Causaedeffetto



Causaedeffetto



Comunicazione



Recensioni letterarie

“Ti ho cercato tra le nuvole” è un romanzo che nasconde in sé più romanzi e più storie. La giovane autrice Federica Loreti racconta il mondo delle amicizie che nascono tra i corridoi della scuola e crea protagonisti intensi e affascinanti. Giada è una ragazza enigmatica, isolata in una specie di mondo parallelo, un po' vittima, un po' carnefice. Il suo scudo viene scalfito da una nuova conoscenza, una ragazza comparsa nella sua vita all'improvviso. Si chiama Roberta. Nasce un'amicizia, un rapporto complesso, carico di misteri e di parole non dette. Giada incontra, o meglio si scontra, anche con un'altra persona che le cambia la vita: Antonio. Un ragazzo che scopre una parte di sé che non conosceva. Che cambia, cresce e cerca di salvare il suo più grande amico, Matteo, da un grosso guaio. Ma poi qualcosa cambia, i rapporti tra questi personaggi si evolvono e si complicano. Questo romanzo è lo specchio della vita, delle sue contraddizioni, dell'ipocrisia, dei sogni spezzati. Delle illusioni. Un vortice di emozioni, che trasudano amicizia, speranze e sogni. Uno spaccato della società e dei suoi problemi, la difficoltà di vivere e di essere se stessi. Un viaggio nell'amore più puro, quello che supera ogni ostacolo, o quello che l'ostacolo non può superarlo. Del rapporto tra i ragazzi di oggi e con i genitori. Una società che sembra ostaggio della propria solitudine e del proprio malessere. Siamo stati un po' tutti adolescenti chiusi nei propri sogni, isolati da tutti da un walkman e delle cuffie. E forse, lo siamo ancora. Federica racconta semplicemente la realtà, quella che va oltre l'età e i luoghi. L'amore più semplice, che poi è anche quello più vero. “Ti ho cercato tra le nuvole” è un romanzo che fa ricordare, riflettere, sognare e permettere di vedere il mondo da un'altra angolatura. Da non perdere.

Ecco una breve intervista all'autrice:

Giada è una protagonista atipica, un modello che però è presto riscontrabile nelle nuove generazioni. Hai analizzato i ragazzi di oggi o ti sei affidata all’istinto per crearla?
Giada è il personaggio psicologicamente più complesso di tutto il romanzo, eppure è il più prevedibile. Si capisce presto quali sono i suoi problemi e le sue emozioni e questo credo che la renda un personaggio in cui è difficile identificarsi, almeno per quanto riguarda la maggior parte delle persone. Non avevo una persona in mente quando ho creato Giada, ma ho ricordato quello che vedevo accadere quando frequentavo il liceo e l’ho utilizzato per impreziosire il carattere del personaggio. La maggior parte del suo personaggio, però, è nata dalla mia fantasia.

Nel tuo romanzo affronti temi difficili, dal disagio giovanile, al gioco, fino al bullismo. A tuo avviso, quanto sono fragili le nuove generazioni?
Questa domanda meriterebbe un saggio in risposta. Penso che sarebbe opportuno analizzare non solo la società, ma anche l’ambiente scolastico, famigliare, l’educazione, i social network e tutto ciò che influenza, direttamente o indirettamente, la vita degli adolescenti. Sinceramente mi rifiuto di chiamare fragile un soggetto che utilizza il bullismo per esprimersi in quanto rifiuto di credere a chi dice “era solo uno scherzo non pensavo sarebbe successo tutto questo”. Penso che questo genere di frasi siano una scusa pronunciata per “lavarsi le mani” e quindi alleggerirsi la coscienza. Il bullo sa perfettamente quello che sta facendo, magari non immagina le possibili conseguenze, ma sa che la presa in giro o addirittura l’uso della violenza fisica non porteranno a qualcosa di bello per la vittima. Come ho accennato poco fa penso che i problemi siano molti e siano alla base, basti pensare ai “modelli” da cui i ragazzi di oggi prendono esempio: la violenza è all’ordine del giorno in film, videogiochi(su carta vietati ai minori, ma acquistati dagli stessi genitori ai figli di appena 11 anni), programmi televisivi e soprattutto social network dove, ci tengo a ricordare, il cyberbullismo ha costretto molti adolescenti al suicidio.

L’omosessualità gioca un ruolo importante in questa storia, a che punto è la scuola nella lotta alle discriminazioni? Uno studente omosessuale può essere davvero tutelato dalle logiche “di branco” che vengono a crearsi a scuola?
Per esperienza posso dire che a scuola non se ne parla quasi mai. Io ho frequentato il Liceo Classico circa 5 anni fa e non ho mai sentito parlare di omofobia né di bullismo. Credo che uno studente vittima di bullismo, qualsiasi sia la causa, non sia molto tutelato e che possa riporre le sue speranze soltanto nelle mani dei compagni più coraggiosi o di qualche professore più attento. Spero che anche la scuola si attivi per combattere questa situazione perché, sebbene non se ne parli molto in tv, le aggressioni alle persone omosessuali sono all’ordine del giorno.

A chi consiglieresti il tuo romanzo? A un ragazzo con problemi psicologici o più a un politico? (non vale la risposta: a entrambi)
Io direi a nessuno dei due. Quando ho scritto il libro ho immaginato come pubblico quello degli adolescenti che vivono il bullismo o da vittime o da bulli. Volevo che il libro servisse come spunto di riflessione e che aiutasse a far aprire gli occhi, magari anche ai genitori, sul mondo degli adolescenti che sta diventando sempre più complicato.
Tra le due alternative proposte, comunque, lo consiglierei ad un politico perché trovo che del bullismo si parli molto poco, se non quando sfocia in tragedia, e che non ci siano attività, soprattutto nelle scuole, che invitino alla riflessione. Inoltre, seguendo la politica contemporanea, ho trovato che l’omosessualità sia strumento di propaganda politica per attrarre più voti possibili promettendo diritti e rispetto, ma una volta all’atto pratico le promesse vengono abbandonate in favore di altri argomenti considerati più importanti. Credo che non ci sia nulla di più importante dei diritti della persona e continuare a dire, nel 2016, che ci sono argomenti di discussione più importanti dimostra quanto questo paese debba ancora farne di strada.

L’amicizia tra Antonio e Matteo è strana, spesso contaminata da fattori che esulano dai sentimenti o dalla fiducia, mentre Roberta sembra essere poco sicura di sé, almeno nel suo animo. Cosa ti ha spinta a scegliere queste caratteristiche per i rapporti tra i tuoi personaggi?
Per Antonio e Matteo volevo un’amicizia che sfociasse quasi nella parentela: i due ragazzi, infatti, si considerano fratelli. Volevo però anche porre l’accento su una situazione che capita spesso, ovvero il farsi trascinare in comportamenti o azioni che non vogliamo intraprendere. Antonio non è un cattivo ragazzo, ma si ritrova a vendere droga e a rubare per compiacere e aiutare Matteo, quante volte gli adolescenti hanno comportamenti da bullo per compiacere amici, magari più grandi? Antonio inizia a comprendere di dover agire secondo la sua testa e il suo cuore e questo rappresenterà la sua svolta. Penso che questa sia la chiave di lettura del personaggio.
Per quanto riguarda Roberta, incarna un carattere di molti adolescenti che vorrebbero non badare a ciò che dicono gli altri, ma che alla fine se ne preoccupano così tanto da lasciar perdere i propri sentimenti o addirittura da nasconderli pur di non “mettere in giro voci sul proprio conto”. La società di oggi è così: siamo tutti pronti a puntare il dito, ma quanto possiamo dire di essere coerenti? Parliamo delle vite altrui e giudichiamo gli altri mentre evitiamo di giudicare noi stessi; oggi siamo troppo impegnati a far sì che la nostra reputazione resti intatta che ci dimentichiamo quello che siamo veramente.

Il rapporto genitore figlio emerge con un quadro non del tutto positivo, in qualche modo metti in luce dinamiche moderne, ma che nascondono il seme amaro dell’incomprensione. Quanto è importante perché un ragazzo riesca a scoprire davvero se stesso e riesca non lasciar emergere le sue insicurezze?
Ho notato che il rapporto genitore-figlio è cambiato rispetto a quello che si aveva 50 anni fa. Al giorno d’oggi, fortunatamente e giustamente, la donna non è più considerata come colei che DEVE pulire, cucinare e badare ai figli, ma è una donna in carriera piena di iniziativa e di voglia di realizzarsi. Questo ha inevitabilmente portato ad un minor controllo sui figli e ad un rapporto con loro meno stabile. Ciò che distrugge, nella maggior parte dei casi, il rapporto è il fatto che si tendono a colmare le lacune concedendo ai figli cose di cui non hanno assolutamente bisogno (tablet, smartphone, videogiochi, abiti costosi, automobili eccessivamente veloci) tralasciando l’aspetto affettivo e la conversazione che invece costituiscono le basi della relazione. Questo è ciò che succede a Giada che avrebbe tante cose da dire alla mamma ma si è chiusa in un silenzio ignorato troppo a lungo da chiunque le stia intorno, famiglia compresa.
Penso che sia importante che i genitori si interroghino di più sui comportamenti dei figli e spendano più tempo insieme perché se non c’è una relazione basata sulla fiducia difficilmente il figlio confiderà un problema, o addirittura un guaio, al genitore. In un mondo in cui la comunicazione sta diventando totalmente virtuale ci sarebbe un bisogno di ritorno al “discorso faccia a faccia”, almeno in famiglia.

Leggendo le tue pagine si percepisce un mondo giovanile in piena crisi, con mancanza di valori e quando questi compaiono sembrano in qualche modo falsi, non ho potuto non notare nel tuo romanzo che i dialoghi tra i ragazzi risultano privi di turpiloquio e toni violenti, così come è normale ormai attendersi da loro, soprattutto in una realtà come Torino. E’ una scelta stilistica?
È una scelta personale. I libri che contengono troppe “parolacce” mi annoiano, quindi ho cercato di limitarne al meno possibile. Inoltre ho preferito, nei momenti di rabbia, una descrizione del pensiero interiore del personaggio. Credo che non serva una parolaccia o un tono violento per rendere l’idea del personaggio arrabbiato, preferisco affidarmi alla descrizione di postura, gesti, sguardo e pensiero, lasciando al lettore la libertà di immaginare il resto della scena.

Stai lavorando a un nuovo romanzo?
Sto lavorando ad una trilogia fantasy-storica di cui ho già completato il primo volume. Attualmente sto scrivendo il secondo e ho già stabilito la trama del terzo. Non posso essere troppo precisa, ma posso dire che il periodo di riferimento sarà quello tra fine 1800 e il 1945, con qualche aspetto riguardante anche i secoli precedenti. Si tratta di una trilogia che gira intorno ad un importante manufatto storico, ma, siccome credo che le cose non siano mai come appaiono, si scoprirà che il reperto nasconde un incredibile segreto.

Ringrazio Federica per la gentile collaborazione.

 

Alma e Bruno sono come il topo di città e il topo di campagna: lei, libraia, con molto sacrificio e impegno ha appena aperto una piccola libreria nel centro di Bologna; lui, agricoltore, è un uomo profondamente legato alla sua terra macchiata di vigne e ai suoi cavalli, come una pianta che appassirebbe in mezzo al cemento. Due cuori che si incontrano nella quiete di un agriturismo fra le morbide colline piemontesi del Monferrato e che iniziano a battere all’impazzata nel corso di una allegra sagra di paese, complici il buon vino e la musica. 

Un amore fatto di conversazioni al telefono per sopperire alla distanza geografica, di lunghi viaggi per rivedersi e trascorrere del tempo insieme. Una relazione basata “sull’oggi poi vedremo” perché, pur amandosi molto, ognuno è radicato nella propria realtà, nel proprio lavoro, e non sembra disposto a rinunciarci per rimettere tutto in discussione.
E’ dunque per dimenticare che Alma si mette in marcia fra sentieri, radure, strade terrose, pascoli e boscaglie che conducono a Santiago de Compostela. Calpesta le stesse pietre su cui Bruno, anni addietro, aveva posato i suoi piedi stanchi, e combattuta tra il desiderio di cancellarlo e la voglia di sentirlo accanto, trova lei, Frida, austera e taciturna, schiacciata da un dolore straziante che la sua esperienza di psichiatra non è in grado di consolare. Due donne diverse per età e carattere, ma che si scelgono spontaneamente fra centinaia di pellegrini, condividendo la fatica dei chilometri da percorrere e scambiandosi pezzi di vita, in un rapporto che sa di sodalizio femminile e amicizia. Entrambe portano dentro di sé cicatrici che si aprono e iniziano a sanguinare, unite. Ma le ferite possono e devono essere curate, per tornare a vivere e a sperare. Nonostante tutto.
Alma non può immaginare che Bruno è in cammino, un’altra volta, per cercarla, sta seguendo le sue tracce e chiede sue notizie ai pellegrini che incrocia. In Italia distanti, ora vicini ma ignari di esserlo. Tappa dopo tappa sembrano ricongiungersi, eppure puntualmente si allontanano, si mancano per una manciata di chilometri, per un pugno di ore. A Santiago, sfiancato dalla marcia, Bruno depositerà nei pressi della cattedrale un veliero fatto di fiammiferi, molto simile a quello che Alma, da bambina, aveva barattato con leggerezza, sotto gli occhi delusi del nonno che le aveva costruito quella barchetta con tanto affetto.
Ogni passo compiuto dalle protagoniste in terra spagnola e portoghese, alla ricerca dei loro uomini che hanno amato più di ogni altra cosa, racchiude un’emozione, in una scrittura fluida che si fa leggere d’un fiato, altamente poetica ed evocativa. L’emozione in ogni passo. E non solo. Anche e soprattutto in ogni frase, in ogni sostantivo, aggettivo e verbo, dosati con cura, per non essere mai ovvi né ripetitivi.

Fioly Bocca vive in Piemonte nella zona del Monferrato, ma lavora a Torino; è madre di due figli. Laureata in Lettere, ha seguito un corso in redazione editoriale. Il suo romanzo d’esordio, Ovunque tu sarai, ha riscosso molto successo grazie al passaparola e sarà presto oggetto delle nostre recensioni.

1) Nei ringraziamenti conclusivi si legge che tu stessa hai percorso il Cammino. Sono bellissime le tue parole sull’arrivare alla FINE: giungere a Santiago significa “voglia di gettare i pesi e saltare”, “voglia di abbracciare chi ti ha marciato accanto”. Il momento dell’arrivo diventa “àncora per la memoria, cintura di sicurezza durante le turbolenze”. Puoi riassumere in poche righe le emozioni, le sensazioni provate andando a piedi verso Santiago e giungendo alla meta?
Arrivare a Santiago dopo la fatica a piedi mi ha dato una duplice sensazione; da una parte il sollievo della marcia terminata, una specie di orgoglio per aver portato a termine l’impresa, anche piccola. Dall’altra, un senso di svuotamento che viene al compimento di un compito.
E poi la voglia di condivisione di quel momento con le persone vicine; con l’amica che ha viaggiato con me, con quelle incontrate lungo il percorso, ma anche con tutte quelle che ho portato fin là dentro il cuore.


2) Il tema del viaggio è senz’altro un asse centrale nel romanzo. Da un lato c’è quello intrapreso a piedi da Alma e Frida, prima sole, poi insieme, e comunque sempre in compagnia di centinaia di viandanti, tutti con un’unica meta da raggiungere. Dall’altro lato, in tempi diversi, troviamo quello che realizza Frida per conto suo in Portogallo, per ricostruire il passato del marito e assemblare i ricordi. Cosa significa per te viaggiare? C’è un viaggio che ricordi in modo speciale?
Viaggiare significa riappropriami di me stessa. Significa mettere distanza dalla routine che mi tiene ancorata a giorni più o meno simili per regalarmi momenti che sarà più facile ricordare. Ed è proprio nel mettere distanza dal quotidiano che si trova il giusto fuoco per dialogare con se stessi, per porsi domande fondamentali al proprio equilibrio e alla presa di coscienza di quello che stiamo vivendo.
Ricordo tutti i viaggi che ho fatto come speciali, perché mi piace pensare che ognuno di essi mi abbia insegnato un modo di andare. Da quando poi mi muovo insieme ai miei figli, i punti di vista si moltiplicano e mi spalancano mondi.


3) Manuel, il marito di Frida, è un esempio di uomo animato da nobili ideali, un medico senza Frontiere coraggioso e determinato, abituato ad operare in luoghi dimenticati da Dio, martoriati dalle guerre e dalla miseria. Una sorta di eroe. Ma è anche un consorte spesso assente, che obbliga la moglie a vivere in uno stato di perenne attesa con l’angoscia che lui non faccia ritorno. Qual è la genesi di questo personaggio?
In realtà, per la figura di eroe contemporaneo mi sono ispirata al grande Carlo Urbani, medico di Medici senza Frontiere e primo a identificare la Sars.
Per ricostruire il rapporto con la moglie, mi sono interrogata su come possa conciliare lavoro e vita privata un uomo con una missione così grande, con ideali così nobili ma tanto ingombranti. E ne è uscita la figura di Manuel. Frida soffre della sua assenza, ma lo ama anche (e forse soprattutto) per quel suo bisogno di battersi per un’umanità privata dell’essenziale.


4) Fra le tante persone conosciute o appena sfiorate percorrendo il Cammino, Frida fa un incontro speciale: un cane vagabondo, un bastardino dal pelo fulvo, che la sceglie fra migliaia di passanti. Nonostante i suoi ripetuti tentativi di respingerlo, la bestiola continua a seguirla, non la molla. E potrebbe essere la giusta medicina per alleviare la sua sofferenza. Vuoi commentare questo episodio?
Dopo un grave lutto non è facile reimparare ad amare, perché amare qualcuno significa dare fiducia alla vita. Significa amare la vita “nonostante” la morte. Nonostante la precarietà nostra e altrui. Frida avrà bisogno di molto tempo perché le sue ferite interiori smettano di sanguinare e prendersi cura di un altro essere vivente può essere un modo per reimparare a prendersi cura di se’.
I cani hanno una forte sensibilità; mi piace pensare che Bazar (il cane vagabondo ribattezzato da Frida) abbia compreso per primo, con una sorta di intuito animale, che di quel legame con la donna avrebbero beneficiato entrambi.

5) “Il cielo organizza munizioni di fulmini e scrosci”. “Il sole colonizza il cielo a spicchi”. “Una brezza leggera che passa e ripassa a pettinare i prati”. “Il mare si gonfia e si ritira come il respiro di un animale preistorico”. Queste sono solo alcune delle numerose personificazioni e metafore che arricchiscono le descrizioni paesaggistiche e che ci fanno apprezzare i luoghi suggestivi attraversati dai protagonisti, sia che si tratti di mare, di montagna o di campagna. Quanto conta per te il paesaggio, la natura?
La natura è fondamentale. Sono nata in un paese nella provincia di Torino, ma metà delle mie origine sono montagnine (trentine, per la precisione). Ho trascorso buona parte della mia infanzia arrampicata su qualche albero e a spasso per i boschi; forse per quello-oltre che per seguire l’amore- ora vivo in campagna, nonostante continui a lavorare a Torino e questo mi costi ore e ore di viaggio quotidiano. Ma arrivare la sera tra le colline del Monferrato, e sapere che i miei figli hanno la possibilità di crescere tra prati e pioppeti mi ripaga ampiamente della fatica.
Ho da sempre sentito che stare seduta con la schiena appoggiata a un tronco, o sdraiata sugli scogli di fronte al mare, mi rende più semplice fare silenzio e ascoltami. E mi sembra una cosa bellissima e importante.

Ringraziamo Fioly per la gentile collaborazione

“Splendi più che puoi” è un romanzo intenso e affascinante, un flusso di immagini e sensazioni che entrano fino in fondo all'anima, insomma una vera storia, così come quelle a cui Sara Rattaro ci ha abituati. La protagonista è Emma, una donna forte, sicura di sé, che ama la libertà e la vita. Emma è una donna che diventa prigioniera di un uomo, di un aguzzino. E potrebbe trattarsi della trama di un poliziesco, di un thriller, se questo aguzzino non fosse suo marito. Sara descrive una ragnatela di legami e vincoli che rispondono al nome di matrimonio. L'uomo di cui Emma diventa schiava è Marco. Un uomo che nasconde un'animo violento dietro un'apparente maschera di perfezione e che riesce a creare una gabbia di cristallo attorno a Emma, allontanandola dai suoi genitori, dai suoi amici, dal suo lavoro. La situazione precipita con la nascita di Martina, che diventa una nuova arma nella mani di Marco. L'uomo decide si trasferirsi con Martina ed Emma in un paesino sperduto nelle montagne, dove nemmeno i genitori della ragazza possono salvarla, mentre i genitori del marito sanno. Ma non dicono. La determinazione di Emma sarà la chiave di volta per salvare la sua bambina dalla follia di Marco. Il tema dominante di questa storia è proprio la fuga impossibile. Il desiderio di rifarsi una vita e la possibilità che questo diventi un'arma per l'avversario per ottenere l'affidamento esclusivo del figlio minore. Sara Rattaro ripercorre uno a uno gli errori che trasformano una donna in una vittima. Non è facile analizzare l'amore che diventa ossessione, il sentimento che racconta la paura. Il doversi adeguare per salvare la propria vita e quella di un figlio. E' l'inferno della porta accanto, quello che nessuno conosce o meglio, quello che tutti fan finta di non conoscere. Urla trascurate. Lividi nascosti. Isolamento. La strategia di un folle, accecato da una demoniaca lucidità. “Splendi più che puoi” esorta a rialzarsi, a reagire. Racconta una storia terribile, a volte celando la crudezza e la violenza dietro le lacrime infrante di una donna forte e coraggiosa. L'amore ha diverse facce e Sara Rattaro riesce a raccontarle tutte.
Abbiamo posto alcune domande a Sara. Ecco le sue risposte.

Che proporzioni ha il fenomeno che hai raccontato nel tuo romanzo?
La storia che racconto è ispirata per buona parte alla realtà. Tutta la parte buia della vita di Emma e così anche la sua rinascita arrivano dal racconto con una lettrice che mi ha affidato la sua vita perché io la donassi al mondo con la speranza che fosse d’aiuto ad altre donne.


Nella narrazione sembra tu abbia puntato maggiormente i riflettori sulla rinascita di Emma, piuttosto che sul momento più oscuro: é stata una scelta o é avvenuto naturalmente?
Quando ho incontrato la vera Emma era una donna splendente, completamente fuori dal suo passato. Questa è la cosa straordinaria che volevo raccontare. La possibilità di tornare a splendere.


In questa tua storia gli uomini emergono in realtà come soggetti fragili, a partire dal marito, marco, per arrivare al padre di Emma. Qual é la genesi di questo fenomeno? E inoltre, può essere sufficiente la presenza di Filippo per rimediare?
La fragilità maschile è parte importante del problema. L’educazione con cui cresciamo i figli maschi prevede che abbiano spesso paura delle loro debolezze e facciano fatica a gestirle. Sono sovracaricati da obiettivi totalizzanti come essere “quelli con i pantaloni” o i “capifamiglia” o “dover essere quelli che mantengono la famiglia” o “guadagnano di più”. Così di fronte a una donna che non riescono a controllare perdono il controllo. Filippo può rappresentare la parte positiva perché ovviamente ci sono molti uomini che non appartengono alla sfera violenta e che da questi devono prendere le distanze.


A tuo avviso, se dovessi immaginare una prosecuzione della storia, la figlia risentirebbe di quanto vissuto, seppur inconsapevolmente, da un punto di vista psicologico?
Tutti i figli risentono di qualcosa che arriva dal comportamento dei genitori, Martina non fa differenza. Ma la ragazza che ho conosciuto sembrava molto padrona della sua vita e in grado di amare e farsi amare.


Da un punto di vista stilistico in questo romanzo sei sembrata più cruda, quasi rendendo alcuni passaggi più cronaca e meno romanzo. Come nasce questa volontà?
Credo dipenda dalla rabbia che mi ha accompagnata durante la stesura.


Un protagonista occulto della storia é la giustizia, la condanna muta nei confronti delle vittime. Quanta strada c'è ancora da fare?
Tanta. Tantissima. Dobbiamo iniziare dalle nuove generazioni. Dobbiamo insegnare il rispetto di genere e le pari opportunità. Dobbiamo avere più personale specializzato nell’intervenire anche dopo una sola denuncia e imparare a non fare il processo alla vittima.

Spesso le donne maltrattate non denunciano perché non hanno nessuno pronto a sostenerle, e parlo di un punto di vista economico. Esisterà mai un sostegno di stato per queste eventualità? Le associazioni di cui parli nel romanzo si limitano ad ascoltare?
Sarebbe bello e importante che ci fosse. Le associazioni sul territorio sono una realtà molto variegata e purtroppo non hanno sempre una linea comune. Credo facciano quello che possono come ascoltare e fornire un sostegno legale e psicologico.

Una delle paure delle vittime é portare via un figlio da una realtà agiata per finire in una casa famiglia. Sarebbero libere, ma ancora prigioniere e ancora perseguitate. Esiste un vero lieto fine?
È difficile ma dobbiamo crederci. La storia che racconto ha avuto il suo lieto fine, questo è il messaggio più importante. Dobbiamo parlare di possibilità, di vita e di rinascita.

Ringraziamo Sara per la collaborazione, la gentilezza e la professionalità. 

 

Bianca Neve: un bel nome, Bianca, ma che associato al cognome “Neve” suona come uno scherzo del destino e non può che prestarsi a derisioni, risatine. Generalità imbarazzanti per la protagonista, che non vive in una fiaba con sette simpatici nani e un affascinante principe azzurro. La sua esistenza è a zig zag, sregolata e sgangherata, a contatto con i medici: da un lato il suo psichiatra che da molto tempo cerca invano di liberarla dall’anoressia, a suon di psicofarmaci e ripetuti ricoveri;  dall’altro c’è Nico, il suo fidanzato da dieci anni, medico chirurgo affermato e stimato, con cui allaccia una relazione di amore e odio, di avvicinamenti e  respingimenti, di dolcezza e brutalità.


Stare accanto a Bianca è molto faticoso e impegnativo e chi entra in contatto con lei, prima o poi ne esce annientato: le sue giornate sono fatte di manie, ossessioni,  vomito alternato a abbuffate, desiderio di suicidio. Le sue compagne sono Ana e Mia, due amiche nemiche, l’anoressia e la bulimia, che divorano i suoi affetti e distruggono il suo equilibrio. Bianca è capace di gesti impulsivi e illogici: in casa sua gli specchi si rivestono di lugubri teli neri per non guardarsi e nelle sue mani un paio di forbici può diventare un’arma per recidersi le vene o tagliarsi i capelli alla rinfusa, annientando la sua femminilità già scomparsa in un corpo smilzo di quaranta chili.


La fame di Bianca Neve: fame fisiologica come necessità di riempire uno stomaco vuoto, e fame d’amore, bisogno di amare e di essere amata. Ma la giovane rivolge le sue attenzioni verso chi non la vuole, al suo anziano psichiatra, che la considera solo un caso clinico, fallito e irrisolto. E allora lei si fa insistente, asfissiante, ossessiva, al punto da diventare quasi una stalker contro chi la rifiuta.


Bianca è una paziente molto difficile, ribelle e cocciuta: sa di essere malata ma fa di tutto per non curarsi e si prende gioco dei suggerimenti del suo psichiatra: quando lui la invita a scrivere un diario rivolgendosi direttamente a Lei, alla malattia, Bianca pensa che sia un’idea assurda, ridicola.
Come si fa a curare chi non ha nessuna intenzione di guarire? Chi è completamente sordo a qualunque genere di consiglio e terapia?


Scritto con un linguaggio a tratti crudo e aspro, in cui traspare tutta la rabbia e la follia della protagonista, questo romanzo di Rosanna Caraci, pubblicato da Impremix Edizioni, ci trasporta in un mondo, ahimè, molto reale, in cui però la normalità viene schiacciata da Lei, la bestia che alberga nel corpo di Bianca, un corpo che diventa trappola, prigione, inferno, da cui sembra impossibile fuggire via.
L’autrice fa la giornalista e ha lavorato nelle redazioni di importanti televisioni piemontesi, conducendo telegiornali e trasmissioni specializzate. Si occupa di comunicazione politica e istituzionale.

"Gli anni al sole" è un romanzo che racconta una bella storia, intensa, intrigante e affascinante, che attrae dalla prima all'ultima pagina. Una trama che è un fiume in piena, che ci porta a vivere con il protagonista Alain un vortice di eventi ed emozioni. Amori e disamori portano Alain a scoprire molte cose di sé stesso e sulle donne. Queste ultime sono le vere protagoniste di questo appassionante romanzo, sembrano librarsi in volo e allo stesso tempo giacere in un girone infernale. Il protagonista deve partire per un'isola lontana, Chios, per un lavoro richiesto da Mr Boyle, marito benestante di una delle sue tre sorelle. E' proprio per il bene delle sue sorelle e per dare loro una vita migliore che si sacrifica in questa nuova vita. Una situazione che ben presto diventa critica, anche a causa del rapporto con tre sorelle misteriose e intriganti. Qualcosa lega Alain a loro. In questo rapporto ambiguo c'è tutto, sesso, amicizia, forse amore. Perchè è quest'ultimo che infondo il protagonista vorrebbe scoprire. Ciò che più lo avvicina a un amore è il rapporto strano con una prostituta, Sula. Proprio il rapporto con questa donna mette in pericolo ogni cosa. Tutto si complica. La sicurezza delle sue sorelle a Londra e la sua a Chios è a rischio. Tutto precipita. E Alain rischia di allontanarsi per sempre dalla donna che riesce mischiare le carte e rapire il suo cuore. Questa donna si chiama Saskia. “Gli anni al sole” è una storia narrata con stile e maestria, con un ritmo serrato e dinamiche che creano un mistero che calamita l'attenzione senza dare scampo al lettore. Personaggi che incantano e che appassionano, che sembrano possedere sfaccettature più chiare, unite ad altre più oscure, specchio dell'animo umano, sono una delle carte vincenti di questo romanzo. L'autrice è Costanza Lanza, intensa, efficace, e decisamente brava nel tessere una trama ben costruita e a mantenere alta l'intensità della narrazione e quindi a scrivere un romanzo che scava nella mente umana, che mette a nudo le contraddizioni e che mette al centro il sentimento, affrontandolo però quasi come un avversario e facendo luce sulle paure, i pensieri poco trasparenti e sui sogni mancati. Insomma, l'autrice da vita alla vita stessa.

Ecco una breve intervista con l'autrice

Alain é un personaggio intrigante e che possiede tutti i controsensi di ogni uomo, come se il male è il bene potessero davvero coesistere. Questo risultato é frutto di uno studio psicologico o dell'esperienza di vita?

Alain è soprattutto giovane. E' fondamentalmente onesto, volonteroso, capace nel lavoro, ma molto inesperto riguardo alla vita e ai rapporti umani, soprattutto con le donne. E' il risultato del tentativo (mio) di creare un personaggio credibile rispetto alla storia in cui si muove.

Inutile girarci intorno, le donne sono le vere protagoniste del tuo romanzo. Lo sono sotto vari punti di vista e sotto diverse sfaccettature. Tutte diverse, ma a che tutte uguali, per lo meno sotto certi versi. Ma cosa le accomuna davvero? Intrigo, questo concetto é quello che mi viene in mente pensando a questa storia. Eppure c'è molto di più. Un mistero che viene svelato, ma che alla fine sembra rimanere un mistero. É quello di come sia possibile capire davvero gli esseri umani?

Le donne sono sicuramente protagoniste, soprattutto in quanto sono loro che determinano gli snodi narrativi principali. Le accomuna il fatto che sanno quello che vogliono, sono determinate, a fronte di Alain che si arrabbatta un po'.

Intrigo, questo concetto é quello che mi viene in mente pensando a questa storia. Eppure c'è molto di più. Un mistero che viene svelato, ma che alla fine sembra rimanere un mistero. É quello di come sia possibile capire davvero gli esseri umani?

Questa è una storia che fa uso cosciente dei topoi del feuilleton, tra cui c'è anche il mistero e l'intrigo. E' una storia complessa per quel che riguarda l'intreccio, i colpi di scena ma è semplice nel significato, non aspira a significati universali. A dire il vero significa solo se stessa.

Melissa, Marquela, Margherita. Dall'altra parte le sorelle di Alain. Donne alle prese con una guerra invisibile agli occhi, che cercano un ruolo, quasi un compone da recitare nella commedia, o nella tragedia, della vita, che si aggrovigliano come fossero in un girone infernale. In mezzo c'è Saksia, che appare come una speranza, una sorta di Beatrice per Un Dante che si é perso. Il paragone può avere un senso?

Melissa, Markela e Margarita sono le donne al massimo grado di incomprensibilità per Alain, le sorelle sono più domestiche ma comunque tutte sanno quello che vogliono. A me sembra che più che aggrovigliarsi nella tragedia, combinano un sacco di pasticci nella loro testarda ricerca del piacere e della felicità. Inoltre Alain non le ha scelte, né le sorelle né le Kalojannis. Saskia è quella che incontra quando è cresciuto abbastanza, attraverso dure esperienze, da potere forse fare una scelta, ma né Alain né noi la conosciamo ancora. Chi sia Saskia, non si può ancora sapere.

Le figure più oscure di questo romanzo sono invece la chiave narrativa, anche in questo caso sembra tu voglia usare il male per far vivere il bene, sono poi così distanti questi due vertici?

Non mi interessa tanto il concetto di male né quello di bene, nella realtà come nella letteratura. Sono una narratrice, racconto storie modellate sulla vita e i suoi contorcimenti, non do giudizi.

Chios é la metafora di una prigione, di un purgatorio, o forse la parte nascosta di noi stessi, quella in cui tutto accade, che ci cambia, ma senza che che ce ne accorgiamo?

Chios è un luogo che amo moltissimo, dove sono stata un sacco di volte, che mi ha acchiappata e fatta sognare del suo passato e delle storie che vi si sono svolte e annidate tra i lentischi e i monasteri. Chios è un luogo fisico, e forse questo romanzo l'ho scritto per raccontarmelo e illudermi di essere lì.

Mr Boyle, Dimitrios Kalojannis, rappresentano l'emblema del potere. Dell'uomo che p decidere del destino di una donna. Cosa é cambiato da allora, dal periodo che racconti del tuo romanzo e soprattutto, era davvero così sottomessa oppure era più importante di quello che la storia ci ha riportato?

Il problema è sempre uno solo, il potere economico dell'uomo sulla donna. Quando c'era, le donne combattevano come potevano, con armi anche sleali, con l'intrigo, la seduzione, e molte donne sono state importanti. Ma certo che le difficoltà che una donna doveva affrontare erano grandissime, anche se erano sveglie, testarde e coraggiose come le Kalojannis.

La tua scrittura é particolare, più che un romanzo di narrativa appare narrato come fosse un thriller, un giallo, mentre a tratti mi ha ricordato i romanzi di Falcones. É uno stile voluto? Quali sono i generi letterari che prediligi?

Qui non so che cosa risponderti, a me pare di avere scritto come in tutti gli altri miei libri, ma evidentemente la scrittura si adatta a quello che vuole dire. Non ho mai scritto gialli né thriller, né affrontato altri temi di genere, a parte il fantastico che però pratico all'interno del quotidiano, del mainstream. Mi vergogno a confessare, per esempio, che Falcones non l'avevo mai sentito nominare, ho dovuto cercare su internet. Non ho generi letterari preferiti, frequento soprattutto il mainstream ma non ho preclusioni.

Stai lavorando a un nuovo romanzo? Raccontaci qualcosa del tuo editore, Buckfast.

Al momento sto lavorando a un racconto per un'antologia a tema. Il mio editore Buckfast è in realtà un'editrice molto giovane e coraggiosa, Elisa Labanca, che ha cominciato da poco e mi ha invitato a condividere con lei un'avventura che sono sicura la porterà lontana. Sono piena di ammirazione per una ragazza che di questi tempi ha voglia di rischiare in un campo difficile come l'editoria, e sono molto onorata e felice di stare nel suo catalogo, in cui ci sono testi piuttosto raffinati in piemontese, raccolte di poesie e altro. La sua pagina è https://www.facebook.com/buckfastedizioni/?fref=nf

 

Erba Volant é un saggio che racconta una storia, lo fa con molta semplicità e intrigando il lettore su temi veramente innovativi. Analizza le dinamiche della biologia delle piante per scoprirne man mano la complessità e le particolarità, puntando a far capire quanto wuesti meccanismi possano essere utilizzati per le attività di tutti i giorni, per lavorazioni industriali. Come se esistesse un mondo parallelo, ma di cui noi non siamo a conoscenza. Proprio per questo il "protagonista" di questa storia di imbatte in esemplari di vegetali che espongono le loro attività e caratteristiche. Originale, interessante, adatto a un pubblico attento e curioso. Sicuramente istruttivo e mai banale. Scrivere un saggio non é facile, ma in questo caso ci troviamo di fronte a un'opera di divulgazione scientifica scritta con un linguaggio semplice e diretto, completo di metafore e parallelismi che lo trasformano in storia con tanto di trama. La dinamica dell'intervista é quanto mai funzionale per una narrazione fluida e completa. Consigliatissimo.

Per chi ama gli animali, li rispetta e ne ha uno in casa, questa lettura non può mancare tra gli scaffali della propria libreria domestica.


Pedro ci racconta la sua storia da quando è un cucciolo pieno di energie a quando invecchia, sente il peso della sua età e le forze lo abbandonano. All’inizio Pedro vive in semilibertà in una fattoria in cui il suo padrone è distratto e brusco; l’umano, come lo chiama lui, emana cattive emozioni e tradimento. Infatti l’umano lo tradisce, ma dopo l’abbandono Pedro ha la fortuna di trovare una mano capace di mille carezze e di dargli un’educazione, imparando numerose regole di comportamento. Ecco che Pedro diventa un “gentil cane” dai modi signorili, rispettoso delle norme, protettivo con i suoi simili, sensibile al punto da cogliere le emozioni di gioia e di dolore del “branco” di umani che lo circonda. A seconda delle circostanze è un perfetto cane da salotto, da guardia e da pastore quando controlla il suo piccolo gregge familiare. Pedro è un cane buono anche quando la famiglia di umani si arricchisce di nuovi membri, caldi fagottini che vanno accolti con delicatezza e su cui occorre vegliare perché indifesi. Poi i cuccioli umani crescono e diventano divertenti compagni di giochi.


Osserviamo la realtà attraverso i suoi occhi canini e ne percepiamo gli odori, i profumi attraverso il suo olfatto sviluppato. Lo seguiamo nelle sue azioni quotidiane fatte di rotolamenti nella terra e nell’erba, sonnellini, corse a perdifiato, cattura di lucertole, inseguimenti dietro ai gatti, scorribande per la campagna e in riva al mare fra gli spruzzi dell’acqua salata. Poi c’è l’istinto, più forte dei richiami della padrona: scocca la scintilla con le cagnoline e le scappatelle romantiche sono tentazioni irresistibili.


Nei suoi pensieri di cane intelligente l’automobile diventa ”una grossa scatola di ferro” , la strada pericolosa che non va attraversata si trasforma nella Pedroviadallastrada e il termine “puzza” coincide con un odore sgradito al naso umano ma non ne capisce il perchè . Un linguaggio ricco di vezzeggiativi, diminuitivi, di parole coniate dal cane come se fosse un bambino.


Una lettura agile, scorrevole, che tocca le corde del cuore di chi adora gli animali, ma che ha da insegnare tanto anche a coloro che maltrattano e disprezzano il mondo animale. Una fiaba moderna e al contempo una storia vera, vissuta in prima persona dall’autrice, in grado di emozionare grandi e piccini.

La protagonista del noto romanzo "il suggeritore" Mila torna a combattere contro il male che ha dentro. Una lotta contro l'oscurità e un temibile avversario. Un serial killer: il signore della buonanotte. Carrisi pone il lettore di fronte alle paure più ancestrali. Una storia da leggere tutto d'un fiato.
‪#‎lipotesidelmale‬
‪#‎donatocarrisi‬

 

 

Un romanzo tagliente, che entra con violenza nelle dinamiche psicologiche di ognuno di noi, nel lato oscuro. Roger Brown é un protagonista strano, anomalo, a volte cattivo. Umano, insomma. Jo Nesbo crea un nuovo eroe al contrario.
#ilcacciatorediteste
#jonesbo

Un thriller che rievoca la storia del Graal, in particolar modo nelle leggende che conducono nella Francia del sud. Una giovane archeologa scopre qualcosa di importante. La sua storia si dovrà intrecciare con quella di Aläis, un'altra giovane donna vissuta ai tempi della crociata contro i catari, il cui compito era stato importante: salvare i codici del labirinto. Una trama appassionata, sia dal punto di vista storico che narrativo.
‪#‎icodicidellabirinto‬
‪#‎katemosse‬

 

 

 

 

 

Dopo aver letto e parlato del romanzo "La ricetta segreta per un sogno" mi è venuta voglia di scoprire qualcosa di più su Valentina. Ecco una breve intervista:

L’isola del Titano è il suggestivo scenario del romanzo e ogni suo angolo meriterebbe di essere immortalato in una fotografia. Anche tu, come la protagonista, sei approdata su questo lembo di terra praticamente sconosciuto al turismo di massa? Per te ha un significato particolare questo luogo?
L’isola del Titano è un luogo dell’anima, la mia personale isola che non c’è. È il luogo dei miei ricordi d’infanzia, della Sardegna in cui andavo tutte le estati in vacanza con la mia famiglia, nella casa dei nonni materni. È un luogo magico, che ho voluto regalare a tutti coloro che leggeranno la storia di Elettra.

Il libro si colloca a metà strada tra un romanzo d'avventura e uno di formazione. Da un lato le pagine si popolano di sussurri, passi nei corridoi del convento, messaggi minatori ritrovati sotto la fessura della porta …Dall'altro lato Elettra ritrova poco a poco se stessa, diventa un'altra donna e sembra riscoprire l'emozione dell'amore. Ti riconosci in questa definizione?
La ricerca è un tema molto sentito nel romanzo e si manifesta sia all’esterno di Elettra, con la sua ricerca delle radici, sia all’interno di lei, con una crescita e una scoperta di sé più profonda, perciò concordo pienamente con questa lettura.

Le ricette per preparare dolci occupano un posto rilevante nella storia. Dalle pagine sembra sprigionarsi il profumo e il sapore di delizie da pasticceria. Da ciò che si legge nella tua breve biografia dell'edizione Garzanti, sei una cuoca appassionata. Proprio la gioia, l'amore nell' impastare diventa l'ingrediente segreto per la buona riuscita del piatto. Quando e come nasce il tuo interesse per la cucina? C’è un dolce tra quelli menzionati nel romanzo che preferisci?
Il mio amore per la cucina nasce sin dall’infanzia, quando aiutavo mia madre a preparare la torta al cioccolato, o quella di mele che adoro. È stato un battesimo, un’illuminazione, per me, che nella cucina leggo molto più di una buona miscellanea di ingredienti. C’è la vita, e tutta la gamma di emozioni in un piatto cucinato con amore, e tutte le ricette all’interno del romanzo lo sono. Perciò non mi chiedere di scegliere la mia preferita, non ne sarei capace!

Il convento in cui Elettra trova rifugio rischia di essere trasformato in un hotel di lusso dall'avido sindaco dell'isola. Per fermare le sue speculazioni, la protagonista e gli altri personaggi lottano per salvare il suo destino, uniti da uno spirito di grande collaborazione. Vuoi commentare la solidarietà che si instaura tra di loro?
La solidarietà è un valore che oggi sembra essersi perso, per questo ho sentito il bisogno di parlarne. Ciò che oggi si stenta a capire è che il valore di una comunità è molto più potente della forza del singolo. Si possono raggiungere obiettivi insperati, se si uniscono le forze, ed è quello che cerco di comunicare attraverso le sfide che Elettra e le donne del convento affrontano insieme.

Ritornando sul tema culinario, il tuo racconto intriso di ricette e profumi mi ricorda il romanzo di una scrittrice messicana, Laura Esquivel, dal titolo Como agua para chocolate : ogni capitolo si apre con una ricetta che la protagonista Tita prepara con mano esperta nel suo regno domestico, la cucina. E sovente le sue pietanze assumono poteri speciali, impregnandosi di realismo mágico. Conosci quest’opera? Hai avuto occasione di leggerla?
La conosco e, in quanto ex studente di lingua spagnola, ho avuto il privilegio di poterla apprezzare nella sua lingua madre. Il realismo magico è una corrente che mi affascina molto, e che indubbiamente è presente anche nella storia di Elettra.

Escludendo la protagonista Elettra, nella trama si muovono numerosi personaggi: l’enigmatica Lea che ha rilevato il convento, la cupa e scontrosa Dominique, l’atletico e magnetico pescatore Adrian con la sua vocazione artistica … A quale figura sei più legata?
A tutti e a nessuno. I personaggi sono per me come degli amici, quelli con cui esci il sabato sera a bere qualcosa e ti racconti gli episodi importanti della settimana. Sono legata a ognuno di loro, e sono grata di averli incontrati lungo il mio cammino.

Grazie a tutti i lettori e a te per il tempo che hai dedicato a me e alla Ricetta segreta per un sogno!