Due chiacchiere con Sabrina Grementieri, autrice del romanzo “Il calore della neve” – a cura di Anna Serra

Abbiamo già avuto occasione di parlare del nuovo romanzo dell’autrice Sabrina Grementieri, ”Il calore della neve”, uscito da pochissimo, per l’esattezza il 23 ottobre. Vi rimandiamo alla recensione che potete leggere qui.
Abbiamo poi rivolto qualche domanda a Sabrina per conoscerla meglio e per scoprire qualcosa di più sui suoi personaggi.

1) Scenari immacolati immersi nella neve, paesi di montagna abitati da gente genuina e ruspante, piste da sci, rifugi d’alta quota dall’atmosfera calda e accogliente a dispetto del freddo. Le maestose Dolomiti che tolgono il fiato con la loro aspra e immensa bellezza. Che rapporto hai con la montagna in generale e con gli sport invernali in particolare?

Io amo la montagna, in particolare l’Alto Adige. Mi piace viaggiare, cerco di farlo spesso, e ho visto davvero luoghi meravigliosi di ogni tipo. Ma ogni volta che esco dall’autostrada per imboccare la Pustertal (e sono trent’anni che lo faccio) sento il cuore espandersi, quasi volesse accogliere più meraviglia possibile. Io lassù mi sento a casa. Pratico anche sport, mai fatto niente a livello agonistico ma mi piace fare trekking, mountain bike, rafting e parapendio (questi ultimi con gli istruttori naturalmente!). Purtroppo con lo sci non ho mai superato il livello principiante, ma faccio sia discesa che fondo, alla mia maniera.

2) Angelika, la protagonista, ha un bel caratterino, che tu hai delineato con grande abilità, in tutte le sue sfaccettature, dalla sua cocciutaggine oltre misura ai suoi momenti di vulnerabilità. Ha scelto di nascondere l’esistenza di Matthias al padre legittimo e nonostante l’assenza della figura paterna, il piccolo cresce sereno, felice, circondato dall’affetto di molte persone. Non gli manca nulla. Ma è proprio così?

La casa in cui vive Matthias è molto affollata. Certo, sono tutte donne di ogni età, ma non mancano i confronti e il sostegno. Penso che se un bimbo non ha mai conosciuto una figura paterna, non possa davvero mancargli se cresce in una famiglia in cui tutti fanno tanto. Poi, certo, quando inizia a confrontarsi con i coetanei e li vede accompagnati dai papà, inizia a farsi delle domande. Sinceramente, non sono convinta dell’indispensabilità della famiglia “tradizionale”. Conosco di persona madri che possono definirsi tali solo perché hanno procreato e, se si potesse allontanarle dai figli, questi ultimi starebbero molto meglio. E conosco famiglie con padre, madre e figlioletti dove, in tutta onestà, il padre lo si vede solo in pizzeria il sabato sera. Mi rendo conto di quanto questo sia un tema delicato, ma non mi è mai piaciuto prendere posizioni estreme senza tener conto di quello che dovrebbe essere il fine ultimo, in questo caso il benessere del/i bambino/i.

3) Riccardo, il padre del bambino, si trova suo malgrado fra due fuochi, fra due donne determinate e agguerrite: da un lato Angelika, dall’altro sua madre. Ognuna, a modo suo, gli fa delle pressioni e lui, in fondo, è una vittima, sballottato un po’ di qua e un po’ di là. Sei d’accordo?

Non proprio. La madre ha una personalità forte, ha di certo influenzato in modo determinante la crescita del figlio. Però arriva un momento nella vita in cui prendere in mano le redini del proprio destino è questione di volontà e coraggio: almeno questo vale per Riccardo. La madre l’ha viziato, protetto, coccolato, gli ha reso la vita più comoda possibile. Ha anche preso decisioni per lui, certo, ma Riccardo è un uomo intelligente e ha lasciato che anche da adulto fosse lei a occuparsi di tutto. Per questo faccio fatica ad accostare le parole Riccardo e vittima.

4) A un certo punto della storia la figura di nonna Beatrice acquisisce un ruolo decisivo. Aristocratica e altezzosa, sa diventare inquietante e addirittura pericolosa con la sua ossessione di fare la nonna a tutti i costi, sguinzagliando giudici e avvocati per far valere i suoi diritti. Vuoi dirci qualcosa di più su questa donna, pur non svelando troppi dettagli sulla trama?

Beatrice è una donna molto sola: abituata a ottenere tutto ciò che vuole, sviluppa un’ossessione patologica nei confronti del nipotino, convinta che solo lui potrà ridare un senso alla propria vita. Purtroppo il vuoto affettivo, la solitudine e la ricchezza creano un mix esplosivo che farà precipitare la situazione. È un personaggio che incarna molte contraddizioni, e mi auguro di averlo tratteggiato in modo convincente.

5) Molto travolgenti sono le scene di passione che descrivi fra Angelika e Rio. L’uomo ha una pazienza infinita di fronte agli sbalzi d’umore della ragazza. E’ uno che sa aspettare, proteggere, rassicurare, farsi da parte quando è necessario. Vuoi dirci qualcosa di più su questo bel personaggio maschile?

In effetti questi aggettivi lo rendono quasi inverosimile! Detesto la superficialità con la quale viviamo oggigiorno. La facilità e pigrizia con le quali ci fermiamo davanti alle apparenze. Rio è figlio di quelle montagne: di poche parole, dallo sguardo diretto e quasi sospettoso, è facile pensarlo parco anche nei sentimenti. Il mio desiderio era quello di parlare di una persona che, dietro la maschera, nascondesse un animo sensibile, attento, fosse in grado di provare un amore tanto grande da renderlo quasi ingenuo. Angelika è davvero esasperante nei suoi confronti, ma lui è granitico come le sue montagne.

Ringraziamo la nostra amata scrittrice per il tempo che ci ha dedicato con questa intervista e auguriamo a tutti i lettori e lettrici una emozionante immersione nelle pagine di “Il calore della neve”.

a cura di Anna Serra.

Esce oggi il nuovo romanzo di Sabrina Grementieri: Il calore della neve

Esce oggi, martedì 23 ottobre, in tutte le librerie il nuovo romanzo della scrittrice di Imola Sabrina Grementieri. Dopo il successo di “La finestra sul mare” edito da Sperling & Kupfer, ambientato nel soleggiato Salento, l’autrice cambia decisamente ambientazione, portandoci nel nord Italia, fra incantevoli montagne innevate.
Ho avuto il privilegio di leggere #ILCALOREDELLANEVE in anteprima, proprio grazie alla sua autrice, che ringrazio fin d’ora per avermi contattata. Una scrittura fluida, scorrevole, mai appesantita da parole retoriche, quella di Sabrina. Uno stile chiaro e fresco, pulito. Un romanzo che si legge d’un sol fiato per scaldarci il cuore nelle rigide giornate invernali, riportandoci alla fiabesca atmosfera del Natale in alta quota con storie umane, sofferte, che la montagna nasconde nel suo caldo ventre. L’ideale sarebbe leggerlo in un rifugio alpino in stile tirolese, davanti a una tazza di cioccolata fumante o una tisana al profumo di cannella o un punch al mandarino.

IL CALORE DELLA NEVE: un ossimoro nel titolo, che si rispecchia nella copertina del romanzo, dove campeggia un viso lentigginoso di ragazza incastonato in riccioli fiammeggianti che contrastano con un maglione di lana azzurra. Il rosso e l’azzurro: una tonalità calda contro una fredda. Il calore del Natale e del Capodanno vissuto sulle nevi e le #pistedasci delle #Dolomiti. Scenari mozzafiato che fanno da cornice alla vicenda di Angelika, una giovane maestra di sci, brillante e dai modi ruspanti, che a soli 22 anni resta incinta. Una gravidanza non programmata, frutto di una storia fugace senza promesse, in un momento della vita fatto di sogni ancora da realizzare e progetti in divenire. Eppure Angelika, ostinata e orgogliosa, non rinuncia alla creatura che sta crescendo dentro di lei e sceglie di portare avanti la gestazione, fino alla nascita del suo Matthias. Lo crescerà da sola, senza dire nulla a Riccardo, il padre del bambino, un ricco rampollo di famiglia dal futuro promettente, ignaro di avere un figlio. E cercherà di destreggiarsi fra i mille e assillanti “perché” del piccolo, alla ricerca di una figura paterna indispensabile, ma inesistente.

Le sta accanto il fedele e insostituibile amico Florian, da tutti chiamato Rio, una guida alpina dall’aspetto un po’ burbero ma dal cuore d’oro. Come un fratello per lei. Quasi. I due, infatti, durante un viaggio nella selvaggia Africa, si lasciano travolgere da una valanga emotiva e passionale, che andrà a modificare inevitabilmente il loro rapporto di amicizia. Un’amicizia che a un certo punto prende un volo diverso e proprio quando sembra mollare i freni inibitori, vede l’arrivo inaspettato di Riccardo, che ritorna dopo quattro anni sugli impianti da sci in occasione delle vacanze natalizie. Un incontro-scontro in grado di scompaginare gli equilibri di tutti acquisiti a fatica.

Cosa farà Angelika? Quale sarà la scelta migliore, la soluzione più sensata per lei e il suo bambino? Restare da sola e continuare a crescere il figlio come una ragazza madre? Affidarsi a Rio e costruire una famiglia con lui, sempre presente e amorevole, legatissimo al piccolo? Oppure rivelare a Riccardo la paternità taciuta e vedere la sua reazione? Una verità sempre più ingombrante e sempre più palese, visto che il piccolo Matthias è la fotocopia in miniatura del padre. E se qualcuno, venuta a sapere la verità, minacciasse di portarglielo via, di sottrarglielo per puro egoismo?

Tre strade che porterebbero a sviluppi diametralmente opposti. Un unico denominatore comune nell’intricato groviglio di sentimenti della protagonista: il dubbio lacerante, la confusione, la paura di sbagliare, di far soffrire se stessa, ma soprattutto Matthias, che risulta tanto tenero al lettore, con la sua vocina infantile che si mangia ancora certe consonanti quando parla e la sua ingenuità disarmante, capace di appianare i guai e le preoccupazioni degli adulti. Per non parlare dei suoi occhietti luccicanti quando ricevono in dono per Natale Fischietto, una marmotta intarsiata nel legno, la stessa che popola le sue favole all’ora della buonanotte.

Se state già pensando ai regali di Natale e avete un’amica lettrice appassionata di romanzi, questo è un dono azzeccato, senz’altro sarà molto gradito.

#FabbriEditori
Causaedeffetto: Libri, Musica e Cultura.

Intervista ad Amelia Tipaldi, autrice di “Come si fa il latte della mamma?”

Abbiamo parlato del nuovo libro “Come si fa il latte della mamma” di Amelia Tipaldi e Carlotta Passarini. Ecco una breve intervista all’autrice del testo Amelia
Mamma, raccontami una storia

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata già dieci anni fa con la nascita del mio primo bambino,
cercavo libri per bambini che parlassero di allattamento, ce n’erano
pochissimi.
Si vedevano soprattutto neonati con ciucci e biberon. Ho pensato che mi
sarebbe piaciuto scrivere un libro per bambini che mostrasse la mamma
allattare.
Nel frattempo ho avuto altri due bambini e sono diventata consulente alla
pari per l’allattamento al seno.
Una notte di un anno fa circa ho scritto una poesia che rispondeva alle
domande che fanno i bambini e le mamme sull’allattamento.
La poesia ha avuto un grande successo su Facebook ed è arrivata al Leone
Verde che ha deciso di pubblicarla.

A chi è rivolta la tua opera?

Il libro è per i bambini che si pongono domande tipo da dove viene il latte
della mamma? Domande che si pongono ad esempio quando nasce il fratellino.
Ma è un libro adatto anche alle mamme che allattano e alle mamme in attesa
per augurargli un buon allattamento.

Affronti il tema del senso di colpa della mamma, sia quando ha paura che non
potrà allattare, sia quando non sa quando sia il momento giusto per
smettere, esiste un momento giusto per ogni cosa?

Ogni allattamento è una storia a sè, io stessa ho allattato i miei tre
bambini e con ognuno è stato diverso, durata, approccio ecc.. ogni mamma sa
cosa è meglio per sè e per il suo bambino.
Spesso invece molti interferiscono dettando tempi e modalità e questo crea
ansie e sensi di colpa.

Ci racconti perché hai scelto un formato che unisce parole e immagini
(splendide, tra l’altro)?

E’ stata una scelta naturale, la poesia è una forma di comunicazione molto
versatile e se affiancata da illustrazioni viene arricchita ancor di più di
emozioni che restano indelebili.
Le illustrazioni per i bambini più piccoli può offrire ulteriori spunti di
riflessione e per le mamme può essere una fonte di ispirazione.

Qual è il consiglio che senti di dare a una neo mamme che si appresta ad
allattare?

Di avere fiducia in se stesse e nel proprio bambino e nel caso si avesse
qualche difficoltà iniziale non aver paura a chiedere il supporto di
esperti.

Ti vedremo in giro prossimamente per parlare del tuo libro?

Il 19 ottobre sarò all’ospedale di Settimo Torinese durante il convegno
“Gocce di Latte”
Alcune associazioni di sostegno alle mamme mi hanno chiesto di presentare il
libro nelle loro sedi, stiamo definendo le date.
Vi terrò aggiornati di sicuro.

Ringraziamo Amelia per la gentile collaborazione.

Il calore della neve di Sabrina Grementieri – Anteprima

Il calore della neve: un ossimoro nel titolo che si rispecchia in copertina. Un giovane volto femminile lentigginoso incastonato in riccioli ramati che contrastano con il maglione di lana azzurra. Il viso di Angelika. Il rosso e il blu: una tonalità calda contro una fredda.
Dal 23 ottobre in libreria e presto sul blog #causaedeffetto.

#sabrinagrementieri #ilcaloredellaneve #letture #recensioniromanzi

“Come si fa il latte della mamma?” di Amelia Tipaldi e Carlotta Passarini

“Come si fa il latte della mamma” é un albo illustrato essenziale per le neo mamme, racconta quanto sia importante l’allattamento del proprio bambino e quanto possa aiutare nella crescita del neonato. L’autrice del testo è Amelia Tipaldi, ingegnere, mamma di tre bambini e consulente alla pari per l’allattamento, mentre le splendide illustrazioni sono opera della bravissima illustratrice a Carlotta Passarini. Edito da Il Leone Verde piccoli, questo libro è già un successo. Una storia nata sul blob “mamma, raccontami una storia” e che diventa un veicolo per sensibilizzare le mamme a riscoprire la tecnica naturale dell’allattamento, anche di fronte a un mercato che propone diverse soluzioni artificiali, ma che mai potranno avere lo stesso valore del latte materno. Per questo è importante scoprire “Come si fa il latte della mamma”.

Recensione dell’album “Super” dei Gto

“I Re della Riviera” racconta il mondo della riviera, il mondo, la gente, le sensazioni della notte che è sempre un nuovo giorno. “1970 Hostel” è un brano che è poi un racconto che ci porta oltreoceano, un rock con sapori internazionali, ma anche nostrani. “La Rambla” è anche in questo caso un rock con sfumature folk, una ballata popolare che mostra personaggi di tutti i giorni, uno scenario carico di vita, quello dello rappresenta contraddizioni e diversità, ma allo stesso tempo l’uguaglianza che è un valore fondamentale, soprattutto al giorno d’oggi. “L’amore è una scelta” è una ballata leggiadra che fa guardare dentro, anche oltre l’amore, il peso di una promessa, l’importanza della vita. E poi una scelta, quella di amare. “Di notte Sanato alle 3” è un pezzo che sembra un’istantanea della notte, fatta di vita e di incontri, di amori fugaci, di scontri, ma anche del senso più profonda di ciò che si è davvero, quando l’indomani ci sentirà comunque diversi dal giorno prima. “La strada è liberazione” racconta la metafora perfetta della vita, il viaggio, la strada, i luoghi, i sapori, i paesaggi. Viaggiare è vivere e cambiare, scoprire sempre qualcosa che è fuori, ma che dentro. In “Destination Anywhere” si viaggia e si raccontano personaggi che sembrano arrivare da un altro tempo. Un passaggio e poi un nuovo viaggio per scoprirsi davvero. “Dove ho sbagliato” è una ballata con il sapore che ricorda il country, ma con venature folk, un suono che di racconti di vita. Aneddoti di un passato in bianco e nero, colorato di risentimenti e pensieri. La domanda che rimane in sospeso è sempre la solita: ma dove ho sbagliato? E la solita risposta che vale spesso per tutti: non lo so. “Johnny’s Back Summer’s Back” è un rock’n roll nostrano, costruito con i ricordi e le sensazioni di una vita, nel bene, nel male. “Passione” ha un sound particolare, miscela di diverse anime musicali, un testo che richiama istantanee di vita, un punto di vista privilegiato sul mondo e su stessi. “Francis” continua lo stile dell’album con una storia nella storia, con emozioni a un passo da noi, eppure così lontane. Quello che resta dei ricordi, raccontati con semplicità. “Ma Maladie” è un rock particolare con un testo altrettanto strano, con diverse lingue e un solo concetto: il mondo, le sue sfumature. “Mi parlerai di te” chiude l’album con una ballata semplice e introspettiva, guardarsi dentro e scoprirsi. Parlarsi, svelarsi. Spogliarsi dagli errori. Un album per chi ama il folk e il rock, che vuole una musica viva e saporita. Una musicalità che affonda le sue radici nell’essenza stessa della musica.

Il tempo dell’inquietudine di Jesper Stein

Parliamo del romanzo “il tempo dell’inquietudine” di Jesper Stein. Si tratta di un thriller ambientato in Danimarca. Il protagonista è Axel Steen, un poliziotto che ha una fottuta paura di morire e che vive il disordine mentale provocato dalla fine del rapporto con la sua ex moglie Cecile e con la figlia contesa tra i due. Soffre di insonnia e per riuscire a dormire fa uso di hashish. La sua prima indagine riguarda la morte di un uomo nel cimitero di Assistens durante i disordini provocati dagli autonomi. Pesanti sospetti ricadono sulla polizia e a peggiorare le cose compaiono degli uomini dei servizi segreti del Pet. Traffico di droga, centri sociali, giornalisti disposti a tutto per scrivere un articolo e una serie di risvolti personali portano Axel a indagare su una donna con cui ha avuto una storia, lei è l’ex compagna della vittima. Questo lo metterà in cattiva luce con i superiori. Un noir intrigante anche se non velocissimo, trama con molti incastri e temi sociali. Interessante.

“La scrittrice del mistero” di Alice Basso

Con “La scrittrice del mistero” Alice Basso conferma le sue capacità di creare storie che miscelano noir, commedia, ironia e una quantità spropositata di citazioni, letterarie e musicali. Un mix gradevole e leggibilissimo. La protagonista é Vani Sarca, così come nei precedenti romanzi, una ghostwriter che collabora con la polizia nelle indagini e in particolare con il commissario Berganza, con il quale ha appena instaurato una surreale relazione sentimentale. Non manca il triangolo con l’ex fidanzato Riccardo, scrittore di successo, che in questa storia vestirà una parte scomoda: è vittima di uno stalker. Il lavoro che il suo capo Enrico le affiderà sarà di collaborare con lo scrittore Henry Dark, una leggenda del thriller. Qualcosa lega Henry Dark a Enrico, insomma, una storia che si allaccia alle precedenti puntate creando suspence e garantendo divertimento e una bella scrittura tecnicamente perfetta. Assolutamente da leggere.

Il Cigno Nero, il nuovo romanzo di Francesca Forlenza

Il “Cigno Nero” di Francesca Forlenza è un romanzo che getta le basi narrative per quello che è il romanzo “Il Leone del Saraha”, di cui ho avuto già modo di parlare. In teoria parliamo di romanzo erotico, in pratica è molto di più. Si tratta di una bella storia, costruita bene, con personaggi molto ben delineati e con una sicuramente forte componente erotica, ma anche emotiva e sentimentale. La costruzione della storia svela l’attenzione per la trama, per la sue costruzione in funzione degli eventi futuri e lo sviluppo dei personaggi. Francesca Forlenza per quanto mi riguarda è stata una bella scoperta narrativa, il suo modo di scrivere non è mai banale e rende giustizia a un genere tante volte relegato a storielle da spiaggia. In questo romanzo c’è passione, sentimento e soprattutto conflitto, quello tra personaggi, tra punti di vista culturali diversi. I protagonisti sono Samin e Borna, due persone diverse, legate l’una all’altro da un forte sentimento. Samin però  vive in un mondo in cui una ragazza giovane e vergine può essere venduta a un luogo di perdizione, in cui per il piacere di alcuni può essere sacrificata la vita stessa di quella ragazza. Samin è costretta a entrare in un inferno che sembra senza uscita, un inferno che la cambierà. La sua speranza di salvezza e redenzione è legata proprio a Borna, la cui guerra è appena iniziata. Il Consiglio è di leggere questa storia prima del capitolo successivo “Il Leone del Saraha”, dove ritroveremo entrambi e nel bel mezzo del conflitto con un altro personaggio che in questo romanzo compare: Asad. Che dire, consiglio vivamente la lettura dei romanzi di Francesca anche a chi generalmente non è amante di questo genere, ma ci tengo a dire che questo romanzo lo considererei di genere, bensì un ottimo romanzo,a prescindere dalla sua collocazione di una categoria. Il che non è poco.

Ho posto alcune domande a Francesca, ecco cosa ci ha risposto.

Borna e Asad sono due personaggi complessi, spinti da

 diversi sentimenti, tra le quali la passione e l’ambizione. Come li hai creati?

Mi piace porre in contrapposizione i caratteri, le situazioni, le vicende, i sentimenti, quindi è stato inevitabile creare personaggi simili/agli antipodi. Ho forgiato i loro caratteri usando sentimenti poco cordiali, primitivi, a volte eccessivi come l’ambizione, la vendetta, la passione/lussuria, in questo modo le loro azioni/reazioni durante la narrazione generano una sorta di effetto a catena.

Samin è dolce, innamorata, ma si ritrova improvvisamente catapultata in un mondo di perversione e, diciamolo, violenza. Qual é il limite tra sadismo e crudeltà? E soprattutto, possiamo definirne un connotato storico?

Il confine tra sadismo e crudeltà è labile. Asad è sadico, però non è crudele perché è un uomo con ideali, precetti e sentimenti positivi/negativi. Il Compagno vestito di rosso è sadico con cadenze crudeli perché rappresenta il lato oscuro, il polo b. Gli uomini e le donne del Focolare del piacere sono “sadici crudeli” perché la loro umanità è latente, quasi nulla. Credo che il confine tra sadismo e crudeltà risieda proprio in questo: umanità.

Il romanzo erotico viene spesso relegato a prodotto in qualche modo di subordine rispetto alla narrativa più classica, alcuni romanzi, aimè, non tradiscono questa aspettativa, ma i tuoi due romanzi sono qualcosa di decisamente completo e fruibile anche da chi non è amante del genere. Cosa pensi di questi, se vogliamo, pregiudizi?

Sì, possiamo definirli pregiudizi. Come mi comporto quando mi relaziono con persone con simili pregiudizi? Li ignoro. Puoi discorrere con un giudizio negativo o un parere dato dal gusto, però non è possibile creare uno scambio di opinioni o un dibattito se dall’altro lato vi è una chiusura. Mi spiace molto. Ogni opera può emozionare, insegnare e far riflettere.

Il Cigno Nero è un prequel, introduce a una realtà culturale complessa, quella araba, e alle contrapposizioni con il pensiero occidentale. Una miscela esplosiva, che svela quanto ci possa essere di passionale dietro a ciò che non si conosce. Specie se riguarda qualcosa che si annida dentro di noi. É un aspetto che ti affascina quando scrivi un romanzo?

Sì, mi affascina. Come ho detto, quando scrivo, tendo a porre in contrapposizione tutto. A partire dalle diverse realtà culturali, fino al bene fraterno/vendetta.

Samin ed Elizabeth, due protagoniste, due mondi. Cosa le lega indissolubile, a parte l’amore?

La loro dignità di donna e i loro sogni. Sono donne forti. Donne che combattono per l’amore, per ciò in cui credono e per i loro sogni. Nel seguito troveremo una Samin più matura, più forte, più consapevole. Sorvolo la condizione di Elisabeth. Il Leone del Sahara Libro Primo termina con il suo rapimento per mano di Borna e Samin, per tanto preferisco non esporre nessun particolare. Posso dire che ci saranno delle svolte inaspettate.

Domanda di rito: a cosa stai lavorando? Uscirà un terzo capitolo?

Sì, uscirà il terzo capitolo. Attualmente sto scrivendo due opere. Diverse ma legate. Se dovessi attribuirne un genere… beh non saprei. Forse un po’ dark, un po’ erotico, un po’ fantasy a tratti crime.

Ringrazio Francesca per la fiducia e la collaborazione! Alla prossima!

Parliamo dell’album “Acqua Alta a Venezia” dei Nadiè

Entriamo nel mondo dei Nadiè e in particolare dell’album “Acqua Alta a Venezia”, dove rock, melodia e attualità si fondono per regalare emozioni e sensazioni intense. Si inizia con “Conigli”,  un brano criptico che riesce a far vedere con chiarezza un’immagine struggente e irriverente del mondo e di noi stessi. Un senso malinconico di precarietà emotiva, qualcosa di profondo che rimane in bilico, annientato dal silenzio. “In discoteca” svela quello che le luci psichedeliche nascondono, le ombre dietro i divanetti e le anime perse in una nebbia, in cui la speranza sembra perdersi. “Solo in Italia si applaude ai funerali” mostra il lato oscuro di un paese controverso, in cui la giustizia troppo spesso è la grande assente, seguita dalla speranza di ritrovarla intatta. E soprattutto ancora viva. “La bionda degli Abba” è un ritratto intenso e carico di amarezza, ricordi e sensazioni sparse per terra. “Breve esistenza di un metallaro” è una storia che parte dal dietro le quinte di vite rimaste ai margini di se stesse. Mentre si cerca qualcosa, si scopre di aver perso, forse tutto. “Dio è chitarrista” è un brano in cui il rock trasuda da ogni nota, senza togliere spazio ai testi anche in questo caso profondi e ricchi di metafore di vita, con metafore che giocano sul ruolo della religione e le sue contraddizioni. “Acqua Alta a Venezia” è uno spaccato di una società, raccontata con giri di parole, metafore, ma senza allontanarsi dalla cruda realtà, che emerge prepotentemente. “Gli Sposi” è un quadro amaro, i risvolti di un amore che si tramuta in indifferenza, reso simile a un nuovo regalo, pronto a invecchiare e a essere dimenticato. “Fuochi” è un brano che segue le caratteristiche rock dell’intero album, analizzando la società e i suoi compromessi, per arrivare a quel che resta. E a un futuro che profuma di incertezza. “Bandiere a mezz’asta” è un brano che affronta la società e le sue contrapposizioni culturali e un po’ come in tutto l’album emerge l’amaro di una storia che si trascina spesso senza scontrarsi con la realtà, i problemi e le speranze che sembrano rarafatte. L’album “Acqua Alta a Venezia” è bello, per intensità, qualità musicale, profondità dei temi trattati, costruzione dei brani e interpretazione. Uno stile cantautorale non proprio originale, ma che coglie appieno le radici della musicalità italiana e internazionale, per dare luogo a sonorità moderne e testi decisamente attuali. Un disco sicuramente molto consigliato.