“Il Bastardo” di Simone Piva e Viola Velluto

“Il bastardo” è il primo brano del disco omonimo. Un genere particolare, un rock da saloon, ricco di figure metaforiche da far west. Un duello musicale tra fantasia e realtà, condito da un ritmo coinvolgente, miscelato da contaminazioni stravaganti, fino a sfiorare il flamenco. “Hey Frank” continua il parallelismo e la similitudine tra il west e la provincia di oggi, tra i cowboy e i disperati di vita persi nelle strade. Un ritornello che sembra rincorrersi. “Hello Madame” è una ballata che richiama le caratteristiche dell’intero album, anche in questo caso sfociando in sonorità evocative, di altri tempi. “Quando saremo giovani” racconta uno spaccato della vita moderna, un quadro amaro, quanto mai reale.  “Nord Est” è un’altra ballata che ferma il tempo e il momento, in un luogo molto lontano nel tempo. E nella realtà. “Far West”  vive in una dimensione a cavallo tra fantasia e realtà, in un gioco di specchi e metafore. Un caffè che in fondo è la vita. Un luogo distante, ma fin troppo vicino. “Noi” chiude il disco con una sonorità tra folk e pop, in un racconto semplice tra metafore e giri di parole. Un disco sicuramente particolare, che cerca di affrontare tematiche sociali, ci prova, anche usando sonorità evocative e non scontate, sembra tuttavia mancare qualcosa per rendere questo disco incisivo, senza entrare nel merito delle scelte stilistiche mi viene da pensare che suoni un po’ vecchio, rispetto alle sonorità moderne. Un punto di vantaggio per chi ama questo genere. E non sono pochi. Ma forse meno fruibile in base al pop odierno. Una scelta coraggiosa e forse di nicchia, per lo meno per il mio punto di vista, ma che può raggiungere un pubblico che non mancherà di apprezzare questo sforzo.

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