Recensione dell’album “Zanin” di Margherita Zanin

Oggi parliamo di un disco che al primo al ascolto mostra un’alta qualità, ma entriamo nel merito dei brani che contiene. “Piove” è una leggiadra canzone che sembra librarsi in volo. Ali di voce, suadente sound che miscela modernità e radici della melodia della musica italiana. Generale”, un brano che non ha bisogno di presentazioni, e questa interpretazione è toccante, originale e decisamente molto bella. Da ascoltare tutto d’un fiato. “Feeling Safe” è una ballata fascinosa e intrigante, dal sapore di musica internazionale. “I music forget” è un brano che esplode in una musicalità decisa e con un’ottima interpretazione. “Travel crazy” è una canzone evocativa di un viaggio nella musica. “You’re better Out” incanta con una grazia vocale e musicale, echi di storie di altri tempi che si intrecciano forti alle note. E alla pioggia. “Joe’s Blues” è l’atmosfera di una musica che diventa storia della musica stessa, suoni che non passeranno mai di moda, perchè la musica non ha tempo.”The Lord Coming Home” è un brano da assaporare nota dopo nota, un’interpretazione possente, bella ed emozionante. L’intero album ha una qualità eccelsa, sia per voce, musica, arrangiamenti e qualità, anche per quanto concerne la scelta delle cover. Potrei usare altre mille parole, ma sarebbero superflue. Quando un disco è bello, è bello. Punto. Assolutamente consigliato.

Recensione dell’album “Denti” dei Sixtynine

Un rock particolare, ricercato, con tracce raffinate e cariche di significati, sin dal primo brano. “Mi sveglio” è un graffio di rock, una piena che trascina via ogni parvenza di irrealtà e riporta in una dimensione attuale.”Nè sangue, nè corpo” è l’amaro abbandono, un viaggio oltre le metafore verso l’essenza. La purezza che nasconde le proprie ali al cielo. “Seropram” è un brano intenso, un rock energico e prepotente, unito a un testo che fa riflettere. “Ruggine” è una ballata urlata, un grido che infrange lo specchio che mostra un’altra parte di noi. “Perdonare” racconta come la delusione possa creare un mondo diverso, oltre il dolore, il domani. E le parole di un romanzo. “Dentro” è un’altra ballata intensa, un discorso che sembra nascere più con se stessi, che non a un amore che non c’è più.  “Salvami” è una storia comune, è perdersi, non tornare a farsi ancora male. Ma una via d’uscita c’è, da qualche parte. “Un altro muro” è il mare, che chiude dentro una gabbia, fatta di pillole, di discorsi non fatti, di parole non dette, parole scritte, ma in trappola anche loro.  Un album riflessivo, attuale, un rock con una forte componente sociale, ben suonato e cantato, con una musicalità affascinante, che contiene le radici stesse del rock. Un prodotto sicuramente interessante e ben costruito.

“Se Arianna” di Anna Visciani – a cura di Anna Serra

Questa non è una storia romanzata. E’ una testimonianza vera, autentica, e proprio per questo è dura, una feroce coltellata in pieno cuore. Anna e Davide sono due genitori per i quali la nascita di un figlio non coincide con un momento di gioia, bensì è l’inizio di un incubo, seguito da anni di abnegazione, rinunce e sacrifici, primo fra tutti l’abbandono del lavoro tanto amato da parte di Anna. La loro primogenita, Arianna, nasce prematura con un gravissimo handicap: è celebrolesa e dipende dai suoi genitori per ogni minima necessità quotidiana.

Se Arianna… Se Arianna potesse parlare, se Arianna potesse camminare, correre e saltare, se Arianna potesse mangiare e andare in bagno da sola. Invece non può fare nulla di tutto ciò. E’ partita molto svantaggiata nella sua corsa della vita e non potrà mai raggiungere un livello di emancipazione e indipendenza, seppur minimo. Le sue potenzialità rimangono inespresse e si trova imprigionata in un corpo incapace di interagire con il mondo e in un cervello che manca di sviluppo. Il filo di Arianna, in questo caso, non aiuta a trovare la via d’uscita per scappare dal labirinto, anzi, conduce a un mare di dolore e angoscia.

La vicenda è narrata da vari punti di vista, prospettive diverse che si alternano di capitolo in capitolo. Arianna ci viene descritta attraverso gli occhi della madre e del padre (entrambi medici), e dei fratelli Alice e Daniele, che nascono sani, “normali”. Quest’ultimo, ad esempio, sovente la associa a colei che si sbrodola mangiando e che sputacchia pezzetti di pappa maciullata mentre viene imboccata.

Nonostante le mille difficoltà, Arianna c’è, è viva, e cresce. Da neonata diventa una ragazza di quasi vent’anni. E con la crescita, risulta sempre più complicato e faticoso gestirla: sollevarla, contenere la sua energia, mantenerla seduta sulla sua inseparabile sedia a rotelle super accessoriata per garantirle una postura appropriata.

Una storia di immenso coraggio. La più grande prova d’amore. I veri eroi sono loro, Anna e Davide, che si caricano sulle spalle un fardello pesantissimo e lo portano pazientemente con sé giorno dopo giorno, stravolgendo la loro vita lavorativa e affettiva.

Una vicenda che non può lasciare indifferenti e che ci avvicina al mondo della disabilità, spesso troppo ignorato. Per prendere coscienza, per sensibilizzare all’accettazione della diversità. Arianna e tutti quelli nelle sue condizioni sono persone che, per quanto limitate nella loro dignità di essere umano, vanno accettate per quello che sono. Hanno diritto a essere amati e rispettati. Sempre.

Gli Eredi della Terra di Ildefonso Falcones

Gli Eredi della Terra di Falcones non mi è piaciuto. E questo mi dispiace davvero, attendevo da molto un nuovo romanzo di Falcones. L’ho trovato molto lento, a tratti ripetitivo e con una struttura narrativa un po’ fragile. Tuttavia la cosa che maggiormente mi ha infastidito è il protagonista principale Hugo. Proprio non ci sono riuscito ad affezionarmi, anzi man mano ho iniziato a trovarlo fastidioso, presuntuoso ed egoista. Sicuramente questa sensazione è dovuta all’inevitabile paragone con il protagonista magistrale della Cattedrale del Mare, Arnau, ma fatto sta che Hugo ne esce sconfitto. Magari avrebbe avuto più senso, visto che si trattava di un seguito della Cattedrale, puntare i riflettori su Bernat, il figlio di Arnau, ma questo è solo un parere personale. Il tema è che sembra mancare questo sapore epico che aveva contraddistinto i precedenti lavori di Falcones, se ne intravede a tratti la sagoma, ma poi svanisce nella nebbia. Un vero peccato.