“L’attesa” degli Opera Seconda

“L’ultimo amore” è un brano dal sapore classico, quello delle canzoni d’amore una volta. Quelle dei Pooh, in particolar modo. Sentimenti puri e intensi. E melodia avvolgente, semplice. Un brano che sembra arrivare dal passato.“Hai vinto tu” è un brano orecchiabile in perfetto stile Pooh, una storia musicale. Amori che si cercano. In “Angeli o bambini” c’è un featuring di Drupi che amplifica l’effetto vintage di questo disco. La canzone è bella e intensa.“L’attesa”, in ambedue le parti presentate nel disco, è caratterizzata dal featuring del chitarrista Phil Palmer, che non ha bisogno certo di presentazioni. “Gitano” racchiude l’anima dei Pooh, interpretazione intrigante, senza tralasciare le radici musicali.“L’ultimo amore” brano di testa del disco in una versione con Drupi. Difficile parlare di un disco come questo. Opera Seconda è una trubute band dei Pooh ed è palpabile la presenza del famoso gruppo italiano. La presenza di Drupi ne caratterizza l’essenza. La musicalità è quella un po’ lontana da quella attuale. Ricorda molto il passato e sicuramente può piacere agli estimatori di quel tipo di musicalità. Discreto tentativo di rendere nuovo un genere che è storia. Difficile il termine di paragone, confrontarsi con la storia della musica è complicato e difficilmente vincente. Il tempo passa, la musica un po’ si dovrebbe evolvere.

LA DODICESIMA STANZA di Teresa Antonacci a cura di Anna Serra

Alina nasce “imparata”: è una bambina prodigio che sin da piccolina dimostra potenzialità intellettive sorprendenti. Ma presto questa sua genialità viene additata come qualcosa di strano e allarmante: una follia, una forma di schizofrenia. 

Ciò che sembra un merito, diventa una condanna. Per colpa del suo quoziente intellettivo ben al di sopra della media, Alina brucia le tappe scolastiche e non si trova mai nella classe che le compete secondo l’età anagrafica: a sei anni viene inserita in una quinta, anziché frequentare la prima elementare. I suoi “superpoteri” spaventano gli altri, che reagiscono trasformandola in bersaglio di scherzi e derisioni che spesso hanno il sapore amaro del bullismo.
A soli quindici anni, invece di studiare al liceo, Alina è già una studentessa universitaria e ad aspettarla fuori dal cancello della Facoltà c’è un uomo molto più grande di lei, che potrebbe essere suo padre, un padre che lei di fatto non ha mai avuto perché se ne è andato di casa quando lei era piccola. Nicola, questo il nome dell’uomo maturo disposto ad ascoltare le sue lunghe e logorroiche osservazioni sul mondo, le fa scoprire il sesso, la avvicina a una realtà da adulti, ignorando che Alina è poco più che una bambina. E lei lo lascia fare, lusingata da quelle carezze, da quei baci, da quegli incontri che le procurano piacere e danno sollievo ai suoi momenti di depressione e ai suoi problemi con l’anoressia. Ma tutto ha un prezzo e quello che deve pagare Alina è altissimo: il suo corpo appena sbocciato in quello di una donna si ritrova ad accogliere dentro di sé un embrione che cresce a vista d’occhio.
La notizia della sua gravidanza dilaga nel paese, Polignano a Mare in provincia di Bari, dando inizio al totoscommesse per indovinare chi sia il colpevole di quel figlio bastardo. Quando la vergogna inizia a farla da padrona, la madre la costringe a partire. Una fuga. Il più lontano possibile dalla fiera del pettegolezzo. Milano sembra la giusta destinazione per accogliere due donne sole, madre e figlia, che devono rimettere in piedi la propria vita.
All’inizio il lettore ha la sensazione di trovarsi di fronte alla squallida vicenda di un uomo adulto, sposato e di potere, che approfitta dell’ingenuità e dell’inesperienza di una minorenne per portarsela a letto, senza riflettere sulle conseguenze. Poi, però, l’autrice ci sorprende e ci spiazza con una storia che si evolve in ben altra direzione e che sa di amore autentico, tenerezza, consapevolezza, assunzione di responsabilità. Grazie a Nicola, Alina diventa “da carta ruvida a morbido cotone” e quel figlio che sembrava soltanto il frutto di un errore, si trasforma nella loro ragione di vita.
Solo a vent’anni Alina riesce a dare un nome al suo sentirsi diversa, condizione che spartisce con suo figlio e la sorellastra ritrovata: sindrome di Asperger. Con molta delicatezza e sensibilità Teresa Antonacci ci prende per mano e ci guida alla scoperta di questa forma di autismo, che non va vista come una malattia. E’ semplicemente un modo diverso, speciale, di essere, di sentire, di vedere. In una parola: di esistere. Secondo un’antica teoria, la vita è composta da dodici stanze. L’ultima, la dodicesima per l’appunto, è quella della consapevolezza di sé, che insieme all’accettazione del “diverso” modo di sentire e vedere le cose, ci permette di chiudere un ciclo e di ricominciare, rinascendo.

EQUAZIONE DI UN AMORE di Simona Sparaco a cura di Anna Serra

Per seguire il prestigioso lavoro del marito Vittorio, Lea si è trasferita a Singapore, una città all’avanguardia e supertecnologica, proiettata verso il domani. Un universo efficiente e accelerato, in cui tutti corrono incontro al futuro. Ma Lea, suo malgrado, non riesce a guardare avanti e ad adattarsi a quel mondo che pare funzionare alla perfezione e si ostina a volgersi verso il passato, un passato che risponde al nome di Giacomo.

Giacomo entra ed esce dalla sua vita in totale libertà, ma ogni volta lascia dei segni, delle cicatrici difficili da ricucire. Compare per la prima volta sul suo cammino quando lei è una liceale che annaspa con i numeri e le equazioni mentre Giacomo, di qualche anno più grande, è una specie di calcolatrice umana che disquisisce con naturalezza di fisica e filosofia ed è impermeabile alle occhiate languide e ai sospiri che quella ragazzina innamorata gli rivolge durante le ripetizioni di matematica.

Il brillante studente che osserva il mondo con sguardo supponente diventa l’assistente con cui Lea deve sostenere il suo primo esame di letteratura italiana all’università. A registrarle un bel ventotto sul libretto c’è proprio lui, il giovane dottorando appassionato di numeri e di leggi fisiche, che però ha intrapreso una carriera umanistica. Ma in fondo non c’è poi tanto da stupirsi: sia la scienza che la letteratura hanno il potere di rivelare la complessità e la bellezza del mondo.

Una storia di ricongiungimenti e addii continui, intervallati dagli anni che scorrono. Giacomo è diventato un uomo difficile, che nel privato conduce una vita sregolata, in cui compaiono bottiglie di vodka e rum, canne, qualche droga e sesso libero. Un atteggiamento che ha le sue origini in un doloroso evento dell’adolescenza, mai superato completamente. Eppure, nonostante il lato oscuro di Giacomo che non può renderla felice, Lea non riesce a spazzarlo via dai suoi pensieri e dai suoi amici su Facebook. Lui è come una cicatrice che ogni tanto pizzica quando cambia il tempo. E’ una macchia che non c’è verso di lavare via. E’ un fuoco in grado di ustionarla.

Dalla realtà asiatica ordinata e impeccabile, Lea deve far ritorno in Italia nella caotica e trascurata ma pur sempre affascinante Roma, per seguire la pubblicazione del suo libro d’esordio. Un romanzo che racconta la vita dell’ex presidente Lee Kuan Yew, una figura quasi leggendaria che portò il piccolo villaggio di pescatori di Singapore ad essere una delle metropoli più ricche e cosmopolite del mondo.

Fra tutti gli editor che potevano capitarle con la casa editrice intenzionata a pubblicare il suo manoscritto, ritrova ancora lui, Giacomo. La sua ossessione che prepotentemente torna alla ribalta. Giacomo è di nuovo il suo antagonista, capace di scatenare attrazione e repulsione, odio e desiderio, rabbia e voglia di averlo ancora. Lea dovrà scegliere fra un amore insano, folle, precario, e l’amore rassicurante e stabile del marito che vorrebbe dei figli. Si sente scissa fra un mare in burrasca e un porto sicuro. E quando ha finalmente preso la sua decisione, la vita le sferra un colpo durissimo che stravolgerà irrimediabilmente i suoi piani e quelli di chi le vuole bene.

Un romanzo che si lascia divorare, prendere a morsi pagina dopo pagina, con il desiderio famelico di arrivare fino alla fine, fino all’ultima emozionante parola dell’epilogo. Impossibile trattenere lacrime di commozione di fronte a questa meravigliosa storia di due particelle quantiche che, secondo l’equazione di Dirac, per un certo periodo di tempo interagiscono e una volta separate, anche a distanza di chilometri o anni luce, si comportano come un tutt’uno. Nel momento in cui entrano in contatto, fanno parte di un unico sistema, benché divise. Sono di fatto inseparabili per l’eternità.

Recensione dell’album “At the break of dawn” di Valeria Caucino

L’album “At the break of dawn” di Valeria Caucino raccoglie le tradizioni e la cultura di una musicalità irlandese e in generale del nord dell’Inghilterra in un folk internazionale e moderno. Il disco si apre con “The beating of life”, un brano dal sound internazionale, incantevole e attraente. Prosegue con “Over the pain”, un pezzo avvolgente, dalle atmosfere intense e accoglienti. “Another footprint in the sand” e “A pillow full of tears” sono ballate sussurrate che raccontano con passione e che emozionano con un suono leggero, soffice. “As I roved out” parte con un introduzione elettronica che sembra rompere l’equilibrio dell’intero album, mantenendone invariato e intatto il sapore. Un brano moderno, le cui radici partono da lontano. Nei brani “You’re the one”, “Now” e “Evil thoughts” troviamo un concentrato di suoni che evocano sentimenti e brividi, un incastro di pensieri, accordi introspettivi. Ricordi, un futuro. “The River” è un viaggio, lungo un fiume, attraverso pensieri e profondi abissi. “Flying from Ireland” come una raccolta di istantanee, momenti che si alternano o luci e pagine bianche ancora da scrivere. “Senza limiti” è l’unico brano in italiano. Dei precedenti brani conserva la musicalità internazionale e la dinamica del testo, con le difficoltà di trasporre la melodia dell’inglese in una metrica in italiano. Valeria Caucino riesce in questo album a evocare musicalità irlandesi, inglesi, con una forte componente folk, ma internazionale. Una voce intensa e incantevole e un sound che affascina sin dalla prima nota. Un disco da ascoltare, un viaggio che emoziona. Una bellissima voce.

LA FINESTRA SUL MARE di Sabrina Grementieri a cura di Anna Serra

Salento. Un lembo di Puglia con campi di ulivi secolari, vento profumato di salsedine, scogliere battute dalle onde e un sole abbagliante. La giovane Viola raggiunge questa terra non con spirito vacanziero, bensì con l’animo aggravato da una spiacevole notizia: la morte della cara nonna Adele, una donna stravagante con doti di guaritrice e dallo sguardo che scava dentro le persone.
Per Viola non è proprio un bel momento, tutto sembra andarle storto: il licenziamento, il tradimento del fidanzato, e adesso la scomparsa della nonna, che con suo profondo stupore le ha lasciato in eredità la settecentesca masseria di famiglia, che ora versa in uno stato di decadenza. Cosa farne della proprietà ereditata? Venderla o restituirla al suo antico splendore? La mente di Viola inizia a elettrizzarsi di idee e progetti per ristrutturarla e trasformarla in un albergo, ma la sue iniziative danno fastidio a gente senza scrupoli che da tempo ha posato i suoi avidi occhi sulla masseria per costruirci un esclusivo campo da golf che dia più prestigio al suo immenso impero immobiliare che attrae folle di turisti facoltosi.
Qualcuno vuole metterle i bastoni fra le ruote e spingerla a rinunciare al suo progetto. Viola diventa una presenza scomoda che va scoraggiata con una serie di piccoli incidenti che suonano come avvertimenti. L’intreccio si snoda attraverso due filoni, sapientemente dosati: da un lato, il mistero, la suspense che ritroviamo nelle minacce contro la protagonista per boicottare il suo progetto e spingerla ad andarsene; dall’altro, un filone più sentimentale che ci fa palpitare e sospirare insieme a Viola, innamorata di un uomo che vorrebbe amarla ma non può.
Nella campagna pugliese Viola trova una sorta di famiglia “allargata” che riempie il vuoto lasciato dai suoi genitori, costretti a tornare nel nord Italia. Conosce Nico, un bambino “diverso” ma proprio per questo speciale, bisognoso di cure e attenzioni, con cui Viola, senza troppo sforzo, riesce a instaurare un bel rapporto di fiducia e complicità, nonostante i problemi emotivi e di incomunicabilità del fanciullo. E poi incontra lui, soprattutto lui, Aris, il bel tenebroso muratore, ex marinaio, che arriva alla masseria per aiutarla nella ristrutturazione. Tra i due è emozione, attrazione, intesa, ma è anche divieto, impedimento, soffocamento dei propri desideri, perché Aris è impegnato, legato a una donna gelosissima e possessiva, che lo ricatta sentimentalmente, mettendogli le catene al cuore.
La vicenda che l’autrice ci narra è una bellissima storia di coraggio e determinazione di una ragazza che, nonostante gli ostacoli, la paura, le difficoltà, va avanti per la propria strada lottando per le cose in cui crede, guidata dallo spirito della nonna defunta, che aleggia su di lei come un angelo custode.
Chi è Sabrina Grementieri? E’ originaria di Imola. Si è laureata in Scienze Politiche con indirizzo internazionale presso l’Università di Bologna. Per un po’ di tempo è vissuta nell’ex Germania dell’Est per fare ricerche utili per la sua tesi di laurea sui campi di concentramento. Tra le sue passioni spiccano i viaggi e naturalmente la lettura e la scrittura. Una curiosità: Sabrina si è ritrovata a scrivere il suo primo romanzo dal titolo Una seconda occasione con il computer appoggiato al pancione, quasi in prossimità al parto del secondo figlio. La forza della scrittura!