Recensione dell’album “Roba lieve” dei La Rosta

Entriamo nel mondo dell’album “Roba lieve” di La Rosta. Il primo brano è “Per un momento ancora”, una ballata che racconta un viaggio, una vita. L’istinto. “Una canzone sui binari” è un pezzo che accompagna l’ascoltatore con la sua melodia e il suo testo che è poi un racconto di una fuga senza guardarsi alle spalle. “Roba lieve” viaggia con le note sulle metafore della vita, dell’amicizia e della ricerca di se stessi attraverso, appunto, il viaggio. “La solitudine” è una canzone introspettiva, anche in questo caso raccontata con la metafora del viaggio. Anime in viaggio, che cercano una strada. “Troppo tempo qui da solo” è un brano che racconta una forma moderna di solitudine, una sorta di auto-isolamento imposto dalla tecnologia dei giorni nostri. La vita che diventa asettica. Lontana. “Via Adua” è un pezzo strumentale orecchiabile e intenso. Un intervallo in musica.”Tra i tuoi sogni” un brano onirico, l’attesa, il ricorso. Al Sogno. “L’estate dell’80” parte con un il suono di una fisarmonica. Il riferimento a una serie di ricordi e icone degli anni 80. Una metafora per raccontare che il tempo trascorre, silenzioso. E che si cresce. “Le lucciole” è la poesia di un ricordo, tra le parole perse. L’attimo. “Emma” è la storia di una vita schiacciata dalle necessità, dalle scadenze del tempo che scorre. La vita e le sue rinunce e sacrifici. Sperare, tra i silenzi, di cambiare tutto. E respirare. E scappare. “Lizzy luz” è la ballata che chiude l’album con una storia sospesa, che sembra l’ultima stazione di quello che è stato un viaggio nel presente, nel passato e che attende il futuro. “Roba lieve” è un album complesso e ricco di ottime melodie. Un’anima cantautoriale e radici nel folk e nella musica popolare, quel mix che rese possibile la genesi dei brani di De Andrè. Canzoni ben costruite, intense e accattivanti.

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