Recensione dell’album “Verso Alabama” di Giuseppe Calini

“Il rock degli anni 70” è un inno al rock’n roll e la musicalità del brano lo conferma. Il testo pure. “Take it easy” è un pezzo che è un’istantanea di una storia semplice, raccontata su una musicalità coinvolgente. “Mettimi di buon umore” è un brano rock melodico che si rifà a una tradizione cantautoriale che non può non evocare Vasco, Stadio e molti altri esponenti di questo tipo di  musica, alla quale siamo tutti molto legati. “Una lunga strada da casa” è una ballata intima e intensa, un brano sussurrato, come un viaggio da fare passo dopo passo. “Il sogno non c’è” esplode in una bella ritmica e suoni psichedelici e una storia nuova e antica. L’immagine, prima di tutto. “Tu sei qui” e “Verso Alabama” raccontano storie che creano i solchi di un vinile, che poi è la vita stessa. “Marco e Marina” parla d’amore. E di barriere da superare. L’età e l’amore, un dilemma che si ripete e si ripeterà ancora. L’amore e la gioventù, una guerra che non può che diventare sentimento e passione. “Ho finito le cartucce” è un gioco di metafore, in una storia sempre troppo attuale. “Io sarò con te” è una ballata che prosegue e  rispecchia lo stile dell’intero disco e lo fa con un sound leggero, coinvolgente e passionale. “Un altro giorno perfetto”  e “Sangue nervoso” viaggiano veloci sulle strade di un rock che a tratti sembra antico, ma che è la storia di un modo di vivere e suonare. “Quando gira male” racconta un momento no e lo fa con dolcezza e amarezza. “Io sono il tuo capitano”, “Peter Pan” mettono in scena un gioco di storie e metafore e di giochi di specchi, per ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Perché chi ama la musica non cresce, o forse non vuole mai farlo davvero. Nasce e vive di note e sfumature e storie. Come è giusto che sia. “Rock’n roll” riassume il senso e l’anima di questo disco, l’essenza del suono e delle parole, il graffio di cui di rock’n roll vuole viverci davvero. “Verso Alabama”  è un disco che si fa ascoltare piacevolmente. Una sola critica, strizza molto, forse a tratti troppo, l’occhio al Vasco di una volta. Un po’ di originalità in più magari darebbe vita a brani meno prevedibili.

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