Recensione dell’opera “I bambini delle mamme che lavorano” di Amelia Tipaldi e Raffaella Avitabile

L’opera ‘I bambini delle mamme che lavorano” nasce dal grande successo del blog “Mamma raccontami una storia”, la cui pagina su Facebook ha raggiunto un grandissimo pubblico. Basterebbe questo per giustificare la nascita del libro, in realtà il libro affronta una tematica importante e quanto mai attuale. La gestione del tempo che trascorriamo fuori casa, quindi quello che inevitabilmente togliamo alla famiglia. In un mondo sempre più frenetico, questo punto diventa il cardine per la crescita di un bambino. Non è un segreto che in questo equilibrio precario, i nonni assumano un ruolo determinante per la crescita di un figlio. Ma in tutto questo, cosa prova la mamma? Uno dei temi sviluppati da più punti di vista sul blog, diventa così una storia illustrata dalla bravissima Raffaella Avitabile, che rende immagini le parole della scrittrice, ingegnere e mamma di tre bambini, Amelia Tipaldi. La tecnica comunicativa usata è la semplicità e la voglia di emozionare con sensazioni pure. L’opera affronta il tema del distacco tra mamma e il proprio bambino nei suoi primi anni di vita, negli attimi prima che nasca anche la consapevolezza, la capacità di metabolizzare e che il meccanismo della crescita faccia il suo corso naturale. Il tema delle mamme che lavorano è un punto di partenza per parlare a tutte le mamme. Senza differenza di età, stato sociale, sogni. Si parla di un filo che lega una mamma al proprio bambino. Di quel mondo segreto che costringe a nascondere sempre qualcosa: la fragilità dietro il coraggio. Abbiamo posto alcune domande ad Amelia e Raffaella. Ecco le loro risposte.

Come è nata l’idea de “I bambini delle mamme che lavorano”?
È una storia nata da emozioni autentiche che secondo me arrivano alla mamma è al bambino
La poesia è nata due anni fa. Era una mattina fredda di febbraio. il mio bambino più piccolo aveva la febbre e mi dispiaceva lasciarlo a casa con mia mamma ma dovevo andare al lavoro. Durante quella lunga giornata è nata in me questa poesia. Per esprimere un’emozione che so capita a tante madri.

Quanto è importante nell’era dei nativi digitali raccontare storie ai propri bambini?
Raccontare storie è un mestiere senza tempo. Insostituibile dai media. perché quando un genitore racconta una storia al proprio bambino si crea una magia, il tempo si ferma e si crea un legame tra la voce di chi narra e il cuore di chi ascolta.

Il vostro libro parla alle mamme, ma anche ai loro bambini. Come coniugare due diversi linguaggi così diversi?
È una storia nata da emozioni autentiche che secondo me arrivano a mamma e bambino.

Una domanda per Amelia, sei mamma di tre bambini. Lavori. E gestisci un blog di successo, come riesci a conciliare tutto?
Ogni giorno è un’avventura. Ho ridotto l’orario di lavoro per dedicare più tempo per i figli e prendere fiato.

Una domanda per Raffaella, come è nata la passione per il disegno e quanto tempo dedichi a questa attività?
Sono nata con la matita in mano a detta di mia madre! E’ una passione che e’ nata con me dai primissimi anni! Il tempo avendo due bimbi e’ sempre poco ma ogni tanto ritaglio un po’ per la mia passione.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Lavorerete ancora insieme a un nuovo progetto?
Ci piacerebbe creare una collana di piccoli libri illustrati sui papà, i nonni e le mamme ovviamente.

Ringraziamo Amelia e Raffaella per la gentile collaborazione.

“I Bambini delle mamme che lavorano”  è disponibile: qui.

 

 

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