“Vie d’uscita” de Il sogno della Crisalide a cura di Daniele Mosca

L’album “Vie d’uscite” dei “Il sogno della Crisalide” inizia con un brano intenso e particolare: “la sindrome del porcospino”. Parole che si incastrano, atmosfere che attraversano le note e diventano un mondo a parte che racconta una storia affascinante in un crescendo che avvolge nota dopo nota. “Nuvola d’Africa” è brano introspettivo che si aggira furtivo tra le parole stanche e i pensiero che vorrebbero fuggire via. Come una leggera malinconia, le note si affacciano ai desideri, parlando con una melodia leggiadra. “Colpa della fame” è una ballata che affronta un tema difficile, la cronaca dell’ingiustizia, la morte e la sua assoluzione.  La morte annunciata, quella della giustizia. “Nelle mie lacrime” è un brano profondo, sussurrato, ma che suona come un urlo. Delicato, ma che aggredisce con la forza delle parole e con la sua intensità. “Vie d’uscita” regala un rock che annienta con la cruda realtà, in una sceneggiatura di parole che si perdono nell’ansia dei giorni moderni, nelle paure, braccati dalle sbarre di una libertà apparente. In “Tiramisù” un dolce diventa una metafora del sesso, della vita, del parlarsi, del cercarsi e, alla fine, del ritrovarsi. “Immobile” è una ballata che racconta come si possa viaggiare pur restando fermi, facendo leva sui sogni, sulle note in estasi tra musica e realtà. “Quando sarò capace di amare” racconta l’amore, nelle sue contraddizioni, nelle sue trasformazioni, oltre le sfumature della realtà, senza più paure, timori, fino ad arrivare al suo senso più puro. E più vero. “Ascoltare il pazzo” parla di una voce fuori dal coro, quella voce che però spinge ad andare avanti, a non lasciarsi condizionare da una realtà che frena, isola e che quasi sempre non capisce.  In questo il pazzo conosce una strada che nessuno ascolta, ma che rappresenta un modo per guardare, oltre il coro. “Amore alcolico” regata una polaroid di un modo di vivere che deforma ogni forma d’amore. E lo rende sfumato, lontano, inesistente, con il sapore d’alcool. E di una profonda solitudine. “La musica mi salverà” è un brano che nel suo titolo racconta tutta l’essenza della musica, dell’esigenza, che diventa aria. Che diventa tutto. Un album intrigante e completo.

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