“Vie d’uscita” de Il sogno della Crisalide a cura di Daniele Mosca

L’album “Vie d’uscite” dei “Il sogno della Crisalide” inizia con un brano intenso e particolare: “la sindrome del porcospino”. Parole che si incastrano, atmosfere che attraversano le note e diventano un mondo a parte che racconta una storia affascinante in un crescendo che avvolge nota dopo nota. “Nuvola d’Africa” è brano introspettivo che si aggira furtivo tra le parole stanche e i pensiero che vorrebbero fuggire via. Come una leggera malinconia, le note si affacciano ai desideri, parlando con una melodia leggiadra. “Colpa della fame” è una ballata che affronta un tema difficile, la cronaca dell’ingiustizia, la morte e la sua assoluzione.  La morte annunciata, quella della giustizia. “Nelle mie lacrime” è un brano profondo, sussurrato, ma che suona come un urlo. Delicato, ma che aggredisce con la forza delle parole e con la sua intensità. “Vie d’uscita” regala un rock che annienta con la cruda realtà, in una sceneggiatura di parole che si perdono nell’ansia dei giorni moderni, nelle paure, braccati dalle sbarre di una libertà apparente. In “Tiramisù” un dolce diventa una metafora del sesso, della vita, del parlarsi, del cercarsi e, alla fine, del ritrovarsi. “Immobile” è una ballata che racconta come si possa viaggiare pur restando fermi, facendo leva sui sogni, sulle note in estasi tra musica e realtà. “Quando sarò capace di amare” racconta l’amore, nelle sue contraddizioni, nelle sue trasformazioni, oltre le sfumature della realtà, senza più paure, timori, fino ad arrivare al suo senso più puro. E più vero. “Ascoltare il pazzo” parla di una voce fuori dal coro, quella voce che però spinge ad andare avanti, a non lasciarsi condizionare da una realtà che frena, isola e che quasi sempre non capisce.  In questo il pazzo conosce una strada che nessuno ascolta, ma che rappresenta un modo per guardare, oltre il coro. “Amore alcolico” regata una polaroid di un modo di vivere che deforma ogni forma d’amore. E lo rende sfumato, lontano, inesistente, con il sapore d’alcool. E di una profonda solitudine. “La musica mi salverà” è un brano che nel suo titolo racconta tutta l’essenza della musica, dell’esigenza, che diventa aria. Che diventa tutto. Un album intrigante e completo.

​ANIME SCALZE  di  FABIO GEDA a cura di Anna Serra

Fabio Geda, scrittore torinese che riscuote molto successo soprattutto fra lettori adolescenti e giovani, torna a parlarci di una storia di ragazzi, con uno stile schietto, colloquiale. Un linguaggio fresco e giovanile, che esce dalla bocca di Ercole, protagonista e narratore, un quindicenne con cui la vita non è stata per niente tenera. Ha dovuto crescere in fretta e uscire dal mondo dei balocchi perché la sua famiglia è sgangherata e la sua esistenza appare “polverosa e irregolare”. Vive in un quartiere popolare di Torino e abita in un minuscolo appartamento dalle pareti cosparse di crepe, fessure da cui escono terribili mostri. Condivide la piccola casa con la sorella maggiore Asia e il padre. La madre se n’è andata da un giorno all’altro, lasciandoli soli e facendo perdere le sue tracce.  La sua realtà familiare è capovolta: i padri non fanno i padri e i figli non fanno i figli. I ruoli sono invertiti, con adulti irresponsabili e minori seri e maturi: Asia si occupa della casa e delle bollette da pagare, gli controlla i compiti e il diario, mentre il padre vive di espedienti, ha problemi con la giustizia, sparisce per giorni e spesso staziona al bar, esagerando con l’alcol. Eppure i due fratelli difendono a spada tratta il loro nucleo familiare, per quanto sregolato e scalcagnato, tenendo lontane le intrusioni degli assistenti sociali e della “gente di buon cuore” che viene vista come una minaccia, anziché una risorsa per essere aiutati.
Un giorno, per puro caso, Ercole si imbatte in Viola, una bellissima ragazza lentigginosa e dai capelli ramati, che vede a un chiosco di fiori attraverso il finestrino dell’autobus su cui sta viaggiando.  Se il colpo di fulmine esiste, questo è un esempio. Ercole si getta dal pullman e si avvicina al banco di fiori con una scusa. Gli opposti si attraggono: Viola è diametralmente diversa, appartiene a un universo parallelo, che Ercole può solo sognare. Ha una famiglia benestante, una casa grande e accogliente ai piedi della collina di Torino, due fratelli che studiano all’estero, frequenta un noto liceo classico nel centro città e fa canottaggio sul Po.

Ercole è un ragazzo particolare. Considerata la sua età, la sua caratteristica più strana è quella di non possedere un cellulare. Vallo a trovare un ragazzo dei giorni nostri che non ha uno smartphone né la connessione internet a casa, né il telefono fisso! Ercole è più unico che raro, ma questa sua privazione a cui si è abituato senza troppa difficoltà, ora diventa un problema: come fare per comunicare con Viola? Come mettersi d’accordo con lei per vedersi? Ercole ricorre ai vecchi sistemi di una volta, quando la tecnologia era pura fantascienza: va a prenderla a scuola, la aspetta davanti al liceo Gioberti. Un gesto che gli conferisce un’aura romantica. Di fatto è un ragazzo coraggioso, che non si vergogna della sua famiglia, che non nasconde agli occhi di Viola il suo tessuto familiare e sociale. Si mostra per quello che è, senza imbarazzo e senza maschere.

Nel corso della vicenda inizierà a cercare sua madre, per ritrovarla. Per capire le ragioni dell’abbandono. Le madri contengono: sono l’argine che impedisce ai figli di straripare. Senza una madre, un figlio rischia appunto di rompere l’argine ed esondare.  Esili indizi fra le mani. Un pugno di cartoline, alcune spedite da una località che si chiama Erta, un posto che sulla cartina geografica non esiste, ma che l’autore immagina trovarsi tra le montagne piemontesi della Val Chisone. Ercole si mette in viaggio su una bicicletta sgangherata e le tasche vuote. Tra le cime dei monti troverà una persona molto speciale a cui si legherà moltissimo, da proteggere e difendere da adulti ancora una volta inaffidabili.

Ercole: un destino già scritto nel suo nome. Ercole è il famosissimo eroe della mitologia greca e romana, dio degli atleti, fortissimo protettore degli uomini minacciati da pericoli e mostri primordiali. E infatti il protagonista, nonostante la giovane età, è un eroe nella sua dura quotidianità. Un cucciolo di uomo che deve combattere contro genitori alla deriva, che hanno perso la bussola della loro vita e che quindi non possono essere buoni educatori e proporre modelli positivi. In fondo Ercole desidera una semplice cosa che gli spetta di diritto: una vita migliore e la possibilità di riscattarsi.

Viviamo in un momento

Viviamo in un momento storico difficile, un virus di odio si muove silenzioso dietro facce che sembrano assolutamente normali. Dove ricchi sbruffoni possono sentirsi legittimati a creare leggi a loro immagine e somiglianza e a fomentare una guerra che sembra sempre più infinita e insensata. Ci guardiamo intorno sperando che non tocchi a noi, ma stanno attaccando proprio noi, in quel momento. Seminando la paura, il dubbio. Il sospetto. É un momento storico in cui i dittatori sembrano portatori di libertà. Colore, religione e cultura tornano a essere discriminanti. Basta un petardo per evocare la paura, ma il terrore continua a scavare molto più a fondo. Ed è questo quello che mi fa più paura: l’odio che leggo nei confronti di un nemico immaginario, che viene scagliato su chi è diverso. Viviamo in un momento difficile, ma i libri di storia lo raccontano perfettamente.

Ristorante Dal Pucci a Noli: qualità e vero sapore di mare

Partiamo con una nuova rubrica, andremo alla ricerca di nuovi posti in cui il cibo è protagonista e il sapore la trama principale. Il primo locale di cui parleremo è “Ristorante Dal Pucci” a Noli, cibo a base di pesce, ovviamente, ottimi prodotti e ingredienti rendono i piatti gustosi, leggeri e gradevoli anche alla vista, grazie a una presentazione efficace e non eccessiva. Un buon compromesso tra qualità e prezzo. Vale assolutamente la pena passare da questo locale e concedersi un pranzo o una  cena in un luogo, tra l’altro, incantevole. Non conoscevo Noli e ora ho un motivo in più per volerci tornare. Antipasto a base di pesce e un fritto misto di mare cucinato come si deve, gustoso, senza eccessi di frittura e decisamente leggero. Una particolarità che non avevo ancora assaggiato, le cozze fritte. Una bella scoperta. Il resto del menù presenta diverse soluzioni, anche con primi decisamente accattivanti, ottima qualità del vino sfuso, ma non manca un’ampiace scelta di bottiglie di qualità. Servizio veloce e professionale. Assolutamente consigliato. 

 

 

 

Il Morandazzo 2, il nuovo lavoro di Massimo Pica

Massimo Pica ci aveva già abituati a un sarcasmo colto e perspicace con “Il Morandazzo”, in cui descriveva i film con una battuta secca e dissacrante. Eccoci quindi al secondo volume che continua quest’opera comica, intelligente e che riesce a far venir voglia di andare a guardare i film citati. E non è poco. Una carrellata di freddure, secche, divertenti e soprattutto mai banali. Poche parole per evocare interi mondi cinematografici, un’analisi attenta alla base delle battute rende il tutto molto attuale e concreto. Massimo Pica è sicuramente un personaggio che sa farsi leggere e ascoltare e di cui sentiremo parlare ancora. Non mi stupirebbe se dopo le battute Pica proponesse un vero e proprio romanzo comico. Noi aspettiamo e nel frattempo consigliamo il primo e il secondo volume de “Il Morandazzo”. Cinema e risate, che volete di più? 

Sui Generis Editore.