“Rivolto a Sud”, il nuovo libro di Vincenzo De Marco

Ho scoperto la poesia di Vincenzo De Marco con il suo libro “Il Mostro”. “Rivolto a Sud”, il secondo lavoro di questo artista, prosegue il viaggio che spazia tra le atmosfere della Puglia, quelle che sanno di sapori e odori degli Ulivi, a quelle lugubri del Mostro, che per chi ancora non lo conoscesse è l’Ilva di Taranto. Molte cose sono cambiate, come il nome della famosa acciaieria, ma quasi tutto è ancora fermo. Si muore ancora e denunciare è qualcosa per cui essere minacciati. Così Vincenzo ha lasciato, a malincuore, la fabbrica, ma continua a combattere con le sue parole fuori dalle mura perché qualcosa inizi a cambiare davvero. Nei suoi versi c’è l’amore, in tutte le sue sfumature. Ma c’è anche il suo contrario, la guerra. Struggente è il pezzo dedicato ad Anna Frank, per esempio. Tra i versi ci sono richiami alle migrazioni che le guerre portano, al concetto più puro di accoglienza. C’è il racconto di un mondo che ha sbagliato strada. I versi di Vincenzo De Marco costruiscono un mondo in cui le parole mattoni. E mentre c’è chi ci costruisce case, lui ci crea ponti e case. Una forma di ribellione che non punta a dividere, ma a unire. Così, verso dopo verso, Rivolto a Sud riprende il filo del Mostro per fare un ulteriore passo verso il domani. Ed è un giorno in cui si vedono ancora nubi minacciose all’orizzonte e in cui l’unica cosa fattibile è guardarsi dentro, scoprire le proprie radici e combattere. Per le proprie idee, i propri sogni, per un mondo in cui la poesia non sia sovrastata dagli spot di una realtà di discriminazione e odio. La poesia, la parola, come ultimo baluardo di una civiltà che non sa più distinguere tra reale e virtuale, tra odio e amore, tra vita e morte. In questo precario equilibrio la poesia è una bussola, una mano che può accompagnarci a guardare il mondo con occhi diversi, anche oltre le lacrime che la vita ci porta a versare. Con lo sguardo rivolto a sud.

Ho posto alcune domande a Vincenzo per spiegarci meglio il suo libro e i suoi progetti.

La tua poesia è un’arma, quanto coraggio ci vuole per scrivere davvero?

Non posso sapere quanto coraggio occorra per scrivere davvero. Credo basti essere onesti, guardarsi intorno e raccontare la verità senza aver paura di eventuali ripercussioni negative. Bisogna semplicemente essere normali. Soltanto con la normalità o chiamiamolo coraggio si potrà scrivere davvero e del vero. Onestamente.

L’amore ha mille significati, quale tra questi è quello a cui sei più legato?

L’amore ha mille significati. A quale sono più legato? A tutti. Sono innamoratissimo dell’amore. La mia poesia è amore. Anche nei versi apparentemente può crudi o duri scorrono litri e litri di amore Daniele.

Non possiamo non parlare con te di Ilva, so non ne fai più parte. Cosa ti è rimasto di quel Mostro?

Tanto. Mi è rimasto moltissimo. Sono e mi sento ancora parte di quella classe operai che si batte per i propri sacrosanti diritti (piccola parte in realtà), anche per questo infatti, pur avendo lasciato la fabbrica continuo e continuerò sempre la mia lotta al mostro. La mia/nostra personale battaglia che sono certo ci porterà a respirare a pieni polmoni aria pulita senza più paura.

In questo nuovo libro parli di guerra, migranti, ma soprattutto bambini. Cosa stiamo lasciando alle generazioni future, ai nostri figli?

Abbiamo dato ai nostri figli un pianeta cattivo e malato. Dobbiamo ammettere i nostri sbagli e rimboccarci le maniche affinché loro possano vivere in un paese diverso. Bello. Colorato di un colore nuovo. Il pianeta appunto non deve assolutamente avere muri o confini. Il pianeta deve e dovrà essere la casa di tutti. Come giusto che sia. Abbiamo tirato la corda per troppo tempo. È ora di fare qualcosa di concreto affinché questa deriva nera e autoritaria sia spazzata via e i nostri figli possano crescere in una terra giusta

Quali sono i tuoi progetti futuri? So che stai lavorando a un locale culturale. Ti va di parlarcene? 

I progetti futuri? Ho scritto un paio di racconti nuovi che saranno inseriti in una antologia e poi sono a lavoro su “Dopo Belsen” un romanzo (il mio primo vero romanzo) a cui tengo tantissimo. In più sono alle prese con l’apertura di una libreria caffè letterario nel cuore del centro storico della mia cittadina. Venderò libri nuovi e usati. Vinili nuovi e usati ma non solo. Chi ne avrà voglia potrà leggere o ascoltare i dischi direttamente al caffè tranquillamente. Poi oltre alle solite programmazioni di eventi culturali, presentazioni e piccoli concerti il locale ospiterà tantissimi laboratori per grandi e piccoli. Non sarà, spero, il solito bar o la solita libreria. Più una Agorà in cui chiunque, specie i più giovani possano liberamente esprimere la propria arte o conoscere l’arte di altri. Proverò a regalare ai più giovani del mio territorio un luogo nuovo dove poter imparare l’arte della resistenza bella. Quella artistica e culturale. Dico sempre che l’arte e la cultura possono e devono aiutare questo paese a diventare un posto migliore. Io ci credo e questo sarà Casa Merini

 

Ringrazio Vincenzo per la gentile collaborazione e per averci parlato un po’ di lui e dei suoi progetti. Attendiamo con impazienza i suoi nuovi lavori.

Un caso speciale per la ghostwriter, il romanzo di Alice Basso

“Un caso speciale per la ghostwriter” di Alice Basso è l’ultimo capitolo della saga che ha come protagonista Vani Sarca, la ghostwriter delle Edizioni L’Erica. La storia inizia proprio con un allontanamento volontario di Enrico, il capo delle Edizioni L’Erica, licenziato dalla casa editrice per aver rinunciato a un sicuro successo internazionale. Enrico è un personaggio dispotico e problematico che da tempo tratta male tutti, Vani compresa. Ma la stranezza é che l’uomo ha rinunciato a quell’affare per fare un favore proprio a Vani. E nessuno dei due è pronto ad accettarlo. Enrico, però, non si trova. Parte così una vera e propria caccia al tesoro alla ricerca dell’editore. Un viaggio nell’espiazione del senso di colpa, nel passato di Enrico, ma anche in quello della protagonista. La storia riguarda soprattutto l’intreccio del futuro dei personaggi che hanno animato le vicende che giravano attorno a Vani, quindi di Morgana, Lara, il suo ex fidanzato, nonché scrittore di successo Riccardo Randi, e ovviamente del Commissario Berganza, il suo compagno. Il cerchio si chiude e come ci si attende da un finale i nodi verranno al pettine e non mancheranno momenti emozionanti e di sana commozione. Nel complesso il romanzo è più cupo dei precedenti, forse complice l’imminente fine della storia. Alice Basso scrive divinamente, questo è un dato di fatto. Anche in questo romanzo Alice rende omaggio a Torino, alle sue atmosfere e particolarità. Con un po’ di malinconia salutiamo Vani Sarca e attendiamo i prossimi progetti dell’autrice che tanto abbiamo apprezzato con questa serie.

Le Coincidenze, l’album di Sarah a cura di Daniele Mosca

Il Jazz è una cosa seria. E un bell’attacco in un pezzo determina lo spirito con cui ascoltarlo. “Le Coincidenze” inizia proprio con un bell’attacco. Il brano è semplice e melodioso, un sound che racchiude elementi classici non solo del jazz, ma anche del pop. “Il mio viaggio” è una ballata introspettiva, affascinante ed elegante. “Le parlo di te” è un pezzo che inizia con un suono soave di un pianoforte, per poi sciogliersi in una delicata canzone, con parole quasi sussurrate. “Senza alibi” prosegue il viaggio nelle sonorità che riportano la mente ad atmosfere sospese. “Negli occhi dell’Aquila” racconta un attimo della storia italiana, un attimo amaro, da raccontare con la soffice complicità della musica. “Resisti” è un’altra ballata da ritmo più insistente. In “Sophia’s Mambo” si percepisce già dal titolo quale sia il ritmo del brano, il testo cita capolavori della cinematografia mondiale, in un parallelismo con la realtà. Tra che quello che si vorrebbe e quello che si può fare. E ballare è sempre una scelta valida per abbandonarsi alla fantasia, ai pensieri, ai desideri. “L’esigenza” chiude l’album con una dolce ballata, leggera e incantevole. Che dire, il disco è bello, i brani sono molto classici, non consigliati per chi ama la musica e le musicalità più moderne e radiofoniche, ma a chi ama la musica nella sua essenza e soprattutto per chi sa apprezzare la musica che non ha tempo. Un’unica considerazione che non è una critica, ma un consiglio per far apprezzare al meglio il disco. Si tratta del mixaggio, i suoni talvolta si percepiscono poco e una miglior resa contribuirebbe sicuramente a far arrivare l’impatto dei suoni dei vari strumenti in modo più deciso. Probabilmente è una scelta musicale dell’arrangiatore, quindi la mia è da leggersi soltanto come un punto di vista strettamente soggettivo. Nel complesso il disco è un ottimo prodotto, belle parole, bella voce, ben suonato.

A cura di Daniele Mosca per Causaedeffetto

 

 

La mossa del gatto di Sonia Sacrato, a cura di Anna Serra

Una delle mie catture dell’ultimo Salone del Libro di Torino è “La mossa del gatto” targata #GolemEdizioni, dell’autrice Sonia Syssa Sacrato, originaria di Padova ma con un amore smisurato per Torino.
La protagonista e voce narrante si chiama Cloe, una professoressa precaria di arte, sulla soglia dei quarant’anni, alta come Calimero e con un fisico “armoniosamente mediterraneo” coperto perennemente da abiti neri e scarpe da ginnastica ai piedi, appassionata di serie tv crime.
Lo stile dell’autrice è fresco, spontaneo, sovente molto colorito e vivace.
L’intreccio è fondamentalmente noir, intrigante e ben costruito, ma non manca quello rosa, passionale, il tutto condito da una buona dose di umorismo e ironia da parte di Cloe che, con le sue battute e considerazioni divertenti e spassose, si rende immediatamente simpatica.
Il lettore resta incollato alla storia fino alle battute conclusive, quando il mistero sarà risolto casualmente dal gatto Pablo, un persiano nero di otto anni. Sarà lui, con una sua mossa felina, a indicare a Cloe la chiave per sciogliere l’enigma. Il finale farà stringere il cuore.
La componente noir della vicenda affonda le sue radici in un caso poliziesco risalente all’anno 1956: una giovane donna, Virginia, prozia di Cloe, fisicamente molto simile a lei, fu rinvenuta in un’ansa del Piave ingrossato dalla piena. La sua morte fu classificata come suicidio ma forse, se il suo cadavere potesse parlare, rivelerebbe una realtà diversa e molto più inquietante. Sebbene siano trascorsi sessant’anni, il decesso della giovane Virginia sembra tornare a galla nel piccolo paese di Vas, un borgo di montagna nel bellunese, aprendo nuove e inaspettate piste di investigazione. Cloe si trova lì per dare l’ultimo saluto alla nonna materna, anche se con lei ha sempre avuto un rapporto conflittuale, visto che l’anziana le ha causato un trauma psicologico che si porta dietro dall’infanzia. Vorrebbe essere altrove, col suo nuovo adorabile fidanzato, invece che in un paese dimenticato da Dio, durante le vacanze natalizie.
Forse non è ancora giunto il momento di lasciar riposare in pace i morti, soprattutto dopo il ritrovamento casuale da parte di Cloe di una vecchia scatola di latta, contenente una roncola macchiata di sangue e un fazzoletto, avvolti in una pagina di giornale che, guarda caso, è datata 1956 …

L’unica pecca di questo romanzo, senz’altro molto godibile, è la presenza di numerosi refusi ed errori disseminati qua e là e l’uso bizzarro della punteggiatura. Nella versione che ho acquistato e letto, ho rilevato parecchie sviste, all’incirca una sessantina, che denotano un editing un po’ frettoloso e superficiale. Per mia fortuna o per disgrazia – dipende dai punti di vista – ho un occhio molto allenato nello scovare errori e refusi. Deformazione professionale. Mi auguro che nelle varie ristampe che sono state fatte (indice di uno straordinario successo in poco tempo!) il testo sia stato ripulito, perché a lungo andare i continui refusi finiscono col diventare molesti, infastidendo il lettore più esigente e rovinando, in parte, un libro davvero bello e vivamente consigliato.

A cura di Anna Serra

I Custodi e la Pergamena del Potere, il romanzo di Federica Loreti

I Custodi e la Pergamena del Potere è un romanzo affascinante, in equilibrio tra storia e suspense. Il protagonista Gabin Wagner si fa spedire dall’America un documento acquistato all’asta da suo padre e per conquistare gli ambienti colti e raffinati di una fumosa Londra del milleottocento decide di organizzare un evento in cui intrattenere gli influenti ospiti, attirati dalla mostra di questo importante oggetto. Il documento in questione è una delle poche copie della Magna Charta, pilastro fondamentalmente ancora oggi della monarchia britannica. Peccato che uno dei presenti, lo storico Alf Husser, si rabbui alla vista del prezioso oggetto. Lo storico spiegherà in un secondo momento a Gabin il motivo delle sue perplessità, ovvero che secondo lui quel documento, seppur presentando le firme di Federico II di Svevia e Giovanni Senza Terra come l’originale, non sarebbe affatto la Magna Charta, ma un documento molto più misterioso. Il testo è rappresentato da una serie di versi. Entrambi partono per una vera e propria caccia al tesoro per scoprire il segreto che nasconde, giungono in Spagna per poi raggiungere Roma, dove scoprono la Pergamena del Potere che li condurrà in quella che era stata la famosa Alessandria d’Egitto. Ma in questo viaggio non saranno soli. A seguirli, nell’ombra, sarà Helena, una bella donna, avvolta nel mistero e nel desiderio di vendetta. Il romanzo della giovane autrice Federica Loreti ci accompagna in un viaggio che nasconde segreti, sentimenti e tradimenti, in un vortice di eventi che porterà il lettore a scoprire un mondo nuovo e sconosciuto. Tra scrittori come Virginia Wolf e Arthur Conan Doyle e personaggi misteriosi come Astur e Astafel, Federica crea un mondo affascinate e pericoloso. Siete pronti a scoprirlo?

“Da bomb”, l’album dei The high jackers

L’album “Da Bomb” dei The High Jackers è musicalmente affascinante, musicalità che viaggiano dal country, al rock, dal soul al blues. Lo si intuisce sin dal primo brano “Burgers and beers”, proseguendo con “If i don’t have you” con uno stile travolgente e ottimamente costruito, sia da un punto di vista di arrangiamento che di sonorità. Ogni brano sembra avere un suo mondo di riferimento, pur mantenendo una linea guida stilistica uniforme, così come si percepisce in “Going Crazy”, brano avvolgente e intenso. “Sunshine” è un brano che riporta la mente a un soul moderno e accattivante, che richiama le radici di questo genere musicale. “Everybody’s burning” cambia ritmo, ma mantiene lo stile che si avvicina molto al soul blues, sembra di sentire l’odore di fumo e il sapore di rum in locale dalle luci soffuse. “Stunned and dizzy” richiama le atmosfere più tendenti al rock. “Hush now” è un bel lento, una ballata dal sapore antico, ma che incanta per bellezza e raffinatezza. In “Live it” e “My new paradise” si raccoglie le eredità di un rock che parte ben prima degli anni settanta, mantenendo quelle sonorità e ritmi. “The wrong side of the street” è una ballata intensa con richiami alla storia della musica, che si apre a una musicalità oggettivamente bella e potente. “You make me mad” continua il viaggio che questo disco regala tra le atmosfere che gli amanti della musica non possono non apprezzare, in questo brano in particolar modo di entra in un mondo che si avvicina all’r’nb americano più puro, senza dimenticare le influenze più antiche che caratterizzano l’intero album. “This il the sound” chiude il disco mettendo in evidenza sonorità e atmosfere che fanno fare un salto sino agli settanta, con arrangiamenti moderni e ben studiati. Un ottimo vino invecchiato, sapore intenso, gusto impeccabile, sembra un disco proveniente da un negozio di dischi americano degli anni settanta, ma è suonato da musicisti italiani. E questo è il valore aggiunto. Un bel disco. Ottime sonorità. Adattissimo e consigliatissimo agli amanti della musica a trecentosessanta gradi. Bravi.

“Grazie Vasco”, l’album dei Kom

Questo album è un inno alla musica di Vasco. Chi come me ha vissuto e vive con le canzoni del cantautore emiliano come colonna sonora possono capire il senso di questo tributo. I brani di questo disco richiamano le sonorità delle canzoni e lo stile del Blasco, sono orecchiabili e ben suonati. Dal brano “Il tuo profumo nell’aria” a “Mentre dormi” si percepisce il clima che Vasco riesce a mettere nella sua musica. Così accade in “Scateniamoci”. Apprezzo che nonostante si tratti di canzoni tributo non si percepisca la volontà di copiare l’originale, ma di darne una interpretazione personale. “Sto pensando che” sembra quasi discostarsi dallo stile di Vasco, ma chi conosce l’intera discografia riesce a trovare le tracce che riportano a quella musicalità e atmosfere. “Festa” continua il viaggio che riporta man mano verso l’anima dei musicisti che suonano in questo album. Il disco si conclude con la cover della famosissima “Vivere una favola” in una chiave e arrangiamento assolutamente convincenti. Personalmente non amo molto le cover band, ma in questo caso apprezzo la voglia di metterci del proprio nonostante la volontà di interpretare un mondo e una strada già percorsa da un mito della musica italiana. Sarei curiosi di ascoltare qualcosa di originale suonata da questo gruppo che si discosti dalla produzione legata alle cover e in generale all’area Vasco. Nel complesso il disco è gradevole e si lascia ascoltare piacevolmente.

La leggenda del ragazzo che credeva nel mare, il romanzo di Salvatore Basile

“La leggenda del ragazzo che credeva nel mare” è un romanzo che appassiona e che si fa leggere piacevolmente. Il protagonista è Marco, un ragazzo che è stato abbandonato dai genitori e che scopre, complice un sentimento verso una bella nuotatrice, la passione per i tuffi. Inizia a sperimentare di nascosto quest’arte e scopre di essere decisamente portato. A pensarlo è proprio Virginia, la nuotatrice. Un giorno lei lo invita a una gita al mare con i suoi amici. Marco per fare colpo su Virginia e per gelosia nei confronti del compagno della ragazza, deciderà di tuffarsi da una altissima scogliera facendosi male e perdendo l’uso delle gambe e del braccio sinistro. In soccorso arriverà Lara, una brava e paziente fisioterapista, che durante le cure noterà una voglia a forma di stella sulla spalla di Marco, che scateneranno in lei un vortice di ricordi e sensi di colpa. Perché lei ha già conosciuto Marco. Un romanzo che attrae, che, pur proponendo una storia non del tutto originale, riesce a emozionare. Salvatore Basile mostra anche in questo caso, dopo il successo del precedente romanzo “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito” la sua abilità narrativa.

Andiamo a vedere il giorno, il nuovo romanzo di Sara Rattaro

Ho iniziato a leggere Sara Rattaro con il romanzo “Non volare via”, “Andiamo a vedere il giorno” racconta la storia degli stessi protagonisti a distanza di qualche anno. Alice è crescita, il suo matrimonio è in crisi. Decide di fuggire a Parigi, ma viene raggiunta in aeroporto da sua madre, Sandra. Decidono così di proseguire il viaggio insieme, riscoprendo i rispettivi lati oscuri, celati in un passato che risveglia ancora amarezze. Una storia che non può coinvolgere Alberto, padre di Alice, marito di Sandra. Non può mancare perché sullo sfondo di questo viaggio c’è una donna che lui ha amato moltissimo, Camilla. “Andiamo a vedere il giorno” è un romanzo in cui si intrecciano più che personaggi, vite, sentimenti. Racconta come un tradimento possa in qualche modo nascondere un amore che non riesce più a ritrovare se stesso. Un sogno naufragato, o semplicemente il tempo e le esperienze che ci cambiano. Lo stile inconfondibile di Sara Rattaro ci prende per mano e ci svela una storia strana, imprevedibile, per certi versi. Perché la scelta della destinazione delle due protagoniste appare inattesa, quasi inspiegabile. Così come spesso lo è l’animo umano. Questa è tra l’altro una delle prerogative delle storie di Sara Rattaro, ovvero quella di scavare più che nei sentimenti, nei difetti, nelle incomprensioni, nella anomalie dei suoi protagonisti. Il romanzo emoziona e lascia uno strano velo di commozione, sia per dove il viaggio conduce, sia per il senso della storia che diventa lampante, feroce, nella sua semplicità. Una famiglia che si riscopre tale, proprio quando tutto sembra fragile e potersi frantumare da un momento all’altro. L’amore, talvolta, è così.

 

Due chiacchiere con Sabrina Grementieri, autrice del romanzo “Il calore della neve” – a cura di Anna Serra

Abbiamo già avuto occasione di parlare del nuovo romanzo dell’autrice Sabrina Grementieri, ”Il calore della neve”, uscito da pochissimo, per l’esattezza il 23 ottobre. Vi rimandiamo alla recensione che potete leggere qui.
Abbiamo poi rivolto qualche domanda a Sabrina per conoscerla meglio e per scoprire qualcosa di più sui suoi personaggi.

1) Scenari immacolati immersi nella neve, paesi di montagna abitati da gente genuina e ruspante, piste da sci, rifugi d’alta quota dall’atmosfera calda e accogliente a dispetto del freddo. Le maestose Dolomiti che tolgono il fiato con la loro aspra e immensa bellezza. Che rapporto hai con la montagna in generale e con gli sport invernali in particolare?

Io amo la montagna, in particolare l’Alto Adige. Mi piace viaggiare, cerco di farlo spesso, e ho visto davvero luoghi meravigliosi di ogni tipo. Ma ogni volta che esco dall’autostrada per imboccare la Pustertal (e sono trent’anni che lo faccio) sento il cuore espandersi, quasi volesse accogliere più meraviglia possibile. Io lassù mi sento a casa. Pratico anche sport, mai fatto niente a livello agonistico ma mi piace fare trekking, mountain bike, rafting e parapendio (questi ultimi con gli istruttori naturalmente!). Purtroppo con lo sci non ho mai superato il livello principiante, ma faccio sia discesa che fondo, alla mia maniera.

2) Angelika, la protagonista, ha un bel caratterino, che tu hai delineato con grande abilità, in tutte le sue sfaccettature, dalla sua cocciutaggine oltre misura ai suoi momenti di vulnerabilità. Ha scelto di nascondere l’esistenza di Matthias al padre legittimo e nonostante l’assenza della figura paterna, il piccolo cresce sereno, felice, circondato dall’affetto di molte persone. Non gli manca nulla. Ma è proprio così?

La casa in cui vive Matthias è molto affollata. Certo, sono tutte donne di ogni età, ma non mancano i confronti e il sostegno. Penso che se un bimbo non ha mai conosciuto una figura paterna, non possa davvero mancargli se cresce in una famiglia in cui tutti fanno tanto. Poi, certo, quando inizia a confrontarsi con i coetanei e li vede accompagnati dai papà, inizia a farsi delle domande. Sinceramente, non sono convinta dell’indispensabilità della famiglia “tradizionale”. Conosco di persona madri che possono definirsi tali solo perché hanno procreato e, se si potesse allontanarle dai figli, questi ultimi starebbero molto meglio. E conosco famiglie con padre, madre e figlioletti dove, in tutta onestà, il padre lo si vede solo in pizzeria il sabato sera. Mi rendo conto di quanto questo sia un tema delicato, ma non mi è mai piaciuto prendere posizioni estreme senza tener conto di quello che dovrebbe essere il fine ultimo, in questo caso il benessere del/i bambino/i.

3) Riccardo, il padre del bambino, si trova suo malgrado fra due fuochi, fra due donne determinate e agguerrite: da un lato Angelika, dall’altro sua madre. Ognuna, a modo suo, gli fa delle pressioni e lui, in fondo, è una vittima, sballottato un po’ di qua e un po’ di là. Sei d’accordo?

Non proprio. La madre ha una personalità forte, ha di certo influenzato in modo determinante la crescita del figlio. Però arriva un momento nella vita in cui prendere in mano le redini del proprio destino è questione di volontà e coraggio: almeno questo vale per Riccardo. La madre l’ha viziato, protetto, coccolato, gli ha reso la vita più comoda possibile. Ha anche preso decisioni per lui, certo, ma Riccardo è un uomo intelligente e ha lasciato che anche da adulto fosse lei a occuparsi di tutto. Per questo faccio fatica ad accostare le parole Riccardo e vittima.

4) A un certo punto della storia la figura di nonna Beatrice acquisisce un ruolo decisivo. Aristocratica e altezzosa, sa diventare inquietante e addirittura pericolosa con la sua ossessione di fare la nonna a tutti i costi, sguinzagliando giudici e avvocati per far valere i suoi diritti. Vuoi dirci qualcosa di più su questa donna, pur non svelando troppi dettagli sulla trama?

Beatrice è una donna molto sola: abituata a ottenere tutto ciò che vuole, sviluppa un’ossessione patologica nei confronti del nipotino, convinta che solo lui potrà ridare un senso alla propria vita. Purtroppo il vuoto affettivo, la solitudine e la ricchezza creano un mix esplosivo che farà precipitare la situazione. È un personaggio che incarna molte contraddizioni, e mi auguro di averlo tratteggiato in modo convincente.

5) Molto travolgenti sono le scene di passione che descrivi fra Angelika e Rio. L’uomo ha una pazienza infinita di fronte agli sbalzi d’umore della ragazza. E’ uno che sa aspettare, proteggere, rassicurare, farsi da parte quando è necessario. Vuoi dirci qualcosa di più su questo bel personaggio maschile?

In effetti questi aggettivi lo rendono quasi inverosimile! Detesto la superficialità con la quale viviamo oggigiorno. La facilità e pigrizia con le quali ci fermiamo davanti alle apparenze. Rio è figlio di quelle montagne: di poche parole, dallo sguardo diretto e quasi sospettoso, è facile pensarlo parco anche nei sentimenti. Il mio desiderio era quello di parlare di una persona che, dietro la maschera, nascondesse un animo sensibile, attento, fosse in grado di provare un amore tanto grande da renderlo quasi ingenuo. Angelika è davvero esasperante nei suoi confronti, ma lui è granitico come le sue montagne.

Ringraziamo la nostra amata scrittrice per il tempo che ci ha dedicato con questa intervista e auguriamo a tutti i lettori e lettrici una emozionante immersione nelle pagine di “Il calore della neve”.

a cura di Anna Serra.