Recensione dell’album “Fall From Grace” di Mattia Caroli & I Fiori del Male

L’album “Fall From Grace” di Mattia Caroli & I Fiori del Male possiede un sound che mi ha colpito sin dalle prime note di “Ballad of evil” e che si è poi si dimostrato sempre più intrigante con il brano “Ain’t she the queen”. Una miscela esplosiva di pop, rock, blues e jazz con un effetto splendido. “The sound of the hightest tower” é una ballata dal sapore internazionale e che in alcuni passaggi sembra evocare i Beatles, ma in una chiave assolutamente nuova. “Blues man” é un brano che richiama un sound dalle atmosfere country, anche in questo caso con una struttura assolutamente inserita in una dinamica equilibrata pop rock. “Last refuge” é una sorta di intermezzo, di intervallo, suonato divinamente, però. “Sad dark shadow” é una ballata leggiadra, intima, profonda, decisamente accattivante. Suoni jazz, una voce calda e potente, musicalità internazionale. Un incastro di suoni, note e atmosfere create per incantare e immergersi in riflessioni e pensieri. Le contaminazioni che evocano potrebbero sprecarsi, resta una soluzione musicale assolutamente moderna, senza dimenticare le radici più vere e pure della musica contemporanea. “In the summer” sembra il classico viaggio on the road, la vita attraverso gli specchietti della vita. Suoni particolari che arricchiscono una struttura musicale già perfetta. “Running around” é un altro intermezzo ben suonato. “Saturday morning” é una ballata sussurrata. Emozionante, sognante. Sound di così alto spessore si possono ritrovare in Springsteen, o dei Rem, ma é davvero difficile associare questa musicalità a una sola indicazione evocativa. Il che é positivo, perché si viaggia davvero nella musica a trecentosessanta gradi. “A street at night” è un intermezzo, ma é troppo limitante definirlo tale. É musica. “She seemed to be crying” regala un’altra ballata dai toni che esplodono in un incedere musicale davvero di una qualità eccellente. “Leave me alone” conclude l’album con un inno alla vita, con le sfumature della vita stessa. E con una musicalità che racchiude l’essenza dell’intero disco. Che dire, quando un disco é bello, é bello. Punto. Suonato divinamente, arrangiato magnificamente, creato davvero in un uno stato di grazia.

Parliamo del film “Inferno” con Tom Hanks

#Inferno è un film che non da tregua, proprio come il romanzo di Dan Brown la trama avvolge e le scene di susseguono tra inseguimenti ed enigmi e ambientazioni mozzafiato. Il tema è affascinante: il sovraffolamento del pianeta e un virus pronto a risolvere il problema. Robert Langdon sembra fuori gioco, ma ad aiutarlo arriva Seanna. Una corsa contro il tempo, che lascia senza fiato.

“Vecchi e Nuovi Mondi”, nasce a Torino una libreria specializzata in fantascienza, fantasy e fumetti

In una realtà come Torino, teatro della disputa con Milano per l’organizzazione del prossimo Salone Internazionale del Libro e in cui è in corso una grande trasformazione del tessuto urbanistico e commerciale della città, l’apertura di una libreria rappresenta una grande e importante notizia, soprattutto se specializzata. Parliamo dei “Vecchi e Nuovi Mondi”, una nuova realtà che tratta fantascienza, fantasy e horror. Per conoscere questa libreria ho posto alcune domande a Marco che questo progetto lo ha fatto diventare realtà.

La realtà torinese sta subendo un grande cambiamento, anche grazie (o a causa) della trasformazione (o perdita) del Salone del Libro. In questo contesto una nuova libreria tematica che ruolo può assumere?

Ritengo che già di per sé una libreria dedicata a un genere specifico sia una novità non da poco a Torino, città viva e vitale da questo punto di vista e piena di appassionati di lungo corso. Ho notato poi con grande piacere che anche molti giovani sentivano la mancanza di una libreria specializzata, in quanto le grandi catene spesso riducono all’osso l’offerta di letture di questo tipo.
Inoltre, il mio sogno è quello di rendere la libreria qualcosa di più di un semplice negozio dove poter acquistare i libri, ma un piccolo punto di ritrovo dove potersi scambiare opinioni e consigli e penso che, stante il successo dei primi eventi organizzati, come sogno non sia così irraggiungibile, anzi.
Se la scelta delle grandi case editrici di puntare su Milano sia stata una scelta azzeccata io non posso dirlo. Sicuramente farà bene al portafoglio di alcuni; è poi innegabile che Torino abbia perso un appuntamento di grandissimo rilievo, ma la cosa mi preoccupa relativamente: se, come dicono, l’idea sarà quella di puntare su realtà minori ma non per questo di qualità inferiore, allora credo che le possibilità di proporre titoli più particolari e meno sdoganati di altri possano solamente aumentare.

 

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Parliamo dell’album “Me and Layl” di Muhssin Pizii

Il disco “Me and Layl” di Muhssin Pizii è ipnotico per la bellezza delle melodie, della musicalità dei brani e per ciò che sembra un contatto a pelle con le emozioni che il musicista prova suonando. Si percepisce la magia dell’uomo e dello strumento. Il connubio tra essenza e passione, tra nota e aria, la vibrazione. Sensazioni che giungono all’anima direttamente, senza giri di accordi, né di parole. Quel silenzio emblematico tra una nota a un’altra, quella pausa musicale che sa di vita, di vortici nello spazio, buchi neri nelle emozioni. Tutto insieme. Un mondo dentro un mondo, una musica che è lo spazio intero in cui ogni cosa si svolge e si avvolge ai pensieri. Si riflette l’anima in uno specchio di vibrazioni nuove e di dinamiche che fanno proprie ogni immagine possibile. Stati d’animo come canzoni, in equilibrio, in disequilibrio, entropia del tempo e delle parole sospese. Delle note attese e appese al muro della nostra speranza, come quadri pronti a essere guardati. Perché questa musica può essere osservata e provata, sentita addosso come un vestito, sentirlo sulla pelle. Fissarlo nell’anima, accarezzarla. Si arriva alla fine del disco con una leggera malinconia, con la voglia di guardare oltre, di cercare un’altra storia in cui credere. Ma sapendo che su questa musica si tornerà e la si vorrà ascoltare ancora. Come un bel ricordo. 

Parliamo del libro “Quel velo sul tuo volto” di Nicola Lofoco

“Quel velo sul tuo volto” di Nicola Lofoco è un prezioso documento che ripercorre le vicende storico-politiche del medioriente e che ne contestualizza in modo semplice e diretto la situazione culturale, affronta il tema della genesi dello Stato Islamico e ne traccia le radici con selettiva e precisa determinazione. Lofoco giunge al tema del ruolo della donna e in particolare dell’uso e significato del velo passando per il racconto del panorama complesso tra conflitti, dinamiche locali ed equilibri con il mondo occidentale. Un lavoro certosino che emerge con forza dalle pagine di questo libro che definire saggio è poco.

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Parliamo del disco “The Night Has A Thousand Eyes” di Angelo Adamo, Guido Di Leone e Francesco Angiuli

“The Night Has A Thousand Eyes” di Angelo Adamo, Guido Di Leone e Francesco Angiuli è un disco con brani jazz creati con pochi strumenti, in particolare armonica, chitarra e contrabbasso. Una magia musicale che si contraddistingue in melodie accattivanti e intense. Un sound armonioso e brillante, mai banale in ogni sua componente. Ritmi diversi brano dopo brano, un crescendo di sensazioni musicali e di sapori sempre differenti.Un viaggio in luoghi lontani e un assaggio di culture d’oltre mare. Ballate che raccontano ben oltre l’architettura musicale, parole che si fanno musica per splendere in accordi dissonanti, luoghi, parole, sguardi. Pianti. Anima e cuore, passione, proprio ciò che il jazz riesce mostrare e che vuole far emergere. Questo terzetto riesce a evocare e stupire con la forza della musicalità più sofferta e imprime un’impronta decisa su un disco a dir poco completo. Un giro del mondo di sfumature e flashback, un fiume in piena di emozioni che non smettono di accompagnare l’ascoltatore in questo tempo sospeso tra pensiero e ricordo. Compagna la luna, amante il suono, amiche le stelle e il cielo. Un incedere lento e inesorabile, verso il sogno più nascosto e incantato. Come viaggiatori stanchi fermi in una sala d’aspetto, ad attendere il momento, che poi è un ricordo. E forse, un passato. Occhi negli occhi, mani nelle mani. Un disco che ascolta, più che suonare, guarda dentro e scruta nelle frasi non dette. In un silenzio musicale e perfetto. Ecco, questo disco è semplicemente e incantevolmente perfetto.

Parliamo del disco “Brooklyn” di Enrico Bevilacqua

Prepariamoci a entrare in un mondo dove musica, suono e sensazioni si uniscono a un jazz moderno e ben costruito, arricchito da collaborazioni importanti che fanno sentire il proprio tocco. “Brooklyn” è un brano jazz con un sound che appare di altri tempi, ma che è invece molto attuale e richiama luoghi e immagini lontane, un mondo interiore con tante sfumature musicali e accorgimenti che ne arricchiscono il risultato. “Summer Sunrise” è una canzone che sconfina nel soul, pur mantenendo una forte base jazz. Bella la voce che ben si fonde con il tessuto musicale. Ogni nota sembra alzarsi in volo e vivere. “Cant’t hide love” si immerge in un universo che lascia incontrare diverse contaminazioni musicali per giungere a un suono equilibrato e pulito, dove nulla è fuori posto. “Caravan” entra sottovoce in una dimensione quasi rarefatta, un jazz leggero e appuntito che accompagna passo dopo passo e nota dopo nota oltre il tempo e le parole. “Brooklyn” è un album quasi interamente strumentale, che racchiude l’essenza del jazz con aperture al soul “Beauty and the beast” è un brano in cui il jazz emerge in ogni nota, una melodia che avvolge e che si espande fino all’anima. Fa sognare e lascia che ci si immerga in un mare di note e sensazioni. Musica che sa parlare. “Bad news” è un pezzo funk jazz dinamico e orecchiabile. Un’atmosfera coinvolgente. Nel complesso “Brooklyn” di Enrico Bevilacquaè un bel disco, non è solo jazz, non solo ambient, non solo soul, ma che infondo è tutto questo. E ben di più. Passione e musica, incanto e anima. 

Parliamo del disco “Sogno o realtà” dei TerzaCorsia

Parliamo dell’Ep “Sogno o realtà” della band TerzaCorsia. Entriamo nel cuore di questo disco. “Tempesta” è brano pop rock che racconta le inquietudini della vita, le sue contraddizioni. Le immagini sfumate, tra storie e passati da raccontare. “Sudore” racconta dei corpi che ti attorcigliano, in un ballo che non ha fine, uno sguardo che si perde in un altro. Lasciarsi andare, spogliarsi di se stessi. “Sogno e realtà” è una ballata introspettiva, che si specchia nella necessità di sognare, di guardarsi dentro e sentire che c’è ancora la voglia di andare avanti, di lottare per un sogno, o per la reatà. Unirsi perchè lo spettacolo non può fermarsi. Non oggi. “Amarsi un po’” è una cover del celebre brano di Battisti, un’interpretazione ben calibrata e che conserva un buon grado di originalità. Il sound dell’intero disco è ben equilibrato tra rock e pop, melodico e con passaggi vocali interessanti. In alcuni tratti manca un po’ di aggressività che renderebbe i brani più incisivi e più facili da imprimere nella memoria.