Recensione album “Black on black” dei T-Wins

La demo “Black on black” dei T-wins contiene brani molto orecchiabili con un buon sound, manca un testo e un contenuto che sia diverso dal sognare soldi e successo. La battaglia sembra solo un compromesso per vivere bene. Soldi, donne e successo. Tutto perfetto, ma viene da chiedersi, e poi? Se tutto fosse contenuto in questi cinque pezzi ci sarebbe poco altro da dire, quindi mi illudo che questo sia solo un biglietto da visita, da rivedere. Il primo brano è “Black on black”, un testamento musicale (non si fa a fine carriera?), un cupo incedere di versi costruiti su una solida base di tecnica. “Copperfied” è un pezzo melodico e avvolgente, una storia che ha il sapore di sentimenti, ma che non ha il coraggio di racconarli fino in fondo. “Perfect Matching” è un pezzo che si perde tra versi dedicati alla sensualità della donna. Ritornello orecchiabile. Il match perfetto, l’unione di due corpi. “Green & Gold” è una ballata hip-hop affascinante, giri di parole e metafore. Ottimo sound. L’immagine prima di tutto. “I Can” racconta poco altro che il sogno dei soldi e del successo. Sì, e poi? Questo disco è ben costruito per quanto riguarda tecnica vocale e arrangiamento musicale, ma non convince. C’è poco. I pezzi selezionati sono buoni come musica di sottofondo per un apertivo in un locale cool, manca la sofferenza per raggiungere un obbiettivo, la forza necessaria. Si rimane delusi perchè la base è molto buona, ma il risultato per nulla soddisfacente. Da rivedere, per ora il prodotto è troppo acerbo.

Recensione album “Prison break” di Danny Hate

L’album “Prison Break” racconta una storia sofferta, a suon di musica e amarezza. Pezzi che avvolgono, che fanno riflettere. A volte duri, a volte cercano di essere più leggeri. Ma l’amarezza resta, a tratti sembra di ascoltare una malinconia di qualcosa di diverso, che si è smesso di cercare. Il primo brano “La prima regina”, il racconto dell’arresto, dell’amarezza della libertà negata ingiustamente. Della guerra per dimostrarlo. La battaglia con pochi per sfidare un sistema più forte. Un pezzo duro e che suona bene. Una bella reazione e una lezione di vita. “Un altro inferno” è secondo brano della trilogia “Prison trilogy”, in cui si dipinge l’inferno della prigione, la rabbia celata in una reazione e nelle grida che dimostrerebbero una sconfitta, dentro. Il silenzio come risposta. Il cambiamento dentro in attesa del processo. “Qualcuno pagherà” è una canzone in cui la protesta alza il tiro, il dito puntato sul sistema giudiziario italiano e sulle sue ingiustizie. I due pesi e le due misure. La legge che riesce a uccidere. Il rischio che succeda a chiunque, quando meno se lo aspetta. Il labirinto. “Giovani e spavaldi” è la storia di un cambiamento nella vita, nella musica. Nell’anima. “Rap fatality” è un’immagine che emerge. Quel che ti è tolto e che ti stato lasciato. E’ il gioco del dare, dell’avere. E del rubare. “Everytime fly” è un rap che prova a essere leggero ma che porta in scena una durezza in rima con attacchi alla morale sociale diffusa. “Il gioco di Giuda” è il racconto della vita dell’autore, una commedia che racconta il tradimento di chi non crede al sogno. Di chi vuole continuare a crederci.“S.p.p.” è come guardarsi dentro, scoprire il mondo che porta al rap. Passando per la rabbia. Il giro dell’ipocrisia, di ciò che non puoi amare. Perchè non c’è. “Teste pazze” è un mondo sconosciuto, che vive tra le rime insanguinate. Nel veleno che si rincorre tra le parole. Nelle parole. “Vado su”è un pezzo duro, come gli altri d’altronde, che parla della voglia di reagire, nonostante la fiction. Una base che attrae e un testo che fa riflettere. “A rota” è la storia di una serata tra alcol e musica. Pezzo orecchiabile e ballabile. “Rado tutto al suono” parla del risentimento, l’amarezza. La teoria dell’errore, per arrivare a un successo, perso nel disagio. “Pull tha Trigga” suona con la durezza di una guerra in cui le parole sono soldati. I versi, un esercito. Le canzoni, il modo per difendersi dalla realtà. “Vai con dio” parla dell’amore e le sue sfumature, il grigio che annega tra le parole. La verità, quella che sembra tale. L’ironia e il sarcasmo della perfezione, fine a se stessa. “Segnali dal presente” è quello che resta del passato, l’anima che brucia. Il vento che non manda via i pensieri negativi. Tutto diventa musica. Anche quel timore del futuro, sporco. “Welcome” narra della teoria del complotto, e la verità che nasconde. Consapevolmente. “Game over” è una canzone con un ottimo featuring di Daniel Mendoza, un pezzo che racchiude l’anima dell’intero disco. Raccontare con durezza ciò che è duro da accettare davvero. La realtà. “E poi chissà” è un brano più melodico dei precedenti, anche grazie al featuring di Flake, un brano appassionato con parole che avvolgono. Parlarsi.

L’album è molto interessante, forse un po’ lungo e con tanti brani i cui temi in parte si sovrappongono, ma è un’inezia in confronto al contenuto che si pone al centro della scena. Un disco che non può non piacere a chi ama il rap. Si racconta un mondo ai più sconosciuto, ma che non fa male scoprire. Un disco da ascoltare.

Ice BucketChallenge

E’ il gioco virale dell’estate lanciato dall’Aisla per raccogliere fondi per la ricerca per la Sclerosi Laterale Amiotrofica. L’iniziativa per sensibilizzare alla donazione si chiama ICE BucketChallenge e consiste nel versarsi addosso un secchio di acqua gelata. In un vortice tra polemiche e donazioni l’iniziativa è riuscita a portare a galla la criticità in cui versa la ricerca e la constante necessità di denaro per battere quella che è una malattia degenerativa contro la quale è difficile compattere e non solo per via della cura, ma per ciò che le famiglie dei malati devono affrontare sia in termini di sofferenza e soprattutto per l’aspetto economico. L’Aisla si occupa oltre che della ricerca anche del supporto alle famiglie. L’importanza della ricerca è il tema principale di questa iniziativa e partiremo con il chiarire un concetto importante.

Cos’è la Sla?

Il termine “malattia dei motoneuroni” si riferisce ad un gruppo di malattie neurologiche che colpiscono le cellule delle corna anteriori del midollo (soprattutto del midollo cervicale) e del tronco encefalico (soprattutto del bulbo spinale) e, spesso, della corteccia motoria, da dove parte la via corticospinale. Se la malattia colpisce sia il primo che il secondo motoneurone si parla di sclerosi laterale amiotrofica (S.L.A.). Una variante della S.L.A., a prognosi più sfavorevole, è la paralisi bulbare progressiva, caratterizzata dalla paralisi rapidamente progressiva dei muscoli della mandibola, del faringe e della lingua con conseguente disfagia, disartria, disfonia e difficoltà della masticazione. Non esiste al momento attuale un trattamento specifico per la malattia dei motoneuroni ed i provvedimenti terapeutici devono essere prevalentemente rivolti al sostegno fisioterapico con tutte le manovre utili a consentire il mantenimento delle funzioni vitali.

Consci dell’importanza del tema trattato la redazione di Causaedeffetto partecipa all’iniziativa. E lo faremo come siamo abituati a fare. Informando, oltre a donare.

Il sito ufficiale di riferimento per le donazioni è questo: http://www.aisla.it

Recensione romanzo “Il suggeritore” di Donato Carrisi

Il suggeritore è un romanzo particolare, sicuramente scava nelle ombre che tutti noi abbiamo dentro. Crea un serial killer moderno, intelligente. Uno stratega del mare. I personaggi sono molto profondi e con un passato interessante. A volte troppo. In alcuni passaggi del romanzo si notato diverse forzature, che non infastidiscono più di tanto, ma rendono alcune scene surreali. Sicuramente la trama è coinvogente e si rimane attratti da ogni singola parola e pagina sino alla fine. Mila è la protagonista e a volte sembra eccedere nel suo ruolo. Strano il protagonista Rogan Gavila, a volte sembra non avere una perfetta collocazione nel romanzo, nonostante il ruolo fondamentale. Cosiglierei questo romanzo perchè nella sua durezza fa riflettere. L’autore guida il lettore nel lato oscuro nei suoi sogni, nell’essenza della vita e del suo contrario. Il male contro se stesso in un’esecuzione che sembra non voler terminare mai. Proprio come il male stesso. Un romanzo avvincente e carico di sensazioni e adrenalina. La domanda è: riusciranno mai a prenderlo? La risposta è: Sì, ma chi?

Recensione “Ninja!” di Emiliano Cannavò

Partiamo dal presupposto che la dance non è un genere facile come può sembrare. Bisogna comunicare energia e mantenere, seppur con meccanismi musicali a volte ripetitivi, una qual forma di trasporto. Questo disco ha delle criticità in tal senso. Iniziamo con il primo brano “To”. Le sonorità sono vagamente anni ’80, l’idea può esssere buona ma la melodia sembra troppo ripetitiva. “Sai” suona come un tecno-pop con sonorità non modernissime. “Shukiren” è un pezzo forse più melodico che mantiene le caratterische dance. L’idea non sembra però molto sviluppata. “Yari” è un brano con tendenza club dance che non regala molte variazioni. “Bo” è un pezzo un po’ troppo prevedibile e purtroppo i suoni non convincono. Per “Tonfa” il discorso è lo stesso, sia per la carenza di energia che i suoni non moderni. “Hanbo” e “Kama” sono due brani che non convincono, manca la musica che entra nelle vene e fa ballare. Ci si lascia trascinare dal ritmo, ma anche dall’originalità e incastro dei suoni. Può essere importante anche la metodologia di ripetizione dei loop, lo stile con cui si crea il motivetto che deve catturare la mente. Questo disco contiene brani che possono funzionare, ma che non riescono a diventare protagonisti. La musica è cambiata e anche la dance ha bisogno di nutrirsi dei suoni più curati e moderni, magari anche miscelati alle sonorità anni ’80 che non guastano mai. Da rivedere.

Recensione album “Time has come” delle Ophelia’s Revenge

Il disco “Time has come” delle Ophelia’s Revenge è un ordigno musicale, creato con una miscela di energia e musicalità. Metal è il genere, ma sarebbe riduttivo. Questo disco racconta la voglia di sfidare la normale concezione del Metal, soprattutto che sia un genere solo per appassionati. In ogni canzoni c’è un mondo che vuole farsi ascoltare. Il primo brano “The Revenge” è un pezzo aggressivo e indemoniato ma che mantiene una melodia, energia e tanta forza. “The Secondo Chance” rugisce con le chitarre elettrice e una voce dura, che non fa rimpiangere le voci maschili in questo genere. Una sfumatura di un rosa macchiato di nero, di durezza che arriva dall’anima. “Shooting Star” è un brano che anche in questo caso sembra voler distruggere tutto, ma che risulta orecchiabile in ogni sua nota. Un buon mix di rock e melodico abbandono. “Rise Me Up” è il brano inizia con il suono potente delle chitarre elettriche spianate e prosegue con la voce graffiante della cantante che aggredisce la musica e l’ascoltatore con passione rabbiosa. “I am the ocean” racchiude viaggi in una musicalità diversa, un mondo che grida la propria libertà, che spaventa per difendersi, che distrugge per attrarre e stupire. Un pezzo che si lascia ascoltare. Risulta in alcuni tratti più melodico dei precedenti. “Aliens and bullshit” possiede un ritmo incessante e travolgente come un fiume in piena di musica e spettacolari evoluzioni vocali per gli amanti dell’heavy metal.“Nebraska Sunset” è un brano veloce e accativante. Più melodico dei precedenti, un giusto compromesso. Ottima musicalità. “Time has come” è un album che combatte il pregiudizio nei confronti di un genere che ora appare sotto un’altra luce. E che non si può non ascoltare. Consigliato.

Recensione album “Metromoralità” di Adolfo Dececco

L’album “Metromoralità” di Adolfo Dececco è interessante e completo. Brani accattivanti e ricchi di significati. Una poetica dei giorni nostri, termini attuali e parole che colpiscono nel segno, sia che si parli di sentimenti, sia di questioni sociali. Il primo brano è “Metromoralità”, una ballata amara che parla della comunicazione fallata dei giorni nostri, dai sentimenti alla politica. “Canzone semplice” è un brano dai colori soffici e accesi. Una canzone bella, ma senza pretese. “Dietro le nuvole” è una canzone intensa, racconta dei ricordi. Delle speranze. “Tempo tecnico” è un pezzo che parla dei giorni nostri, conoscerli. Conoscersi. Le contraddizioni. Sappiamo tutto e niente. A cena da soli: un racconto della solitudine che spiazza, un viaggio dentro noi stessi, nelle nostre paure e sogni. “Come si coltivano i fiori” parla di una vita raccontata con tutti i suoi limiti e i progetti mancati di un soffio “Il tempo dell’amore” è una ballata sognante, da ascoltare con gli occhi chiusI e momenti che non si incontrano mai. Un veleno leggero, l’amore a metà. Quello che non sazia, ma resta. Dentro. “Chiara che pensi” è un viaggio di immagini e istantanee di vite che sembrano lontane, vicine a un amore sconosciuto. “L’amore paziente” narra dei particolari di un amore. Le sfumature, sconosciute. I tempi di un amore, lenti e per sempre. “Touchscreen” è un click di troppo, l’amore in tasca. La chiamata. Ma a rispondere è la donna sbagliata. “Metromoralità” è un disco da ascoltare, fa riflettere e sognare e tornare a credere nei valori più importanti e spesso dimenticati. Un bel dico.

Charisma – Tullio Pizzorno

Tullio Pizzorno torna alla discografia e lo fa con un prodotto pieno di sorprese, pensato, scritto, realizzato e suonato tutto da lui. “Charisma” è un passo avanti nella sua carriera di musicista, coerente con la precedente produzione e messaggero di una cresciuta maturità.
“Spilli” e “Keep left” riflettono il sound di Tullio, si tratta di due brani di largo respiro, coadiuvati da testi intelligenti, costruiti sulla fusione di note che l’artista organizza con sapiente maestria: “Keep left and don’t look back, now stop!”.
“La persona che impara il tuo nome” e “Segnali di fumo di sigaretta” miscelano parole e musica in un unico suono, un legame armonico dai toni quasi confidenziali. Pizzorno si apre a chi lo ascolta e parla di se stesso, i due brani “sognano” melodie che vengono dal cuore: “Due come noi sarà una storia inutile, se per parlarci un po’ dobbiamo illuderci, che ci capiamo eh no, senza discutere, persi nel fumo di sigaretta …”.
Armonia, nostalgia e Facebook in “Chi si appartiene” e “Third life”, mentre in “Il nostro Made in Italy”, l’anima funky dell’artista prende il sopravvento, tra parmigiano, mozzarelle e vino in bustina.
“Amoresagerato” ha il ritmo struggente e le parole del rimpianto amoroso, mentre in “Sarà la fine del mondo”, l’allegria contagia avvenimenti fanta-catastrofici: “Tu, amico distratto da mille pensieri, dai telegiornali, ascolta il messaggio che arriva diritto, dall’alto dei cieli, da amici spaziali … sarà la fine del mondo, lo sapevamo da un pezzo, ci sono gli ufo di mezzo … e noi che ridiamo e noi che diciamo e noi che ci crediamo …”.
Le romantiche note suonate al pianoforte introducono “Charismatic”, un brano strumentale melodico, che conferma la duttilità del suo autore, capace di melodie e ritmi intensi, ma anche di riflessioni musicali, in grado di trasformare le note in immagini. Tullio scrive per il cinema e questo brano ne conferma qualità e ispirazione.
Il ritmo cambia con “Charisma”, il brano che dà il titolo all’album, la voce dialoga con gli altri strumenti, in una serie di emissioni che raggiungono anche il falsetto.
“New York sotto la neve” è il secondo brano di Charisma: “New York sotto la neve è fumo congelato, cipolle e ristorante profumato, la faccia di Herald Square, non cambia d’espressione, è bianca ma non perde il suo colore …”. Nei versi di questa canzone ritroviamo con piacere il Pizzorno allievo di Oscar Avogadro, che ha contribuito alla realizzazione dell’ultimo album di Alberto Radius. Gli assoli di chitarra elettrica si legano idealmente alle performance del grande Alberto, ma l’atmosfera del brano ne evidenzia l’originalità e la padronanza nella scrittura e nell’esecuzione.
“Back to basics” è il brano di apertura del disco, introdotto da un dialogo tra chitarre, che lasciano spazio alle percussioni, a “tocchi” di tastiere e fiati (questi ultimi gli unici a essere expander di campioni insieme agli archi). La voce di Tullio spazia dalle intonazioni tipo “back voice”, sino alla “voce dell’anima”. Musicalmente questo pezzo si può definire il manifesto dell’album.

Charisma
Tullio ritiene che “Charisma” sia un album che doveva a se stesso, una nuova pietra nel suo cammino, costruita senza guardare alle regole di un mercato che in realtà non esiste, strizzando l’occhio a chi, seguendolo dall’estero, è puntuale nell’apprezzare certe “digressioni soul-jazz”, che si diverte fare.
Dal 1995 Mina ha inserito il musicista casertano tra i suoi autori, incidendone alcuni brani tra cui: “La fretta nel vestito”, “Di vista” e “Musica per lui”. Tullio Pizzorno è un compositore e musicista polistrumentista allievo del maestro Lilli Greco (colonna portante degli anni d’oro della RCA Italiana).

Tre anni dopo il precedente “Di vista” i tempi erano maturi per il sesto album, soprattutto per rimarcarne il taglio “più o meno funk”. Le prime reazioni di chi l’ha ascoltato sono state molto positive e sono venute dal Giappone dove Pizzorno è noto e apprezzato, grazie al pianista danese Niels Lan Doky (conosciuto tramite Gino Vannelli), che ha inciso un suo brano, inserendolo in una compilation di musica italiana prodotta per il mercato del sol levante. Tullio ci ha confermato che Alberto Radius ha apprezzato il nuovo lavoro, anche se, da rocker puro qual è, ha precisato che il funk/fusion non è nelle sue corde. Massimiliano Pani conferma di essere il suo più grande fan e da altri discografici e musicisti amici ha avuto attestazioni di stima per le musiche e i testi.

“Charisma” è il nuovo album di Tullio Pizzorno, un artista fuori da ogni schema e difficilmente catalogabile nel panorama discografico italiano. Il genere musicale in cui si muove è a volte funky a volte jazz e soul o per meglio dire una “fusion” di questi sound, senza escludere atmosfere più mediterranee. Il disco contiene 14 brani, di cui Pizzorno ha scritto musiche e testi. Funk è un termine coniato negli Stati Uniti negli anni cinquanta, che indica caratteristiche ritmiche e sonore presenti in diversi ambiti musicali. Inizialmente il termine fu usato nel jazz per indicare un approccio musicale rude e senza contaminazioni. In seguito funky fu utilizzato anche per generi quali soul e R&B. Fusion è un genere nato alla fine degli anni sessanta, che combina elementi di jazz, rock e funk. Tra i primi dischi fusion citiamo: “Hot Rats” di Frank Zappa (1969) e i “In a silent way” (1969) di Miles Davis.

Recensione romanzo “Waiting Room” di Bianca Cataldi

Il romanzo “Waiting Room” ha il sapore della storia, quella di una terra e sin dalle sue radici e origini. La storia si svolge nella Puglia degli anni quaranta, in un periodo strano, in cui l’eco della guerra sembra lontano, ma è lì a un passo. Emergono le contraddizioni culturali della gente, i pregiudizi e i sogni a metà tra speranza e disillusione. Tra amarezza e odio. La protagonista è Emilia, una donna la cui storia si svolge su due tempi diversi. Lei, la giovane ragazza che deve rinunciare al suo amore. Lei, la donna ormai anziana nella sala d’attesa del dentista. E’ la storia del suo amore per Angelo. Un ragazzo che le ha in qualche modo cambiato la vita e allo stesso tempo un uomo travolto dalla passione per musica e dalla voglia di vivere. La narrazione è scorrevole e coinvolgente. Appassionata. La storia ricca di punti emozionanti e intriganti. L’amarezza per un amore che sfugge nella notte. Che torna, ma che è sempre diverso. Tra le righe si sente il tempo che trascorre, i sogni che si trasformano. C’è quel rancore represso, una forma strana di invidia, per un futuro che ha lasciato spazio ai ricordi. C’è però anche la speranza che rinasce in occhi diversi, quelli di una ragazza che scrive qualcosa su un foglio e in quelli delle sue giovani vicine di casa, che man mano che crescono e che si allontanano, lasciandola ancora una volta sola con i suoi ricordi e la sua amarezza. Leggendo questo romanzo, sembra di restare in quella sala d’attesa, quasi come una metafora perfetta della vita stessa. Aspettiamo qualcosa, mentre parliamo con i nostri rimorsi. L’autrice è Bianca Cataldi, una giovane scrittrice, editor e brillante blogger, che dimostra una maturità narrativa importante, che riesce a passare e oltrepassare l’anima di due personaggi, uniti da un filo fragile. Riesce a far viaggiare il lettore senza continuità di tempo e spazio nei cambiamenti, oltre il tempo e lo spazio, raccontando il lato positivo dell’amore e il logoramento che la vita impone. Mette di fronte a delle scelte, dure, difficili. Ma inevitabili. Coglie nel segno evidenziando la limitatezza di una cultura in quei tempi antiquata, che uccide, che può strappare via l’amore per lasciar vincere la convenienza, che inneggia a un’etica nata sbagliata. Una finta morale che lacera sogni e prospettive e che trasforma la donna in qualcosa da “piazzare”, incuranti di ciò che davvero vuole. Si percepisce la fiamma di qualcosa che sta cambiando. Che cambierà presto. Un romanzo che emoziona e commuove, che ti lascia lì in attesa di un treno, che forse non partirà mai o che non si avrà il coraggio di prendere. Restare lì. Nella sala d’attesa. Di una vita da scoprire, pagina dopo pagina. “Waiting Room” è un bel romanzo, da leggere tutto d’un fiato. Che riesce a far sognare, nonostante l’oppressione di una realtà, che talvolta ha il rumore dei colpi di mortaio. Nemmeno troppo lontani.