del comportamento degli uomini. Il testo è suddiviso per aree che man mano accompagnano il lettore alla scoperta dei segreti del linguaggio del corpo. Si inizia con una panoramica per scoprire le ragioni scientifiche, i principi di funzionamento del cervello e in particolar modo della parte che da origine ai segnali: l’amigdala. Nel libro vengono spiegati concetti importanti come lo spazio prossemico, quello spazio che nel dialogo tra due persone varia in funzione della tipologia di rapporto ed è minore quanto più il rapporto è stretto e come imparare a osservare i comportamenti per capire il significato dei segnali non verbali. Ci sono numerosi esempi visivi che descrivono come cogliere i segnali dal primo incontro, dal modo di camminare allo sguardo, dalla stretta di mano alla postura dell’interlocutore, poiché ognuna di queste gestualità può determinare e specificare le intenzioni, come quelle di voler delimitare il proprio territorio, analizzando le similitudini con il comportamento degli animali. Man mano che la descrizione di questi segnali prosegue, si entra sempre di più nei meccanismi cerebrali che hanno luogo durante il dialogo, raccontato con semplicità come individuare principi di ansia, paura o fastidio, fino a quelli di piacere, attenzione e interesse. Ma la cosa più importante è la correlazione sulle modalità di utilizzo come regolatori della conversazione stessa per renderla più piacevole e per rendersi maggiormente attraenti. Viene evidenziata l’importanza delle sfumature dei segnali inviati durante il dialogo, poiché dietro queste si nascondono i pensieri e le opinioni dell’interlocutore. L’analisi di tutte queste informazioni porta il terrore a cercare di capire qualcosa che a suo modo appare affascinante: la menzogna. E’ un po’ il fulcro del libro, quello in cui si spiega come mettere in pratica gli insegnamenti per svelarle, semplicemente con l’osservazione. Questo libro è un viaggio nella psicologia dell’uomo, nelle sue reazioni più elementari, eppure fondamentali per i rapporti sociali in cui ci si deve relazionare. Esempi concreti, come l’utilizzo di queste tecniche a scopo terapeutico, come da parte di uno psicologo o medico, agenti di polizia, maestri, fino ai semplici discorsi tra persone comuni. Ogni movimento del corpo racconta dei segreti, anche a se stessi. Questo libro racconta con disarmante semplicità la tecnica e la possibilità di utilizzo dei segnali non verbali ed entra nel merito delle varie tematiche con dovizia di particolari e con esempi concreti. C’è un mondo in ogni aspetto descritto in questo testo, l’insieme permette di vedere il prossimo come una miniera di gesti che normalmente non riusciremmo a notare e ad ampliare la comprensione dei messaggi che gli altri inviano, pur senza esserne coscienti. Un testo intrigante e interessante, adatto a tutte le tipologie di lettori. Scritto in modo comprensibile e scorrevole, con le illustrazioni che aiutano nella spiegazione. Assolutamente da leggere.

Abbiamo posto alcune domande a Marco. Ecco l'intervista.

 

 

Capire in anticipo quello che pensa il proprio interlocutore sicuramente porta notevoli vantaggi ma a volte non sarebbe meglio non saperlo?

C'è un'unica relazione in cui é consigliabile tenere alcune informazioni per sé:  il rapporto di coppia. In questo contesto venire a sapere dei sentimenti o di dettagli sessuali di un legame precedente potrebbe ferire. Così, in questa situazione potrebbe rivelarsi svantaggioso leggere nel comportamento dell'altro, specie se la lettura avviene in modo superficiale o riduttiva.

L'interpretazione dei segnali del corpo va fatta, infatti, all'interno di un contesto: se ad esempio, riferendoci all'esempio sopra, notiamo che il nostro partner si passa la lingua sulle labbra (un segno di piacere) quando vede la foto di un ex, potremmo provare gelosia ritenendo che provi ancora dei sentimenti. Tuttavia, potrebbe averlo fatto solo perché questa persona le ha risvegliato un ricordo piacevole e non perché attualmente ne sia ancora innamorata.

Negli altri rapporti interpersonali é invece auspicabile capire cosa passa nella mente dell'altro e se quello che dice coincide con ciò che pensa.

Dopo avere riconosciuto le proprie emozioni e' possibile mascherarle?

Se proviamo un'emozione questa innesca una reazione immediata e istintiva; questa reazione provoca una determinata espressione del volto e dei  movimenti del corpo (come un sollevamento delle spalle nella paura o una contrazione delle mascelle nella rabbia). Possiamo cercare di inibire queste manifestazioni, ma qualcosa trapela comunque: in questo caso, assisteremo ad una microespressione (un atteggiamento che compare sul volto per circa 1/25 di secondo) o ad un'espressione soffocata (che dura più a lungo, ma l'espressione é solo parziale).

I neonati hanno da subito la capacità di riconoscere le espressioni sul volto della madre? Quando perdiamo questa capacità?

La ricerca e le osservazioni sullo sviluppo e sull'acquisizione delle abilità sociali hanno dimostrato che queste insorgono molto precocemente; La ricerca scientifica lo dimostra chiaramente. Ad esempio, Tiffany Field assieme ad altri colleghi ha notato come i neonati prestino una maggiore attenzione visiva quando un volto cambia espressione, suggerendo così implicitamente che questi ultimi sono in grado di discriminare la mimica facciale poco dopo la nascita. Inoltre, Charles Nelson con precise misurazioni ha appurato che i neonati sono in grado di distinguere una faccia arrabbiata da un volto felice. Mikko Peltola, Jukka Leppänen e altri studiosi, dal canto loro, hanno appurato, registrando l'attività cerebrale, che i bambini di sette mese sono in grado di cogliere la mimica facciale della paura.

Queste capacità aumentano con l'esperienza; decrescono però con l'invecchiamento in linea con la perdita di altre abilità cognitive e questo ha inizio attorno ai 50 anni. Il declino é attribuito al fatto che una struttura essenziale nel riconoscimento delle emozioni (la corteccia prefrontale) si deteriora con l'età molto più rapidamente di altre regioni cerebrali.

Questa perdita di "acume" non riguarda solo le espressioni facciali, ma anche gesti, posture, movimenti del corpo e caratteristiche vocali delle emozioni e sembra riguardi più le emozioni negative (come rabbia, tristezza, paura e disgusto) che quelle positive (felicità, entusiasmo, ecc.).

Probabilmente conosce il telefilm Lie To Me, in cui il protagonista è capace di usare le tecniche descritte sul libro fin quasi all’esasperazione. Fino a che punto queste tecniche sono utilizzabili dal punto di vista scientifico, o nel merito di una indagine? Qual è la massima attendibilità che si può raggiungere?

Lie to me ha come consulente scientifico Paul Ekman, la massima autorità nello studio delle espressioni facciali; tuttavia é fiction e come tale deve innanzitutto destare l'attenzione e la curiosità dello spettatore. Ne é derivato così un compromesso in cui alcune conclusioni di Cal Lightman  (protagonista principale del telefilm) sono verosimili; altre sono molto enfatizzate. Nel riconoscimento della menzogna tutti gli studiosi sono d'accordo su un punto: i segnali, per lo più non verbali, su cui ci si basa, sono indizi, non segni inequivocabili di bugia. In alcune puntate sembra che invece sia possibile, non solo di dare un'interpretazione certa, a partire da un solo comportamento o espressione facciale, ma che da questa si possano trarre tutta una serie di conclusioni all'apparenza logiche e coerenti: questa però non é scienza, ma intuizione.

In ogni caso, tecniche di questo tipo (il riconoscimento delle micro-espressioni facciali, alcuni segnali del corpo e degli indizi linguistici) vengono utilizzati dall'FBI o dall'Interpool per distinguere la verità dalla menzogna e con un buon grado di attendibilità. Naturalmente, non basta: é necessario che questi indizi vengano suffragati da prove concrete.

Un esempio di come il linguaggio del corpo possa rivelarsi utile nelle indagini criminali ci viene da una ricerca degli  psicologi Stephen Porter e Leanne ten Brinke.

Questi studiosi, analizzando il comportamento non verbale dei familiari di persone scomparse in 78 appelli diffusi in TV hanno scoperto che chi parlando del proprio congiunto esprimeva, anche per qualche istante, un'espressione di disprezzo e un ghigno molto probabilmente era responsabile della sparizione. Prendendo come spunto questa scoperta ho esaminato numerose interviste di Sabrina Misseri e Salvatore Parolisi in relazione alla morte di Sarah Scazzi e di Melania Rea. In entrambi i casi, riportando la mia analisi e le conclusioni nel mio libro "Il Linguaggio della Menzogna" ho rilevato nella prima micro-espressioni di disprezzo e rabbia parlando della cugina e disprezzo e un sorriso mal celato nel secondo quando raccontava della sparizione di sua moglie Melania.

Secondo lei in politica è possibile che il segnale non verbale possa essere utilizzato per ampliare il consenso mediatico tramite le televisioni?

Si vocifera che Obama,  il presidente americano, abbia usato in modo intenzionale particolari  gesti e comportamenti per indurre l'elettorato a scegliere lui. In ogni caso, é ormai risaputo che politici e manager "vanno a scuola" di linguaggio del corpo per migliorare la propria immagine, saper comunicare in maniera più efficace e soprattutto persuasiva.

E' quindi difficile vedere un politico durante un dibattito o un confronto in TV fare segnali negativi, come chiudere le braccia, incassare la testa fra le spalle o assumere posture raccolte: tendono infatti a parlare esponendo i palmi delle mani verso l'alto in segno di onestà e franchezza, a sorridere spesso, a stare con le braccia distese e aperte, a toccare e stringere le mani di chi li va ad ascoltare ai comizi (un comportamento molto accattivante).

La credibilità e la sincerità sono valori giudicati molto importanti dall'elettorato.

Al riguardo, vale la pena di citare l'esito di una recente indagine condotta dagli psicologi

Eryn Newman  Maryanne Garry, Daniel Bernstein assieme ad altri colleghi.

Questi studiosi hanno dimostrato che basta la presenza di un'immagine (anche non pertinente) a fianco di un politico mentre fa i suoi proclami per aumentare la supposta veridicità di quello che dice: un "trucco" tanto semplice quanto efficace!

In che modo i supporti tecnologici possono diventare delle barriere? Sono in grado a lungo termine di modificare la comunicazione non verbale tra le persone?

Telefonini, chat, social network limitano molto il contatto diretto: é inevitabile quindi che anche la comunicazione cambi: ad esempio, si é stimato che é più facile mentire con un sms, tanto che c'é una tendenza piuttosto diffusa a "raccontare" frottole (anche parziali) con questa tecnologia.

Il fatto che l'interazione non sia immediata non significa però che manchino dei messaggi non verbali.; solo che sono di tipo diverso. In uno studio Joseph Walther e Lisa Tidwell hanno rilevato che un email suscita un effetto diverso in rapporto a quando viene mandata. Se riguarda il lavoro e viene spedita la sera o di notte da l'impressione che chi la invia sia una persona sicura di sé; per contro, se é un messaggio amichevole il mittente appare più dominante se la spedisce di giorno.

Anche il tempo di risposta ha il suo peso: una comunicazione di lavoro viene percepita in modo più positivo in orario d'ufficio se é breve; mentre, infastidisce se lo stesso accade di notte. Le cose si ribaltano nei messaggi fra amici: se uno risponde la notte da l'idea di essere cordiale e empatico.

 

 

“Non avevo capito niente” è un romanzo che rappresenta uno spaccato della vita di tutti i giorni, racconta delusioni e speranze, il tutto condito con una spruzzata di dissacrante sarcasmo. Ed è qui che nasce il bello di questo libro, dal personaggio quasi surreale dell’avvocato Vincenzo Malinconico, che combatte con la sua vita “vecchia”, con l’ex moglie Nives, che lo ha mollato per un architetto, e con i due figli, e con quella nuova, con l’avvenente avvocatessa Alessandra Persiano, che appare spietata, quanto attratta da lui. Il protagonista subisce, suo malgrado, un cambiamento, come se tutto attorno e dentro di lui stesse mutando all’improvviso. Una nomina come avvocato d’ufficio di un camorrista, detto Borsone, gli mette alle calcagna un improbabile scagnozzo, Tricarico. Da qui tutto diventa un fiume in piena e nascono tutta una serie di scene spesso esilaranti, ma che lasciano un retrogusto amaro e un altro più dolce e romantico. “Non avevo capito niente” è un punto di vista molto reale e cinico e quando si arriva alla fine del libro, ci si ritrova tutto sommato sollevati. Forse non tutto è perduto, forse c’è qualcosa per cui ha ancora senso lottare per essere se stessi e lasciarsi trascinare dall’istinto. L’amore per Nives che appassisce proprio quando tutto sembra poter andar come avrebbe voluto, è l’immagine dell’animo umano volubile, dei sogni che cambiano, come cambiano le cose intorno a noi. E’ un mondo a ritroso, che alla fine si trova a fare passi avanti. Dove un vaffanculo è forse la chiave di lettura più adeguata a un testo ironico, fantasiosamente realistico. Cattivo, a tratti. Sconveniente, politicamente scorretto, eppure così vero e verace. Un libro particolare, ricco di spunti interessanti.

Il romanzo “Cinquanta passi oltre l’autunno” è un viaggio tra i sentimenti e l’anima oscura, esoterica, di una Torino elegante, baciata da un sole inquieto. Racconta l’amore, e lo sporco che si annida tra le strade del capoluogo piemontese. Parla di paura, di sentimenti lasciati a metà, di magia, e di scelte. Di quelle giuste, e di quelle sbagliate, ma che non si possono evitare. I personaggi sembrano interagire con la complessità emotiva del racconto: Fiodor, è un uomo che cerca di ritrovarsi, di vivere, e per farlo si lascia trasportare da Ennio in un’avventura che avrà confini sfumati ma pericolosi. Elvira, anche lei alla ricerca di qualcosa, e che in parte lo troverà. Tony, un personaggio vincente, ma che nasconde un segreto. La storia è una corsa contro il tempo, tra ipocrisie, immagini distorte e leggende che diventano realtà. La scrittrice riesce a creare un mondo gradevole ma dai contorni oscuri. Un'atmosfera piacevole ma amara allo stesso tempo. Distante dalla realtà di tutti i giorni, eppure completamente immersa nel buio della mafia, della magia più oscura. Quella che porta verso orizzonti sconosciuti. Che racconta di massoneria, mettendola tra le pagine della vita di tutti i giorni. Perché a volte l’oscurità è più vicina di quanto possiamo immaginare. A volte è dentro di noi, o semplicemente nelle piccole cose. Alla fine del romanzo viene da chiedersi se la magia, infine, esista davvero. Un libro particolare.

I romanzi di Murakami riescono a essere mistici e misteriosi come pochi altri. E’ anche il caso de “La ragazza dello Sputnik”, in cui un ragazzo racconta la sua storia e con i suoi occhi si può vedere e innamorarsi di Sumire, una ragazza strana, amante di Kerouac, e che a sua volta si innamora perdutamente di una donna più grande, Miù. Anche questo è un personaggio particolare, sembra slegata dal sesso, come se una parte di lei fosse svanita in un’altra dimensione. Solo in quella dimensione Sumire e Miù potranno incontrarsi. Ci sono sapori e valori che si intrecciano in una storia particolare, che nasconde molto, e che molto permette di immaginare. E’ come se parallelamente si volgesse un’altra storia che il lettore può solo percepire o sbirciare dalle piccole serrature che l’autore lascia qua e là nel testo. Un libro che ipnotizza, che fa riflettere e che lascia con uno strano retrogusto in bocca. Personaggi che si amano, si cercano, ma che non si trovano. A volte sembrano fondersi, ma no. Non si incontrano. Ed è proprio questo il bello di questo romanzo. Poi ci sono le atmosfere rarefatte, e luminose, incantevoli e misteriose. C’è una cultura intera che traspare ed emerge da ogni parola. Da ogni frase. In poche parole c’è tutto un mondo in un solo libro. Anzi. Due mondi. Gli occhi dei personaggi sono intrisi di questa cultura particolare, profonda e intensa. E’ come immergersi in un labirinto e una forza spingesse a cercare questo altro mondo nascosto da qualche parte. Ci invoglia a trovarlo. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Una cartolina con una bara disegnata sopra con l’indicazione di una data, in cui puntualmente arriva: la morte. Così inizia la trilogia composta dai thriller “La biblioteca dei morti”, “Il libro delle anime” e “I Custodi della biblioteca” ed è un viaggio misterioso in un luogo oscuro, tra personaggi fantasiosi ma che nascondono un fondo di verità. E’ uno scontro con la paura più ancestrale, quella della morte. Will Piper è il protagonista, un agente dell’Fbi, un uomo alla ricerca del serial killer che si firma Doomsday, pronto a tutto per capire qual è la verità che si cela dietro la Biblioteca. Il terzo capitolo si addentra futuro prossimo, entrando un ancora di più nell’enigma esoterico della biblioteca, un’idea semplice quanto geniale che si sviluppa pagina dopo pagina, portando il lettore a non potersi staccare dalla voglia di comprenderne il senso. I tre romanzi sono veloci, dinamici e fantasiosi. Degli scrivani inquietanti conoscono una verità, si nascondono in un’abbazia. Una corsa contro il tempo, una tensione imminente. Tanti colpi di scena e un mistero che rimane sempre sul filo di essere rivelato. Cos’è la biblioteca? Cosa conoscono gli scrivani? Questa trilogia è da leggere, sia come intrattenimento, anche per riflettere sul valore della conoscenza. Gleen Cooper costruisce un mondo e lo trasmette con sapienza.