Intervista ad Amelia Tipaldi, autrice di “Come si fa il latte della mamma?”

Abbiamo parlato del nuovo libro “Come si fa il latte della mamma” di Amelia Tipaldi e Carlotta Passarini. Ecco una breve intervista all’autrice del testo Amelia
Mamma, raccontami una storia

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata già dieci anni fa con la nascita del mio primo bambino,
cercavo libri per bambini che parlassero di allattamento, ce n’erano
pochissimi.
Si vedevano soprattutto neonati con ciucci e biberon. Ho pensato che mi
sarebbe piaciuto scrivere un libro per bambini che mostrasse la mamma
allattare.
Nel frattempo ho avuto altri due bambini e sono diventata consulente alla
pari per l’allattamento al seno.
Una notte di un anno fa circa ho scritto una poesia che rispondeva alle
domande che fanno i bambini e le mamme sull’allattamento.
La poesia ha avuto un grande successo su Facebook ed è arrivata al Leone
Verde che ha deciso di pubblicarla.

A chi è rivolta la tua opera?

Il libro è per i bambini che si pongono domande tipo da dove viene il latte
della mamma? Domande che si pongono ad esempio quando nasce il fratellino.
Ma è un libro adatto anche alle mamme che allattano e alle mamme in attesa
per augurargli un buon allattamento.

Affronti il tema del senso di colpa della mamma, sia quando ha paura che non
potrà allattare, sia quando non sa quando sia il momento giusto per
smettere, esiste un momento giusto per ogni cosa?

Ogni allattamento è una storia a sè, io stessa ho allattato i miei tre
bambini e con ognuno è stato diverso, durata, approccio ecc.. ogni mamma sa
cosa è meglio per sè e per il suo bambino.
Spesso invece molti interferiscono dettando tempi e modalità e questo crea
ansie e sensi di colpa.

Ci racconti perché hai scelto un formato che unisce parole e immagini
(splendide, tra l’altro)?

E’ stata una scelta naturale, la poesia è una forma di comunicazione molto
versatile e se affiancata da illustrazioni viene arricchita ancor di più di
emozioni che restano indelebili.
Le illustrazioni per i bambini più piccoli può offrire ulteriori spunti di
riflessione e per le mamme può essere una fonte di ispirazione.

Qual è il consiglio che senti di dare a una neo mamme che si appresta ad
allattare?

Di avere fiducia in se stesse e nel proprio bambino e nel caso si avesse
qualche difficoltà iniziale non aver paura a chiedere il supporto di
esperti.

Ti vedremo in giro prossimamente per parlare del tuo libro?

Il 19 ottobre sarò all’ospedale di Settimo Torinese durante il convegno
“Gocce di Latte”
Alcune associazioni di sostegno alle mamme mi hanno chiesto di presentare il
libro nelle loro sedi, stiamo definendo le date.
Vi terrò aggiornati di sicuro.

Ringraziamo Amelia per la gentile collaborazione.

Il calore della neve di Sabrina Grementieri – Anteprima

Il calore della neve: un ossimoro nel titolo che si rispecchia in copertina. Un giovane volto femminile lentigginoso incastonato in riccioli ramati che contrastano con il maglione di lana azzurra. Il viso di Angelika. Il rosso e il blu: una tonalità calda contro una fredda.
Dal 23 ottobre in libreria e presto sul blog #causaedeffetto.

#sabrinagrementieri #ilcaloredellaneve #letture #recensioniromanzi

Parliamo del film “Inferno” con Tom Hanks

#Inferno è un film che non da tregua, proprio come il romanzo di Dan Brown la trama avvolge e le scene di susseguono tra inseguimenti ed enigmi e ambientazioni mozzafiato. Il tema è affascinante: il sovraffolamento del pianeta e un virus pronto a risolvere il problema. Robert Langdon sembra fuori gioco, ma ad aiutarlo arriva Seanna. Una corsa contro il tempo, che lascia senza fiato.

Recensione del film “Steve Jobs” di Danny Boyle, con Michael Fassbender e Kate Winslet

Parliamo del film Steve Jobs, una pellicola sicuramente particolare e molto attesa dal pubblico che maggiormente ha seguito le imprese di un personaggio importante del mondo della tecnologia moderna. Il film racconta tre momenti, gli attimi precedenti a tre delle presentazioni che con il senno di poi hanno fatto storia. Tanti dialoghi, tante discussioni concitate, pochi minuti che durano un’eternità. Un vortice di questioni che devono necessariamente concludersi in poco tempo ma che in realtà si trascinano in tutto il film. Un teatrino semi straziante tra il protagonista, la madre di sua figlia e, appunto, sua figlia. Rapporti conflittuali che non riescono a nascondere grandi forzature con la finalità di descrivere Jobs come un uomo che “tutto sommato” aveva un gran cuore. Molti sono i temi spietatamente informatici trattati un po’ maldestramente, comprensibili per chi li conosce, molto meno per chi non li tratta. Parlare di velocità di un processore si può fare, ma non in quel modo. Detto questo il film riesce a essere scorrevole, forse grazie al continuo ricorso al flashback. La trama però risulta troppo forzata e si da troppo per scontanto della vita di Jobs. Si parte dal presupposto che tutti già conoscano la sua storia, quella vera. Si tratta di un punto di vista, di una rotta che parte bene ma che poi si perde. Sicuramente il rapporto con la figlia rende la storia più gradevole, ma ci si continua a chiedere per tutto il film “ma sarà stato poi davvero così?”. E’ un film, d’accordo, ma che sembra troppo lontano dalla realtà. Il risultato è che il film non convince, pur guardandolo con l’occhi di chi l’informatica la conosce e che ha letto diverse biografie in merito. E ascoltando i pareri dei non addetti ai lavori, convince ancora meno la platea più ampia. Quindi il film sembra essere più un bell’esercizio di stile del regista Danny Boyle e dei due attori principali Michael Fassbender e Kate Winslet. Un film molto atteso, ma che si rivela deludente.

 

#Parliamodi “Quo vado”, il nuovo film di Checco Zalone

Si parla così tanto del film “Quo vado” di Checco Zalone che mi è venuta voglia di andarlo a vedere. Il film è molto divertente e gioca talvolta in modo spietato e talvolta in modo più surreale sui luoghi comuni degli italiani. Zalone ironizza, spesso con sarcasmo, sulla cultura del posto fisso e sulla politica rendendo ridicolo il tanto osannato privilegio. Riesce a far ridere sui vezzi fino a spingersi quasi a ridicolizzare i contenuti. Il protagonista viene messo in mobilità dall’ente pubblico in cui lavora e a causa di un’azione di mobbing (perché si chiama così) viene delocalizzato in diverse località affinchè scelga di firmare le dimissioni dal “posto fisso”. Quest’ultimo viene così associato a qualcosa di negativo, di antico, a un privilegio, appunto. Il protagonista viene mandato a lavorare al Polo Nord dove si innamora di una ragazza ambientalista che lavora come ricercatrice, qui diventa “più civile” e riesce a vedere il mondo da un’altro punto di vista. Un punto di vista che man mano si allontana da quello degli italiani. Ho letto molte cose su questo film, alcuni dicono si tratti di un filmetto, altri di un’opera di alta cultura, altri ancora ne trovano un significato politico. Io ci vedo un po’ tutte queste cose. Fa ridere, e non é un male. Fa riflettere, e non é poco. Rende un’idea molto “renziana” del lavoro e della cultura. Stringe l’occhio alla politica di oggi e cerca di rendere obsoleta la politica democristiana? Credo che consapevolmente o inconsapevolmente lo faccia. Tutto sommato si esce dalla sala quasi pensando che un posto oserei dire stabile più che fisso sia un privilegio, che sia il contrario della libertà e che sia sempre frutto dei favori di una vecchia politica. Un punto di vista dissacrante ma molto attuale, talmente attuale da essere diventato popolare. E questo spiega il successo di questo film. Se per un attimo ignoriamo la distribuzione massiccia di questa pellicola prodotta da Mediaset può sembrare un successo raggiunto per caso, ma se non lo facciamo il pensiero cambia. Zalone si dimostra ancora una volta intelligente e furbo con una comicità acuta e non banale pur sfruttando la banalità dei luoghi comuni. In generale la pellicola é gradevole e la trama é ben costruita, il risultato é del tutto positivo. Un film da vedere. Concluderei evidenziando che “Quo vado” è un film di evasione e non un trattato sociale e politico, come tale è giusto faccia ridere e riflettere, meno che venga strumentalizzato per definire il giusto dallo sbagliato, il corretto dallo scorretto. La cultura dalla non cultura. L’arte in tutte le sue vesti e applicazioni deve creare delle reazioni e Zalone è riuscito nell’intento.

 

Terzo canale – Avventura a Montecarlo con The Trip

Si tratta di un film road-movie del 1970, con protagonista la rock-progressive band The Trip di Joe Vescovi (scomparso recentemente), che si muove tra situazioni e scenografie hippy, sospeso tra musica, ironia e comicità, trattate con un gusto tipicamente italiano. Il film si divide in due parti, quasi fosse stato scritto da autori diversi. Nella prima parte i tempi comici sono più lenti, mentre il montaggio segue un ritmo veloce ed essenziale, nella seconda emerge il lato commedia, con un improbabile legame narrativo affidato a Mal, punto di riferimento per lo sconclusionato viaggio del gruppo di musicisti alla ricerca di Montecarlo. Quando tutto sembra finito e anche le gag si sono esaurite, il film si trasforma in documento o, per meglio dire, in “testimonianza”. Montecarlo diventa Roma e più precisamente le Terme di Caracalla, dove si sta realmente svolgendo il 1° festival rock Italiano, con The Trip tra i protagonisti.


Il film, diretto da Giulio Paradisi (per molti anni aiuto di Federico Fellini), rivisto con gli occhi di oggi e slegato dal contesto sociale e politico degli anni ‘70, acquista uno spessore diverso, riuscendo a fare apprezzare situazioni grottesche al limite del paradosso, rappresentando il passaggio dal periodo beat a quello del rock progressive italiano. Qualche “visione” felliniana del regista (gli uomini che fanno le uova), la futuristica fotografia di Gianfranco Romagnoli e la colonna sonora dei New Trolls, fanno passare in secondo piano qualche ingenuità narrativa.

La pellicola fu voluta da Alberigo Crocetta (manager e proprietario del Piper di Roma), con l’obiettivo di fare conoscere gli artisti della sua “scuderia” che compaiono nel ruolo di se stessi. Ecco spiegato come possano coesistere nella stessa trama il gruppo di Joe Vescovi, Mal e i Ricchi e Poveri. Compaiono e cantano anche Jody Clark, The Primitives, Four Kents e Sheila. Nel 1970 la Rca pubblicò un album con dieci brani tratti dalla colonna sonora del film.

Terzo canale. Avventura a Montecarlo” di Giulio Paradisi, con i musicisti della band The trip, Mal, i Ricchi e poveri, road-movie, 1970, Italia.

Il film è disponibile su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=RCOgmh86PSo

La carna trist

Marisa Vallone, nata a Bari nel 1986, è la regista del cortometraggio “La carna trist”, che è stato il suo saggio di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia. In precedenza aveva realizzato documentari e corti, tra cui “Sotto il cellophane” del 2012, selezionato in numerosi festival cinematografici.

Il film è interamente ambientato in Puglia nel 1956, in una zona rurale dai colori rossastri tipici della terra di questa bellissima regione. I dialoghi sono esclusivamente in dialetto pugliese definito “ritmato ma fluido”.

La prima scena del cortometraggio mostra l’arrivo di un uomo, che corre e il sorriso divertito di Lucia, che si trasforma in espressione seria e preoccupata. Si tratta di un mutamento significativo, da divertito a impaurito, da illusione a consapevolezza, da idealismo a realismo. Una doppia chiave di lettura, che accompagnerà tutto il film, sia nella trama sia nei personaggi.

Lucia, la protagonista (interpretata dalla brava Maria Stella Cassano), vive in una famiglia lontana dalla religione, tanto che il prete del paese le rivela, che non avrebbe voluto neppure battezzarla. L’anziano padre è un comunista ateo, che svolge un importante ruolo all’interno del partito locale. La figlia, invece, è cresciuta con gli insegnamenti di Don Antonio e in una discussione col padre gli confessa che crede a una vita dopo la morte. Forse spinto dalle parole della figlia ma ancora più dal sopraggiungere della morte, il padre esprime il desiderio di confessarsi. Lucia corre in cerca di un prete, contenta della decisione del genitore. Nel viaggio alla ricerca del sacerdote la ragazza troverà soltanto chiusure e porte chiuse, portandola sempre più lontano dalle sue certezze e, purtroppo, anche dal padre morente.

La carna trist na’ vol manc Crist” è un’espressione dialettale garganica usata allo scopo di commentare il comportamento di qualcuno che ha commesso malefatte. Letteralmente, la carne triste non la vuole neanche Cristo. In qualche modo, chi fa uso di questa frase “prevede” il futuro dell’anima della persona cui si riferisce, affermando che la sua anima non sarà gradita a Gesù Cristo.

Uno dei primi personaggi a entrare in scena è Minguccio, che si offre di aiutare la ragazza dandole un passaggio in bicicletta. L’uomo rappresenta l’indifferenza che circonda la protagonista, infatti, quando la bicicletta si rompe, invece di reagire pensa soltanto ad apprezzarla fisicamente. Una donna anziana alla ricerca di una scarpa osserva da lontano i due, la sua presenza nella storia è una contrapposizione e simboleggia l’aspetto mistico di quel mondo rurale. Minguccio e la vecchia sono l’opposto l’uno dell’altro e non è un caso che si trovino con Lucia nello stesso luogo, tra strade isolate e sterpi.

Il lavoro di regia e di scrittura è basato sulla caratterizzazione dei personaggi e di quello che raffigurano. Il fulcro attorno al quale si muove tutto è Lucia, che difende le proprie idee e la sua libertà, consapevole però della sua fragilità, proprio come le lumache che lei ruba alla terra e che come lei hanno bisogno di un guscio per sentirsi protette. La forza della ragazza, il suo guscio, è la fede, messa a dura prova sia dalla madre, che l’accusa delle gravi condizioni del padre sia dagli stessi sacerdoti, che rifiutano di impartire il sacramento della confessione, in virtù di una coerenza terrena che nulla ha a che fare con la misericordia e il perdono. Nella scena finale Lucia incontra nuovamente la donna anziana, che ora ha tutte e due le scarpe, come i due percorsi che hanno accompagnato la ragazza prima di rendersi conto che il guscio si è definitivamente rotto.

In soli venti minuti Marisa Vallone è riuscita a sviluppare un racconto apparentemente “antico” e con temi lontani dal sentire odierno; la padronanza del linguaggio cinematografico le ha consentito di realizzare una storia costruita su metafore, che ha il merito di rendere evidenti le contraddizioni e la confusione del tempo attuale.

I suoni, i colori, i rallenty fanno parte del racconto, il rumore che fa il prete mentre mangia i lupini ha un motivo di essere, così come il canto delle cicale nell’assolata campagna pugliese o i sorrisi ironici delle due ragazze che Lucia incontra nel finale. Tutto è adottato in funzione narrativa, esasperando contrasti e sintonie, fornendo allo spettatore molteplici chiavi di lettura, indispensabili per comprendere i diversi piani in cui si muovono i protagonisti.

Gran merito della riuscita del film è anche degli attori: Maria Stella Cassano, Franco Ferrante, Pinuccio Sinisi e Tiziana Schiavarelli; notevoli le musiche scritte da Mariano Paternoster, autore anche della colonna sonora del precedente film della Vallone.

#GreenItalia: Angelo Bonelli, segretario dei Verdi Europei, ci racconta il suo programma elettorale

La campagna elettorale dei Verdi Europei è stata importante su tutti i media, abbiamo posto alcune domande al segretario dei Verdi Europei in Italia, Angelo Bonelli. Ecco l’intervista.

I Verdi Europei propongono un modello di crescita sostenibile, secondo il vostro punto di vista, come giudicate il quadro normativo ambientale in Italia?

Il problema dell’Italia è il rispetto delle leggi, l’assenza di controlli e la legalizzazione delle illegalità che hanno devastato il territorio (penso al condono edilizio). L’Italia ha il record in Europa di procedure d’infrazione per la violazione delle direttive europee e leggi in materia ambientale. Quello di cui l’Italia avrebbe bisogno sarebbe l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale. Purtroppo due mesi fa la Camera dei Deputati con il voto favorevole anche del M5S ha approvato una pessima legge che rischia di far saltare molti processi ambientali tra cui quello dell’Ilva di Taranto. E’ stato introdotto il reato di disastro ambientale che può essere applicato solo se il danno ambientale è irreversibile. L’irreversibilità del danno è impossibile da dimostrare e quindi il reato non si può applicare. Non è un caso che questa legge sia stata approvata all’unanimità.

Tema idrogeologico. Ritenete opportuno allargare dal punto di vista normativo l’utilizzo del principio di “invarianza idraulica” (ovvero creare vasche di laminazione laddove si realizzano nuovi insediamenti, così come richiesto in diversi strumenti urbanistici vigenti?

Non si deve costruire nelle aree a rischio idrogeologico e di esondazione, che sono le naturali aree di contenimento delle acque dei fiumi, torrenti. Un piano urbanistico è obbligato a considerare questi aspetti. Purtroppo molti comuni autorizzano edificazioni in luoghi a rischio e i disastri raccontati dalla cronaca di questi ultimi anni lo dimostrano.

Qual è l’attuale situazione rispetto all’uso e al consumo di suolo? E come intendereste muoversi, sia in Italia che in Europa?

L’Italia ha bisogno di una legge che dica stop al consumo del suolo, tuteli le aree agricole e punti all’utilizzo del patrimonio edificato abbandonato o da riqualificare. In Europa bisogna lavorare a una specifica direttiva che vada in questa direzione che dovrà essere recepita dagli stati membri.

Caso Ilva. Cosa ne pensate? Come creare un sistema produttivo lontano dalle logiche di reciproco controllo che poi non controlla i controllori? Serve maggior etica o una regolamentazione più ferrea?

L’Ilva è l’esempio dell’ipocrisia di una certa sinistra che al governo della regione Puglia ha ingannato i cittadini dicendo che avrebbe contrastato l’inquinamento da diossina, invece concordava le leggi, come dice la procura di Taranto, con la dirigenza Riva e la famiglia RIva. Taranto è l’esempio anche di un sistema corruttivo e concussivo che riducendo i controlli non ha esitato a vendere la salute dei tarantini. Sono stato candidato sindaco a Taranto e oggi sono consigliere comunale, in questa città c’è un’emergenza sanitaria non affrontata come dovrebbe. C’è un’emergenza occupazionale che ha portato oltre 1.000 tra agricoltori e mitilicoltori a perdere il posto di lavoro senza che un sindacato li difendesse. Il futuro di Taranto è senza Ilva e si costruisce attraverso la conversione industriale come accaduto a Bilbao, istituendo un’area no tax per realizzare centri produttivi ad alto contenuto tecnologico, per la produzione, per l’innovazione e realizzando le bonifiche applicando il principio “chi inquina paga”. Questo nostro progetto porterebbe 30.000 nuovi posti di lavoro. Il 19 giugno prossimo ci sarà l’udienza preliminare per il processo Ilva dove il giudice deciderà sul rinvio a giudizio per concussione aggravata per il presidente della regione Puglia e leader di SEL Nichi Vendola, per il sindaco di Taranto e per l’ex presidente della Provincia di Taranto.

In tema ecologico Grillo ha sempre parlato molto, auto ecologiche, energie rinnovabili. Quanto è realmente fattibile e quanto soprattutto possibile e in grado di soddisfare le richieste energetiche?

Noi Verdi da sempre parliamo di auto ecologiche, di energie rinnovabili. La sfida che abbiamo di fronte è tra chi guarda al passato e chi al futuro. Il futuro dell’Italia deve e può essere rinnovabile. La Germania si è posta come obiettivo nel 2050 di produrre da rinnovabile l’80% dell’energia. L’Italia può fare lo stesso e di più. Dobbiamo liberarci dalla dipendenza dal petrolio che provoca guerre, conflitti e danni alla salute (pensiamo allo smog) o le centrali a carbone.

Tema Tav. In linea di principio, sul tratto di tunnel in previsione tra Piemonte e Francia non siete d’accordo. Così almeno pare dalle varie interviste ascoltate fino a ora. Secondo il vostro punto di vista è possibile realizzare il passaggio utilizzando le infrastrutture già presenti sul territorio e sistemate negli anni scorsi?

La tav in val di Susa è una vergogna perchè danneggia l’ambiente, spreca denaro pubblico ed è un’opera doppione. Esiste infatti una linea ferroviaria esistente su cui son stati già fatti consistenti investimenti ed è sotto utilizzata. Bisogna utilizzare le ferrovie già esistenti e potenziate e utilizzare i soldi della Tav per finanziare il trasporto pubblico locale per i pendolari (la vera grande infrastruttura necessaria per l’Italia)

Ci raccontereste il vostro programma in un tweet?

Pensare al futuro dei bimbi che nasceranno domani, costruendo un’economia ecologista #iovotogreen.

Ringraziamo Angelo Bonelli per la gentile collaborazione.

#immaginareilpresente: Elena Piastra, candidata al Consiglio Comunale di Settimo Torinese ci racconta il suo programma elettorale

Ormai manca poco al voto, abbiamo posto alcune domande al giovane assessore alla Cultura di Settimo Torinese, candidata al consiglio comunale tra le fila del Partito Democratico, per parlare un po’ di programmi.

In questi anni hai lavorato molto ai progetto culturali della Biblioteca Archimede, organizzando eventi dai contenuti più diversi. Quanto conta la cultura nella società di oggi, cosa si può ancora fare per migliorare?

In questi anni sono mancati soprattutto i fondi per riuscire ad investire al meglio. Biblioteca Archimede è stata una possibilità enorme per me e per la città, perchè è il luogo del gratuito, dei servizi più diversi per i cittadini di tutte le età. è lo spazio che più degli altri è dventato simbolo di un’intera città, città, Settimo, che nell’immaginario collettivo era la città della fabbrica, oggi è la città di Archimede. questo per dire che la cultura conta, come contano gli spazi che l’amministrazione decide di dedicare ad essa.

Cosa pensi dei meccanismi comunicativi come i social usati anche in questa campagna elettorale, aiutano davvero a capirsi o creano una strana forma di isolamento, soprattutto tra i più giovani?

Non so ancora dirti… credo che alla fine, almeno nel locale, gran parte delle persone vadano a votare chi conoscono, sebbene la rete per la prima volta può aver influenzato, almeno in parte il voto finale. staremo a vedere. in realtà mi sembra che la rete sia servita, almeno a Settimo, soprattutto come complemento alla campagna personale, fisica, per strada.

Grillo, Renzi, Berlusconi. Tre realtà diverse. Tre mondi diversi. Qual è il mondo in cui tu credi?

Posso consegnare in bianco qst domanda ? Scherzi a parte, Renzi è l’unica persona tra i tre al quale affiderei il governo del nostro Paese.

I politici più giovani oggi hanno una grande responsabilità. Quanto sono importanti per te le nuove generazioni?

Le nuove generazioni nascono in un ambiente in cui dire di fare politica è considerata una grave colpa. a loro va la responsabilità più grande: quella di interpretare una realtà mutata e destrutturare la gestione della cosa pubblica: non si tratta di cambiare verso, si tratta di adeguare un cambiato sistema di vita a una nuova gestione dei servizi, del sociale, della scuola, del lavoro. Se riusciranno ad essere capaci non solo garantiranno la ripresa culturale ed economica di un Paese, ma dimostreranno il ruolo della politica

Quanto lavoro c’è dietro un valido progetto politico e culturale?

Dipende dal tema. ci sono eventi che chiedono qualche giorno di lavoro. Ci sono temi che chiedono decine di incontri e mesi di lavoro. Tanto caffè e a volte un po’ di malox.

Raccontaci il tuo programma in tweet.

#immaginareilpresente forse, nel senso che occorre partire dai problemi reali e dalle possibilità che già ci sono e potenziarle, farle funzionare, “spremerle” per trovare tutto ciò che di buono possono dare, penso al lavoro fatto con Archimede, e a tutto quello che non ho avuto il tempo di fare. Spesso nato dall’immaginazione, dalla voglia di fare, dall’energia che le persone che amano il loro mestiere sanno dare.

Ringraziamo l’assessore Elena Piastra per la collaborazione.

La Huida

La Huida (La fuga), Regia  Victor Carrey

La Huida ha raccolto numerosi apprezzamenti, tra cui il primo premio al Next Festival di Bucarest nel 2011 e il premio dello staff al Film Festival di Milano del 2011.

Si tratta di un film strutturato in maniera originale, che si sviluppa e si completa come un’equazione. Inizialmente un commentatore fuori campo descrive personaggi e le azioni, che ruotano intorno ad una banconota da 50 Euro, che sembra cadere dal cielo. Successivamente sono introdotti oggetti e persone, tra cui una gomma da masticare, un guinzaglio per cani, una lattina, una macchia sul muro a forma di Australia, alcuni tizi loschi che scappano, un semaforo piegato, che, causa una serie di coincidenze, cadono, fuggono ed esplodono, in un susseguirsi di scene dallo humor folgorante.

La parte finale del film è scandita da un’ottima colonna sonora, in particolare dal brano Don’t you forget di Micah P. Hinson, inserito all’interno del CD Micah P. Hinson & The Gospel of Progress.

Una volta che tutti i personaggi e gli oggetti sono stati presentati, proprio come in un’equazione matematica, la scena scorre veloce nella sua narrazione, facendo combaciare ogni avvenimento nel momento e al posto giusto. Causa ed effetto s’incastrano in un finale molto ben costruito.

Gli ingredienti del racconto sono ben dosati e distribuiti, tanto da costruire una narrazione completa nell’azione e nell’intento. Un piccolo film con una sua vera e propria storia, realizzata in modo non convenzionale e assolutamente originale.