Le mosche divorano il mondo.

Pezzi di vetro,schizzi di sangue.Cantava qualcuno.I rigetti su ciò che nuoce.La noia e arrendersi dal cerchio di questa vita,che si taglia in due come una mela.Ed il lato più bello di una mela cade sui campi di grano irti ai mattini estivi.Ed il lato più brutto di una mela casca sul mondo,che di contro lo inghiotte come una voragine.Lo stomaco del mondo si apre in due e i denti aguzzi tagliano la gola sofferente.Cola come acido e logorante fastidio di un pianeta cieco.Carico di fantasie.Condottieri felici che trainano una scure d’oro.Il palato amaro e dolce.Un morso schifosamente marcio alla mela di cui prima.Mela maledetta.Sofferenza che alimenta le menti umane.Un clone che si spappola sull’asfalto.Rivoluzione di quelle vene arrossate.Circolano al rovescio.Bendate.Amare fantasticherie proibite.Ed il mondo che non guardiamo marcisce come pesca che cade sul terreno e divorata dalle mosche.

Il cane

C’era un cane, abbaiava contro le fredde ringhiere del balcone, d’autunno.
Continuava con insistenza, voleva scendere, voleva correre. Era troppo piccolo lo spazio in cui passava i suoi giorni.
Non gli bastavano le passeggiate che saltuariamente gli venivano concesse dal padrone, nel campo di sotto, dove incontrava altri cani che subivano il suo stesso destino.
E ogni torno tornava a sbraitare, facendosi sentire dagli altri cani sui balconi vicini. Ma erano tanto distanti, non potevano capirsi chiaramente. Solo durante le rare passaggiate, capitava loro di incrociare i tristi sguardi e capire di essere condannati allo stesso triste destino. In quei pochi attimi, tornavano a brillare i loro occhi, prima che il rispettivo padrone strattonasse il collare per la fretta di tornare alla vita di tutti i giorni.
Venne la primavera, il cane morì, non aveva più fame, non voleva continuare a vivere.
Quel cane è la nostra curiosità, la nostra indole, il nostro io.
E’ continuamente ucciso dalla quotidianetà, dalla ripetizione, dagli impegni.

Devi lottare per i tuoi ideali,sempre.

Poiché quando al sognarsi.Siamo d’esser folle menti.Oscuranti scarabocchi.Derivanti alla deriva.Come quasi che sembriamo.Delle stelle di mar mossi.Quel che spesso quelle onde.Han lasciato come niente.Sulla sabbia.Abbandonati.E intrecciarsi come fulmini.Di che fulmini.E l’elettrico.Poi lasciarci di assonnati.E siam noi e siamo assonnati.Mai a perder di giammai.Gli ideali.Come sogni.

Censura : una storia iraniana difficile

‘CENSURA’ é il titolo di un libro che ho avuto il piacere di acquistare qualche giorno fa.E’ un libro triste,per vari motivi.La sua copertina si dipinge di uno scuro color porpora.Su di essa si staglia una mano che par ti chieda di fermarti ad acquistarlo.Scrivo di un libro difficile,un libro infelice non per la storia che racconta ma per la storia che in realtà lo avvolge.L’autore di questo libro é uno scrittore iraniano contemporaneo di nome Shahriar Mandanipour.Il libro é stato attualmente pubblicato in America poiché scrivere in Iran a tutt’oggi é come andare al patibolo.La storia che l’autore narra é una storia d’amore da un lato felice e da un lato soffocata.Si tratta della storia d’amore di Sara e Dara,due pseudonimi che l’autore ha volutamente inventato.In Iran innamorarsi é un peccato mortale,un’offesa grandissima che gli uomini fanno a Dio.Il che é sicuramente un paradosso,poiché Dio é in se l’idea dell’amore,nient’altro.Ancora adesso in territorio iraniano le donne e gli uomini non possono trascorrere da soli un pomeriggio insieme se non con la presenza di parenti.I marciapiedi sono assegnati alternativamente ai due sessi,così durante il mattino agli uomini é consentito passeggiare sul lato destro della strada,mentre alle donne é concesso farlo sul lato sinistro e viceversa nel pomeriggio perché uomini e donne non si sfiorino nemmeno con un dito.Agli innamorati ‘disertori’ é proibito lanciarsi dolci sguardi d’amore.Gli scrittori non hanno alcuna libertà : tutte le loro opere infatti sono costantemente revisionate,corrette e talvolta anche riscritte qualora si ritenessero offensive e allusive o si pensasse di pubblicarle.In un paese in cui la parola ‘seni’ offenderebbe la morale islamica,Shahriar Mandanipour si ribella e con tono ironico sfida i suoi censori nonostante conservi nel cuore il rammarico di non poter pubblicare la sua opera nel proprio paese di origine.’Gli scrittori non devono esistere.La scrittura é l’arte più immorale che possa esistere al mondo’- dicono in Iran.Ancora una volta vi chiedo,dov’é in tutto questo la libertà?Ha sapore di niente,non esiste,é insipida.

Che sia con te questo tempio di giada

 

Purpuree attese conservo

in preziosa resina

scrigno che ci contiene

e consegna al domani

guscio ambrato

velata visione di noi

occhi estranei si specchiano

ma tuo e mio è il rifugio

non c’è vento che asciughi

le liquide parole

sulle nostre lingue

non c’è pioggia che sciolga

il sigillo apposto sul cuore

rubino di ceralacca

che sia tempesta

bufera

o tornado

che sia la fine di tutto

ma che sia con te

questo tempio di giada

Da sogno a realtà

Trattengo sulle labbra il sapore di un sogno

scorto piegato tra gli anfratti bui della notte

bagliore di luna il tuo sorriso

stelle accecanti i tuoi occhi

lo spiegano e lo mostrano a me

abbagliante realtà a destarmi dal sonno

cade dalle ciglia la timida speranza

riempie le mani di dolci carezze

a levigare il domani

che seta ci scorre tra le dita

intrecciate

le mie alle tue

in un preludio di nuova alba

e vestendomi solo d’aria

respirando l’odore di un nuovo mattino

mi incammino con te

verso notti che non fanno più paura

La libertà,che vogLiamo.

Siamo aquile
Con la voglia
Di sparire
Sai son cerchi
Oltre il mondo
Quella voglia
Di sentirsi
Come navi vagabonde
A scoprire
In modo qualche
Che gli uomini
E le donne
Si sian fatti
Come fiori
Liberanti
Le catene
Hanno scelto
In raccontarsi
Le tristezze
Che son padrone
A questo mondo
Or e ormai
Sbiadito assai
E siamo aquile
Canticchianti
Era ed é in ora
Odio grande del
Silenzio
E siamo aquile
E vogliamo
Esser liberi.

Appartieni al mondo,come opera d’arte

Gina Pane é un’artista che ha esposto il proprio corpo agli occhi di tutti,come una vera e propria opera d’arte.Nelle posizioni più strane e a volte incomprensibili ha voluto stupire gli spettatori anche se a questi é stato difficile interpretarne il senso.Quello che a questo punto ci si chiede é che cosa effettivamente sia l’arte.Se osserviamo la natura,é chiaro,ma talvolta è dato per scontato,che tutto ciò che ne fa parte é frutto di magia e creazione artistica fantasiosa.E’ dunque giusto dire che la realtà si fa arte?Sicuramente si.E’ possibile affermare questo solo grazie alle Avanguardie artistiche,quali quelle cubiste o dadaiste o ancora espressioniste,che sono nate agli inizi del ‘900 e si sono distesi sul mondo come una macchia d’olio,dall’Europa in America,in un continuum.L’arte diventa realtà,essa é dentro il quadro.Cos’è un quadro?E’ forse giusto dire che l’arte sia solo circoscritta all’interno di una cornice?La risposta é no.Se i cubisti hanno scomposto la realtà e solo dopo l’hanno messa direttamente sulle tele,vuol dire che la realtà o non esiste o addirittura è tangibile.Tutto questo per ricordare,ancora una volta,che la realtà la si può cambiare.La realtà é manovrabile,diviene opera d’arte e insieme a lei,ciascuno di noi.Siamo noi che apparteniamo al mondo,e non viceversa.