#Parliamodi “Eternamente ora”, l’album di Francesco Gabbani, vincitore di San Remo Giovani 2016

“La strada” è un brano orecchiabile con un testo intenso e ben scritto. Voce “effettata” che si amalgama bene con la struttura musicale. “Amen” è il pezzo vincitore di San Remo Giovani e che è diventato ormai un tormentone radiofonico. Un mix di un bel testo arguto e originale con una musicalità attraente e diretta. Miscela perfetta per creare un brano che non si può non canticchiare. La particolarità è che questo brano fa anche riflettere. “Per una vita” è una canzone che rispecchia la linea guida dell’intero album, ovvero brani altamente orecchiabili ma che affrontano temi complessi creando un risultato attraente. In particolare in questo brano si affronta il tema di un’attualità controversa e a tratti pericolosa in cui occorre difendersi da una tipologia di comunicazione infima. “Software”. Non poteva mancare un brano che affronta il tema dell’informatizzazione feroce che ci trascina a largo. Attualità che travia, personalità che mutano, per non diventare niente. Musicalità elegante e ben costruita per far rimanere la melodia nella testa. L’idea creata per farsi ricordare. “Eternamente ora” è un pezzo introspettivo ben interpretato e che possiede radici nella musicalità italiane più conosciute, un’evocazione che aiuta il brano a farsi ricordare. Musicalmente è una ballata moderna. “In equilibrio” è una canzone creata con suoni elettronici, con voce effettata e un testo decisamente graffiante.  Con “Prevedibili” l’album sviluppa ancora la linea musicale che incanta con suoni elettronici perdendosi in testi intensi, pur parlando d’amore il brano non appare scontato e si lascia ascoltare sfruttando le radici evocative della musicalità italiana più classica. “Il vento di alzerà” è un brano dinamico, come poi tutti quelli di questo album, con metriche semplici ed evocative. L’album “Eternamente ora” di Francesco Gabbani è carico di musicalità moderne ed evocativo di melodie tipiche della musica italiana unita creati su sound moderni e arrangiamenti ben costruiti. Brani che affrontano una socialità controversa e spesso ipocrita, che sanno parlare d’amore e di sesso senza essere scontati. Il risultato da non è sottovalutare. Un artista che stupisce per la semplicità e la bravura, oltre che la conoscenza della musica italiana classica e moderna. Lui, li ha “semplicemente” uniti.

 

Recensione dell’album “Roba lieve” dei La Rosta

Entriamo nel mondo dell’album “Roba lieve” di La Rosta. Il primo brano è “Per un momento ancora”, una ballata che racconta un viaggio, una vita. L’istinto. “Una canzone sui binari” è un pezzo che accompagna l’ascoltatore con la sua melodia e il suo testo che è poi un racconto di una fuga senza guardarsi alle spalle. “Roba lieve” viaggia con le note sulle metafore della vita, dell’amicizia e della ricerca di se stessi attraverso, appunto, il viaggio. “La solitudine” è una canzone introspettiva, anche in questo caso raccontata con la metafora del viaggio. Anime in viaggio, che cercano una strada. “Troppo tempo qui da solo” è un brano che racconta una forma moderna di solitudine, una sorta di auto-isolamento imposto dalla tecnologia dei giorni nostri. La vita che diventa asettica. Lontana. “Via Adua” è un pezzo strumentale orecchiabile e intenso. Un intervallo in musica.”Tra i tuoi sogni” un brano onirico, l’attesa, il ricorso. Al Sogno. “L’estate dell’80” parte con un il suono di una fisarmonica. Il riferimento a una serie di ricordi e icone degli anni 80. Una metafora per raccontare che il tempo trascorre, silenzioso. E che si cresce. “Le lucciole” è la poesia di un ricordo, tra le parole perse. L’attimo. “Emma” è la storia di una vita schiacciata dalle necessità, dalle scadenze del tempo che scorre. La vita e le sue rinunce e sacrifici. Sperare, tra i silenzi, di cambiare tutto. E respirare. E scappare. “Lizzy luz” è la ballata che chiude l’album con una storia sospesa, che sembra l’ultima stazione di quello che è stato un viaggio nel presente, nel passato e che attende il futuro. “Roba lieve” è un album complesso e ricco di ottime melodie. Un’anima cantautoriale e radici nel folk e nella musica popolare, quel mix che rese possibile la genesi dei brani di De Andrè. Canzoni ben costruite, intense e accattivanti.

Parliamo de #IlMorandazzo, un libro di Massimo Pica

“Il Morandazzo” é un libro esilarante e lo é nella sua semplicità, acutezza e qualità dei contenuti. Brevi freddure che raccontano interi film in tre righe, con ironia, sarcasmo e un po’ di cinismo. Il risultato é un libro che fa ridere, ma che allo stesso tempo evoca le trame di film più o meno conosciuti. Battute secche, dirette, che non si allontanano troppo da ciò che potrebbe essere una breve recensione. Idea brillante e dinamica, ideale per chi cerca una lettura leggera e spensierata, ma anche agli amanti del cinema che, per una volta, vogliono prendersi un po’ gioco della loro passione. Si passa da “Rambo” a “Fight Club”, da “Il Sesto Senso” a “Eyes Wide Shut”, in un viaggio che sa di risate e buon umore e che vi lascerà la voglia di guardare tanti film.

 
La comicità dissacrante di Massimo Pica non potrà lasciarvi indifferenti.

“Bambino vede la gente morta
Lo dice a uno psicologo morto.
Così però non ne uscirà mai.”
Massimo Pica
da “Il Morandazzo”

 

Recensione del romanzo “I custodi delle stelle” di Luigi Bonomi – Spunto Edizioni

Il romanzo “i custodi delle stelle” é scorrevole e possiede il giusto grado di ironia e mistero che rende la lettura decisamente gradevole. Si percepisce un grande lavoro di ricerca alla base delle creazione delle scene che riguardano la storia dell’ex manicomio di Collegno. Tra leggende e misteri l’autore Luigi Bonomi racconta la genesi del manicomio e delle storie che da sempre lo hanno accompagnato. Non mancano i riferimenti a cavalieri e reliquie, a perditempo e soprusi, il tutto in una chiave di lettura leggera solo all’apparenza. ma che lascia molti spunti di riflessione. Per esempio fa venire voglia di andare a scoprire i luoghi dell’ex manicomio, immaginare ciò che accade nel romanzo e non é cosa da poco. I personaggi sembrano strampalati eppure possiedono le caratteristiche di quelli che tanto tempo fa frequentavano quei luoghi. La ricostruzione storica anche da questo punto di vista é accurata e intensa. Don Luigi é un personaggio pungente e determinante, mentre il suo compare di sventura Balista riesce a essere esilarante e misterioso allo stesso tempo. A fare da cornice alla storia una serie di personaggi apparentemente minori ma che svolgono un ruolo fondamentale nell’architettura della storia. Nell’immagine di questa abbazia persa nella nebbia si puó sentire la presenza dei monaci certosini. Il brivido dei riti e delle ipocrisie di paese. Un viaggio nel passato che non lascia delusi. Una tecnica narrativa essenziale, priva di superflue descrizioni. Non mancano citazioni tratte dalla tradizione piemontese. I “custodi delle stelle” é un romanzo particolare, piacevole e interessante.