Holidays in Rome di Animarea – un progetto di Gabriele Toniolo

Un disco fresco, appassionato, musicalmente attraente, con sonorità che attraversano diverse ere musicali, per approdare al presente con un prodotto bello e intenso.  Sin dal primo brano che da il nome all’intero disco “Holiday in Rome” ci si lascia trasportare in un’atmosfera che parte da una musicalità anni quaranta, per approdare a un pop dalle venature jazz. “Love at first sight” è una bellissima ballata, uno swing che non lascia scampo, coinvolgente, nei  suoi passaggi musicali, che lo rendono ballabile e intenso.  “Hunting high e low” parte come un lento di altri tempi, ci si immagina già in un locale fumoso, come in un film, quei locali jazz dove la musica nutriva l’anima. Suoni che riempiono i sogni, musicalità armoniosa e piacevole.  “You Shine on me” è un brano dal ritmo ballabile che richiama le atmosfere degli anni settanta, rivisitati con sonorità attuali, miscelati con altri senza tempo, con un risultato decisamente convincente.  “My heart il Yellow” è una ballata arricchita da un suono di violino che rende le atmosfere ancora più sognanti e internazionali. “I will never tire of fighting for love” si racconta in un jazz con aperture soul e blues ed esplodendo in un pezzo che non ha bisogno di troppe presentazioni per chi ama la musica nella sua interezza. “Smile” ha un ritmo più divertente e leggero, uno swing dinamico e moderno, che non manca di evocare la storia musicale dei musicisti che fanno parte di questo progetto. Un brano molto radiofonico, ballabile ed elegante.  “Les copain d’Abord” sembra un’opera francese, affascinante, passionale, insomma, bella e gradevole. “Far Beyond the stars” è una ballata intensa che esplode in una musicalità evocativa dei brani anni settanta, con contaminazioni talmente ben costruite da non essere nemmeno più definibili, poiché il risultato è una musicalità completa, senza bisogno di etichetta. Quando la musica è bella, non ha bisogno poi di troppe parole.  “I will come” chiude il disco. Ed è proprio con quel velo di malinconia che avvolge, come quando qualcosa di bello sta per finire. Ed è proprio il caso di dirlo per questo disco. Un lento, leggero e travolgente, come solo un brano come questo può fare. Sound internazionale, ma che richiama una musicalità anni cinquanta, ma solo per poter raccontare cosa ci si può aspettare da questo disco. Originale, evocativo, musicalmente splendido, cantato in modo divino, suonato in modo incantevole. Che questo disco mi sia piaciuto, non sembra un mistero. Lo consiglierei a un pubblico che ama la musica vera, quella senza tempo. E che resta ben oltre il tempo e le stagioni. Un bel disco.

“Il Bastardo” di Simone Piva e Viola Velluto

“Il bastardo” è il primo brano del disco omonimo. Un genere particolare, un rock da saloon, ricco di figure metaforiche da far west. Un duello musicale tra fantasia e realtà, condito da un ritmo coinvolgente, miscelato da contaminazioni stravaganti, fino a sfiorare il flamenco. “Hey Frank” continua il parallelismo e la similitudine tra il west e la provincia di oggi, tra i cowboy e i disperati di vita persi nelle strade. Un ritornello che sembra rincorrersi. “Hello Madame” è una ballata che richiama le caratteristiche dell’intero album, anche in questo caso sfociando in sonorità evocative, di altri tempi. “Quando saremo giovani” racconta uno spaccato della vita moderna, un quadro amaro, quanto mai reale.  “Nord Est” è un’altra ballata che ferma il tempo e il momento, in un luogo molto lontano nel tempo. E nella realtà. “Far West”  vive in una dimensione a cavallo tra fantasia e realtà, in un gioco di specchi e metafore. Un caffè che in fondo è la vita. Un luogo distante, ma fin troppo vicino. “Noi” chiude il disco con una sonorità tra folk e pop, in un racconto semplice tra metafore e giri di parole. Un disco sicuramente particolare, che cerca di affrontare tematiche sociali, ci prova, anche usando sonorità evocative e non scontate, sembra tuttavia mancare qualcosa per rendere questo disco incisivo, senza entrare nel merito delle scelte stilistiche mi viene da pensare che suoni un po’ vecchio, rispetto alle sonorità moderne. Un punto di vantaggio per chi ama questo genere. E non sono pochi. Ma forse meno fruibile in base al pop odierno. Una scelta coraggiosa e forse di nicchia, per lo meno per il mio punto di vista, ma che può raggiungere un pubblico che non mancherà di apprezzare questo sforzo.

Recensione del disco “Succederà” di Giò

Un funk pop con qualche venatura di hip hop orecchiabile è quello proposto nel brano “Io sarò lì”. In “Quello che voglio” si sente una buona melodia e un testo semplice ma efficace.  “Succederà” ha un incedere più intenso dei brani precedenti, sembra un jazz dinamico e coinvolgente, senza mai perdere il punto di vista pop. Un brano leggero e piacevole.  “Cose che non ho visto mai” inizia con uno stile rock gradevole, un testo che prova a entrare nella sfera del sociale, perdendo però contatto troppo presto naufragando nella metafora e chiudendo in modo anonimo.  “Noi” prova a raccontare uno spaccato di vita, giocando sulle metafore e sui giri di parole, troppo, a mio modesto avviso, perché il senso si perde e rimane poco. L’Ep termina con una versione acustica di “Io sarò lì”, versione interessante, il brano è carino. In generale il disco presenta diversi spunti interessanti, ma non convince fino in fondo. C’è ancora da lavorare per raggiungere una maggior decisione, soprattutto per farsi capire davvero e riuscire a lasciare un segno e un senso su cui riflettere.

“Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso a cura di Daniele Mosca

“Non ditelo allo scrittore” è il terzo romanzo di Alice Basso. Lei è brava, lo abbiamo detto sin dal primo romanzo. E questa è una nuova avventura della protagonista Vani Sarca, che oltre a essere una bravissima ghostwriter, capace di leggere nella mente dei personaggi per cui scrive libri, collabora con la polizia. Questa volta si ritroverà coinvolta in un’indagine davvero molto pericolosa ed emergerà una sensazione che mai aveva provato prima, quanto possa essere difficile sapere che la persona amata possa fare un lavoro pericoloso. Già, perché il commissario Berganza e Vani si ritrovano molto vicini. Tuttavia il vero lavoro di Vani è scrivere libri per altri. E le viene affidata una missione: ritrovare un altro ghostwriter di un libro diventato famoso e che è ritornato in voga con la morte dell’autore. Vani dovrà collaborare con il presuntuoso ghostwriter e insegnargli l’arte di comunicare in pubblico, arte in cui lei sicuramente non eccelle. Proprio per questo il famigerato Enrico, nonché editore di Vani, gli affianca una persona per aiutarla in questo difficile compito. Peccato che il collaboratore in questione sia il suo ex-fidanzato, nonché autore di successo, nonché maestro nelle pubbliche relazioni: Riccardo. Il romanzo miscela ironia, sarcasmo, sentimenti, suspence, con un equilibrio degli ingredienti che Alice Basso gestisce con una consueta maestria, a volte puntando più sugli aspetti sentimentali della commedia e meno sull’indagine. D’altro canto questo capitolo nella sequenza narrativa della storia di Vani è un importante e segna una svolta che ogni lettore potrà apprezzare. Non direi altro, se non che attendo con impazienza il quarto romanzo della serie.

Rino Gaetano: un mito predestinato edito da Terre Sommerse

Rino Gaetano: un mito predestinato racconta molto di più di una biografia di un artista, ma di un vero e proprio mondo. Un panorama di artisti emergenti e che presto sarebbero diventate delle vere colonne della musica leggera italiana che girava attorno a un’etichetta: la it. Si susseguono aneddoti e curiosità su quella che è stata la faccia della it, ovvero Vincenzo Micocci. In questo libro a raccontare questa affascinante storia sono Stefano Micocci e Carlotta Ercolino che ripercorrono le tappe di una lunga avventura. Si narrano i primi incontri artistici con il giovane Venditti, Dalla, De Gregori. Pensieri, atmosfere e i sogni di portare in Italia un modo nuovo di fare musica, in un panorama musicale italiano ormai influenzato dalle atmosfere internazionali, che spaziavano in quel periodo in diverse direzioni che sarebbero diventati a breve il futuro della musica stessa. In questo clima di rinnovamento e sperimentazione compare un cantautore che sembra anomalo, ma che ben presto si dimostrerà un innovatore nato: Rino Gaetano. Si parla di questo artista quasi analizzandone l’immagine a partire dalla sua fine, dal tragico incidente. E come riavvolgendo il nastro, si crea il mito, sino alle sue origini. Un esperimento che sfrutta le metafore, le analogie, la creatività, per disegnare il profilo di un tempo e di un clima musicale, ma anche sociale e politico. Ci sono le testimonianze dei vari artisti, un incontro quasi mistico con un Fred Buscaglione, che può in questa dimensione confrontarsi con il Rino Gaetano che si è perso in una sera qualsiasi, dopo essersi trovato solo, all’improvviso. Le donne, le amicizie, i pensieri, il tutto raccontato con semplicità e senza mai perdere il filo conduttore che porta all’etichetta it. Come non descrivere le immagini, alcune inedite, che raccontano in un modo diretto il clima e i volti di persone che avrebbero cambiato la storia della musica. Questo libro è una testimonianza importante che riporta alla luce un insieme di informazioni, ma più che altro sensazioni, una storia che si sviluppa nel tempo e che rimane nel tempo. Che ferma gli istanti e racconta in metafore e aneddoti l’essenza della musica italiana e lo fa partendo da un mito: Rino Gaetano.