Due chiacchiere con Sabrina Grementieri, autrice del romanzo “Il calore della neve” – a cura di Anna Serra

Abbiamo già avuto occasione di parlare del nuovo romanzo dell’autrice Sabrina Grementieri, ”Il calore della neve”, uscito da pochissimo, per l’esattezza il 23 ottobre. Vi rimandiamo alla recensione che potete leggere qui.
Abbiamo poi rivolto qualche domanda a Sabrina per conoscerla meglio e per scoprire qualcosa di più sui suoi personaggi.

1) Scenari immacolati immersi nella neve, paesi di montagna abitati da gente genuina e ruspante, piste da sci, rifugi d’alta quota dall’atmosfera calda e accogliente a dispetto del freddo. Le maestose Dolomiti che tolgono il fiato con la loro aspra e immensa bellezza. Che rapporto hai con la montagna in generale e con gli sport invernali in particolare?

Io amo la montagna, in particolare l’Alto Adige. Mi piace viaggiare, cerco di farlo spesso, e ho visto davvero luoghi meravigliosi di ogni tipo. Ma ogni volta che esco dall’autostrada per imboccare la Pustertal (e sono trent’anni che lo faccio) sento il cuore espandersi, quasi volesse accogliere più meraviglia possibile. Io lassù mi sento a casa. Pratico anche sport, mai fatto niente a livello agonistico ma mi piace fare trekking, mountain bike, rafting e parapendio (questi ultimi con gli istruttori naturalmente!). Purtroppo con lo sci non ho mai superato il livello principiante, ma faccio sia discesa che fondo, alla mia maniera.

2) Angelika, la protagonista, ha un bel caratterino, che tu hai delineato con grande abilità, in tutte le sue sfaccettature, dalla sua cocciutaggine oltre misura ai suoi momenti di vulnerabilità. Ha scelto di nascondere l’esistenza di Matthias al padre legittimo e nonostante l’assenza della figura paterna, il piccolo cresce sereno, felice, circondato dall’affetto di molte persone. Non gli manca nulla. Ma è proprio così?

La casa in cui vive Matthias è molto affollata. Certo, sono tutte donne di ogni età, ma non mancano i confronti e il sostegno. Penso che se un bimbo non ha mai conosciuto una figura paterna, non possa davvero mancargli se cresce in una famiglia in cui tutti fanno tanto. Poi, certo, quando inizia a confrontarsi con i coetanei e li vede accompagnati dai papà, inizia a farsi delle domande. Sinceramente, non sono convinta dell’indispensabilità della famiglia “tradizionale”. Conosco di persona madri che possono definirsi tali solo perché hanno procreato e, se si potesse allontanarle dai figli, questi ultimi starebbero molto meglio. E conosco famiglie con padre, madre e figlioletti dove, in tutta onestà, il padre lo si vede solo in pizzeria il sabato sera. Mi rendo conto di quanto questo sia un tema delicato, ma non mi è mai piaciuto prendere posizioni estreme senza tener conto di quello che dovrebbe essere il fine ultimo, in questo caso il benessere del/i bambino/i.

3) Riccardo, il padre del bambino, si trova suo malgrado fra due fuochi, fra due donne determinate e agguerrite: da un lato Angelika, dall’altro sua madre. Ognuna, a modo suo, gli fa delle pressioni e lui, in fondo, è una vittima, sballottato un po’ di qua e un po’ di là. Sei d’accordo?

Non proprio. La madre ha una personalità forte, ha di certo influenzato in modo determinante la crescita del figlio. Però arriva un momento nella vita in cui prendere in mano le redini del proprio destino è questione di volontà e coraggio: almeno questo vale per Riccardo. La madre l’ha viziato, protetto, coccolato, gli ha reso la vita più comoda possibile. Ha anche preso decisioni per lui, certo, ma Riccardo è un uomo intelligente e ha lasciato che anche da adulto fosse lei a occuparsi di tutto. Per questo faccio fatica ad accostare le parole Riccardo e vittima.

4) A un certo punto della storia la figura di nonna Beatrice acquisisce un ruolo decisivo. Aristocratica e altezzosa, sa diventare inquietante e addirittura pericolosa con la sua ossessione di fare la nonna a tutti i costi, sguinzagliando giudici e avvocati per far valere i suoi diritti. Vuoi dirci qualcosa di più su questa donna, pur non svelando troppi dettagli sulla trama?

Beatrice è una donna molto sola: abituata a ottenere tutto ciò che vuole, sviluppa un’ossessione patologica nei confronti del nipotino, convinta che solo lui potrà ridare un senso alla propria vita. Purtroppo il vuoto affettivo, la solitudine e la ricchezza creano un mix esplosivo che farà precipitare la situazione. È un personaggio che incarna molte contraddizioni, e mi auguro di averlo tratteggiato in modo convincente.

5) Molto travolgenti sono le scene di passione che descrivi fra Angelika e Rio. L’uomo ha una pazienza infinita di fronte agli sbalzi d’umore della ragazza. E’ uno che sa aspettare, proteggere, rassicurare, farsi da parte quando è necessario. Vuoi dirci qualcosa di più su questo bel personaggio maschile?

In effetti questi aggettivi lo rendono quasi inverosimile! Detesto la superficialità con la quale viviamo oggigiorno. La facilità e pigrizia con le quali ci fermiamo davanti alle apparenze. Rio è figlio di quelle montagne: di poche parole, dallo sguardo diretto e quasi sospettoso, è facile pensarlo parco anche nei sentimenti. Il mio desiderio era quello di parlare di una persona che, dietro la maschera, nascondesse un animo sensibile, attento, fosse in grado di provare un amore tanto grande da renderlo quasi ingenuo. Angelika è davvero esasperante nei suoi confronti, ma lui è granitico come le sue montagne.

Ringraziamo la nostra amata scrittrice per il tempo che ci ha dedicato con questa intervista e auguriamo a tutti i lettori e lettrici una emozionante immersione nelle pagine di “Il calore della neve”.

a cura di Anna Serra.

Intervista ad Amelia Tipaldi, autrice di “Come si fa il latte della mamma?”

Abbiamo parlato del nuovo libro “Come si fa il latte della mamma” di Amelia Tipaldi e Carlotta Passarini. Ecco una breve intervista all’autrice del testo Amelia
Mamma, raccontami una storia

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata già dieci anni fa con la nascita del mio primo bambino,
cercavo libri per bambini che parlassero di allattamento, ce n’erano
pochissimi.
Si vedevano soprattutto neonati con ciucci e biberon. Ho pensato che mi
sarebbe piaciuto scrivere un libro per bambini che mostrasse la mamma
allattare.
Nel frattempo ho avuto altri due bambini e sono diventata consulente alla
pari per l’allattamento al seno.
Una notte di un anno fa circa ho scritto una poesia che rispondeva alle
domande che fanno i bambini e le mamme sull’allattamento.
La poesia ha avuto un grande successo su Facebook ed è arrivata al Leone
Verde che ha deciso di pubblicarla.

A chi è rivolta la tua opera?

Il libro è per i bambini che si pongono domande tipo da dove viene il latte
della mamma? Domande che si pongono ad esempio quando nasce il fratellino.
Ma è un libro adatto anche alle mamme che allattano e alle mamme in attesa
per augurargli un buon allattamento.

Affronti il tema del senso di colpa della mamma, sia quando ha paura che non
potrà allattare, sia quando non sa quando sia il momento giusto per
smettere, esiste un momento giusto per ogni cosa?

Ogni allattamento è una storia a sè, io stessa ho allattato i miei tre
bambini e con ognuno è stato diverso, durata, approccio ecc.. ogni mamma sa
cosa è meglio per sè e per il suo bambino.
Spesso invece molti interferiscono dettando tempi e modalità e questo crea
ansie e sensi di colpa.

Ci racconti perché hai scelto un formato che unisce parole e immagini
(splendide, tra l’altro)?

E’ stata una scelta naturale, la poesia è una forma di comunicazione molto
versatile e se affiancata da illustrazioni viene arricchita ancor di più di
emozioni che restano indelebili.
Le illustrazioni per i bambini più piccoli può offrire ulteriori spunti di
riflessione e per le mamme può essere una fonte di ispirazione.

Qual è il consiglio che senti di dare a una neo mamme che si appresta ad
allattare?

Di avere fiducia in se stesse e nel proprio bambino e nel caso si avesse
qualche difficoltà iniziale non aver paura a chiedere il supporto di
esperti.

Ti vedremo in giro prossimamente per parlare del tuo libro?

Il 19 ottobre sarò all’ospedale di Settimo Torinese durante il convegno
“Gocce di Latte”
Alcune associazioni di sostegno alle mamme mi hanno chiesto di presentare il
libro nelle loro sedi, stiamo definendo le date.
Vi terrò aggiornati di sicuro.

Ringraziamo Amelia per la gentile collaborazione.

Il Cigno Nero, il nuovo romanzo di Francesca Forlenza

Il “Cigno Nero” di Francesca Forlenza è un romanzo che getta le basi narrative per quello che è il romanzo “Il Leone del Saraha”, di cui ho avuto già modo di parlare. In teoria parliamo di romanzo erotico, in pratica è molto di più. Si tratta di una bella storia, costruita bene, con personaggi molto ben delineati e con una sicuramente forte componente erotica, ma anche emotiva e sentimentale. La costruzione della storia svela l’attenzione per la trama, per la sue costruzione in funzione degli eventi futuri e lo sviluppo dei personaggi. Francesca Forlenza per quanto mi riguarda è stata una bella scoperta narrativa, il suo modo di scrivere non è mai banale e rende giustizia a un genere tante volte relegato a storielle da spiaggia. In questo romanzo c’è passione, sentimento e soprattutto conflitto, quello tra personaggi, tra punti di vista culturali diversi. I protagonisti sono Samin e Borna, due persone diverse, legate l’una all’altro da un forte sentimento. Samin però  vive in un mondo in cui una ragazza giovane e vergine può essere venduta a un luogo di perdizione, in cui per il piacere di alcuni può essere sacrificata la vita stessa di quella ragazza. Samin è costretta a entrare in un inferno che sembra senza uscita, un inferno che la cambierà. La sua speranza di salvezza e redenzione è legata proprio a Borna, la cui guerra è appena iniziata. Il Consiglio è di leggere questa storia prima del capitolo successivo “Il Leone del Saraha”, dove ritroveremo entrambi e nel bel mezzo del conflitto con un altro personaggio che in questo romanzo compare: Asad. Che dire, consiglio vivamente la lettura dei romanzi di Francesca anche a chi generalmente non è amante di questo genere, ma ci tengo a dire che questo romanzo lo considererei di genere, bensì un ottimo romanzo,a prescindere dalla sua collocazione di una categoria. Il che non è poco.

Ho posto alcune domande a Francesca, ecco cosa ci ha risposto.

Borna e Asad sono due personaggi complessi, spinti da

 diversi sentimenti, tra le quali la passione e l’ambizione. Come li hai creati?

Mi piace porre in contrapposizione i caratteri, le situazioni, le vicende, i sentimenti, quindi è stato inevitabile creare personaggi simili/agli antipodi. Ho forgiato i loro caratteri usando sentimenti poco cordiali, primitivi, a volte eccessivi come l’ambizione, la vendetta, la passione/lussuria, in questo modo le loro azioni/reazioni durante la narrazione generano una sorta di effetto a catena.

Samin è dolce, innamorata, ma si ritrova improvvisamente catapultata in un mondo di perversione e, diciamolo, violenza. Qual é il limite tra sadismo e crudeltà? E soprattutto, possiamo definirne un connotato storico?

Il confine tra sadismo e crudeltà è labile. Asad è sadico, però non è crudele perché è un uomo con ideali, precetti e sentimenti positivi/negativi. Il Compagno vestito di rosso è sadico con cadenze crudeli perché rappresenta il lato oscuro, il polo b. Gli uomini e le donne del Focolare del piacere sono “sadici crudeli” perché la loro umanità è latente, quasi nulla. Credo che il confine tra sadismo e crudeltà risieda proprio in questo: umanità.

Il romanzo erotico viene spesso relegato a prodotto in qualche modo di subordine rispetto alla narrativa più classica, alcuni romanzi, aimè, non tradiscono questa aspettativa, ma i tuoi due romanzi sono qualcosa di decisamente completo e fruibile anche da chi non è amante del genere. Cosa pensi di questi, se vogliamo, pregiudizi?

Sì, possiamo definirli pregiudizi. Come mi comporto quando mi relaziono con persone con simili pregiudizi? Li ignoro. Puoi discorrere con un giudizio negativo o un parere dato dal gusto, però non è possibile creare uno scambio di opinioni o un dibattito se dall’altro lato vi è una chiusura. Mi spiace molto. Ogni opera può emozionare, insegnare e far riflettere.

Il Cigno Nero è un prequel, introduce a una realtà culturale complessa, quella araba, e alle contrapposizioni con il pensiero occidentale. Una miscela esplosiva, che svela quanto ci possa essere di passionale dietro a ciò che non si conosce. Specie se riguarda qualcosa che si annida dentro di noi. É un aspetto che ti affascina quando scrivi un romanzo?

Sì, mi affascina. Come ho detto, quando scrivo, tendo a porre in contrapposizione tutto. A partire dalle diverse realtà culturali, fino al bene fraterno/vendetta.

Samin ed Elizabeth, due protagoniste, due mondi. Cosa le lega indissolubile, a parte l’amore?

La loro dignità di donna e i loro sogni. Sono donne forti. Donne che combattono per l’amore, per ciò in cui credono e per i loro sogni. Nel seguito troveremo una Samin più matura, più forte, più consapevole. Sorvolo la condizione di Elisabeth. Il Leone del Sahara Libro Primo termina con il suo rapimento per mano di Borna e Samin, per tanto preferisco non esporre nessun particolare. Posso dire che ci saranno delle svolte inaspettate.

Domanda di rito: a cosa stai lavorando? Uscirà un terzo capitolo?

Sì, uscirà il terzo capitolo. Attualmente sto scrivendo due opere. Diverse ma legate. Se dovessi attribuirne un genere… beh non saprei. Forse un po’ dark, un po’ erotico, un po’ fantasy a tratti crime.

Ringrazio Francesca per la fiducia e la collaborazione! Alla prossima!