La mossa del gatto di Sonia Sacrato, a cura di Anna Serra

Una delle mie catture dell’ultimo Salone del Libro di Torino è “La mossa del gatto” targata #GolemEdizioni, dell’autrice Sonia Syssa Sacrato, originaria di Padova ma con un amore smisurato per Torino.
La protagonista e voce narrante si chiama Cloe, una professoressa precaria di arte, sulla soglia dei quarant’anni, alta come Calimero e con un fisico “armoniosamente mediterraneo” coperto perennemente da abiti neri e scarpe da ginnastica ai piedi, appassionata di serie tv crime.
Lo stile dell’autrice è fresco, spontaneo, sovente molto colorito e vivace.
L’intreccio è fondamentalmente noir, intrigante e ben costruito, ma non manca quello rosa, passionale, il tutto condito da una buona dose di umorismo e ironia da parte di Cloe che, con le sue battute e considerazioni divertenti e spassose, si rende immediatamente simpatica.
Il lettore resta incollato alla storia fino alle battute conclusive, quando il mistero sarà risolto casualmente dal gatto Pablo, un persiano nero di otto anni. Sarà lui, con una sua mossa felina, a indicare a Cloe la chiave per sciogliere l’enigma. Il finale farà stringere il cuore.
La componente noir della vicenda affonda le sue radici in un caso poliziesco risalente all’anno 1956: una giovane donna, Virginia, prozia di Cloe, fisicamente molto simile a lei, fu rinvenuta in un’ansa del Piave ingrossato dalla piena. La sua morte fu classificata come suicidio ma forse, se il suo cadavere potesse parlare, rivelerebbe una realtà diversa e molto più inquietante. Sebbene siano trascorsi sessant’anni, il decesso della giovane Virginia sembra tornare a galla nel piccolo paese di Vas, un borgo di montagna nel bellunese, aprendo nuove e inaspettate piste di investigazione. Cloe si trova lì per dare l’ultimo saluto alla nonna materna, anche se con lei ha sempre avuto un rapporto conflittuale, visto che l’anziana le ha causato un trauma psicologico che si porta dietro dall’infanzia. Vorrebbe essere altrove, col suo nuovo adorabile fidanzato, invece che in un paese dimenticato da Dio, durante le vacanze natalizie.
Forse non è ancora giunto il momento di lasciar riposare in pace i morti, soprattutto dopo il ritrovamento casuale da parte di Cloe di una vecchia scatola di latta, contenente una roncola macchiata di sangue e un fazzoletto, avvolti in una pagina di giornale che, guarda caso, è datata 1956 …

L’unica pecca di questo romanzo, senz’altro molto godibile, è la presenza di numerosi refusi ed errori disseminati qua e là e l’uso bizzarro della punteggiatura. Nella versione che ho acquistato e letto, ho rilevato parecchie sviste, all’incirca una sessantina, che denotano un editing un po’ frettoloso e superficiale. Per mia fortuna o per disgrazia – dipende dai punti di vista – ho un occhio molto allenato nello scovare errori e refusi. Deformazione professionale. Mi auguro che nelle varie ristampe che sono state fatte (indice di uno straordinario successo in poco tempo!) il testo sia stato ripulito, perché a lungo andare i continui refusi finiscono col diventare molesti, infastidendo il lettore più esigente e rovinando, in parte, un libro davvero bello e vivamente consigliato.

A cura di Anna Serra

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