Valeria Crescenzi. La voce, le parole.

Non molto tempo fa, alla premiazione del premio InediTO al Salone del Libro di Torino, ho scoperto un’artista davvero interessante che ancora non conoscevo. Si chiama Valeria Crescenzi. Cantautrice intensa nella voce e con brani che si lasciano ascoltare, decisamente attraenti e con uno stile affascinante. Il brano “Unghie” è un bel racconto, una strada fatta di metafore taglienti, di sogni e di pelle, cercarsi oltre le mani. Il senso più profondo, nota dopo nota. Istante dopo istante. “Natale” è una canzone carica di colori, di immagini succose e brividi che restano lì, appesi a quel momento così strano, che sembra incomprensibile. Quando attorno cambia tutto, ma si vuol restare lì. A guardarsi dentro. Sapendo che quel che cerchi, lì, non lo troverai. In “Mani giunte” sembra di risentire una giovane Carmen Consoli, intensa e comunicativa. Sfumature colorate e amare, giorni che si lacerano, tra le pieghe di un tramonto, tanto bello dal sembrare cattivo. Il pezzo “Il contrario” svela l’anima, come una certezza che incanta il dubbio stesso, come il cercarsi senza chiedere il permesso. L’attesa che diventa una visione chiara. Certa. Chi sei, nelle carte da gioco, nel gioco del trovarsi. Vivi. Ne “La donna vera” c’è un filo di voce che racconta un mondo sconosciuto, in un viaggio oscuro e pieno di senso. Un profondo incanto. Un incauto istante. Quel che nessuno può capire. L’anima di una donna. Quello che vuole. Che quello che cerca. Quello che è davvero. Il suo volto, perso nelle vibrazioni delle corde di una musica e di una verità indissolubile. Valerie Crescenzi è una cantautrice da scoprire e da seguire con grande interesse.

Recensione album “Storie di confine” di Spanished e Dj Beta

L’album “Storie di confine” contiene cinque pezzi molto curati e ben arrangiati, come fosse un biglietto da visita. Il brano “Pugno su pugno” racconta un mondo ai margini, un sogno ad accendersi tra i versi e su un beat. Una ragione di vita, che diventa la vita stessa. La musica. “Assetto d’Assalto” è un pezzo che parla di una guerra che si scatena in un mondo dove la musica è ciò per cui combattere. Un flow intenso e ben costruito. “Colpi di Genio” è una canzone che rappresenta uno stile maturo con radice valide e che sentono. Un sound classico hip hop, ed è quello che si vuole ascoltare in questo tipo di musica. “Più in Su” tema che racchiude il senso dei brani precedenti, una vita tra le varie crew, un’anima che racconta una vita delle origine a oggi, dove tutto è nato e dove si vuole arrivare. Sembra di riascoltare i primi Sottotono, seppur con uno stile diverso, più scarno, ma cattivo quanto basta. Il brano “24 Sopra 24” è la metafora dell’impegno che bisogna metterci per raggiungere un proprio stile, un’identità musicale. Una battaglia che non può mancare, che è anima di questa musica e punto di arrivo. Questa demo racchiude uno stile importante, un ottimo biglietto da visita. Restiamo in attesa dell’album che sicuramente toccherà anche argomenti diversi da quelli, sicuramente sentiti, della vita del rapper in erba. Questo passaggio completerebbe il tutto. Una piccola critica, dalla vita di un trentenne di oggi, questo già me lo aspetterei in un biglietto da visita.

Recensione album “Le due metà” di Flake

Il disco “Le due metà” di Flake è particolare e unisce l’anima soul al pop, con radici nell’hip hop. Il primo brano è “Mai come te”, una ballata che scivola tra un soul appassionato e un pop ben organizzato. “Resta ferma lì” è una canzone dal sound attraente, un’anima che volteggia e cerca le parole giuste. Un velo d’amarezza. Una canzone d’amore, con uno stile moderno e accattivante. “Dove sei” è un brano soul fresco e dinamico. Base forse un po’ classica per questo tipo di brano, ma che funziona. Sentimenti e storie di vita. “Solo tu” è una miscela di pop e soul che richiama alcuni lo stile di Tiziano Ferro in alcuni suoi brani, almeno nel tentativo di creare questo tipo di pezzo. “Dove non c’è niente” è una canzone con ritmo e passione, un suono che ingabbia e che si fa ascoltare. “Ogni volta che vorrai” è  una ballata tra amarezza e passione. Storie di un addio, che nasconde pensieri e una solitudine che non riesce a passare. “Vorrei vedere oltre” è  un brano cinico e distaccato ma che tiene le fila di un discorse che viaggia in tutti i brani del disco. Il sentimento. Ricorda un po’ lo stile del Tormento in versione più soul. “E poi chissà” è una canzone d’amore, in stile soul-pop. Semplice e ascoltabile. “Tornerai con me” racconta l’addio raccontato tra versi e un ritmo dolce e amaro. “Tu che puoi” parla storie che si perdono tra le parole di testi che appaiono sentiti. La melodia appare in alcuni passaggi un po’ macchinosa. “Un passo oltre la linea” con un featuring di Daniel Mendoza che arricchisce un brano con un buon ritmo e ritornello che si fa ascoltare. Racconto della voglia di arrivare. Di raggiungere un sogno. “Hey oh” è brano quasi dance, ballare e guardare non oltre la serata. Oltre l’istante. La bonus track che chiude il disco è “Colpa mia” anche in questo caso si parla di un addio, di sentimenti lacerati, di sogni lasciati a metà in una canzone decisamente melodiosa e affascinante. “Le due metà” è un disco che si fa molto ascoltare, con pezzi giovani e dinamici, in taluni casi un po’ da migliorare nella dinamicità della melodia ma che restano in mente. Buon sound e voce che si presa bene a questo genere. Da evidenziare la difficoltà di creare questo genere in italiano, pochi in Italia riescono a farlo con successo. In questo caso alcuni brani ricordano il mitico Tormento, che da questo punto di vista ha molto da insegnare. Un disco da ascoltare.

 

 

Pablo e il mare – Miramòr

Pablo e il mare sono un trio/quartetto acustico torinese, che si avvale delle canzoni e della voce di Paolo Antonelli, completano la formazione: Marco Ostellino con le percussioni (tra cui cajòn e bongos), il pianoforte di Andrea Ferraris, il violino, il bouzouki e il liuto arabo di Francesco Coppotelli e il contrabbasso e il basso elettrico di Fabrizio Cerutti. Gli ingredienti del suono del gruppo sono: i colori del pop, l’uso di timbri acustici, un particolare gusto per le contaminazioni mediterranee e l’attenzione a evitarne cliché e stereotipi.

Dal 2002 la loro musica è presente sui palcoscenici della canzone d’autore “tradizionale” e quelli della nuova scena indipendente italiana, distinguendosi per il sound e per la scrittura emozionale, intensa e mai banale, che racconta storie e sentimenti.

Nel 2004 il gruppo vince il festival “Rock Targato Italia”, il prestigioso concorso indetto da Divinazione, che nelle precedenti edizioni aveva fatto conoscere Timoria, Scisma e Marlene Kuntz. Due anni dopo è la volta del loro primo album intitolato “Onde”, il cui videoclip è diretto dal regista italo-giapponese Tak Kuroha. Sul fronte live, si contano più di 200 concerti nei locali e sui palchi italiani.

Nel giugno 2011 vede la luce Miramòr, il nuovo album prodotto da Blumusica e registrato sotto le cure di Pippo Monaro. Il disco contiene canzoni d’amore, mare, ricordi e passioni, “narrate” tra metafore e realtà. Il titolo è la sintesi di tre parole: Amòr, Màr e Miràr, che si trasformano in “Miramòr”.

A questo lavoro hanno partecipato: Paolo Antonelli (testi e musiche, voce e chitarre), André Ferraris (pianoforte elettrico), Marco Ostellino (percussioni). Ospiti in studio: Enrico Fornatto – Jambalaya, Andrea Sicurella – Banda Elastica Pellizza, Pippo Monaro, Emanuela Struffolino e Francesco Coppotelli (che poi entrerà nel gruppo, trasformandolo in quartetto).

Nel disco emerge una forte influenza mediterranea, basata su sonorità acustiche, che spaziano dal folk al pop.

Il primo brano che vi consigliamo di ascoltare è “Gatto sul tetto”, salti melodici, giri di basso, ritmo e cadenza rock, riassumono il gusto di Antonelli e del suo gruppo, quasi un manifesto di intenti musicali: “Il gatto sul tetto che fuma, guardando la luna cercando bellezza e fortuna, vi guarda perdervi in pensieri piccoli, si liscia il baffo sistema il ciuffo, sembrate stanchi volgari imbarazzati, anche quando pregate i santi …”.

Con “Immaginario” si ritorna indietro nel tempo, grazie agli archi e al riferimento alle lire, necessarie per andare al mare: “Sabato partiamo, ventimila lire andiamo al mare, ventimila lire ci dovrebbero bastare, se abbiamo fortuna rincontriamo quella tipa con la stella sul costume, ti ricordi il nome?”.

Il pianoforte e la ritmica di “Farfalle” fanno emergere l’anima latina di Pablo e il mare, una delle tante contaminazioni, che contraddistingue la musica del gruppo, questa volta al servizio di sonorità coinvolgenti, che contrastano il testo un po’ malinconico. Franz Gallero firmò il videoclip di “Farfalle”, disponibile su YouTube.

Ritmo folk di stampo andaluso in “Ora lo sai”, scolpito dal violino di Francesco Coppotelli e dalle percussioni di Marco Ostellino.

Pesci Tropicali” è una ballata raffinata e intelligente, che incita alla difesa dei propri sogni e desideri, reali sino a quando sono vivi. Gli uomini non sono numeri ma esseri speciali: Noi siamo pesci tropicali, siamo esseri speciali, siamo unici e capaci di imprese eccezionali, quanti pesci tropicali che finiscono incoscienti, dietro a vetri verticali e trasparenti… ”.

Come accennato all’inizio, questo è un disco di storie, raccontate con apparente leggerezza, da sfogliare come se si trattasse di un album di fotografie, “Franco, Ciccio e la Sirena” ne è un valido esempio.

Migrante” si apre con il rumore delle onde del mare che s’infrangono sugli scogli e i versi dei gabbiani, per poi prendere corpo e ritmo, in una coinvolgente storia di mare e di vita. Il pianoforte accompagna con vigore le parole di questo brano, che fu scritto in soli dieci minuti, sui tovagliolini di un bar vicino a Siracusa.

L’album si apre con “Avvampa” brano allegro dagli arrangiamenti curati e finisce con “Viva”, pezzo orecchiabile con rimandi alla tradizione pop italiana.

Niente come prima” e “Fidelina” completano la track list di questo bel lavoro di Pablo e il mare, costruito sulle musiche e sulle parole scritte da Paolo Antonelli.

Si tratta di un album che non deve mancare nella playlist di chi ama la spensieratezza del pop e di chi è alla ricerca di nuovi talenti della musica italiana, specialmente di quelli con un cuore “mediterraneo e marinaio”.

Recensione album “Poetry” di Valerio Piccolo

L’album “Poetry” di Valerio Piccolo è particolare, carico di immagini e sensazioni. Si inizia con il brano ”Overture” che racchiude istantanee poetiche. Semplici e intense. Un gioco di metafore e sogni. Una melodia accogliente. “Pioggia di stelle” è una ballata con un ritmo che avvolge, tra versi e ricordi. Labbra che mordi. Un viaggio. Lo spazio che separa dalla vita. Da un sogno. Metaforico abbandono.Nella canzone “Ordine” i violini riecheggiano tra parole soffuse. Duetto con voce femminile e un bell’arrangiamento. Melodia che accompagna nell’ascolto di pensieri cauti e non troppo leggeri. Splendide immagini. “Quattro chiacchiere da bar” è una storia sussurrata. Il suono di un ipocrita abbandono. Delle parole più vuote. Di un gioco perverso. Quanto inutile. “Aspetto” racconta l’attesa di un suono. Di una voce. La sensazione di solitudine, piena di un ricordo. “Maledizione” è una metafora tra polvere e guerra. Amaro e voglia di vivere. Nascere per morire di una speranza. Nel tempo immaginato in una stanza. Nel brano “Il guardiano del bar” vivono suoni di violino e un melodico incanto. Testo criptico e carico di sensazioni. Luoghi misteriosi, passi lenti nei pensieri. Giochi di specchi. Ricami di occhi. Guardarsi attorno. Sentire ricordi sconosciuti. Intensi. Mentre qualcosa cambia attorno. Lentamente. Inevitabilmente. La voglia di conoscere cosa è cambiato. In “Il barman all’inferno” c’è incastro di metafore e giochi di suono. Una storia semplice. Un meccanismo perverso. Colorato. Bianco.In “Sottozero” c’è il suono del silenzio. Del passo ovattato. Del tempo rubato. Alle emozioni. Che passano. Istantanea, carica di segreti. Poetry” è un album attraente ed elegante con atmosfere intense, significati criptici e complessi, ma che svelano una natura semplice. Fatta di momenti da catturare, magari in una canzone. In note leggere e suoni affascinanti. Un disco con sonorità passionali, che in alcuni casi richiamano ottime opere della musica leggera italiana degli ultimi anni. Si possono cogliere sfumature e ricamare ricordi. Sognare mentre si assapora un bicchiere di buon vino. Mentre si riflette e si immagina il mondo accanto.