#Parliamodi “Quo vado”, il nuovo film di Checco Zalone

Si parla così tanto del film “Quo vado” di Checco Zalone che mi è venuta voglia di andarlo a vedere. Il film è molto divertente e gioca talvolta in modo spietato e talvolta in modo più surreale sui luoghi comuni degli italiani. Zalone ironizza, spesso con sarcasmo, sulla cultura del posto fisso e sulla politica rendendo ridicolo il tanto osannato privilegio. Riesce a far ridere sui vezzi fino a spingersi quasi a ridicolizzare i contenuti. Il protagonista viene messo in mobilità dall’ente pubblico in cui lavora e a causa di un’azione di mobbing (perché si chiama così) viene delocalizzato in diverse località affinchè scelga di firmare le dimissioni dal “posto fisso”. Quest’ultimo viene così associato a qualcosa di negativo, di antico, a un privilegio, appunto. Il protagonista viene mandato a lavorare al Polo Nord dove si innamora di una ragazza ambientalista che lavora come ricercatrice, qui diventa “più civile” e riesce a vedere il mondo da un’altro punto di vista. Un punto di vista che man mano si allontana da quello degli italiani. Ho letto molte cose su questo film, alcuni dicono si tratti di un filmetto, altri di un’opera di alta cultura, altri ancora ne trovano un significato politico. Io ci vedo un po’ tutte queste cose. Fa ridere, e non é un male. Fa riflettere, e non é poco. Rende un’idea molto “renziana” del lavoro e della cultura. Stringe l’occhio alla politica di oggi e cerca di rendere obsoleta la politica democristiana? Credo che consapevolmente o inconsapevolmente lo faccia. Tutto sommato si esce dalla sala quasi pensando che un posto oserei dire stabile più che fisso sia un privilegio, che sia il contrario della libertà e che sia sempre frutto dei favori di una vecchia politica. Un punto di vista dissacrante ma molto attuale, talmente attuale da essere diventato popolare. E questo spiega il successo di questo film. Se per un attimo ignoriamo la distribuzione massiccia di questa pellicola prodotta da Mediaset può sembrare un successo raggiunto per caso, ma se non lo facciamo il pensiero cambia. Zalone si dimostra ancora una volta intelligente e furbo con una comicità acuta e non banale pur sfruttando la banalità dei luoghi comuni. In generale la pellicola é gradevole e la trama é ben costruita, il risultato é del tutto positivo. Un film da vedere. Concluderei evidenziando che “Quo vado” è un film di evasione e non un trattato sociale e politico, come tale è giusto faccia ridere e riflettere, meno che venga strumentalizzato per definire il giusto dallo sbagliato, il corretto dallo scorretto. La cultura dalla non cultura. L’arte in tutte le sue vesti e applicazioni deve creare delle reazioni e Zalone è riuscito nell’intento.

 

Leave a Reply