Recensione cortometraggio: 216 mois

216 mois dei registi Valentin e Frédéric Potier, descrive un’irreale storia familiare, in cui si affrontano i temi della libertà di fronte alla reclusione, la menzogna, la manipolazione e la speranza. E’ la storia di Charles che vuole vivere e scoprire un mondo che lo rifiuta, ma è anche la storia di una madre che non può lasciare andare il proprio figlio in quanto è la fonte del suo successo, pur amandolo profondamente. La trama si basa sul grande successo di Maureen, una cantante apparentemente ventriloqua, capace di esibirsi da sola in melodici duetti, molto apprezzati dal pubblico, che ha un ventre enorme. Tutto sembra procedere per il meglio, ma un problema ostacola la sua carriera e preoccupa il marito, che è anche il suo manager. Lincantevole voce interiore di Maureen ha un nome: Charles e nel surrealismo della situazione egli raggiungerà presto letà di 18 anni (quindi 216 mesi), avendo un unico desiderio nella sua vita: quello di potere finalmente nascere. Charles vive nel ventre di Maureen, che lo accudisce come un figlio ancora in gestazione, anche se è in grado di capire, parlare e soprattutto cantare. Con il passare del tempo la volontà di venire alla luce diventa più forte, soprattutto dopo che, sempre nel surrealismo del racconto, incontra Lisa, di cui conosce soltanto la voce. Si tratta di una giovane cameriera che lavora nell’hotel dove i suoi genitori sono ospiti. Il film nel suo sviluppo narrativo trascende da qualsiasi legame con la realtà oggettiva, ma allo stesso tempo descrive aspetti tipici dell’egoismo umano. Fuori da ogni metafora la storia ci mostra lo sfruttamento di un talento artistico, in contrapposizione alla volontà di una persona di essere libera e di volere vivere la sua vita. Il finale assumerà toni al limite del drammatico, nel momento in cui Maureen avrà le contrazioni e il marito, che si trova alla guida dell’auto, non riuscirà ad evitare un incidente autostradale. Questo evento causerà la nascita di Charles, che uscendo dall’auto e barcollando sulla strada, cadrà accidentalmente nel fiume. E’ il suo primo giorno di vita, ma non sarà l’ultimo. Incontrerà ancora Lisa e potrà continuare a cantare le sue splendide melodie al loro figlio appena nato. Pur nel breve tempo di ventisei minuti, il film riesce a ben calibrare fatti e situazioni, giocando su di un apparente livello di vita privata, ma in sostanza ponendo l’attenzione su questioni quali l’amore materno, i diritti umani e la loro presenza nella società. Il regista Valentin Potier ha iniziato la sua carriera artistica realizzando spot pubblicitari. Nel 2007 ha scritto e diretto il cortometraggio Tony Zoreil, un film che ha ottenuto oltre 40 riconoscimenti. Il protagonista di quest’ultima storia è Tony, un giovane ragazzo con delle orecchie enormi, che ha difficoltà a crearsi delle amicizie proprio a causa di questa imperfezione fisica, sino a quando non incontrerà una ragazza afflitta dal suo stesso problema. Frédéric Potier è il padre di Valentin, ha iniziato la sua carriera come fotografo, dopo alcuni progetti realizzati insieme, padre e figlio hanno scritto e diretto 216 Mois.

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