Moving Spheres di Rose a cura di Daniele Mosca

Parliamo di un disco fresco, molto intrigante per chi ama la musica pura e appassionata. Ma partiamo con “Relation”, una ballata leggiadra, deliziosa, in cui il pop diventa soul con venature di jazz e blues. Una miscela realizzata benissimo. “Moving Spheres” ha un’anima soul. E si sente. Le sonorità che la attraversano sono molte e restano impresse. Si fanno sentire. Così come la voce elegante e potente nelle sue emozioni, anche quando sussurra. Un brano che si lascia ascoltare piacevolmente. “Same things” è soul ad alto livello. A dimostrazione che anche l’Italia può contribuire con gioielli come questo. Tecnica e passione alla base di questo lavoro si percepiscono nota dopo nota, molto interessante anche l’arrangiamento semplice ed essenziale, ma potente nella sua esecuzione. “Amused” è una ballata. Un pezzo dal ritmo che parte lento lento, ma che porta alla luce emozioni e sensazioni che si sviluppano attraverso le note di un pianoforte che sembra in un angolo, ma è protagonista. Il ritmo cambia, perché il jazz è così, imprevedibile e prepotente, per poi tornare a sussurrare una storia importante. Ottimamente suonati i diversi strumenti che man mano compaiono e danno ancora più pregio a un bel disco. Qui pop, soul e jazz creano un’armonia unica. “Stupid” sembra proprio un pezzo d’altri tempi, ma detto nel migliore dei sensi possibili. Ricalca armonie di una musica che ha superato ogni tempo, per poi arrivare a noi. Ma questo brano è moderno. Fottutamente moderno, nella sua ricerca di sonorità. È un brano di impatto, bello e intrigante, attraente e sensuale. In alcuni passaggi sembra richiamare atmosfere country, proposte sempre in modo delicato e ben miscelato con la struttura soul del pezzo. “Ups & Downs” parte con un suono di chitarra, poi arriva la voce graffiante ed elegante che crea la magia, un vortice, una tempesta perfetta di suoni. Un disco evocativo e ben costruito. Per chi ama la musica, è un disco imperdibile. Sound internazionale, radici forti e decise nel panorama soul, jazz, blues con venature che raccolgono il meglio della musicalità. E non è poco. Rose è un’artista da tenere d’occhio. Talento, tecnica e una forte passione per la musica vera. Bel disco. Bravissima artista.

YasDYes di Ekat Bork. a cura di Daniele Mosca

Entriamo in un mondo psichedelico, un album particolare, molto elettronico, ma allo stesso tempo molto melodioso e raffinato. Il primo brano è “Fear” un brano ipnotico e armonioso. Elettronica e passione. “Happiness” è una ballata elegante e gradevole. Intensa e profonda, come solo la musica vera può essere. “My planetany” è brano molto moderno e radiofonico, un pop originale con un buon equilibrio tra elettronica e melodia. “When i was” è una bella ballata ben cantata, essenziale, appassionata. “Zhazhda” è una traccia in cui voce ed elettronica sembrano fondersi, creando un mondo onirico. “Red Sektor” è un pezzo intrigante, moderno, essenziale e che cattura l’attenzione con semplicità e una melodia attraente. “Darkness” gela il sangue. È vibrante per voce e atmosfera, poi, semplicemente, esplode. Melodia e incanto. Niente di più. “Jungle” crea un mondo ipnotico elettropop. “Krakgin” prosegue nel percorso disegnato dall’autrice, costruendo e distruggendo sensazioni, con dinamiche che a volte ricordano la prima musica elettronica degli anni novanta, per poi tornare alla realtà, anche da un punto di vista di sonorità. “Dakota” ogni brano è una scoperta nuova, ma senza discostarsi da uno stile che sembra studiato e consolidato da molta, molta, esperienza e conoscenza della musica internazionale. Passaggi musicali sempre costruiti con arte e pensieri, nulla sembra essere lasciato al caso. “The jump off the cliff” è come cadere in un orizzonte di musiche che avvolgono e accompagnano oltre il pensiero, la sensazione. Oltre. “Legal” con la voce criptata, cripta forme di anime per renderle note. E incamminarsi verso una strada tortuosa di suoni che vogliono spingersi. “Thank you” chiude il disco . E lo fa con la delicatezza che si denota nell’intero album. “React” riequilibria, con una foga che sa di rivincita. Uno stile nuovo, ma allo stesso tempo ben radicato in quella musicalità internazionale che ha visto fiorire il tecnopop e renderlo non più genere di nicchia, ma dandogli un volto nuovo. E, nella malinconia, la rabbia, che alcuni pezzi riescono a far emergere, un sorriso.

To find a place dei Reveers a cura di Daniele Mosca

Oggi vi raccontiamo l’album “To find a place” dei Reveers. Partiamo con i il primo brano “Low to the ground”, una bella ballata melodica, armoniosa ed elegante, che avvolge grazie a suoni e a un’atmosfera affascinante. “Fortune teller” è un brano leggiadro e gradevole. “Thesis, Antithesis & Synthetis” è un’altra traccia che riflette lo stile dell’intero album, classe e ottima interpretazione. Un sound che affonda le radici in una musicalità internazionale. “Music for a silent film” incanta con sonorità leggere, ma che allo stesso fanno vibrare le corde dei sentimenti di chi ascolta, con semplicità e sicuramente passione. “Mosaico” si sviluppa tra le parole e le note che raccontano emozioni per poi esplodere in un ritornello intenso che sembra alzarsi in volo. “Spheres” è un brano che continua il percorso intrapreso in tutto l’album, arricchendo le atmosfere con un contributo più elettronico rispetto alle precedenti tracce. “Waves from the sky”trasporta in un mondo parallelo, culla con la melodia, parla con parole quasi sussurrate. Prende per mano, fa riflettere. “Blind Alley” chiude l’album con una dinamicità che quasi stupisce, ma restando coerente con lo stile dell’album. Una maggior sperimentazione che si percepisce in un arrangiamento che unisce il passato al presente e lo ripropone in un sound che appare originale e fresco. Che dire di questo album, evoca le atmosfere dei Pink Floyd e Rem, mantenendo una originalità della forma e nell’interpretazione dei brani proposti. Un bel disco.

1984 movies di Spectre a cura di Daniele Mosca

“Electro” è un brano elettronico, che richiama ed evoca atmosfere da dance e tecno anni 80, con contaminazioni e sonorità moderne e aperture musicali interessanti. “Overdrive” richiama le caratteristiche evidenziate già nel primo brano dell’Ep, mettendo in risalto una continuità storica con un genere che ha subito diverse mutazioni nel corso degli ultimi anni, anche grazie all’avvento di una tecnologia che consente sempre più suoni e possibilità musicali, ma che resta importante nella sua collocazione culturale e di fruizione da parte di una certa parte di pubblico che ha voglia di ballare. Si tratta pertanto sicuramente di un genere di nicchia, ma che resta importante nel panorama musicale moderno. Questo disco è la prova che esiste un continuo studio delle sonorità e una volontà di rigenerarsi senza perdere di vista il punto di partenza. Medesime caratteristiche si riscontrano in “1984 movies” e “Lust”, quest’ultima traccia molto evocativa e che ricorda più una soundtrack vera e propria. L’Ep chiude con “Oh! Eh!” un altro brano dalle caratteristiche elettroniche, moderne ma che evocano le musicalità tendenti agli anni 80 con una carrellata di suono sintetici accattivanti. L’Ep “1984 Movies” è un prodotto sicuramente interessante, speriamo di sentir parlare ancora dei progetti di Spectre.

Totani su Totem dei Blue Parrot Fishes a cura di Daniele Mosca

L’album “Totani su Totem” dei Blue Parrot Fishes parte con un intro originale e divertente. E sì, l’ho ascoltato fino alla fine. “Il sogno mio più bello” è un brano pop e contemporaneamente molto rock, contaminato da diverse venature. Con un testo sarcastico, ma con attinenti radici nella realtà. “Tra me e me” viaggia su un bel rock, armonioso e ben suonato. “Babylonelya” è una ballata intensa che sembra scritta da un cantastorie, uno stile attraente e che balla tra diverse sonorità a approcci musicali, tutti espressi in grande stile.”Dylanyopolih” è un brano anche in questo caso decisamente rock, miscelato con sonorità differenti, tutte amalgamate come ingredienti di un buon piatto. I testi sono storie particolari e originali, condite da metafore saporite. “Porcelli” è un pezzo dall’impatto importante, avvolgente dal punto di vista musicale. Miscela rock, soul, hip hop in un modo perfetto. Che dire, ottimo brano. “Chill out” è una bella ballata rock elegante e affascinante. “Assurdo” torna sui binari che contraddistinguono l’intero disco: un rock sarcastico e metaforico. “Camminatore dei cieli” continua con lo stile dell’intero album e disegna anche in questo caso traiettorie musicali avvolgenti e intensità di esecuzione di brani originali, anche da un punto di vista di testo e interpretazione in funzione della musicalità, che talvolta ricorda lo Ska moderno, miscelato a un rock con forti radici internazionali. “L’inno alla banana” scherma un testo ironico con uno scudo rock ben suonato e gradevole. “Lo straordinario Dugongo” è ancora sarcasmo e ironia mascherata per far passare messaggi molto più intensi di quello che possono sembrare a un primo ascolto. “Agrodolce” è la ballata che chiude l’album con una finta leggerezza, che cela un grande lavoro di scelta delle parole e delle atmosfere. Un racconto intenso. “Totani su Totem” è un album particolare, musicalmente eccelso, dissacrante, sarcastico e ricco di sfumature musicali e metafore. Un bel lavoro, sicuramente non consigliabile a tutti per la complessità dell’offerta, ma agli amanti della musica decisamente sì. E non è poco.

Holidays in Rome di Animarea – un progetto di Gabriele Toniolo

Un disco fresco, appassionato, musicalmente attraente, con sonorità che attraversano diverse ere musicali, per approdare al presente con un prodotto bello e intenso.  Sin dal primo brano che da il nome all’intero disco “Holiday in Rome” ci si lascia trasportare in un’atmosfera che parte da una musicalità anni quaranta, per approdare a un pop dalle venature jazz. “Love at first sight” è una bellissima ballata, uno swing che non lascia scampo, coinvolgente, nei  suoi passaggi musicali, che lo rendono ballabile e intenso.  “Hunting high e low” parte come un lento di altri tempi, ci si immagina già in un locale fumoso, come in un film, quei locali jazz dove la musica nutriva l’anima. Suoni che riempiono i sogni, musicalità armoniosa e piacevole.  “You Shine on me” è un brano dal ritmo ballabile che richiama le atmosfere degli anni settanta, rivisitati con sonorità attuali, miscelati con altri senza tempo, con un risultato decisamente convincente.  “My heart il Yellow” è una ballata arricchita da un suono di violino che rende le atmosfere ancora più sognanti e internazionali. “I will never tire of fighting for love” si racconta in un jazz con aperture soul e blues ed esplodendo in un pezzo che non ha bisogno di troppe presentazioni per chi ama la musica nella sua interezza. “Smile” ha un ritmo più divertente e leggero, uno swing dinamico e moderno, che non manca di evocare la storia musicale dei musicisti che fanno parte di questo progetto. Un brano molto radiofonico, ballabile ed elegante.  “Les copain d’Abord” sembra un’opera francese, affascinante, passionale, insomma, bella e gradevole. “Far Beyond the stars” è una ballata intensa che esplode in una musicalità evocativa dei brani anni settanta, con contaminazioni talmente ben costruite da non essere nemmeno più definibili, poiché il risultato è una musicalità completa, senza bisogno di etichetta. Quando la musica è bella, non ha bisogno poi di troppe parole.  “I will come” chiude il disco. Ed è proprio con quel velo di malinconia che avvolge, come quando qualcosa di bello sta per finire. Ed è proprio il caso di dirlo per questo disco. Un lento, leggero e travolgente, come solo un brano come questo può fare. Sound internazionale, ma che richiama una musicalità anni cinquanta, ma solo per poter raccontare cosa ci si può aspettare da questo disco. Originale, evocativo, musicalmente splendido, cantato in modo divino, suonato in modo incantevole. Che questo disco mi sia piaciuto, non sembra un mistero. Lo consiglierei a un pubblico che ama la musica vera, quella senza tempo. E che resta ben oltre il tempo e le stagioni. Un bel disco.

“Il Bastardo” di Simone Piva e Viola Velluto

“Il bastardo” è il primo brano del disco omonimo. Un genere particolare, un rock da saloon, ricco di figure metaforiche da far west. Un duello musicale tra fantasia e realtà, condito da un ritmo coinvolgente, miscelato da contaminazioni stravaganti, fino a sfiorare il flamenco. “Hey Frank” continua il parallelismo e la similitudine tra il west e la provincia di oggi, tra i cowboy e i disperati di vita persi nelle strade. Un ritornello che sembra rincorrersi. “Hello Madame” è una ballata che richiama le caratteristiche dell’intero album, anche in questo caso sfociando in sonorità evocative, di altri tempi. “Quando saremo giovani” racconta uno spaccato della vita moderna, un quadro amaro, quanto mai reale.  “Nord Est” è un’altra ballata che ferma il tempo e il momento, in un luogo molto lontano nel tempo. E nella realtà. “Far West”  vive in una dimensione a cavallo tra fantasia e realtà, in un gioco di specchi e metafore. Un caffè che in fondo è la vita. Un luogo distante, ma fin troppo vicino. “Noi” chiude il disco con una sonorità tra folk e pop, in un racconto semplice tra metafore e giri di parole. Un disco sicuramente particolare, che cerca di affrontare tematiche sociali, ci prova, anche usando sonorità evocative e non scontate, sembra tuttavia mancare qualcosa per rendere questo disco incisivo, senza entrare nel merito delle scelte stilistiche mi viene da pensare che suoni un po’ vecchio, rispetto alle sonorità moderne. Un punto di vantaggio per chi ama questo genere. E non sono pochi. Ma forse meno fruibile in base al pop odierno. Una scelta coraggiosa e forse di nicchia, per lo meno per il mio punto di vista, ma che può raggiungere un pubblico che non mancherà di apprezzare questo sforzo.

Recensione del disco “Succederà” di Giò

Un funk pop con qualche venatura di hip hop orecchiabile è quello proposto nel brano “Io sarò lì”. In “Quello che voglio” si sente una buona melodia e un testo semplice ma efficace.  “Succederà” ha un incedere più intenso dei brani precedenti, sembra un jazz dinamico e coinvolgente, senza mai perdere il punto di vista pop. Un brano leggero e piacevole.  “Cose che non ho visto mai” inizia con uno stile rock gradevole, un testo che prova a entrare nella sfera del sociale, perdendo però contatto troppo presto naufragando nella metafora e chiudendo in modo anonimo.  “Noi” prova a raccontare uno spaccato di vita, giocando sulle metafore e sui giri di parole, troppo, a mio modesto avviso, perché il senso si perde e rimane poco. L’Ep termina con una versione acustica di “Io sarò lì”, versione interessante, il brano è carino. In generale il disco presenta diversi spunti interessanti, ma non convince fino in fondo. C’è ancora da lavorare per raggiungere una maggior decisione, soprattutto per farsi capire davvero e riuscire a lasciare un segno e un senso su cui riflettere.

“Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso a cura di Daniele Mosca

“Non ditelo allo scrittore” è il terzo romanzo di Alice Basso. Lei è brava, lo abbiamo detto sin dal primo romanzo. E questa è una nuova avventura della protagonista Vani Sarca, che oltre a essere una bravissima ghostwriter, capace di leggere nella mente dei personaggi per cui scrive libri, collabora con la polizia. Questa volta si ritroverà coinvolta in un’indagine davvero molto pericolosa ed emergerà una sensazione che mai aveva provato prima, quanto possa essere difficile sapere che la persona amata possa fare un lavoro pericoloso. Già, perché il commissario Berganza e Vani si ritrovano molto vicini. Tuttavia il vero lavoro di Vani è scrivere libri per altri. E le viene affidata una missione: ritrovare un altro ghostwriter di un libro diventato famoso e che è ritornato in voga con la morte dell’autore. Vani dovrà collaborare con il presuntuoso ghostwriter e insegnargli l’arte di comunicare in pubblico, arte in cui lei sicuramente non eccelle. Proprio per questo il famigerato Enrico, nonché editore di Vani, gli affianca una persona per aiutarla in questo difficile compito. Peccato che il collaboratore in questione sia il suo ex-fidanzato, nonché autore di successo, nonché maestro nelle pubbliche relazioni: Riccardo. Il romanzo miscela ironia, sarcasmo, sentimenti, suspence, con un equilibrio degli ingredienti che Alice Basso gestisce con una consueta maestria, a volte puntando più sugli aspetti sentimentali della commedia e meno sull’indagine. D’altro canto questo capitolo nella sequenza narrativa della storia di Vani è un importante e segna una svolta che ogni lettore potrà apprezzare. Non direi altro, se non che attendo con impazienza il quarto romanzo della serie.

Rino Gaetano: un mito predestinato edito da Terre Sommerse

Rino Gaetano: un mito predestinato racconta molto di più di una biografia di un artista, ma di un vero e proprio mondo. Un panorama di artisti emergenti e che presto sarebbero diventate delle vere colonne della musica leggera italiana che girava attorno a un’etichetta: la it. Si susseguono aneddoti e curiosità su quella che è stata la faccia della it, ovvero Vincenzo Micocci. In questo libro a raccontare questa affascinante storia sono Stefano Micocci e Carlotta Ercolino che ripercorrono le tappe di una lunga avventura. Si narrano i primi incontri artistici con il giovane Venditti, Dalla, De Gregori. Pensieri, atmosfere e i sogni di portare in Italia un modo nuovo di fare musica, in un panorama musicale italiano ormai influenzato dalle atmosfere internazionali, che spaziavano in quel periodo in diverse direzioni che sarebbero diventati a breve il futuro della musica stessa. In questo clima di rinnovamento e sperimentazione compare un cantautore che sembra anomalo, ma che ben presto si dimostrerà un innovatore nato: Rino Gaetano. Si parla di questo artista quasi analizzandone l’immagine a partire dalla sua fine, dal tragico incidente. E come riavvolgendo il nastro, si crea il mito, sino alle sue origini. Un esperimento che sfrutta le metafore, le analogie, la creatività, per disegnare il profilo di un tempo e di un clima musicale, ma anche sociale e politico. Ci sono le testimonianze dei vari artisti, un incontro quasi mistico con un Fred Buscaglione, che può in questa dimensione confrontarsi con il Rino Gaetano che si è perso in una sera qualsiasi, dopo essersi trovato solo, all’improvviso. Le donne, le amicizie, i pensieri, il tutto raccontato con semplicità e senza mai perdere il filo conduttore che porta all’etichetta it. Come non descrivere le immagini, alcune inedite, che raccontano in un modo diretto il clima e i volti di persone che avrebbero cambiato la storia della musica. Questo libro è una testimonianza importante che riporta alla luce un insieme di informazioni, ma più che altro sensazioni, una storia che si sviluppa nel tempo e che rimane nel tempo. Che ferma gli istanti e racconta in metafore e aneddoti l’essenza della musica italiana e lo fa partendo da un mito: Rino Gaetano.