Recensione album “Me stesso” di Lazy Haze

L’album “Me stesso” di “Lazy Haze” racchiude brani che denotano una forte decisione e determinazione dell’autore e ogni traccia presenta spunti interessanti. Entrano nel merito, il pezzo che apre il disco si chiama “Bisogno di nessuno” e regala un hip hop semplice ed è molto orecchiabile, tuttavia non posso non segnalare un erroraccio grammaticale. Il congiuntivo esiste. usiamolo. Altra pecca di questo brano è che in alcuni passaggi ricorda troppo lo stile di Mondo Marcio. Il brano “Madame” possiede un flow affascinante e un testo particolarmente sensuale. L’impatto della canzone è positivo, anche grazie alla base semplice e orecchiabile. “Pazzi per Mary” affronta un tema sociale, la criticità del mondo dei giovani di oggi in un mondo di apparenza e di sogni infranti nel sesso facile. “Musica” parla delle emozioni. Una realtà parallela in cui la musica è la cosa più importante. Cercare la strada, sulla strada. Oltre, la strada. Immaginare un mondo diverso. Lasciarsi trasportare dalla musica. “Se un dio c’è” é quasi una preghiera, invocare qualcosa. Qualcuno. Evocare lo spettro della speranza che si è persa. “Solo” mette a nudo l’amarezza che scivola tra i versi, la necessità di dover andare avanti. Necessario lottare fino all’ultima rima. La canzone “Me stesso” viaggia su un rap che presenta una certa durezza pur restando orecchiabile e consentendo di lasciarsi trasportare dalla musica. Anche in questo caso segnalo lo strafalcione verbale. E’ un punto importante questo, che può determinare la validità o meno di un disco, poiché dalla musica ci si aspetta di veicolare cultura soprattutto ai più giovani ed errori riscontrati nel disco non sono per nulla tollerati. Aldilà di questo aspetto il disco scorre bene e rivela molti aspetti positivi su cui lavorare. I testi si dimostrano ancora acerbi ed è necessario puntare su argomenti più originali per distinguersi dagli altri rapper. Da evidenziare l’assenza di dissing diretti, che in questi casi appesantiscono i brani senza aggiungere nulla. L’inizio promette bene, correggendo alcune cose si può raggiungere un buon rap. Da riascoltare nelle prossime produzioni.

La Huida

La Huida (La fuga), Regia  Victor Carrey

La Huida ha raccolto numerosi apprezzamenti, tra cui il primo premio al Next Festival di Bucarest nel 2011 e il premio dello staff al Film Festival di Milano del 2011.

Si tratta di un film strutturato in maniera originale, che si sviluppa e si completa come un’equazione. Inizialmente un commentatore fuori campo descrive personaggi e le azioni, che ruotano intorno ad una banconota da 50 Euro, che sembra cadere dal cielo. Successivamente sono introdotti oggetti e persone, tra cui una gomma da masticare, un guinzaglio per cani, una lattina, una macchia sul muro a forma di Australia, alcuni tizi loschi che scappano, un semaforo piegato, che, causa una serie di coincidenze, cadono, fuggono ed esplodono, in un susseguirsi di scene dallo humor folgorante.

La parte finale del film è scandita da un’ottima colonna sonora, in particolare dal brano Don’t you forget di Micah P. Hinson, inserito all’interno del CD Micah P. Hinson & The Gospel of Progress.

Una volta che tutti i personaggi e gli oggetti sono stati presentati, proprio come in un’equazione matematica, la scena scorre veloce nella sua narrazione, facendo combaciare ogni avvenimento nel momento e al posto giusto. Causa ed effetto s’incastrano in un finale molto ben costruito.

Gli ingredienti del racconto sono ben dosati e distribuiti, tanto da costruire una narrazione completa nell’azione e nell’intento. Un piccolo film con una sua vera e propria storia, realizzata in modo non convenzionale e assolutamente originale.

Recensione album “McMao” dei Management del Dolore Post-Operatorio

L’album “McMao” del gruppo Management del Dolore Post-Operatorio è sicuramente originale è ricco di spunti interessanti. Un modo particolare di affrontare temi anche complessi, con sfumature a volte cupe ma cariche di significati. Il brano che apre il disco è “La scuola cimiteriale”, un pop ipnotico creato da metafore con parole taglienti. Un sound che sembra affondare le radici nella musica italiana geniale di Rino Gaetano e del rock del primo Celentano. “Hanno ucciso un drogato” è un pezzo con un sound tekno-pop con venature rock e testo profondi e coinvolgenti. Chiudendo gli occhi ricorda il primo Vasco. Quello rimasto nel mito per spregiudicatezza e coraggio di osare con una musica diversa. “Coccodè” racconta il tempo dell’ipocrisia, del rischio perfetto. Calcolato. Delle parole a metà tra inganno e verità. Il posto più pericoloso è proprio a un passo. “Oggi chi sono” è un brano in cui è il volto che racconta. Che nasconde. Che si vende nel mondo dell’immagine di carne e anime perse. Lo specchio del nulla. “Il cantico delle fotografie” è una ballata amara, dura. Un velo di rassegnata speranza. Di spietato realismo. Il brano “La pasticca blu” parla d’amore. Un gioco di cartone, di ruolo. Una verità svelata che altro non è che ciò che non siamo. Un amore retorico. Chimico. Cinico.  “James Douglas Morrison” è una canzone particolare. Rinnegare il demone, l’inizio, l’incipit di un ritorno di un maledetto sconto. Di una fiamma che brucia troppo in fretta. Fama. Fame. In “Requiem per una madre” è come dormire all’infinito. Sfuggire a un incubo fin troppo reale. Un bagliore di buio. Scontrarsi con una realtà meschina. Infame. Reale. “Il cinematografo” è una canzone in cui sono protagoniste le analogie cinematografiche, sogni troppo uguali. Banalità da ciak senza sorprese. Un quadro fin troppo vero. “Fragole buone buone” è un gioco di metafore e immagini più forti. Bel sound. “La rapina collettiva” è un gioco incantevole di specchi, intrecci di parole e concetti. Un ipnotico racconto. Duro e metaforicamente amaro. Un disco che ha come caratteristiche l’originalità unita a una ricerca musicale raffinata e a radici forti nella musica italiana e internazionale. Un mix di stili e un’elegante esecuzione e reinterpretazione della realtà creano un sound e un impatto musicale forte e convincente. Un bel disco.

Recensione album “L’invasione dei Tordoputti” dei Tuamadre

L’album “l’invasione dei Tordoputti” dei “Tuamadre” racchiude ironia e una musicalità attraente. Un disco ben suonato e che non manca di testi interessanti. Una delle sue particolarità è il racconto snocciolato dalla voce narrante durante l’intero disco. Si parte proprio con l’incipit di questa storia ironica e divertente. Il primo pezzo é “She don’t know” e si presenta con uno ska dinamico e colorato con un bel testo affascinante. “Swingin’fits” é un brano con giochi di metafore, sarcasmo e ricordi di serate alcoliche. Come non parlare di una donna. Che ammalia.”Nel villaggio” é la seconda puntata del racconto che narra della ricerca dei famigerati Tordoputti. Punto staccherò divertente tra un brano e il successivo. “Please don’t make me blue” é una ballata in levare con sfumature blues e pop. Un brano decisamente avvolgente. “Up & down” vola sui fiati a rincorrere il calore di un’estate. Si tratta di un pezzo rovente. Come un raegge in cui la musica che traspira da ogni poro. “Castaway” regala un ritmo travolgente in un pezzo che è un vortice di sensazioni. un drink di note,gusti e sapori diversi. “Amici noi” è una canzone che racconta le amicizie sbagliate. L’egoismo. il tutto con leggerezza e ironia in levare. Parlare. Parlarsi. “Risotto di peli” rappresenta la terza puntata dell’esilerante racconto dei Tordoputti. Schifosamente divertente. “Amon transsexualle” racconta di un personaggio particolare e quantomai attuale. Una strana normalità. Ossimoro perfetto in un tagliente sarcasmo e in un gioco di ruoli e immagini. “Banana nana” é una favola surreale. Una metafora a incastro di sensi e ambiguo rincorrersi di parole in rima. “Batterista sulla luna” é un rock il cui sound è una miscela di ska, raeggae e pop rock. “Amy gorilla” regala suoni vivi e vitali con ironia e sentimenti nei luoghi e immagini in un pop ska affascinante. L’album termina con la fine del racconto che accompagna l’ascolto dell’album. Un disco che fa ballare e divertire, un suono colorato e ricco di sfumature. Un volo tra musica e immagini che lascia trascorrere momenti spensierati e allo stesso tempo intensi.

Massimiliano Larocca: “Invisibili” anticipa il suo nuovo disco

Torna in scena il cantautore toscano Massimiliano Larocca.
“Invisibili” è un prezioso cammeo che anticipa il nuovo disco in uscita il 28 Aprile per Brutture Moderne / Audioglobe

“Invisibili” – Official Video

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Recensione album “Carenza di logica” di Konrad

L’album “Carenza di logica” parte con un intro che richiama un brano successivo “La donna del mare”, per poi passare al brano “Coincidenze” in cui si percepisce la rinuncia a un amore, parole dette con la voglia di fermare il tempo. Anche quando è chiaro che sia un’impresa impossibile. Sound e melodia semplice e una “r” forse troppo calcata. La canzone “La donna del mare” richiama le atmosfere “alla De Andrè”, racconta una storia in modo fluido con un testo che funziona. La melodia non appare però molto originale. “Zaiana” racconta una strana atmosfera, a tratti anni ottanta. Anche in questo pezzo la melodia non colpisce per originalità. Il testo è criptico, la mancata chiarezza non aiuta a percepire il contenuto del pezzo. Ansia, ma che nasce per il motivo sbagliato. “L’eretico statico” è un brano con un sound che nasce dalla musica popolare. Il brano è dinamico, con richiami a una musicalità che ricorda lo Ska con aperture a un jazz affascinante. “Il bene e il male” è un pezzo un po’ monotono a causa del testo che non colpisce. C’è una buona base musicale e un sound che si fa ascoltare. “Lost and happy” rappresenta una ballata intensa e ipnotica che si lascia ascoltare. “Dalla polvere” è invece una ballata con una musicalità profonda che attrae. Un testo anche in questo caso semplice, che prova a essere criptico. Pop che sfocia in un rock particolare. Nel complesso il brano di lascia ascoltare piacevolmente. “Vivere a metà” è un ipnotico esperimento musicale. Un vortice di musica e parole avvolgenti, un suono che trascina verso una dimensione nuova e inesplorata. Bella. “Il sonno e il mare” è un brano che parte con un sound tra elettronica e suoni più popolari. E’ una favola criptica su un tappeto musicale particolare. “Carenza di logica”, il pezzo che regala il titolo all’intero album, è una ballata intensa, che evoca atmosfere e pensieri lontani, ma che sembrano provenire da molto vicino. Da dentro. Una logica che scivola nell’effimero, nel gioco di sguardi in un’ottica diversa. La ricerca di se attraverso altri occhi, altri amori. Altri ricordi. “La stella pomeridiana” possiede un suono elettronico che richiama gli anni ottanta, non troppo originale. Il testo gioca sul tempo, e sui richiami stilistici e campi di atmosfere su generi diversi. La ballata “Timido fare” chiude il disco in un modo teatrale, con richiami alla musica cantautoriale italiana. L’album “Carenza di logica” è certamente strano, con tanti passaggi e cambiamenti che rendono difficile l’ascolto. Il senso pare di voler richiamare atmosfere più teatrali che riferite al pop tradizionale, ed è un’idea intrigante, tuttavia l’ascolto lascia emergere una certa complessità nella musica, che tutto sommato può piacere. I testi sono in alcuni casi troppo semplici per poter ambire a un impatto criptico e teatrale. La mia idea molto personale è che una miglior dizione, magari calcando meno sulla “r” potrebbe rendere più gradevole l’ascolto di alcuni passaggi dei difficili nei testi. Ma questo è solo un consiglio personale. Alcuni brani colpiscono in modo maggiore per la miscela tra melodia semplice e suono elettronico, con un impatto forse più strumentale, ma che rimangono ben impressi. Vale la pena di lavorare in questa direzione. Nel complesso il disco è da ascoltare più volte, ma rifletta una complessità che di sicuro non rende il disco prevedibile. Particolare.

Gibonni, il rock che viene dai balcani

Gibonni è un cantante, musicista e compositore nato a Spalato in Croazia, popolarissimo nel suo paese e nelle repubbliche della ex-Jugoslavia, autore di album cult e di canzoni per altri artisti del calibro di Oliver Dragojević, per il quale ha scritto Cesarica (Imperatrice), diventato un classico della musica croata.

Le sue canzoni uniscono elementi rock, pop moderno e tradizione dalmata, con particolare attenzione ai testi, un mix originale che nei primi ’90, particolarmente turbolenti nei Balcani, lo resero un punto di riferimento per i croati, con il risultato di avere un seguito enorme, soprattutto tra i giovani.

Essere cantanti famosi nelle repubbliche della ex-Jugoslavia, non è mai stata una cosa semplice, per il continuo rischio di essere strumentalizzati, ma Gibonni si è sempre fatto apprezzare per la sua autonomia, come nel caso del brano Oprosti (Scusa), dedicato alla tragedia della distruzione di Mostar, che lo portò a disertare il concerto celebrativo della ricostruzione del famoso e simbolico ponte, per poi organizzare lui stesso nel 2006 un concerto, dove poté eseguire in assoluta libertà Oprosti: “… diciamoci l’un l’altro, mi dispiace… potrebbe essere più facile morire che dire mi dispiace”.

Nel 1985 Gibonni fonda il gruppo Osmi Putnik, una band heavy metal, con cui pubblica tre album, Ulicna Molitva (Preghiera di strada) il disco che li ha lanciati sulla scena Jugoslava, Glasno,glasnije (Forte, forte) e Nije isto bubanj I harmonika (non lo stesso tamburo e armonica). Il primo album da solita, intitolato Sa mnom ili bez mene (Con me o senza me), risale al 1991.

Nel 2001 ha realizzato uno dei suoi migliori lavori, si tratta di Mirakul (Miracolo), vincitore di numerosi premi e ben accolto dalla critica. Questo album introduce Gibonni nel mondo internazionale della musica pop, grazie alle collaborazioni artistiche con Manu Katche, Geoffrey Oryema, Maya Azucena, Tony Levin e Gaetano Curreri degli Stadio, con cui incise il brano Ne odustajem (Non rinuncio a lei), il cui testo è per metà in croato e metà in lingua italiana, scritto dallo stesso Gibonni insieme a Saverio Grandi e Vedran Križan.

Nel 2003 Zlatan Stipišic (vero nome di Gibonni), fu nominato ambasciatore dell’UNICEF per la Croazia, a testimonianza del suo impegno a favore delle organizzazioni che lottano contro la fame e la povertà. Il nome Gibonni, ha spiegato lui stesso, lo ha scelto perché il gibbone è stata la prima scimmia a scendere dagli alberi, ma il problema è che ha mantenuto la sua faccia orribile!. Questo aneddoto ne rivela anche l’innata ironia.

Negli anni la popolarità di Gibonni è cresciuta in maniera esponenziale, realizzando il tutto esaurito nei concerti che solitamente si tengono in stadi e arene (memorabile quella di Pola) e primeggiando nelle classifiche di vendite dei CD. Nella sua carriera ha pubblicato numerosi altri album di successo, tra i quali Judi, zviri i beštimje (Persone, bestie e maledizioni, Unca fibre (Grammo di fibra) e Toleranca (Tolleranza), quest’ultimo è un chiaro messaggio riservato a tutti i popoli della ex-Jugoslavia, ancora coinvolti in continue tensioni tra di loro. Gibonni è stato nominato artista dell’anno agli MTV awards 2010 (Best Adria Act).

Gibonni ha composto anche colonne sonore per teatro e cinema, come quella per Amleto, prodotto dal Croatian National Theatre, inoltre, ha collaborato con i film maker Zdenko Basić e Manuel Šumberac . Nel 2001 ha scritto il commento sonoro di The Last Will, con Goran Visnjic, attore croato noto per avere interpretato la parte del dottor Luka Kovač nella serie televisiva E.R.

Nel 2013 l’artista croato, approfittando dell’ingresso del suo paese nell’Unione europea, si lascia alle spalle ogni confine ideologico, culturale e musicale pubblicando 20th Century Man, il suo primo album in inglese, realizzato con la collaborazione di Andy Wright, produttore dei Simple Red, Simple Minds e altri importanti artisti. Emergere nel mercato europeo non è impresa facile, neppure per Gibonni, al cui produttore però non manca di certo la fantasia, vedi la trovata di realizzare alcuni LP di 20th Century Man di cioccolata, che dopo cinque ascolti devono essere necessariamente mangiati.