Recensione album Cambi di stagione di Abetito Galeotta

L’album “Cambi di stagione” di Abetito Galeotta è ricco di spunti interessanti, a partire dall’impronta “popolare” della musica. Le metafore e le storie legate alla cultura della “festa di paese”, i personaggi creati e inseriti nel contesto riescono a spiegare bene le tematiche affrontate, dall’ipocrisia, al sogno, dalla sconfitta alla vittoria. Il primo brano del disco è “Canti di nuova stagione”, una ballata spensierata, carica di immagini e riflessioni che sanno di sentimento puro. “Pantera e preda” è  una traccia dall’anima popolare, nel vai vieni di tonalità di una favola. Musicalità accattivante, in cui violini fanno d’assolo su una voce che appare a tratti struggente. Un Jazz animato da passione. “Carbonia” racconta le storie di minatori e un sapore di un mondo lontano. Suoni corposi, con i fiati e pianoforti a fare da spalla, tra cambi di ritmo e incedere da favola popolare. “Giacomino dalla bella voce” è evoluzione di suoni da festa del popolo, dove un cantastorie racconta e fa ballare la gente. Suoni bel costruiti, sapore di rum. Come uno stornello, su un suono di pianoforte. Il pezzo “Il brigante Piccioni” è battere di una storia, di un momento di una guerra. Un personaggio semplice, ma allo stesso complesso. Reincarna il perché di una scelta di vita. “L’uomo e la sirena” è una bella ballata coinvolgente e appassionata. L’odore del mare, le emozioni. Un duetto ricco di sfumature e sensazioni. Ne “L’artista consumato” ci sono ancora i suoni di festa di paese, rumore di gente che balla. Racconti di attimi di vita, sparpagliati per terra. Gusto di vino. Poesia di momento sfuggente. Un artista che si guarda dentro. La lucidità di un attimo che non vuole svanire, ma che devono farlo. Non appena l’estate tornerà e ci sarà un nuovo spettacolo. “Cartoline da Montegallo” è un brano prettamente strumentale, eseguito con passione, che ha radici nella musica classica, ma senza abbandonare la vocazione popolare dell’intero disco. Una miscela che rende il brano molto bello e affascinante. Con “Verrà la tempesta e sarà subito giorno” quasi si riescono a vedere gli occhi dei pastori, dei Re Magi. Metafore che richiamano a una storia antica, e allo stesso tempo a sensazioni sempre attuali. Una storia amara, che sembra viaggiare nella storia, prima dalle pagine dei libri, ora con la musica. Ma il sogno è ancora lì. Si vede già la terra. “Il vecchio e il nuovo” è un pezzo caratterizzato dalle immagini delle persone, dei personaggi della vita. Una canzone, che poi è la vita, che viaggia via come un treno in corsa, ingannando il tempo. Consolandosi di alibi. Un disco complesso, ma semplice nelle sue immagini, dirette e ben raccontate. Appassionato e intenso. Adatto per chi vuole sentire delle storie, per chi ama la musica cantautoriale, perché no, di una volta. Da ascoltare.

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