Recensione dell’album “Di che cosa hai paura?” di Comelinchiostro

“Chissà” è un brano intenso e graffiante. Una musicalità attraente e ben costruita e studiata. Un contesto sociale e poesia sono le caratteristiche del brano. “Facile” prosegue la poesia di questo disco, con un sound che miscela tradizione e musicalità moderna. “Disegnerà” è un brano che parte sussurrando parole coinvolgenti e sentite, un racconto che sa di vita, di futuro e inchiostro per costruire e, appunto, disegnare un mondo nuovo, o forse una parte importante di noi. “China come l’inchiostro” è una ballata elegante e curata in ogni suo dettaglio, da quello musicale a quello delle parole. “La tempesta” prosegue il viaggio nella poesie e in un alto livello di qualità cantautoriale, che richiamano a opere e artisti che hanno scritto la storia della musica. “La zattera della medusa” ha un ritmo più sostenuto rispetto ai brani precedenti e racconta una storia importante e carica di riflessioni da fare. Traccia una rotta, oltre i silenzi e la paura, oltre il mare. Verso la vita. “Tempo e virtù” è una poesia, un gioco di parole e di storie costruite per sognare e vivere. “Zenzero e noci” chiude il disco con una sensibilità, la stessa che contraddistingue ogni traccia. Un bel disco, “come quelli di una volta”, mi verrebbe da dire. Ma si sa, io sono un romantico e amo la musica che fa venire i brividi. E questo disco fa proprio questo effetto a quelli come me. E non è poco.

Recensione dell’opera narrativa e musicale “Il ferro e le muse” di Beny Conte

“Il ferro e le muse” è un lavoro musicale e letterario complesso, non è immediato nemmeno parlarne. Comprende, infatti, un libro e un disco. Iniziamo dal romanzo, si tratta di una storia di due personaggi: Libero e Zzu ‘Ntoniu. Quest’ultimo è un uomo anziano, che racconta al primo, un giovane studente universitario, la sua storia. Sarebbe riduttivo, perché in realtà Zzu ‘Ntoniu racconta la storia della mafia, la sua genesi e la sua trasformazione nel mostro violento che tutti conosciamo. Una storia a suo modo romantica, appassionata e, spesso, crudelmente vera. Dietro il ferro, quelle delle pistole, si nasconde l’anima. La musa di Beny Conte gli regala l’ispirazione per costruire un mondo che racconta il mondo. E nel romanticismo di una storia che nasce, una che muore, la storia d’amore tra Zzu ‘Ntoniu e la sua Sara, che è costretto ad abbandonare. C’è l’amarezza di una vita nelle parole di questo romanzo, c’è l’amarezza dell’Onorata Società, diventata, poi, Cosa Nostra. C’è un codice segreto, fatto di gesti e parole. Un sentimento, che tuttavia resiste nelle strade, tra i banchi del mercato, e che vuole diventare un insegnamento ai giovani di oggi. Ma alla storia fatta di parole, si unisce la musica. Un disco che racchiude le atmosfere del romanzo. “Quannu scinni ‘a notti” è un brano in cui il folk, in realtà è molto di più. È la vita che urla la sua voglia di rinascere, dalle ceneri di un amore, di una storia che crede in se stessa. In attesa che il vento racconti, la luna, insegni, e l’amore, torni. “Vitti ‘na crozza” è una ballata lenta e inesorabile, che si estende nei suoni di un paese, delle sue campane, della sua vita che scivola come un fiume impetuoso. “L’isola di buonagente” è la mappa di una cultura, bollente come lava, delle sfumature impresse nella scrittura della propria vita. È perdersi, tra i sentieri di un mondo, riflesso in un mare crudo. È terra. “Malìa” è un brano sofferto, introspettivo, ma anche aperto a un domani, a un amore che non vuole nascere. O che non riesce a morire. “La mafia e l’ parrini” è il racconto quasi teatrale di una storia, le cui radici vanno anche oltre la cultura di una terra, di un concetto, o della storia stessa. “Cantu di la vicarìa” sussurra la passione di una terra e dei suoi odori, in una musicalità che incanta e culla, lentamente, ma senza mai dimenticare le origini di questo amore. “’A liggi di lu ferru” è lo spietato ritratto di un mondo, delle sue regole, scritte o meno, ma che esistono e hanno cambiato la nostra storia. “Come un abbraccio” è il racconto di una partenza, di un viaggio verso una dimensione nuova, lontana dal male, da una terra che è anima e inferno. Ma che è parte, una parte importante di te. “Serenata della terra” continua il racconto dell’importanza di una terra come cultura di un luogo, di un pensiero, un concetto, una vita. “’U tempu di Cirasi” chiude questo viaggio con la melodia e la passione che contraddistingue l’intero disco e lo stile di quest’opera cantautoriale e narrativa. I brani del disco richiamano le atmosfere raccontate nel romanzo, mettendo in scena un’opera che assume i tratti teatrali di una tragedia, nel suo concetto più artistico. Più romantico e malinconico. “Il ferro e le le muse” getta una luce nuova su un tema controverso e sull’importanza delle radici e in questo c’è un grido, quell’urlo che pretende di riprendere il senso di una terra, appunto, della sua lingua, cultura e volontà di rinascere dopo anni e sangue. La sete di libertà riecheggia in ogni nota e parola di questa opera, raccontando tutto dall’inizio, facendo ordine, e guardando al futuro.

Recensione del disco “Via Emilia” di Giacomo Jack Anselmi

Un disco che affronta diversi temi sociali con eleganza e una melodia che affonda le sue radici nel jazz e nel blues. Sentimenti, eutanasia, lavoro, tante sfumature di un autore che usa la musica per comunicare e raccontare il mondo nella sua verità e con il suo cinismo. “Libero” è un bel brano affascinante, così come “10.25”, un racconto struggente che parla di terrorismo senza essere banale. “Bye” è un brano sentimentale più leggero, ma non meno interessante. “Pezzi d’anima” è un brano amaro e intenso. “Autentico” è una ballata che è più un racconto di frammenti di vita e momenti, appunto, autentici. “Modena” è un ritratto di un luogo, di una storia, della vita che la attraversa. “Brian De Polli” è un’istantanea di un personaggio, perso tra passato e futuro, alla ricerca di un senso in questo mondo. E della libertà. “Canzone per Francesca” è un racconto di un futuro che non c’è, che è diventato qualcos’altro di più profondo. “Via Emilia” di Giacomo Jack Anselmi è un disco completo, semplice musicalmente, ma con solidi pilastri, sia per i testi, sia per gli arrangiamenti. Un bel disco da ascoltare tutto d’un fiato.

Il nuovo video del brano “Tutti i giorni sorridente” dei Flat Bit

Quando saremo grandi, i momenti che ricorderemo con più facilità saranno quelli dove eravamo sorridenti; è vero, talvolta il versante più materialista della vita ci attira come api al miele, e ci fa illudere che la gratificazione dell’uomo sia fatta di case al mare, belle macchine, fama e successo. Prendi un po’ di amici, una GoPro e tira dritto verso il mare, alza lo stereo, canta a squarciagola, in fondo cosa ti serve più dell’estate?
Come tutte le cose belle, anche l’estate finisce presto, ma viaggiare ci cambia sempre un po’ e ci insegna qualcosa. Sbiadisce il giallo del sole e l’azzurro cristallino del mare, arriva l’autunno e si parte per l’ennesimo viaggio.
Quello dei Flat Bit non è il classico video dell’estate, ma il video di una estate, che scaturisce in un senso di libertà e leggerezza, e contribuisce a farti essere Tutti i giorni sorridente.

Il progetto Flat Bit nasce nel 2010. Dopo alcuni anni di concerti tra Marche, Emilia Romagna e Toscana, nel 2014 esce “Scala di Grigi”, il primo lavoro in studio (autoprodotto), grazie al quale la band si esibisce in più di cinquanta concerti, tra cui diverse aperture ad artisti di rilievo del panorama indipendente italiano, tra cui Levante, Kutso, Management del dolore post operatorio e molti altri.
Il primo Aprile del 2016 esce “Imperfette Condizioni”, per l’etichetta Ferrarese Alka Record Label, accolto con larghi consensi dagli addetti ai lavori e dal pubblico, totalizzando in poche settimane 65.000 visualizzazioni su Facebook con il video del singolo “2000 Mode”.
Nello stesso anno vengono proclamati Best Arezzo Wave band Marche, e scelti per rappresentare Arezzo Wave all’Exit Festival, a Novi Sad in Serbia, uno degli eventi musicali più grandi e importanti d’Europa con in programma artisti internazionali come Bastille, Prodigy e The Vaccines.
Il 2016 è un anno ricco di soddisfazioni per la band marchigiana: Best Band per le selezioni di Emergenza Festival, vincitori di Geometrie Sonore festival, la vittoria di Rock Targato Italia e finalisti di Deejay On Stage (Radio Deejay) esibendosi a Riccione assieme a Calcutta, Tiromancino e Francesca Michielin. Premiati al Super Circus del MEI a Faenza, dopo poco si esibiscono al Roxy Bar di Red Ronnie.
Attualmente i Flat Bit è al lavoro per la realizzazione del loro terzo disco, che uscirà nel 2018 per Alka Record Label.

“Quello che vuoi” è il nuovo singolo di Zibba

Ecco il nuovo singolo di Zibba: #Quellochevuoi

“Quello che vuoi” rappresenta l’inizio di un nuovo percorso per Zibba, anticipando la pubblicazione di “Le Cose”, ottavo album del cantautore.
Una canzone d’autore dai toni scuri, con un sound assolutamente black e un mantra da ripetere all’infinito.
“Questa canzone è quella che mi ha dato l’idea del disco. L’idea del suono che avrebbe dovuto avere. Racconta molte cose dietro poche semplici frasi. Racconta la malinconia e l’amore come se fossero la stessa cosa”. Zibba