Terzo canale – Avventura a Montecarlo con The Trip

Si tratta di un film road-movie del 1970, con protagonista la rock-progressive band The Trip di Joe Vescovi (scomparso recentemente), che si muove tra situazioni e scenografie hippy, sospeso tra musica, ironia e comicità, trattate con un gusto tipicamente italiano. Il film si divide in due parti, quasi fosse stato scritto da autori diversi. Nella prima parte i tempi comici sono più lenti, mentre il montaggio segue un ritmo veloce ed essenziale, nella seconda emerge il lato commedia, con un improbabile legame narrativo affidato a Mal, punto di riferimento per lo sconclusionato viaggio del gruppo di musicisti alla ricerca di Montecarlo. Quando tutto sembra finito e anche le gag si sono esaurite, il film si trasforma in documento o, per meglio dire, in “testimonianza”. Montecarlo diventa Roma e più precisamente le Terme di Caracalla, dove si sta realmente svolgendo il 1° festival rock Italiano, con The Trip tra i protagonisti.


Il film, diretto da Giulio Paradisi (per molti anni aiuto di Federico Fellini), rivisto con gli occhi di oggi e slegato dal contesto sociale e politico degli anni ‘70, acquista uno spessore diverso, riuscendo a fare apprezzare situazioni grottesche al limite del paradosso, rappresentando il passaggio dal periodo beat a quello del rock progressive italiano. Qualche “visione” felliniana del regista (gli uomini che fanno le uova), la futuristica fotografia di Gianfranco Romagnoli e la colonna sonora dei New Trolls, fanno passare in secondo piano qualche ingenuità narrativa.

La pellicola fu voluta da Alberigo Crocetta (manager e proprietario del Piper di Roma), con l’obiettivo di fare conoscere gli artisti della sua “scuderia” che compaiono nel ruolo di se stessi. Ecco spiegato come possano coesistere nella stessa trama il gruppo di Joe Vescovi, Mal e i Ricchi e Poveri. Compaiono e cantano anche Jody Clark, The Primitives, Four Kents e Sheila. Nel 1970 la Rca pubblicò un album con dieci brani tratti dalla colonna sonora del film.

Terzo canale. Avventura a Montecarlo” di Giulio Paradisi, con i musicisti della band The trip, Mal, i Ricchi e poveri, road-movie, 1970, Italia.

Il film è disponibile su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=RCOgmh86PSo

Recensione album “Canzoni segrete” dei Tempi Duri

L’album “Canzoni segrete” dei Tempi duri è elegante e ricco di brani intensi e ben costruiti. L’originalità del disco si percepisce sin dall’intro “Io sono due” che esprime sarcasmo e dinamicità. “Giulietta” è una ballata intensa, carica di poesia e concetti che si insinuano ben oltre le difese della mente. Pensieri in una storia tra amore e amarezza. “Per te” è una ballata che parla d’amore, nelle sue sfumature. Il brano possiede un ottimo sound e un testo che incanta, con un’interpretazione appassionata. Il brano “La sfida” parla di vita, di quello che accadrà. Racconta i punti di vista di una vittoria, se poi di vittoria si tratta. “Illudendoci” è autentica poesia in musica, un brano intenso, profondo con una musicalità attraente ed elegante. “La canzone “L’albero di Jane” è un pezzo particolare, con un suono che ammalia e un testo che fa riflettere. “Hong Kong” ricorda la musicalità della musica cantautoriale italiana storica, è una ballata che sa di fuga, da qualcosa. O da qualcuno. “Mattia” è un pezzo profondo, cupo, che racconta un concetto difficile da raccontare. E il racconto è perfetto, nella sua amarezza. “Con le nostre mani” è un brano pop rock che si lascia ascoltare, anche grazie a un rif coinvolgente e che evoca musicalità internazionali. Il testo e l’interpretazione richiama invece la musica leggera italiana più poetica e intensa. Il risultato è un brano orecchiabile quanto profondo. Una storia in musica. “Babbu meu” è una ballata dal tono struggente. Una favola in epoche antiche. Una bella ninnananna. “Accendi un fuoco nel ghiaccio” è una canzone con un bel ritmo e con un sound accattivante. “Italia – Parte 2” è un brano con uno stile particolare con venature sociali dai toni di misurati e con un discreto sarcasmo. Un bel disco con tante sfumature e tanti punti che lo rendono particolare in tutti i punti di vista.

Recensione album “Applausi a Prescindere” di Stefano Vergani

L’album “Applausi a Prescindere” di Stefano Vergani è un album che racchiude diverse sonorità che attraversano il jazz e incontrano la musica popolare, per poi giungere a un pop gradevole e orecchiabile. I brani sono particolari e intensi. Il primo pezzo è “Guardare le stelle non è come leggere il giornale”, una ballata leggera e profonda, un viaggio nel tempo con parole che incantano e suoni che avvolgono. Forti richiami alle radici cantautoriali italiane. Un racconto appassionato e piacevole da ascoltare. “Regina” è una ballata che parla al pop, passando per un tenue valzer. Una musicalità dinamica miscelata a una racconto ironico, ma non troppo, sulla gelosia e sull’amore perduto tra le sfumature di una storia che ha il sapore di altri tempi. Eppure così attuale. “Incubo Erotico” regala parole intense e cariche di sensualità, tra ironia e voglia di raccontare pensieri. Un sound che rende il pezzo divertente e intrigante. “Primavera in Brianza” racconta di un periodo strano, alla ricerca di un luogo di ricordi, di pensieri. Di sapori dimenticati, o mai conosciuti. Una metafora del tempo e della sua importanza. L’apprezzare l’attimo. Il momento sconosciuto.“Su tutto quello che non sei” ci sono le immagini di una vita ad attendere il momento, che talvolta è quasi meglio non arrivi mai. “Piccola storia volgare” è una storia surreale, consumata di realtà e di immagini sfumate in una cronaca, appunto, volgare. Quanto verosimile. “La bacerò sul viso” è una favola di musica e istantanee tra musica e sapore del vino. “Dove sei finito” è una ballata semplice e complessa. Incantevole e incantata. Svegliarsi e guardarsi intorno. Percepire qualcosa, di intenso. Un sentimento che svanisce, o si nasconde, per essere cercato ancora. “Un’estate all’ombra” è una storia dissacrante, ricca di metafore e di evocazioni di vita, richiamo all’estate e fuga da quelle stesse immagini. La ricerca di se stessi. La voglia di cercarsi oltre i colori del mare. “Applausi a Prescindere” è un disco che richiama atmosfere di una musicalità pop in tutte le sue sfumature. Un mix di tanti generi. Un ottimo compromesso che mette in cima la voglia di far musica e soprattutto di raccontare un mondo con una chiave di lettura nuova e appassionante. Come un cantastorie dei giorni nostri, che usa una lingua che sembra così lontana, da non farci capire che è ancora la nostra. Un ritrovarsi tra le note e le parole. Una ricerca di un nome che poi è il proprio. Un passato che diventa presente e un momento che non smette di stupire. Una storia lunga un album, carica di passione e musica da ascoltare.

Un bel disco. Applausi. soprattutto dopo aver ascoltato il disco.

Recensione romanzo “Il Fiume scorre in te” e intervista all’autrice Bianca Cataldi

Il romanzo di Bianca ricorda le atmosfere oniriche di Murakami, é misterioso e appassionato. Le scene che raccontano la storia di Alessandro sono in alcuni casi dure e intense. Questo approccio narrativo rende la storia verosimile anche oltre la sua natura quasi fantastica. I protagonisti sono ben costruiti, a partire da Dani, Massimo e Alessandro, senza dimenticare i personaggi di secondo piano, ma non meno importanti, come Eleonora. Proprio questa ragazza aprirà gli occhi di Dani, svelando una nuova realtà. Un nuovo punto di vista. “Il fiume scorre in te” é un viaggio che richiama una moderna discesa nell’inferno dantesco, e non é un caso che la figura di Massimo ricordi quella di Virgilio per Dante. Tra le righe di questo romanzo si sente la passione per la letteratura e per la scrittura. Avevamo già scoperto il talento di Bianca con il romanzo “Waiting Room”, e anche in questo romanzo l’idea é affascinante e lo sviluppo della storia, avvolgente. Nel romanzo non mancano riferimenti ai sapori e ai gusti dei luoghi in cui la storia é ambientata, la Puglia. Questo romanzo é un vortice di avvenimenti che portano il lettore a un finale emozionante e appassionante. L’intera storia fa riflettere sui sentimenti, sull’importanza di un amore e della percezione di quelle tracce che spesso ignoriamo, nel bene, e nel male.

Ho posto alcune domande a Bianca. Ecco l’intervista:


Domanda necessaria: quanto c’è di Bianca nella protagonista Dani?

Moltissimo. Come credo accada a tutti gli scrittori esordienti, ho letteralmente riversato le mie paure, le mie emozioni e i miei ricordi nel corpo di Dani che, tra l’altro, era anche mia coetanea ai tempi della stesura. Non mi pento di questa scelta perché credo che ognuno di noi debba iniziare a scrivere partendo da ciò che conosce, senza inventare nulla. Certo, l’autobiografismo è da evitare, ma una giusta dose di contaminazione tra sé e il personaggio può andar bene in un romanzo d’esordio

Alessandro e Massimo, due mondi diversi, distanti a volte, meno in altre. Sono un po’ lo specchio delle mentalità maschili?

Sicuramente, e sono effettivamente l’uno l’alter ego dell’altro. Sono complementari, si incastrano alla perfezione come pezzi di un puzzle. Tuttavia non sono “il buono” e “il cattivo” di turno: come spesso accade, nel bianco c’è un po’ di nero e nel nero un po’ di bianco.

Qual è la definizione che daresti del tuo romanzo? In che genere lo collocheresti?

Credo che la definizione più calzante sia quella di Elisabetta Ossimoro, una scrittrice torinese: romanzo di formazione fantatemporale. E’ esattamente questo. Non possiamo parlare di fantasy classico perché, a conti fatti, di fantastico c’è solamente il viaggio nel tempo. Tutto il resto è fortemente reale.

Cos’è, secondo te, l’amore? E quanto si differenza da una cieca dipendenza affettiva?

Quand’ero più giovane credevo che l’amore fosse quel turbinio di emozioni che ti toglie il respiro e ti azzera ogni facoltà razionale. Col tempo ho capito che quella è semplicemente passione. L’amore, quello vero, è ciò che viene dopo, il fuoco stabile dopo la violenta fiamma iniziale. E’ questo ciò che separa l’amore cieco, ossessivo e dannoso, dall’amore sano che porta frutti.

Una domanda che può sembrare stupida, ma la faccio. Nel romanzo ritorna spesso il momento della colazione, cosa rappresenta per te?

La colazione è per me il pasto più importante della giornata, il momento in cui la famiglia si riunisce intorno a una tazza di caffè e la mattinata ha inizio, piena di aspettative e di progetti. E’ la mia personalissima ricetta del buonumore, ed è per questo che ritorna così spesso nel romanzo.

Dal punto di vista simbolico, oltre al perdono, cosa rappresentano le bambole?

Le bambole rappresentano l’innocenza perduta e, ogni volta che la porcellana s’infrange contro un muro, l’atto del perdonare si lega inevitabilmente alla frammentazione di qualcos’altro, di quel mondo intatto e puro che la protagonista custodisce dentro di sé. In altre parole, le bambole rappresentano la graduale corruzione dell’uomo nel momento in cui si spoglia del suo essere bambino per entrare nel mondo degli adulti.

Rispetto alla Bianca che ha scritto “Il fiume scorre in te” e a quella di “Waiting Room”, quanto senti di essere cambiata, dal punto di vista artistico e personale?

Moltissimo. Il mio stile ha subito una radicale trasformazione: in passato scrivevo “tanto”, a lungo, mentre adesso tendo a essere più breve e concisa. Soprattutto mi hanno cambiata le letture: Thackeray e Flaubert, in particolar modo, mi hanno insegnato a non “sbrodolare” parole, a non essere eccessivamente sentimentale, a non cadere nel patetico. Un grande aiuto, inoltre, mi è stato offerto dalle recensioni dei lettori, perché sono loro il grande specchio col quale ogni autore deve avere il coraggio di confrontarsi.

Sappiamo che è uscito il tuo nuovo lavoro Isolde, raccontaci in breve di cosa si tratta.

“Isolde non c’è più” è un racconto lungo che presto diventerà un vero e proprio romanzo e anche qui, come nel Fiume, abbiamo come tema principale il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. In questo caso, ad affrontare il “viaggio” sarà Golvan, innamorato da sempre della ragazza sbagliata. Al suo fianco ci sarà Isolde, vera anima del racconto: una ragazza sui generis che beve litri di cioccolata calda e ascolta musica sdraiata sul tappeto. Ho voluto raccontare la linea sottile che separa l’amicizia dall’amore e, soprattutto, il costante stato di solitudine nel quale l’uomo vive, seppur tra tanta gente, fino al momento in cui non riesce a trovare il vero amore.

A cosa stai lavorando adesso?

Sto scrivendo un noir. Lo so, lo so, è assurdo, soprattutto di questi tempi, però non posso proprio farne a meno. La storia mi è esplosa dentro ed è necessario che io la scriva. Contemporaneamente sto editando un altro romanzo. Parole chiave? Parigi, la libreria Shakespeare & Co., due aspiranti scrittori.

Ringrazio Bianca per la gentile collaborazione.