Recensione del disco “Via Emilia” di Giacomo Jack Anselmi

Un disco che affronta diversi temi sociali con eleganza e una melodia che affonda le sue radici nel jazz e nel blues. Sentimenti, eutanasia, lavoro, tante sfumature di un autore che usa la musica per comunicare e raccontare il mondo nella sua verità e con il suo cinismo. “Libero” è un bel brano affascinante, così come “10.25”, un racconto struggente che parla di terrorismo senza essere banale. “Bye” è un brano sentimentale più leggero, ma non meno interessante. “Pezzi d’anima” è un brano amaro e intenso. “Autentico” è una ballata che è più un racconto di frammenti di vita e momenti, appunto, autentici. “Modena” è un ritratto di un luogo, di una storia, della vita che la attraversa. “Brian De Polli” è un’istantanea di un personaggio, perso tra passato e futuro, alla ricerca di un senso in questo mondo. E della libertà. “Canzone per Francesca” è un racconto di un futuro che non c’è, che è diventato qualcos’altro di più profondo. “Via Emilia” di Giacomo Jack Anselmi è un disco completo, semplice musicalmente, ma con solidi pilastri, sia per i testi, sia per gli arrangiamenti. Un bel disco da ascoltare tutto d’un fiato.

Il nuovo video del brano “Tutti i giorni sorridente” dei Flat Bit

Quando saremo grandi, i momenti che ricorderemo con più facilità saranno quelli dove eravamo sorridenti; è vero, talvolta il versante più materialista della vita ci attira come api al miele, e ci fa illudere che la gratificazione dell’uomo sia fatta di case al mare, belle macchine, fama e successo. Prendi un po’ di amici, una GoPro e tira dritto verso il mare, alza lo stereo, canta a squarciagola, in fondo cosa ti serve più dell’estate?
Come tutte le cose belle, anche l’estate finisce presto, ma viaggiare ci cambia sempre un po’ e ci insegna qualcosa. Sbiadisce il giallo del sole e l’azzurro cristallino del mare, arriva l’autunno e si parte per l’ennesimo viaggio.
Quello dei Flat Bit non è il classico video dell’estate, ma il video di una estate, che scaturisce in un senso di libertà e leggerezza, e contribuisce a farti essere Tutti i giorni sorridente.

Il progetto Flat Bit nasce nel 2010. Dopo alcuni anni di concerti tra Marche, Emilia Romagna e Toscana, nel 2014 esce “Scala di Grigi”, il primo lavoro in studio (autoprodotto), grazie al quale la band si esibisce in più di cinquanta concerti, tra cui diverse aperture ad artisti di rilievo del panorama indipendente italiano, tra cui Levante, Kutso, Management del dolore post operatorio e molti altri.
Il primo Aprile del 2016 esce “Imperfette Condizioni”, per l’etichetta Ferrarese Alka Record Label, accolto con larghi consensi dagli addetti ai lavori e dal pubblico, totalizzando in poche settimane 65.000 visualizzazioni su Facebook con il video del singolo “2000 Mode”.
Nello stesso anno vengono proclamati Best Arezzo Wave band Marche, e scelti per rappresentare Arezzo Wave all’Exit Festival, a Novi Sad in Serbia, uno degli eventi musicali più grandi e importanti d’Europa con in programma artisti internazionali come Bastille, Prodigy e The Vaccines.
Il 2016 è un anno ricco di soddisfazioni per la band marchigiana: Best Band per le selezioni di Emergenza Festival, vincitori di Geometrie Sonore festival, la vittoria di Rock Targato Italia e finalisti di Deejay On Stage (Radio Deejay) esibendosi a Riccione assieme a Calcutta, Tiromancino e Francesca Michielin. Premiati al Super Circus del MEI a Faenza, dopo poco si esibiscono al Roxy Bar di Red Ronnie.
Attualmente i Flat Bit è al lavoro per la realizzazione del loro terzo disco, che uscirà nel 2018 per Alka Record Label.

“Quello che vuoi” è il nuovo singolo di Zibba

Ecco il nuovo singolo di Zibba: #Quellochevuoi

“Quello che vuoi” rappresenta l’inizio di un nuovo percorso per Zibba, anticipando la pubblicazione di “Le Cose”, ottavo album del cantautore.
Una canzone d’autore dai toni scuri, con un sound assolutamente black e un mantra da ripetere all’infinito.
“Questa canzone è quella che mi ha dato l’idea del disco. L’idea del suono che avrebbe dovuto avere. Racconta molte cose dietro poche semplici frasi. Racconta la malinconia e l’amore come se fossero la stessa cosa”. Zibba

Recensione dell’album “A un passo da qui” di Marco Rò

“A un passo da qui” di Marco Rò è un album decisamente melodioso, brani intensi, ben costruiti e con contenuti importanti. Ascoltandolo sembra di riascoltare il primo Luca Barbarossa e proprio di quest’ultimo questo autore sembra possederne le capacità cantautoriali. Lo si percepisce già dai primi brani “La lista” e “Immagini a righe”. “Tutto quello che non sai” è una ballata, un brano profondo e intimista, che suona decisamente molto bene.  “Ale” e “La scala mobile” sono due brani che racchiudono lo stile elegante di questo cantautore, molto orecchiabili e ben costruiti. “Dune” possiede una musicalità che si discosta leggermente dai brani precedenti, senza però allontanarsi dall’eleganza dell’intero album, un bell’amalgamarsi di voci che creano una bellissima atmosfera musicale, carica di immagini e sensazioni.  “A un passo da qui” è una ballata che si lascia ascoltare, parole taglienti, ricordi incalzanti e quel senso di amarezza che traspare attraverso le note e una voce che si racconta e che mostra un mondo parallelo. Venature Jazz nel brano “Sul paradosso” e una bella musicalità. “In blu”  è un brano intenso che sussurra una storia che emoziona. “Mosca mon amour” esprime un pop con contaminazioni internazionali. “C’era una volta” è pezzo che gioca sulle metafore e i paragoni per ricostruire la storia del nostro paese, con un filo di ironia, che poi è spietato realismo. “Step one” chiude l’album e lo fa con una ballata con stile internazionale, avvolgente e appassionata, come d’altro canto l’intero album. Un bel lavoro che si lascia gustare traccia dopo traccia e che svela il talento di un cantautore. Da ascoltare.

Recensione dell’album “Verso Alabama” di Giuseppe Calini

“Il rock degli anni 70” è un inno al rock’n roll e la musicalità del brano lo conferma. Il testo pure. “Take it easy” è un pezzo che è un’istantanea di una storia semplice, raccontata su una musicalità coinvolgente. “Mettimi di buon umore” è un brano rock melodico che si rifà a una tradizione cantautoriale che non può non evocare Vasco, Stadio e molti altri esponenti di questo tipo di  musica, alla quale siamo tutti molto legati. “Una lunga strada da casa” è una ballata intima e intensa, un brano sussurrato, come un viaggio da fare passo dopo passo. “Il sogno non c’è” esplode in una bella ritmica e suoni psichedelici e una storia nuova e antica. L’immagine, prima di tutto. “Tu sei qui” e “Verso Alabama” raccontano storie che creano i solchi di un vinile, che poi è la vita stessa. “Marco e Marina” parla d’amore. E di barriere da superare. L’età e l’amore, un dilemma che si ripete e si ripeterà ancora. L’amore e la gioventù, una guerra che non può che diventare sentimento e passione. “Ho finito le cartucce” è un gioco di metafore, in una storia sempre troppo attuale. “Io sarò con te” è una ballata che prosegue e  rispecchia lo stile dell’intero disco e lo fa con un sound leggero, coinvolgente e passionale. “Un altro giorno perfetto”  e “Sangue nervoso” viaggiano veloci sulle strade di un rock che a tratti sembra antico, ma che è la storia di un modo di vivere e suonare. “Quando gira male” racconta un momento no e lo fa con dolcezza e amarezza. “Io sono il tuo capitano”, “Peter Pan” mettono in scena un gioco di storie e metafore e di giochi di specchi, per ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Perché chi ama la musica non cresce, o forse non vuole mai farlo davvero. Nasce e vive di note e sfumature e storie. Come è giusto che sia. “Rock’n roll” riassume il senso e l’anima di questo disco, l’essenza del suono e delle parole, il graffio di cui di rock’n roll vuole viverci davvero. “Verso Alabama”  è un disco che si fa ascoltare piacevolmente. Una sola critica, strizza molto, forse a tratti troppo, l’occhio al Vasco di una volta. Un po’ di originalità in più magari darebbe vita a brani meno prevedibili.