Intervista all’autrice di “Uomini che restano” Sara Rattaro a cura di Anna Serra

Ciao Sara,

oggi siamo in tua compagnia per parlare di Uomini che restano, la tua ultima fatica letteraria, edita da Sperling&Kupfer. Il tuo romanzo offre molti spunti di riflessione. Situazioni di vita moderna che potrebbero capitare a ciascuno di noi. Nuove amicizie, amori che finiscono, coppie che scoppiano, nuovi amori che sbocciano, malattie che sopraggiungono e sconvolgono la nostra quotidianità, scoperte sconcertanti che ci spiazzano, ricerca della propria identità contro i pregiudizi della gente. Tante storie ricche e intense che si intrecciano in un’unica trama.

Uno degli argomenti che troviamo fra le tue pagine è il tradimento, l’inganno, associato al desiderio di vendetta, di restituire all’altro almeno un pezzetto del dolore ricevuto. Vuoi dirci qualcosa a riguardo?

Umanità santa che mi permette di scrivere! Tradire, ingannare, pentirsi, fermarsi appena in tempo, decidere di nascondersi o di farsi avanti, innamorarsi o vendicarsi sono solo alcuni degli ingredienti umani. E io racconto di uomini e donne, come tanti, come noi.

Un altro aspetto molto rilevante nella tua storia è l’omosessualità legata alla figura di Lorenzo, un uomo che a quarant’anni prende coscienza della sua nuova identità sessuale dopo averla repressa a lungo, per paura e per vergogna. Ritieni che siano piuttosto frequenti questi casi “tardivi”?

Soprattutto per la mia generazione. Quando ero una ragazzina, le persone omosessuali si contavano sulla punta delle dita. Erano i coraggiosi che volevano vivere la propria vita ma che di solito venivano sottoposti alla crudeltà del “perbenismo”, dell’ignoranza, del giudizio. Oggi, per fortuna le cose sono cambiate, e molte di quei ragazzi che tenevano nascosta la loro vera natura, oggi la possono esprimere. Molti lo fanno.

Restando su questo argomento, sei riuscita pienamente a interpretare come l’omosessualità venga vissuta dai vari attori in gioco. Vuoi spiegare ai lettori i vari punti di vista, ovvero quello del protagonista, della moglie Fosca e dei genitori di lui?

Decidere di essere se stessi è giusto. Il problema è farlo quando questo coinvolge qualcuno che non se lo aspetta e magari non vuole che tu sia te stesso perché ti ha amato per come eri prima. È un conflitto complesso e per questo può diventare narrativa. Scoprire che la persona che hai sposato è omosessuale può infrangere il tuo mondo perché in fondo tu sei cresciuto proprio in quel mondo fatto di pregiudizi e perbenismo.

La moglie abbandonata perché il marito è “gay” è forse più infelice della moglie che ha come rivale un’altra donna?

Bella lotta. Il tradimento fa male comunque, è solo che la versione più insolita è più difficile da gestire. Sembra strano ma avere un problema condivisibile da tanti è come avere una malattia curabile.

Ci sono uomini che tradiscono ma che poi, sopraffatti dal pentimento, tornano sui loro passi e chiedono scusa. Si può perdonare un tradimento o c’è un limite agli errori da commettere?

Sì può fare tutto. Basta volerlo. Certo spesso si confonde il perdono con il passarci sopra che sono due cose molto diverse.

Può un uomo essere amico di una donna per lunghi anni pur amandola? E’ possibile farsi da parte e accontentarsi di un rapporto d’amicizia?

Perché no? Le componenti in gioco sono moltissime. Dipende dal carattere, dalle situazioni, dal coraggio, da quello che ti hanno insegnato e dalla paura di non essere ricambiato.

Valeria e Fosca sono le tue protagoniste femminili, ognuna con il suo vissuto, ma accomunate dall’abbandono da parte del loro uomo. Sei legata a entrambe in egual misura o sei più affezionata a una delle due?

Le amo entrambe. Certo, Fosca mi ha fatto anche ridere tanto ma Valeria è stata quasi una maestra di vita.

Nella prima parte del romanzo, le figure maschili, quella di Lorenzo e Sergio, sembrano cattive, capaci solo di ferire, e suscitano rabbia e indignazione. Poi, però, scivolando nella seconda parte della storia, si riscattano, si redimono. Concordi?

Spero semplicemente che arrivi la loro umanità. Nessuno è cattivo in senso assoluto. Siamo tutti buoni o terribili a seconda della situazione in cui ci troviamo. Le persone si pentono, tornano sui propri passi, spesso in modo sincero.

Grazie a Sara Rattaro per il tempo che ci ha dedicato e per la sua disponibilità a questa chiacchierata.

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