Intervista a Valentina Cebeni, autrice del romanzo “La ricetta segreta per un sogno” a cura di Anna Serra

Dopo aver letto e parlato del romanzo “La ricetta segreta per un sogno” mi è venuta voglia di scoprire qualcosa di più su Valentina. Ecco una breve intervista:

L’isola del Titano è il suggestivo scenario del romanzo e ogni suo angolo meriterebbe di essere immortalato in una fotografia. Anche tu, come la protagonista, sei approdata su questo lembo di terra praticamente sconosciuto al turismo di massa? Per te ha un significato particolare questo luogo?
L’isola del Titano è un luogo dell’anima, la mia personale isola che non c’è. È il luogo dei miei ricordi d’infanzia, della Sardegna in cui andavo tutte le estati in vacanza con la mia famiglia, nella casa dei nonni materni. È un luogo magico, che ho voluto regalare a tutti coloro che leggeranno la storia di Elettra.

Il libro si colloca a metà strada tra un romanzo d’avventura e uno di formazione. Da un lato le pagine si popolano di sussurri, passi nei corridoi del convento, messaggi minatori ritrovati sotto la fessura della porta …Dall’altro lato Elettra ritrova poco a poco se stessa, diventa un’altra donna e sembra riscoprire l’emozione dell’amore. Ti riconosci in questa definizione?
La ricerca è un tema molto sentito nel romanzo e si manifesta sia all’esterno di Elettra, con la sua ricerca delle radici, sia all’interno di lei, con una crescita e una scoperta di sé più profonda, perciò concordo pienamente con questa lettura.

Le ricette per preparare dolci occupano un posto rilevante nella storia. Dalle pagine sembra sprigionarsi il profumo e il sapore di delizie da pasticceria. Da ciò che si legge nella tua breve biografia dell’edizione Garzanti, sei una cuoca appassionata. Proprio la gioia, l’amore nell’ impastare diventa l’ingrediente segreto per la buona riuscita del piatto. Quando e come nasce il tuo interesse per la cucina? C’è un dolce tra quelli menzionati nel romanzo che preferisci?
Il mio amore per la cucina nasce sin dall’infanzia, quando aiutavo mia madre a preparare la torta al cioccolato, o quella di mele che adoro. È stato un battesimo, un’illuminazione, per me, che nella cucina leggo molto più di una buona miscellanea di ingredienti. C’è la vita, e tutta la gamma di emozioni in un piatto cucinato con amore, e tutte le ricette all’interno del romanzo lo sono. Perciò non mi chiedere di scegliere la mia preferita, non ne sarei capace!

Il convento in cui Elettra trova rifugio rischia di essere trasformato in un hotel di lusso dall’avido sindaco dell’isola. Per fermare le sue speculazioni, la protagonista e gli altri personaggi lottano per salvare il suo destino, uniti da uno spirito di grande collaborazione. Vuoi commentare la solidarietà che si instaura tra di loro?
La solidarietà è un valore che oggi sembra essersi perso, per questo ho sentito il bisogno di parlarne. Ciò che oggi si stenta a capire è che il valore di una comunità è molto più potente della forza del singolo. Si possono raggiungere obiettivi insperati, se si uniscono le forze, ed è quello che cerco di comunicare attraverso le sfide che Elettra e le donne del convento affrontano insieme.

Ritornando sul tema culinario, il tuo racconto intriso di ricette e profumi mi ricorda il romanzo di una scrittrice messicana, Laura Esquivel, dal titolo Como agua para chocolate : ogni capitolo si apre con una ricetta che la protagonista Tita prepara con mano esperta nel suo regno domestico, la cucina. E sovente le sue pietanze assumono poteri speciali, impregnandosi di realismo mágico. Conosci quest’opera? Hai avuto occasione di leggerla?
La conosco e, in quanto ex studente di lingua spagnola, ho avuto il privilegio di poterla apprezzare nella sua lingua madre. Il realismo magico è una corrente che mi affascina molto, e che indubbiamente è presente anche nella storia di Elettra.

Escludendo la protagonista Elettra, nella trama si muovono numerosi personaggi: l’enigmatica Lea che ha rilevato il convento, la cupa e scontrosa Dominique, l’atletico e magnetico pescatore Adrian con la sua vocazione artistica … A quale figura sei più legata?
A tutti e a nessuno. I personaggi sono per me come degli amici, quelli con cui esci il sabato sera a bere qualcosa e ti racconti gli episodi importanti della settimana. Sono legata a ognuno di loro, e sono grata di averli incontrati lungo il mio cammino.

Grazie a tutti i lettori e a te per il tempo che hai dedicato a me e alla Ricetta segreta per un sogno!

Recensione del romanzo “La ricetta segreta per un sogno” di Valentina Cebeni a cura di Anna Serra

Isola del Titano. Un lembo di terra tagliato fuori dai circuiti turistici, strappato al mar Mediterraneo tra Corsica e Sardegna, e scisso in due: la zona animata e pittoresca del porticciolo, e una zona più selvaggia, aspra, silenziosa, con viottoli impervi solcati da lugubri donne vestite di nero come portatrici di un lutto perenne.
Elettra, la protagonista, vi approda non certo nei panni di turista, ma per far luce sul misterioso e oscuro passato di sua madre Edda, ora ridotta a uno stato vegetativo. Porta con sé un carico di dubbi e domande e un bagaglio speciale, fatto di panetti che sprigionano un intenso aroma d’anice, preparati seguendo un’antica ricetta di Edda, una vera maestra nell’arte bianca.

La giovane Elettra si accorge subito che su quella lingua di terra ogni cosa è avvolta da un’aura di mistero e magia, a cominciare dal convento sconsacrato di Santa Elisabetta. Resti di una religiosità erosa dalla salsedine, in cui la protagonista trova rifugio, accolta da una minuscola comunità tutta al femminile. Tre donne che, ciascuna a modo suo, diventano amiche della straniera.
Le mura in rovina e le stanze abbandonate dove un tempo vivevano le monache trasudano di voci, sussurri, leggende, antiche credenze che la protagonista deve sviscerare per spiegare il mistero legato a sua madre.
Elettra dovrà cucire insieme le informazioni che raccoglie a fatica qua e là, combattendo contro l’ottusità e la reticenza degli abitanti dell’isola, poco inclini a lasciarsi andare a rivelazioni e confidenze. Le risposte che cerca da una vita intera sono lì, in teoria a portata di mano, ma dovrà trovare il filo che annoda fra loro tutti gli indizi, e non sarà per nulla facile.

Il romanzo è intriso di ricette, sapori, profumi, dettagliate manovre culinarie per preparare dolci, filoni di pane, focacce alle mele, biscotti alle spezie. Delizie che fanno venire l’acquolina in bocca ai più golosi. Si vede che a parlare è una cuoca esperta. L’ingrediente segreto: la passione. Cucinare diventa un atto d’amore.

Affascinanti, intense e poetiche le descrizioni del paesaggio. L’isola offre degli scorci mozzafiato di rara bellezza, che ci fanno venir voglia di visitarla subito e di lasciarci avvolgere dai suoi segreti.

Scopriamo il romanzo “Gli anni del sole” di Consolata Lanza ed edito da BuckFast Editore

 

Per lo spazio novità ecco un nuovo romanzo, si chiama “Gli anni al sole” di Consolata Lanza. Andiamo a scoprirlo.

“Donne, donne, donne! Non ne potevo più di quei loro corpi indocili e fecondi, della loro capacità di scompigliare le carte all’ultimo momento. Non volevo più essere sorpreso da nessuna donna. E possibilmente neanche essere coinvolto nei loro torbidi misteri, si trattasse di sesso o lettere da consegnare. In quel vortice di risentimento finirono mia madre, le mie sorelle, il passato di Sula, il ventre gravido di Margarita, le ombre che avvolgevano Colin, i gemiti di Markela, gli occhi imploranti di Melissa. Portatrici di disordine perpetuo, incidenti nel luminoso mondo degli uomini”

Alla morte della madre, il giovane Alain, di origine francese, si ritrova a dover mantenere una promessa fattale in punto di morte: consegnare una lettera ad una donna misteriosa. Alain lavora a Londra, ma un facoltoso parente gli chiede di trasferirsi a Chios, isola greca del mediterraneo, per seguire i suoi commerci esteri. Qui conosce Colin, interprete e mediatore d’affari che lo aiuta nel lavoro e lo introduce negli ambienti isolani. Conosce la potente famiglia dei Kolajannis, le cui tre figlie diventano per lui un importante punto di riferimento, ma anche fonte di intrighi e complotti che condizionano le sue scelte. Alain è un giovane capace ed efficiente nel suo lavoro, ma acerbo e incapace di interpretare l’animo e il comportamento delle numerose donne che lo circondano, tra cui le sue tre sorelle minori, rimaste a casa. Un pericoloso e avvincente intreccio di vicende, risolverà alla fine anche il mistero legato alla lettera della madre.

“Gli anni al sole” è un romanzo edito da BuckFast Editore e scritto dall’autrice Consolata Lanza. Scopriamo qualcosa di lei.

Consolata Lanza, torinese, ha pubblicato nel 1996 D’amore e no (Premio Letterario Nazionale Nuove Scrittrici 1995), Il gioco della masca (Filema 1997), Est di Cipango (Filema 1997), Ragazza brutta, ragazza bella (Filema 2000), Irene a mosaico (Avagliano 2000), La lametta nel miele (Filema 2005), Lei coltiva fiori bianchi (CS_libri 2007), Trilogia delle donne virtuose (Progetto Alga 2010). Collabora alla rivista LN-LibriNuovi sia nella versione cartacea (ora finita) che in quella digitale, ha collaborato alla rivista digitale Sagarana e altre riviste sia cartacee che digitali, partecipa al progetto ALIA Evo 2 (antologia della letteratura fantastica) e in precedenza anche all’antologia annuale Fata Morgana, un suo racconto è pubblicato sul numero monografico di Leggendaria sulle scrittrici torinesi, ha pubblicato numerosi racconti su riviste e antologie. Dal 2007 ha aperto il blog Anaconda Anoressica su cui pubblica recensioni letterarie e altro.

Recensione album “Il ritorno dell’indiano” dei Del Sangre

L’album “Il ritorno dell’indiano” dei Del Sangre é ricco di sapori musicali, anima rock e contenuti sociali importanti. Entriamo nel vivo del disco. “L’indiano” è una ballata rock, intensa e con un sapore di sabbia e rimorsi. “Alza le mani” racconta il senso del reagire, dell’essere se stessi. L’essenza del vivere. “Successe domani” è un rock sporco di contaminazioni popolari con uno swing accattivante. “Gaetano Bresci” è un brano dal profondo senso sociale. L’anima che si perde, l’anima che cerca se stessa. Lasciarsi alle spalle ogni cosa. Forse anche se stessi. Il sapore di una storia amara, fatta di ribellione. Di ricerca della libertà. “Fuori dal ghetto” é un rock rabbioso, che racconta il ghetto, ovvero la metafora della realtà moderna. “Una chitarra per la rivoluzione” racconta un passato fatto di sogni e ideali e un presente di disillusione. Un suono amaro. “Sacra corona unita” è un brano intenso e carico di immagini, di senso, e di sangue. Un rock, amaro. “Scarpe strette” parla di scelte, dell’incedere di ognuna di esse. Raccogliere i momenti e farne un dipinto, la vita. Le sue sfumature. “Argo secondari” é un brano veloce costruito con le istantanee di personaggi che hanno fatto la storia delle nostre stesse idee. Un incastro perfetto di nomi, luoghi e avvenimenti. “Gli occhi di Geronimo” è il processo a un condannato, dalla vita, dagli eventi. Una storia quanto mai attuale. Una realtà dura da affrontare. Un racconto amaro. “Sebastiano” storia di un picchetto, dove la difesa del lavoro diventa un motivo per essere condannati per terrorismo. L’album dei Del Sangre conquista per la ricchezza di immagini e di argomenti, oltre che per una musicalità che raccoglie la storia della musica è la fa sua. Costruisce incastri musicali e di parole e lascia qualcosa in ogni brano. Un album completo.

Recensione del romanzo “Trans – Storie di ragazze XY” di Monica Romano a cura di Michela Pagarini

…”per i giornalisti noi trans non abbiamo il cognome, solo il nome”…

Cosa succede, dal punto di vista sociale, se la persona con cui sei fidanzata a un certo punto decide di “cambiare sesso”, meglio detto identità di genere? Succede che, se eravate una coppia eterosessuale diventate all’improvviso una coppia omosessuale, oppure viceversa. Succede che la gente per strada cambi atteggiamento, che amiche e amici abbiano qualcosa da dire in merito, che la persona che ami cambierà parecchio. Insomma tutto cambia tranne te, che però d’ufficio ti trovi spostata di categoria, pur essendo la stessa persona che eri fino al giorno prima.

Nella giovane e densa vita di Ilenia, attivista e protagonista di Trans. Storie di ragazze XY, questa é una delle tante cose accadute, una di quelle mille “piccole cose” non proprio lineari che accadono nelle vite delle persone lgbt e che perlopiù passano sotto silenzio, considerate anche da noi stessi soltanto una stranezza fra le tante che caratterizzano le nostre vite.

Monica Romano stacca lo sguardo dal fondo opaco e un po’ accidioso su cui molti di noi si sono accomodati e sceglie di non coprire nulla con il silenzio ma, anzi, di nominare tutto, senza acrimonia ma schiettamente, dalle grandi storture sociali ai piccoli gesti sbagliati che costellano le nostre vite private e pubbliche.Ho visto Monica per la prima volta qualche anno fa, a una riunione di movimento. L’ho notata perché, quando ha preso parola, ha fatto un intervento pacato, intelligente, opportuno e sensato. Tutte caratteristiche inedite in quel contesto, particolarmente acceso e ideologico, e anche un atteggiamento strano per una donna trans, per come credevo di conoscerle io. É stata la cartina di tornasole di tutti i miei pregiudizi, che sapevo di avere ma che, prima di incontrare lei, non avevo mai sentito il desiderio di rimuovere.

La sua scrittura é un po’ come lei, semplice ma sedimentata, profonda ma senza giri di parole, gentile ma che non lascia vie di fuga.

…”Il copione della domenica prevedeva poi che, finito di mangiare, mio padre iniziasse a squadrarmi per un tempo interminabile. Sospirando, mi chiedeva: ‘perché ti muovi così?’ E io non capivo la domanda“…

Monica riesuma, con forza e dignità, ricordi comuni a molti di noi: gli anni delle fragilità e del giudizio, i tempi in cui eravamo in balìa del mondo e degli adulti, lo stigma della differenza letta solo come diversitá da una presunta norma, le etichette appiccicate dagli altri ancor prima di aver avuto il tempo di definirci per voce nostra. Spesso abbiamo dovuto fare i conti con queste realtà per anni, prima di imparare a difenderci o in alcuni casi a nasconderci; non cadere nella tentazione di voler soltanto dimenticare richiede coraggio.

…”Quella sera facemmo sesso. Anzi, loro fecero sesso, era sempre così con i maschi eterosessuali. Noi restavamo quasi del tutto vestite per non imbarazzarli. Davamo il massimo piacere in cambio di una carezza“…

Pur essendo un libro che parla quasi esclusivamente di donne, Trans riesce a raccontare benissimo i rapporti fra “i sessi”, dal sogno d’amore di un bacio che ti salverá, fino alla disillusione di scoprire che il principe azzurro non c’è e che gli uomini, nella migliore delle ipotesi, sono solo persone. Nella peggiore si declinano nella loro veste più spietata, quella che mostrano soltanto quando si sentono protetti e liberi di agire la crudeltà, perché certi di avere davanti una preda che non ha possibilità di scelta. E quale miglior soggetto di una donna trans, senza cittadinanza nè protezione sociali, per questi virtuosismi di genere?

Racconta tutto Monica, intensa e veloce, con la memoria e il candore infantili di chi ha vissuto e non ha dimenticato, ma con la solidità di chi non si é fermata lì, ed ha trovato la via per diventare la donna che voleva essere. Riesce così a dare spazio senza imbarazzi al ricordo di insulti e disillusioni, ma anche a speranze e gioie e alla confusione di un’adolescente che vorrebbe soltanto rendersi invisibile perché fa a pugni con lo specchio, e si scontra invece con gli occhi di un mondo implacabile, insistentemente puntati addosso.

”Pestata, malconcia e dolorante, avrei avuto tutte le ragioni per sentirmi triste quell’estate; invece mi sentivo bene e solo anni dopo ne avrei compreso il motivo: per la prima volta in vita mia avevo avuto la forza di reagire, di alzare la testa, di tentare di difendermi da qualcuno che voleva farmi male. … Potevo smettete di avercela con me stessa e uscite a testa alta: avevo scoperto l’orgoglio“…  

Non soltanto ricordi, ma anche riflessioni e conclusioni, c’é spazio per tutte le cose importanti in queste 183 pagine: la politica, i rapporti con le altre, l’importanza dell’associazionismo, i sogni, i rapporti con le amiche, i pregiudizi nel movimento, il problema del lavoro, il femminismo, l’identità. Il coraggio di sottrarsi e di aiutarsi. L’accettazione, la rabbia per le ingiustizie e il dolore subiti, il riconoscimento e la gratitudine per ciò che di buono abbiamo incontrato.

E poi l’orgoglio, la coscienza civile, la dimensione collettiva che ci salverà.

Perché una cosa é certa, quello che possono fare a una, non possono farlo a molte.

Un inno alla sorellanza, alla fine.

Michela Pagarini, marzo 2016

Intervista all’autrice:

Nella tua biografia c’è scritto che sei “attivista del movimento per i diritti delle persone LGBTI”: quali sono questi diritti, e di cosa si compone la tua scelta di militanza?

“LGBTQIA” (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersex, Asessuali) è l’acronimo che oggi definisce le diverse anime del nostro movimento. I diritti a cui facciamo riferimento sono quei diritti civili che oggi sono di fatto negati a chi rientra in questo acronimo.

Come attivista amo impegnarmi su diversi fronti.

Negli ultimi quindici anni ho lavorato molto nell’ambito dei servizi dedicati, a titolo di volontariato, alle persone transessuali, transgender e di genere non conforme; orientamento ai servizi sul territorio dedicati all’iter di transizione, ma anche creazione e gestione di gruppi di auto mutuo aiuto (ed autocoscienza) dedicati al tema dell’identità di genere.

C’è poi il fronte culturale. Ho scritto libri dedicati alla realtà transgender, articoli dedicati al tema della variabilità di genere e contribuito alla realizzazione di diversi documentari sul tema.

Ultimo, ma per me certo non meno importante, il fronte politico. Ho scritto il Manifesto per la libertà di genere e ho militato per molto tempo in associazioni trans*. Oggi faccio parte del direttivo di un’associazione LGBT milanese, il Circolo Harvey Milk a Milano.

 …”per i giornalisti noi trans non abbiamo il cognome, solo il nome”… Cito direttamente dal tuo libro, così come in una tua intervista video hai dichiarato* che  molte persone considerano  “l’essere trans una professione”. Le persone trans, oltre a godere di tutte le discriminazioni riservate alle minoranze, hanno la peculiarità di beneficiare di una narrazione sociale che tende a espropriarle del loro aspetto umano: secondo te perché?

Per decenni i media, ma anche il cinema, hanno dato una rappresentazione delle donne transgender privata dell’aspetto umano, alimentando una pratica reificante.

Credo che le ragioni di tale rappresentazione traggano la loro origine dalla transfobia, sentimento diffuso non solo nella società, ma spesso anche in chi dovrebbe darne una rappresentazione oggettiva e priva di preconcetti.

Un percorso di scrittura è sempre, prima di tutto, un viaggio dentro di sè, maggiormente quando – come nel tuo caso – l’opera riguarda la vita vissuta, direttamente o non. Cosa ha implicato per te scrivere la storia di Ilenia?

Ha significato prima di tutto dover fare i conti con ricordi e stati d’animo che credevo definitamente seppelliti nella coscienza, e non è stato semplice.

Ci ho messo due anni a scrivere questo libro. E quando è andato in stampa, ho sentito salire la paura.

Sapevo ovviamente che parti della mia vita sarebbero diventate di pubblico dominio, ma era come se lo realizzassi per davvero solo dopo aver ricevuto la telefonata del mio editore che mi informava che si andava in stampa.

Il viaggio con ho compiuto con Ilenia e le sue compagne nella memoria è stato spaventoso, ma anche potente e liberatorio.

Ho pianto, e tanto anche.

Ma anche riso all’inverosimile. Ho perdonato, soprattutto me stessa. Ho rivalutato persone e circostanze, valorizzato elementi del vissuto che credevo avessero una valenza esclusivamente negativa… ho imparato che nulla ha una valenza assoluta.

Ora che sono tornata da quel viaggio, mi sento alleggerita e allegra.

Credo sia il potere della condivisione.

E già mi manca viaggiare.

Tutto il libro è attraversato da rapporti importanti della protagonista con altre donne: la madre, le amiche, le compagne di militanza e di vita. In tutti questi scambi emerge chiaramente che, insieme, siamo più forti. Eppure nella vita reale non è così semplice: secondo te, perché?

Perché siamo figlie di una cultura maschilista e fallocentrica, dove il maschile è spacciato per neutro e il femminile per differente e subalterno. Abbiamo interiorizzato e introiettato tutto questo, dimenticando la nostra forza, il grande potere che il sorriso complice che unisce due donne può ancora avere, la sua carica sovversiva e rivoluzionaria.

Ci insegnano che il femminismo è roba da invasate che odiano gli uomini, vecchia.

Invece il confronto con i femminismi e la conseguente (e inevitabile) presa di coscienza che ci porta ad andare oltre il velo di Maya dell’omologazione, restano le scatole degli attrezzi migliori che possiamo avere per mettere tutto questo in discussione e riappropriarci della nostra forza.

La vita di Ilenia scorre veloce e senza tremolii, e alla fine la sensazione è quella di avere un’amica nuova, come aver conosciuto meglio la ragazza della porta accanto. Hai reso semplice e vicino qualcosa che generalmente viene considerato incomprensibile o lontanissimo. E’ chiaro che, per infrangere pregiudizi e stereotipi, basta raccontare la realtà con semplicità. Ma come farsi ascoltare?

Credo che l’unico modo sia arrivare al cuore delle persone, raccontando storie che abbiano una valenza universale e che favoriscano l’empatia. Ricevo sempre più riscontri sul libro da persone che in apparenza non avrebbero nulla in comune con la protagonista del romanzo, ma che ritrovano qualcosa di proprio nel viaggio di Ilenia. Questo mi dice che l’identificazione con la protagonista scatta anche in persone che con il mondo transgender non hanno nulla a che fare. Significa che sono riuscita nel mio intento.

Voliamo di fantasia: se potessi farlo leggere a tre persone senza limiti di tempo, di spazio e di lingua: a chi lo manderesti?

Mario Mieli, Franco Basaglia, Frida Kahlo.

 

Chi è Michela Pagarini:

Milanese di adozione si definisce attivista di professione e lo fa ad ampio raggio. Femminista e militante lesbica, nel 2014 diventa Copresidente della Casa delle Donne di Milano

Nel frattempo pubblica Nuda – racconti erotici ed è una delle autrici di A testa altra – Quattro lesbiche liberate testimoniano il loro percorso di emancipazione dal maschilismo e dallo stigma sociale, scrive recensioni, tiene una rubrica sul magazine Sui Generis, partecipa come testimonial nelle scuole a progetti contro violenza e omofobia. Nei ritagli di tempo progetta e conduce laboratori  e  workshop   autobiografici   dedicati alle donne, spaziando su tematiche incentrate sul desiderio, sull’immaginario e sull’amore per sé.

Ai sogni preferisce gli obiettivi, ne ha uno: dare visibilità e spazi di benessere alle lesbiche. Per raggiungerlo ha fondato un gruppo, organizza riunioni periodiche, convegni, dibattiti e iniziative pubbliche per favorire la condivisione, la socialità e il confronto tra donne.

 

 

 

Consigli di lettura: narrativa

“Un segreto non é sempre” é un noir con il respiro della commedia, con indagini, amori, travolgenti passioni e ironia. Un mix letale che affascina con la semplicità di una narrazione efficace. Si percepisce il grande studio che c’è dietro questa storia. Un viaggio nelle contraddizioni di una strana famiglia: gli Azais. Sempre bravissima Alessia Gazzola.
‪#‎unsegretononépersempre‬
‪#‎alessiagazzola‬

 

“L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” è un romanzo che unisce mondi diversi e sentimenti contrastanti. É ironico e dissacrante, ma allo stesso tempo intenso e profondo. É un noir, ma anche una commedia. I diversi riferimenti a panorami musicali e letterari rendono la lettura piacevole e interessante. I personaggi sono vivi, particolari, intriganti quanto evocativi di altre realtà letterarie.
‪#‎limprevedibilepianodellascrittricesenzanome‬ ‪#‎alicebasso‬

 

 

Un romanzo affascinante, in cui amore, amicizia e bisogno di trovare se stessi sono gli ingredienti fondamentali. Argeta Brozi crea una storia da leggere tutto d’un fiato e una protagonista di cui sentiremo ancora parlare.‪#‎tentazioni‬

 

Consigli di lettura: romanzo storico

Un romanzo storico che mantiene il ritmo e la suspense di un thriller. Un protagonista intrigante, il notaio Taverna, e ambientazioni storiche studiate nei minimi particolari fanno di questo libro un’ottima lettura e un bel momento di riflessione.
‪#‎ilsegnodelluntore‬
‪#‎francoforte‬


La persecuzione nel nome di un dio, il dramma di un popolo, i Moriscos. Uomini e donne costretti a lasciare alle spalle ogni cosa, quasi sempre se stessi. Una storia che é storia di oggi e Falcones la racconta regalando emozioni. E speranza.
‪#‎LamanodiFatima‬ ‪#‎Falcones‬

 

 

Chi ha amato “I pilastri della terra” non può non leggere questo romanzo. “La cattedrale del mare” di Ildefonso Falcones crea dipendenza. Una scrittura avvolgente e una storia che appassiona dalla prima pagina.
‪#‎lacattedraledelmare‬ ‪#‎falcones‬