Il cappotto di lana di Luca Dal Canto

Nel film del regista Luca Dal Canto, si respira l’atmosfera poetica ed artistica della città di Livorno, infatti, i veri protagonisti della storia sono il poeta Giorgio Caproni autore di Ultima preghiera (da cui trae spunto il cortometraggio), tratta dall’opera Versi livornesi e Piero Ciampi autore della struggente canzone intitolata Livorno, qui eseguita da Luca Faggella. Il brano ha il compito di sottolineare la parte centrale del film, dove il ragazzino viene privato del cappotto di lana appartenuto al poeta livornese: “triste triste, troppo triste questa sera, questa sera, lunga sera. Ho trovato una nave che salpava, questa sera, eterna sera…”.

La trama del film racconta di Amedeo, un adolescente molto diverso dai suoi coetanei, che nella sua stanza ha appeso il poster del cantautore Piero Ciampi e che dal suo Walkeman a cassette (notare la scelta retrò in alternativa ai più attuali iPod), invece di ascoltare le canzoni preferisce la compagna delle poesie di Giorgio Caproni, scontrandosi con il volere di suo padre, che lo preferirebbe più determinato a cercarsi un lavoro dopo la scuola dell’obbligo, definendo la poesia una questione di esclusivo interesse da parte di vecchi e femminucce.

Un giorno il suo migliore amico trova nella cantina del nonno il cappotto di lana appartenuto al grande poeta e decide di regalarlo ad Amedeo, il quale non vorrà più toglierselo di dosso. Il film è ambientato nel mese di agosto in una città di mare e l’evidente stranezza del ragazzo viene mal sopportata dal padre, il quale provvede a fare sparire quel vecchio cappotto.

A questo punto l’immaginazione del ragazzo esce dal contesto logico del tempo in cui vive, per rifugiarsi nella più creativa immaginazione, luogo dove incontrerà il poeta livornese e la madre di questi, in un susseguirsi di avvenimenti, che porteranno il padre del ragazzo ad apprezzare Caproni e a promettergli l’iscrizione al tanto desiderato Liceo classico.

Tra i numerosi pregi del film emerge quella che possiamo definire come la splendida fotogenia di Livorno, esaltata dalle melodie di Piero Ciampi e dalla dolcezza dei versi di Caproni, in una sorta di magica sinergia, che propone al meglio i paesaggi di questa città toscana. Non mancano citazioni allo scultore livornese Amedeo Modigliani, che presta il nome al protagonista del film.

Il cortometraggio ha vinto numerosi premi, tra i quali: miglior film al XVIII VideoCorto di Nettuno, Migliore sceneggiatura al festival di Cinema e Poesia organizzato da Officina Kreativa: Versi di Luce 2013 di Modica (RG) e miglior film di fiction al XIV Festival Internazionale Malescorto (Malesco – VB). Anche il protagonista del film è stato premiato in varie occasioni, tra cui come miglior attore protagonista all’Eiff 2012 di Nardò. Il film è stato trasmesso in TV sul canale Cooming Soon e ammesso alla rassegna del Caffè letterario di Roma.

Il regista Luca Dal Canto da anni si occupa di cinema, essendo stato aiuto regista di personaggi quali Enrico Oldoini, Daniele Luchetti e Sergio Rubini.

Recensione album Cambi di stagione di Abetito Galeotta

L’album “Cambi di stagione” di Abetito Galeotta è ricco di spunti interessanti, a partire dall’impronta “popolare” della musica. Le metafore e le storie legate alla cultura della “festa di paese”, i personaggi creati e inseriti nel contesto riescono a spiegare bene le tematiche affrontate, dall’ipocrisia, al sogno, dalla sconfitta alla vittoria. Il primo brano del disco è “Canti di nuova stagione”, una ballata spensierata, carica di immagini e riflessioni che sanno di sentimento puro. “Pantera e preda” è  una traccia dall’anima popolare, nel vai vieni di tonalità di una favola. Musicalità accattivante, in cui violini fanno d’assolo su una voce che appare a tratti struggente. Un Jazz animato da passione. “Carbonia” racconta le storie di minatori e un sapore di un mondo lontano. Suoni corposi, con i fiati e pianoforti a fare da spalla, tra cambi di ritmo e incedere da favola popolare. “Giacomino dalla bella voce” è evoluzione di suoni da festa del popolo, dove un cantastorie racconta e fa ballare la gente. Suoni bel costruiti, sapore di rum. Come uno stornello, su un suono di pianoforte. Il pezzo “Il brigante Piccioni” è battere di una storia, di un momento di una guerra. Un personaggio semplice, ma allo stesso complesso. Reincarna il perché di una scelta di vita. “L’uomo e la sirena” è una bella ballata coinvolgente e appassionata. L’odore del mare, le emozioni. Un duetto ricco di sfumature e sensazioni. Ne “L’artista consumato” ci sono ancora i suoni di festa di paese, rumore di gente che balla. Racconti di attimi di vita, sparpagliati per terra. Gusto di vino. Poesia di momento sfuggente. Un artista che si guarda dentro. La lucidità di un attimo che non vuole svanire, ma che devono farlo. Non appena l’estate tornerà e ci sarà un nuovo spettacolo. “Cartoline da Montegallo” è un brano prettamente strumentale, eseguito con passione, che ha radici nella musica classica, ma senza abbandonare la vocazione popolare dell’intero disco. Una miscela che rende il brano molto bello e affascinante. Con “Verrà la tempesta e sarà subito giorno” quasi si riescono a vedere gli occhi dei pastori, dei Re Magi. Metafore che richiamano a una storia antica, e allo stesso tempo a sensazioni sempre attuali. Una storia amara, che sembra viaggiare nella storia, prima dalle pagine dei libri, ora con la musica. Ma il sogno è ancora lì. Si vede già la terra. “Il vecchio e il nuovo” è un pezzo caratterizzato dalle immagini delle persone, dei personaggi della vita. Una canzone, che poi è la vita, che viaggia via come un treno in corsa, ingannando il tempo. Consolandosi di alibi. Un disco complesso, ma semplice nelle sue immagini, dirette e ben raccontate. Appassionato e intenso. Adatto per chi vuole sentire delle storie, per chi ama la musica cantautoriale, perché no, di una volta. Da ascoltare.

Recensione album “Un alieno in mezzo agli esseri umani” di Chico Sanchez

L’hip Hop proposto da Chico Sanchez nell’album “Un alieno in mezzo agli esseri umani” è interessante. Bella metrica e determinazione e lo si percepisce sin dall’intro “il Dono” e nel pezzo che regala il titolo all’album “Un alieno in mezzo agli esseri umani”. Non sempre ciò che non ti uccide poi ti rende forte, recita il pezzo che si chiama, appunto, “Forte” che racconta la voglia di andare avanti e di riuscire a realizzare un sogno, con il lavoro e la determinazione. “D’istanti” parla delle contraddizioni di vivere, e farlo con l’ambizione del palco, mentre il tempo spinge a fare luce sulle cose fatte e quelle da fare. “Come mamma mi ha fatto” è un pezzo duro, ma che rende giustizia alle rime urlate. Bella base, spinta e forte, rime che si intrecciano. Bell’arrangiamento e un ritornello che rimane in mente. “Via dal club” è un’istantanea tra sentimenti, musica e l’attesa di un nuovo giorno. “Errare Humanum est” parla delle motivazioni che spingono a scrivere, a cantare, a raccontare al mondo quelle emozioni che nascono dentro. “Terremoto” è prendere tutto, creare qualcosa. La musica gira nelle vene, e si sente. Il brano “Alla ricerca della felicità” esprime il dolore di una ricerca, di qualcosa di importante: la felicità. “Che storia” è un hip hop duro, un contrasto aperto con il mondo del rap, il brano sembra funzionare per orecchiabilità e per intreccio di parole, manca un po’ di originalità nel testo, poiché tratta di un temo abbastanza comune nelle canzoni hip hop italiane. “Mai più” ha le sembianze di una canzone d’amore, e, forse, lo è. Bella da ascoltare, evocativa. “Non basta mai” sembra una ballata intensa, piena di passione e intensità. Anche qui si parla di sentimenti, e lo si fa con la voglia di far passare le emozioni, di imprimerle nell’anima. “Frank Costello” racconta il freddo dentro, nei sentimenti. Tra i muri freddi della città. La paura di un domani, la necessità di spingere sull’acceleratore. Di vivere. L’album di Chico Sanchez è una promessa. Ci sono racconti interessanti e tanta voglia di migliorarsi, ottima musicalità e basi che possono ancora migliorare. Non mi stupirei se presto lo sentissimo nelle radio nazionali, decisamente tecnico e rabbioso. Il cocktail giusto.

Recensione album “Shine” di Teresa Mascianà

L’album “Shine” di Teresa Mascianà evoca un pop intenso “sporcato” da sonorità anni ’80 e ’90 che rendono le canzoni orecchiabili e con un buon trasporto. Ma l’anima richiama un rock “americano”. “ Have a good time” possiede un sound che riempie di energia l’aria. Bei suoni, divertente interpretazione di un pezzo nato per accompagnare attimi di vita. “Shine” è un pezzo che intrattiene e si lascia ascoltare. La voce dell’interprete sembra librarsi in volo sulle musiche sognanti. Toni di rock, più pop rock per la precisione, fanno parte integrante della struttura di questa canzone. “Non ci penso più” è il primo pezzo in italiano dell’album, un testo che sembra sofferto, un racconto a suon di rock. Parole non dette, emozioni taciute. Voglia di non pensare. Di rimuovere. “Crazy” è una ballata dai toni soffici, melodiosa e avvolgente. “Melissa Knows” viaggia su suoni delicati. Un racconto di una donna che conosce quello che fa male. Conosce il peso delle parole, e dei sogni che svaniscono. “Africa”.  Un’altra ballata. Un altro viaggio nei sentimenti, nella mente, nell’anima. Sussurri delicati, e forse un sogno di andar via. Per sempre. Cercare quegli occhi persi. “Gundo Senado” è una ballata che ricorda atmosfere rarefatte, immerse nel fumo di un locale lontano. Incastro di melodie e lievi incanti. Ipnotica. “Away”. E’ pop rock, energetico e vitale. Voce sussurrata che riecheggia tra le pareti del pezzo. In “Carry me on” la voce suadente si immerge in un bagno di note e melodie incantevoli ed eleganti. Con quell’aria di rock che resta lì, appeso, come a un sogno cadente. Un disco pieno di energia che si lascia ascoltare pezzo dopo pezzo, contaminazioni internazionali e una voce impattante sono le caratteristiche che emergono in questo album interessante.

Recensione romanzo “Cinquanta passi oltre l’autunno” di Marinella Barbero

Il romanzo “Cinquanta passi oltre l’autunno” è un viaggio tra i sentimenti e l’anima oscura, esoterica, di una Torino elegante, baciata da un sole inquieto. Racconta l’amore, e lo sporco che si annida tra le strade del capoluogo piemontese. Parla di paura, di sentimenti lasciati a metà, di magia, e di scelte. Di quelle giuste, e di quelle sbagliate, ma che non si possono evitare. I personaggi sembrano interagire con la complessità emotiva del racconto: Fiodor, è un uomo che cerca di ritrovarsi, di vivere, e per farlo si lascia trasportare da Ennio in un’avventura che avrà confini sfumati ma pericolosi. Elvira, anche lei alla ricerca di qualcosa, e che in parte lo troverà. Tony, un personaggio vincente, ma che nasconde un segreto. La storia è una corsa contro il tempo, tra ipocrisie, immagini distorte e leggende che diventano realtà. La scrittrice riesce a creare un mondo gradevole ma dai contorni oscuri. Un’atmosfera piacevole ma amara allo stesso tempo. Distante dalla realtà di tutti i giorni, eppure completamente immersa nel buio della mafia, della magia più oscura. Quella che porta verso orizzonti sconosciuti. Che racconta di massoneria, mettendola tra le pagine della vita di tutti i giorni. Perché a volte l’oscurità è più vicina di quanto possiamo immaginare. A volte è dentro di noi, o semplicemente nelle piccole cose. Alla fine del romanzo viene da chiedersi se la magia, infine, esista davvero. Un libro particolare.

HERETIC’S DREAM

HERETIC’S DREAM

Venerdi in concerto al “Closer” di Roma
Sabato allo Zoe Club di Milano, domenica alla Feltrinelli di Latina


Venerdì, 25 ottobre, la band HERETIC’S DREAM sarà in concerto al “Closer” di Roma (Via Vacuna 98, ore 21.30 – ingresso 2€ con tessera) per presentare dal vivo i brani contenuti nel loro nuovo album “ Walk The Time”, in tutti i negozi e digital store dal 15 ottobre. Attualmente è in rotazione radiofonica “Outcasted”, il loro nuovo singolo.

La band, inoltre, sabato sarà allo Zoe Club di Milano e domenica alla Feltrinelli di Latina.

Gli Heretic’s Dream sono: Francesca Di Ventura (voce), Andrej Surace (chitarra), Carlo Nicolucci (chitarra), Maurilio Di Stefano (batteria/flauto), Jacopo Greci (basso).

Il progetto Heretic’s Dream nasce nel 2010 quando il chitarrista Andrej Surace e la cantante Francesca Di Venturavanno a vivere in Inghilterra. Per le loro differenti influenze musicali, che vanno dalle varie forme di Death Metal e hardcore per Andrej al pop/goth/rock per Francesca, iniziano a scrivere musica difficilmente inquadrabile in un genere specifico e fanno di tale sound unico una caratteristica peculiare, grazie anche all’aiuto del bassista Rick Sivier, che assiste la band nei primi stadi del processo compositivo. La band ha subìto negli ultimi due anni vari cambi di line up, contando su musicisti Inglesi ma anche Italiani, a dispetto della notevole attività live in UK, soprattutto nel 2012. Gli Heretic’s Dream hanno alle spalle oltre 60 performances negli ultimi 18 mesi e, a Novembre ha siglato l’endorsement con la Markline Guitars. L’album di debutto, “The unexpected move“, registrato a Febbraio 2012, è disponibile nei principali digital store sotto etichetta Videoradio Edizioni Musicali & Discografiche. Il disco ha ottenuto un ottimo riscontro sia in Italia che in UK ed è stato trasmesso da svariate radio Italiane, Inglesi e Canadesi. La band ha supportatoRichie Kotzen nella sua data a Roma nel Novembre 2012 ed è stata supporter ufficiale della band metal SvedeseCrucified Barbara, durante tutto il loro tour italiano nel Dicembre 2012. A marzo 2013 la band ha rilasciato il singolo “Chains of blood”, featuring Gabriele Bellini. Il nuovo album, “Walk the time”, registrato quasi interamente al Kick Recording Studio di Roma (due tracce sono state registrate al La Fucina Studio di Firenze con la direzione artistica di Gabriele Bellini), è disponibile dal 15 Ottobre 2013, su etichetta Videoradio e distribuito da SELF.

Sito Ufficiale: http://www.hereticsdream.com/
Ufficio Stampa Heretic’s Dream: Safe&Sound (Sara Salaorni –
sara@safeandsound.it ; Tatiana Andreolettitaty@safeandsound.it )


PAOLO RIGOTTO: NONVIOLENZA E’ IL SINGOLO ESTRATTO DA TABU

L’eccentrico cantautore torinese arriva al terzo album, incastonando nuove perle nel suo repertorio surrealista e vivace. La voce e le espressioni di un clown truccato coi contenuti.

NONVIOLENZA è stata la prima canzone del disco a  vedere la luce,  una canzone che reclama il diritto alla non-azione come reazione.

Non violenza,  come ben sappiamo, non significa necessariamente obbedienza e sottomissione.

anzi, esattamente il contrario. semplicemente nonviolenza.

TABù è il disco dell’Uomo visto da dentro. In un certo senso un disco dell’Uomo visto dall’Uomo, a volte senza capirci molto.

Non è un disco autobiografico, almeno non dichiaratamente. tutti abbiamo un inconscio, chi più chi meno. Quindi Tabù è un disco inconscio.

Paolo Rigotto inizia nel 1986, a 12 anni, le sue prime sperimentazioni musicali con gli strumenti del fratello

maggiore.

Nel corso degli anni studia (ma soprattutto esperisce) batteria jazz e rock (allievo del maestro Marco Volpe)

produzione e arrangiamento, programmazione di sintetizzatori analogici e digitali, tecniche vocali e di

registrazione.

Attualmente, dopo collaborazioni a vario titolo in ambito rock e jazz, fa parte fin dalla sua formazione del gruppo

Banda Elastica Pellizza (premio Tenco 2008), ed è titolare del piccolo Freakone Royale Studio in cui vengono

realizzati, oltre ai suoi lavori, anche quelli di altre band ed artisti del territorio (Mothercar, Giorgio Autieri, Endorfine, Banda Elastica, Attitude, Audiokonica, Luca Sommariva, Veligier, Cravo & Canela).

www.rigotto.it

http://www.youtube.com/plargt

https://twitter.com/PaoloRigotto

https://www.facebook.com/pages/Paolo-Rigotto/181453618548563?fref=ts

ALLCOST: ESCE IL VIDEOCLIP DEL BRANO “MUSICAL SUICIDE”

Mentre cominciano i lavori per il nuovo album, la cui data di pubblicazione e il cui titolo sono ignoti persino alla band stessa, che preannuncia tuttavia un sound più “compatto”, gli AllCost pubblicano il videoclip del brano “Musical Suicide”, girato interamente con un cellulare e montato in stop motion. Una scelta volutamente Lo-Fi, minimale in un contesto in cui tutto è apparenza, è consumismo, una finta bellezza che circonda il nostro vivere. Il video, quindi, non vuole sminuire i lavori in Hd o in alta qualità, ma è una ribellione al sistema che premia la superficialità.

Link Video

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=M2k8FAA5Qjs&hd=1

 

Siti

www.allcost.it

www.facebook.com/allcost

 

 

Membri della band

Rocco Moscatiello

Renato Barattucci

Emiliano Buzzelli

Cristiano Lo Medico


Mari di Poesia: Sergio Endrigo

Mari del Sud è il disco del 1982 di Sergio Endrigo, conosciuto dai collezionisti per la copertina disegnata da Hugo Pratt, in cui appare Corto Maltese, il marinaio che alla ricchezza preferisce libertà e fantasia; un moderno Ulisse capace di fare viaggiare il lettore nei luoghi più affascinanti del mondo.

La recensione di questo album è un’occasione per intraprendere un’esplorazione nel mondo di Endrigo, un pellegrinaggio cheporta inevitabilmente molto lontano, dato lo spessore e la notorietà del personaggio. Il viaggio inizia dall’Italia per approdare in Istria, sua terra natale, per giungere sino al Brasile, terra di poeti e samba.

Spesso la curiosità ci spinge a conoscere libri, film o dischi poco conosciuti o addirittura dimenticati, qualche volta si ha la fortuna di scoprire opere belle e inaspettate, come nel caso di questo lavoro del cantautore istriano. Il disco in questione non ha riscosso un grande successo di vendite, soprattutto perché fu poco pubblicizzato dalla Fonit Cetra, la sua casa discografica, magrazie anche al contributo artistico di Hugo Pratt, non è stato dimenticato.

Mari del Sud non ha bisogno di sponsor, si promuove da solo grazie alle musiche composte da Endrigo e agli ottimi testi scrittidella moglie Maria Giulia Bartolocci (conosciuta anche con lo pseudonimo di Plumrose) e da Sergio Bardotti, alcune volte anche a quattro mani.

Le registrazioni dell’album terminarono alla mezzanotte di domenica 11 luglio 1982, nello stesso giorno in cui la Nazionale di calcio guidata da Enzo Bearzot, vinse il campionato del mondo in Spagna.

Mari del Sud si distingue dal disco precedente ( … e noi amiamoci), per la scelta di affidare gli arrangiamenti a Fio Zanotti, il quale in quel periodo stava collaborando con artisti quali Loredana Bertè, Ornella Vanoni e Milva e che in seguito lavorerà conAdriano Celentano, Zucchero, Claudio Baglioni, Francesco De Gregori e Renato Zero. In parole povere, con il gotha della musica leggera italiana. L’apporto creativo di Zanotti migliora l’utilizzo della ritmica negli arrangiamenti, creando un sound in linea con le tendenze di quegli anni.

Due dei testi di Mari del Sud, portano la firma di Sergio Bardotti: Si comincia a cantareI barbari. La collaborazione tra Bardotti ed Endrigo è di lunga data, suoi i primi testi nell’album del 1963, che porta lo stesso nome del cantautore istriano, da cui fu tratto il singolo Era d’estate.

Inizia il viaggio

Nel 2002, in occasione della pubblicazione del CD prodotto dal Club Tenco, in cui si rese omaggio a Endrigo, Bardotti si è esibito anche come cantante (esordì nel 1961 come cantautore con lo pseudonimo di Sergio Dotti). L’album si intitolava Canzoni per te – dedicato a Sergio Endrigo e ospitava artisti del calibro di Bruno Lauzi, Marisa Sannia, Arsen Dedić, (cantautore croato, che ha inciso il live con Gino Paoli, tratto dal loro concerto alla sala Vatroslav Lisinski di Zagabria nel 2005), Roberto Vecchioni, Gino Paoli ed Enzo Jannacci. Bardotti ha eseguito il brano intitolato La casa, inserito come bonus track nella ristampa in CD dello storico disco del 1969: La Vita, Amico, È L’Arte Dell’Incontro, firmato da Sergio Endrigo, Vinicius de Moraes, Giuseppe Ungaretti, Toquinho e Sergio Bardotti, con gli arrangiamenti di Luis Enriquez Bacalov.

Molti degli artisti che incisero le canzoni di Endrigo nel 2002, parteciparono successivamente al progetto Ciao Poeta, uno spettacolo in suo omaggio tenutosi l’11 gennaio 2006 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Sergio Bardotti fu il direttore artistico della manifestazione, con la collaborazione di Claudia Endrigo (la figlia), per la regia di Emanuele Scaringi.

Arsen Dedić, e Sergio Endrigo erano amici e si sono esibiti insieme nelle numerose manifestazioni musicali, che si tenevano in Jugoslavia sin dai primi anni sessanta. Nel 1990, grazie ad Arsen, Endrigo ha tenuto due concerti a Pola, nel Teatro popolare istriano e all’ACY marina.

Senza entrare nel merito del dramma vissuto dagli italiani d’Istria, ricordiamo che 1947 è il brano che il cantautore istriano ha dedicato alla sua città natale, una canzone contro la guerra, anche se non se ne fa esplicito riferimento. Si tratta di un brano struggente, dove tra nostalgia e rimpianto Endrigo parla dell’esodo da Pola, compiuto insieme alla sua famiglia: “ Da quella volta non l’ho rivista più, cosa sarà della mia città, ho visto il mondo e mi domando se, sarei lo stesso se fossi ancora la… come vorrei essere un albero che sa, dove nasce e dove morirà”.

A questo proposito citiamo quanto ha dichiarato il regista istriano Luka Krizanac, durante l’intervista, che ci ha recentementeconcesso: “ Per quanto riguarda le ragioni storiche dell’Istria cito una cosa che mi diceva mia nonna sono nata austriaca, mi sono sposata italiana, sono andata in pensione come jugoslava, e morirò croata…”. E stiamo parlando soltanto del ventesimo secolo.

Endrigo ha inciso due brani in lingua croata: Kud Plove Ovaj Brod (dove va la nave) di Esad Arnautalic e Luca Juras (presentata al Festival di Spalato del 1970) e Više Te Volim ( Ti amo di più), dello stesso Endrigo e del musicista croato Zdenko Runjic, noto per avere scritto la canzone Skalinada, portato al successo da Oliver Dragojević.

 

In suo ricordo numerosi artisti croati hanno eseguito Kud Plovi Ovaj dal vivo, tra questi Rade Šerbedžija e Kemal Monteno,oltre allo stesso Arsen Dedić. Monteno e Šerbedžija, sono artisti molto seguiti in Croazia e nelle altre repubbliche della ex-Jugoslavia. Rade Šerbedžija è noto anche per l’importante carriera di attore in film quali Prima della pioggia – Leone d’Oro alla Mostra di Venezia 1994, Il Santo, Batman BeginsHenry Potter e i doni della morte 1.

 

Mari del sud

Mari del Sud si apre con il brano intitolato Mal d’amore (Endrigo-Bartolocci). Una delicata melodia, introdotta dal pianoforte,accompagna un testo poetico e ispirato, che racconta lo stato d’animo e i turbamenti dei primi innamoramenti. Il testo descrive le speranze, le ansie e le attese, che crea un nuovo amore: “ Due gocce, una goccia appena, un fiume, un fiume in piena, la pioggia a primavera. Qualcosa nascerà, un’inquietudine improvvisa, ti butterà giù senza difesa, e sai cos’è? Mal d’amore, mal d’amore… Braccia aperte da riempire, il tuo corpo da calmare, libri bianchi da scoprire…”. Se il pianoforte aveva introdotto le prime strofe, l’oboe suonata da Paolo Cardini, supportata dalla ritmica e dal controcanto di Ornella Vanoni, donano al brano forza e allo stesso tempo grazia.

Mari Del Sud, dal ritmo allegro e sincopato, aperto dal flauto di Pan di Giampiero Lucchini e guidato dalla batteria, è una criticaalle cosiddette vacanze organizzate, dove tutto è prestabilito, finto e spesso ingannevole: “ Si va in carovana, verso il Nirvana, la felicità, mani strette al volante verso nuovi orizzonti promesse in contanti, e in tasca bugie e fotografie delle agenzie…” .Un’insidia che può trarre in inganno chiunque, anche chi ha lo spirito di un marinaio avventuriero : “… stupida estate, inganni anche me, che conosco i viaggi, i miraggi e le imprese di Corto Maltese…”.

Amici nel bene e nella fortuna, amicizia che forse non è più in grado di sostenere le difficoltà in un’età più matura. Queste considerazioni, un po’ amare, sui limiti dell’amicizia è il tema di Amici, il brano scritto da Endrigo e da sua moglie: “ se tornasse la paura, quella antica, quella vera, giocheresti la tua pace, per nascondermi in cantina, rischieresti giù in prigione,una lima dentro il pane. Meglio non pensarci più, famiglia, figli, sì lo so…”. Forse è però soltanto un momento di stanchezza e di nostalgia, l’amarezza è temporanea: “. .. non è niente, sarà stanchezza, e tra poco è già mattina, ricomincia la settimana, forse è solo un po’ di nostalgia, un momento di debolezza, per gli amici qualsiasi cosa, un bicchiere e poi si va...”.

Francesco Baracca, il testo, scritto a quattro mani (Bartolocci-Bardotti), descrive le gesta e gli ultimi istanti di vita del noto aviatore romagnolo, abbattuto da un colpo proveniente da terra (a questo proposito esistono diverse contrastanti versioni) e quindi eroe immacolato dei cieli: “ … ma un colpo basso della fanteria, e già perdeva quota la sua vita, un fuoco d’artificio, una cometa, come un uccello ferito che cadendo, diventa solo piume e vento…”. La visione poetica del testo descrive l’aviatore mentre si alzava nel cielo “ come un allegro valzer romagnolo, e di lassù la terra si mostrava, come una donna felice gli si apriva”. Poesia ispirata e inusuale nel panorama della canzone italiana.

 

Ritmo swing per Tip Tap, un brano ironico, che evidenzia come Endrigo prediliga la musica italiana, rispetto ai ritmi di provenienza americana: “ Si lo so, c’è più musica in America, perché la tutto marcia a suon di musica, se una donna americana ti lascia e va canti un blues e quando non basta non sbattono la testa, ma battono punta e tacco in un attacco di tip-tap”. I testi sono scritti a quattro mani da Bartolocci e Bardotti, una formula che sembra funzionare ed esaltare il loro lato ironico: “ Isernia se tu fossi in California con quanto swing suoneresti le campane e quanti ballerini e quante luci colorate, quanti trombettisti neri nella banda comunale a sfilare lungo i tuoi boulevards… e se ti serve uno struscio, benedici anche il liscio e buonanotte Broadway . L’arrangiamento si differenzia dagli altri brani, per la forte presenza degli ottoni, con Enzo Feliciati ed Enzo Sufrittialle trombe, Sandro Conini al trombone, Tony Sherrett sax tenore e Rudy Trevisi con il sax contralto.

Endrigo canta insieme a una giovanissima Ivana Spagna nel brano intitolato Labirinto (testo di Bartolocci), domandandosi quali siano gli avvenimenti che determinano i percorsi della vita: “In quali stanze, in quali oscuri corridoi, si perde il segno, o forse il sogno, che tracciamo noi, i nostri gesti e le parole, le emozioni, i bei disegni sul futuro… con che magia, con quale perfida alchimia, la rosa rossa, la promessa, si trasforma in nostalgia...”. Spagna ha cantato anche nei cori della canzone Mari del sud,insieme ad Angela Bai e Antonella Pepe. Indovinato l’inserimento del sax contralto di Rudy Trevisani.

Pandora è firmato da Endrigo e da Hugo Pratt, si tratta di una ballata con un testo ispirato all’albo di Corto Maltese intitolatoUna ballata del mare salato, dove Pandora è la nipote di un ricco inglese, mentre suo padre si è dato alla pirateria facendosi chiamare il Monaco. Sulla stessa nave dove è tenuta in ostaggio, Pandora incontrerà e si innamorerà di Corto Maltese, ma quando alla fine tornerà in Australia sposerà un altro uomo. “Pandora donna che viaggia, donna che lavora… donna che ti sguscia, che scompare … sai com’è… Pandora lasci solo la speranza a chi ti adora, come me”. Il brano si avvale del violino di Tino Fornai.

La canzone I barbari pone l’attenzione sulla violenza, sempre più presente nella vita di tutti i giorni. Anche i testi di questo brano sono stati scritti a quattro mani da Maria Giulia e Bardotti. Si tratta di una ballata lenta e amara, gli arrangiamenti sottolineanoquesti passaggi, con alcune trovate di Zanotti, come il suono prolungato di una sirena d’allarme. Il finale non apre alla speranza, anzi, il contrario : “… e mentre stai morendo, ti offrono una sigaretta e con gli occhi spaventati ti tagliano la testa, con il presagio scuro, è loro adesso è loro, il mondo del futuro”.

L’ultimo brano del disco si intitola Si comincia a cantare, in questa canzone Endrigo parla di sé e dei motivi per cui continua a cantare e a scrivere musica: “ Si comincia a cantare, per parlare a qualcuno, solitudine a parte, non hai proprio nessuno, si comincia a cantare, con parole d’amore, per rapire e incantare e meglio ingannare le ragazze in fiore, e si canta e si vola, tra le cose più belle, tra una pallida luna e un po’ di polvere di stelle…”. Il testo è scritto da Maria Giulia e da Bardotti, tra le firme del brano c’è anche quella di Zanotti, oltre a Endrigo.

Grazie a Internet il disco Mari del sud può essere facilmente reperito sotto forma di file digitale su iTunes, CD e anche nel vecchio vinile, tramite eBay. 

Il monumento che la città di Pola ha dedicato a Sergio Endrigo

Ancora Sergio

Si comincia a cantare è anche il titolo dell’album postumo di Sergio Endrigo, pubblicato nel 2010 da onSale music, che contiene ventiquattro tracce registrate nel 1959 e firmate da famosi autori (tra cui Migliacci, Bindi, Calabrese e Modugno). In alcuni brani Endrigo appare con i suoi pseudonimi: Sergio Doria, Notarnicola e Riccardo Rauchi e il suo complesso.

Nel 2012, con l’aiuto dell’Unione Italiana, del municipio di Pola e della Regione istriana è stato realizzato un CD tributo intitolato1947 – Hommage a Sergio Endrigo, che contiene una trentina di brani scelti con cura tra i più conosciuti, eleganti e riflessivi, interpretati da artisti polesi (con l’eccezione degli istriani Arsen Dedić e Massimo Savić).

Il 30 maggio 2013, in occasione dell’anniversario dell”80° anno dalla nascita di Endrigo (15 giugno 1933), Radio Capodistria ha trasmesso il concerto registrato al Teatro di Capodistria in occasione del Forum Tomizza, dedicato alla sua musica.

Il 26 luglio 2013 il Folk Festival, che si svolge a Spilimbergo in provincia di Pordenone, ha dedicato una serata a Sergio Endrigo,invitando il cantautore Simone Cristicchi a cantare accompagnato dalla Mitteleuropa Orchestra del Friuli Venezia Giulia diretta dal m° Valter Sivilotti. L’evento è stato trasmesso su RAI 1 il 15 agosto, purtroppo in seconda serata alle 23.30, ma è tuttora visibile, in versione integrale, su Youtube.

La città di Pola ha dedicato a Endrigo una splendida scultura ispirata alla famosa canzone L’Arca di Noè. L’opera, dell’artista Ciro Maddaluno, è stata realizzata dallo scultore Eros Cakic, con il contributo degli architetti Davor Matticchio e Zvonimir Vojnič.

Durante il breve viaggio nei “mari di poesia”, abbiamo incontrato artisti, poeti, luoghi e suoni che la memoria aveva per un po’ dimenticato, ma di cui dobbiamo riappropriarci. Chiudiamo con due bellissime frasi, la prima tratta da Canzone per te, che nel 1968 vinse il Festival di Sanremo: “… la solitudine che tu mi hai regalato, io la coltivo come un fiore”. Il secondo testo è tratto dal brano Poema degli occhi, con le parole di Vinicius de Moraes: “ amore mio che occhi i tuoi, quanto mistero negli occhi tuoi, quanti velieri e quante navi, quanti naufragi, negli occhi tuoi…”.

Si ringrazia Claudia Endrigo per il supporto dato durante la realizzazione dell’articolo.

Le fotografie dei panorami istriani sono Copyright © William Molducci.

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Recensione album “Buongiorno” dei Coocko

L’album “Buongiorno” dei Cookoo è ricco di pezzi orecchiabili tra rock melodico e pop più semplice. Il brano “Le distanze (solo lamenti)” possiede un buon sound, un arrangiamento attraente e un testo intrigante. In “Casa” i suoni e i testi sono amalgamati a una struttura musicale solida e contemporanea. Orecchiabile. “Baby” è una ballata tra sentimenti e alternanza degli stessi. Parole gelide e intrise di ricordi e speranze. Nella canzone “La parte più eterna del mondo” c’è un sapore di poesia, uno scontro con una musicalità elettronica dura. Un rifugio cercato e trovato nella musica. “Nel bianco dei tuoi occhi” l’intro del pezzo suona un po’ compassato, quasi anni ’80, ma permette di entrare in un girone di parole a incastro lento. “La leggenda personale” regala un testo semplice, e musica orecchiabile, creando un pezzo decisamente radiofonico. In “Il mio corpo” si percepisce l’impronta di ballata intima. Intensa. Il brano “Supernova” ha una melodia non originalissima, ma con buona potenza nell’esecuzione per una canzone dal testo semplice ma con un risultato arioso ed elegante. “Kafka” è un brano con una spruzzata di letteratura e un suono leggero di pianoforte, con un testo complesso, che rincorre una melodia cadenzata che si infiltra nei pensieri. Un pop rock interessante. “Buongiorno” racconta di un risveglio, lento. Una rinascita. Il cambiamento scoperto all’improvviso. Il viso ancora sporco di speranze. Anche nel pezzo “La cometa” si percepiscono sfumature da suoni anni ’80, ma che risultano attuali e musicalmente coerenti. Ballata tra rock e pop, tra speranze e voglia di creare musica. “Lady G” è una storia, un’immagine. Un’istantanea di qualcosa che è cambiato, forse dentro la protagonista. Forse fuori. E’ un passaggio che sembra nebbia. Impercettibile. L’album “Buongiorno” dei Coocko è ben studiato e ottimamente suonato, in alcuni tratti pecca in originalità, ma si compensa con le strutture solide dei brani proposti. Un disco che si lascia ascoltare. Piacevole.