La serie “Harry Hole” di Jo Nesbo – Recensione

I romanzi di Jo Nesbo che hanno come protagonista il commissario Harry Hole sono attraenti, veloci, intriganti e ricchi di suspance. I primi tre pubblicati in Italia sono “Il Pettirosso”, “Nemesi”, “La stella del diavolo” e si fondano sulla rivalità tra Harry Hole e l’ambizioso poliziotto Tom Waler. Sullo sfondo omicidi, e indizi per risolverli. Hole combatte delle vere e proprie battaglie con i criminali e soprattutto con se stesso e con la sua dipendenza dall’alcol, dal suo “amico” Jim Beam. Con il thriller “La ragazza senza volto” Nesbo elabora tecnica e il personaggio Harry Hole, creando un vortice di emozioni e sensazioni che attraggono il lettore dalla prima all’ultima pagina. Storia dopo storia si scopre l’anima di Hole, e le sue paure, il legame con Rakel e Oleg, il ragazzino che lei ha avuto dal suo ex marito russo e che vede il lui il vero papà. L’autentico capolavoro Nesbo lo raggiunge con “L’uomo di neve”, in cui Harry Hole torna a confrontarsi con un serial killer (come nel caso dell’Australia, riferimento a due romanzi non editi in Italia) in una storia ricca di colpi di scena, che riesce a toccare il lettore fino a renderlo inquieto. Lo scontro con l’uomo di neve cambierà molto Harry Hole, e soprattutto i rapporti di quest’ultimo con Rakel e Oleg. Ne “Il Leopardo” continua sentirsi il peso dell’angoscia di Hole, mentre cerca di risolvere l’ennesimo caso, questa volta ostacolato dalle rivalità tra Kripos, capeggiata da Belman, e la sezione anticrimine della polizia di Oslo, mentre nasce un intreccio di sesso e amore tra Hole e Kaja, che prova a fargli dimenticare Rakel, fuggita dopo gli episodi de “L’uomo di neve”. La serie si conclude con “Lo spettro”, un thriller veloce e malinconico, amaro, in cui emerge la solitudine del protagonista, in una risoluzione dei conti dura e difficile che lo metterà ancora una volta di fronte alla sua vera indole. E questa volta sarà la sfida finale. I romanzi di questa “serie” sono assolutamente capolavori con stile elegante e la crudezza del noir più oscuro. La penna di Nesbo fonde il Male e il Bene, in un intreccio di passione, giustizia e l’oscurità della cattiveria di Killer che sembrano attraenti quasi come il protagonista, re incontrastato di queste storie. Rappresenta le debolezze umane e le compensa con una caparbietà e un’altissima capacità di analisi delle scene del crimine. Tutti i romanzi sembrano parte di un’unica storia, e in fondo, lo sono. E’ difficile fermarsi una volta iniziati a leggerli. Jo Nesbo rappresenta senza ombra di dubbio uno degli scrittori più autorevoli nel genere thriller noir. Assolutamente da leggere.

 

Anna bello sguardo

Cortometraggi: Anna bello sguardo un film di Vito Palmieri

Vito Palmieri è il regista di Anna bello sguardo, il cortometraggio nato da un’idea elaborata insieme alla classe II C della Scuola Secondaria Testoni Fioravanti di Bologna. Il film racconta di Alessio, un ragazzino adolescente con la passione del basket, che non riesce a giocare con i suoi coetanei perché ritenuto basso di statura. Un giorno, mentre si trova nel ristorante della nonna, scorge appesa alla parete la fotografia di Lucio Dalla, morto da appena un mese, ritratto insieme ad Augusto Binelli il pivot della Virtus Bologna. Si tratta di una fotografia molto conosciuta sia dai fan di Dalla sia dagli sportivi, ma certamente non dagli adolescenti dei giorni nostri. Nonostante la differenza di statura dei due personaggi, il ragazzino li crede entrambi giocatori di basket, sarà la nonna a rivelargli che Lucio non è un giocatore di basket, ma un cantante. Alessio inizierà a comprendere che la statura non è così importante per realizzarsi nella vita, riuscendo anche a conquistare la simpatia di Anna, la compagna di scuola preferita. E proprio insieme ad Anna correrà per le strade di Bologna sino a giungere sotto le finestre del palazzo dove abitava Lucio Dalla, in tempo per ascoltare la bellissima canzone Anna e Marco, la stessa che alla ragazza ricordava la sua infanzia, le cui note sono il motivo conduttore del film e forse della loro adolescenza. Il cortometraggio è stato girato tra i luoghi cari al cantante bolognese, tra cui la Trattoria Annamaria (dove la proprietaria interpreta la nonna del ragazzo), Piazza Maggiore e Via D’Azeglio. Lucio Dalla naturalmente non recita nel film, ma è lui l’indubbio protagonista della storia, così come lo sono i suoi suoni e gli accordi che accompagnano le varie scene, i colori delle strade del centro di Bologna e gli sguardi della gente che ascolta la sua canzone in strada. Regista di Anna bello sguardo è Vito Palmieri, autore di film quali Tana libera tutti del 2006, candidato ai David di Donatello, Il Valzer dello Zecchino – Viaggio in Italia a tre tempi, con cui ha vinto il primo premio come miglior documentario all’Annecy Cinéma Italien e il recente cortometraggio Matilde, selezionato alla Berlinale 2013 (sezione Generation) e premiato al Toronto International Film Festival (sezione Kids). Una menzione la meritano i due giovanissimi attori Ettore Minucci e Rebecca Richetta, oltre a Paolo Marzoni e Corrado Iuvara per il montaggio e Daniele Furlati, autore delle musiche. Anna Maria (proprietaria dell’omonima trattoria e interprete della nonna di Alessio) e i suoi collaboratori sono i protagonisti del cortometraggio Anna Maria: tagliatelle e buonanotte al secchio di Paolo Muran, classificatosi al terzo posto al Premio Cinema Academia Barilla 2012.

Recensione romanzo “Non volare via” e intervista all’autrice Sara Rattaro

“Non volare via” è un romanzo sofferto, ricco di momenti emozionati e spunti che fanno riflettere. E’ una storia amara, che ha un retrogusto di vita, di speranza. E’ un viaggio negli istanti più importanti dei protagonisti, interlacciati, fusi gli uni con gli altri. Eppure uniti. E’ la storia di un bambino, Matteo, un bambino affetto da sordità sin dalla nascita, e della sua famiglia, che deve imparare a vivere e a insegnare a vivere nonostante questo problema. La scrittrice Sara Rattaro racconta le crisi, i sogni infranti, e le paure dei genitori, nel loro evolversi e crescere. Descrive un intreccio di sensazioni, amori, tradimenti, delusioni e rabbia. Sullo sfondo c’è la speranza, e un amore incondizionato che sopravvive nonostante tutto. I personaggi  che Sara disegna sembrano vivi e hanno le contraddizioni tipiche di ognuno di noi. Ci si affeziona e non si riesce a smettere di leggere fino a quando non si scopre il finale. “Non volare via” è un bel romanzo, intenso e profondo, emozionante e attuale ed entra nel vivo del rapporto tra genitori e figli, alla reazione di fronte a una delle problematiche che mettono a dura prova i nervi e le emozioni. E’ un viaggio difficile, che lascia ferite, ma che, a modo suo, riesce a far sognare. Un parallelismo delle regole degli scacchi, applicati alla vita. La tensione e la velocità della narrazione lo rendono anche decisamente gradevole nella lettura, ben scritto, sia nella tecnica narrativa, che nello stile.

 

 

Che origini ha la storia che racconti nel romanzo “Non volare via”?

Ho iniziato a scriverla mossa dal grande desiderio di raccontare una storia al maschile. In un secondo tempo è arrivato Matteo e il suo mondo silenzioso. Le due cose insieme sono state esplosive.

Come hai costruito i personaggi, così vivi e intensi?

Sono loro che hanno trovato me. Nella mia testa c’era un storia che vibrava e i personaggi erano limpidi e reali. Il segreto è quello di non creare degli eroi ma persone comuni che sanno diventare speciali come chiunque altro.

Qual è l’equilibrio più giusto tra tecnica narrativa e passione per la storia che si sta raccontando?

Credo che un equilibrio ci debba essere ma io non l’ho ancora trovato, per ora è quasi tutta passione!

Hai fatto molte ricerche per riuscire a descrivere così bene la patologia che descrivi nel libro?

Si molte. Era giusto e rispettoso nei confronti di chi poteva immedesimarsi nei protagonisti non solo per i miei lettori.

La tua storia mi ha fatto venire in mente i romanzi di Lisa Genova, scrittrice americana che ha analizzato problematiche come Alzhaimer e Left Neglect, anche lei ha utilizzato una bella storia per raccontare delle patologie vere, facendo capire quasi dall’interno cosa si prova. Ritieni che questo tipo di racconti possano essere utili ai lettori anche a conoscere realtà di cui hanno solo sentito parlare?

Adoro Lisa! Credo di si, spesso il romanzo può essere l’occasione di parlare di problemi “sconosciuti”.

Come è nata l’idea di applicare le regole degli scacchi alla tua storia, e alla vita in genere?

Avevo bisogno di raccontare la straordinarietà di Matteo in modo concreto e non solo a parole. Così sono arrivati gli scacchi e tutte le regole che assomigliano tanto a quelle della vita comune.

Sandra e Camilla, sembrano due lati della stessa medaglia, sono poi così diverse?

In ogni donna c’è un pò di Camilla e un pò di Sandra. È la vita che ti porta a scegliere chi essere ma non esiste nulla di più poliedrico dell’animo femminile.

Uno dei temi fondamentali del romanzo è l’educazione dei figli, in che modo gli amori “sbagliati” dei genitori possono condizionare gli aspetti psicologici dei figli, quindi dei genitori di domani?

Credo che la cosa più importante per un figlio sia avere dei genitori sereni e non sempre salvare una famiglia per forza significa trovare serenità. Certo è doveroso provarci!

La diversità è uno dei problemi che affliggono le nuove generazioni, e forse così è sempre stato. C’è una maggior consapevolezza di questo aspetto tra i giovani? In che modo la letteratura può aiutare?

Abbiamo molto da fare. La diversità è sempre negli occhi di chi guarda. La scuola, la famiglia e le comunità hanno una grande responsabilità e molto lavoro da fare. La letteratura è di grande aiuto.

Intervista a Vincenzo Spampinato

SpampinatoVincenzo Spampinato è presente sulla scena artistica sin dagli anni settanta in qualità di autore, musicista ed interprete, cultore di discipline quali danza (ha alle spalle anni di studio di mimo), teatro e ogni forma artistica, che gli possa creare stimoli ed interesse.

Partecipa al Festivalbar 1978 con il brano E’ sera, ottenendo il primo grande successo, negli anni seguenti seguiranno brani quali Battiuncolpo Maria, Voglio un angelo, L, Napoleone, I separati, L’amore nuovo, Milano dei miracoli e decine di altri successi. Tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80 ha realizzato tre album: Vincenzo Spampinato, Dolce e amaro e Rime Tempestose, quest’ultimo pubblicato sotto lo pseudonimo di Pietro Pan.

Contemporaneamente alla sua carriera di cantante lavora come autore per numerosi artisti quali Viola Valentino, Riccardo Fogli, Patrizia Bulgari, Fausto Leali, Irene Fargo e Milva. Tra le tante canzoni citiamo Torna a sorridere, Sulla buona strada (Sanremo 1985) e Per Lucia (Eurofestival 1983), portate al successo da Riccardo Fogli, Sola ed Arriva, Arriva (Sanremo 1983), eseguite da Viola Valentino, inoltre, insieme a Maurizio Fabrizio, ha scritto la sigla degli spot televisivi del settimanale Sorrisi e canzoni.

Gli anni novanta

Nel 1989, dopo alcuni anni di silenzio, pubblica il disco Dolce amnesia dell’elefante, un album intimo ed introspettivo, completato da due brani in dialetto siciliano, che le case discografiche precedenti gli avevano impedito di incidere. L’autore gioca con l’antinomia del titolo (la contrapposizione della parola dolce con amnesia, soprattutto perché riferita all’elefante, simbolo di buona memoria), proponendo testi che si possono leggere come capitoli di un romanzo, musicati con melodie mediterranee. Nel disco è inserito anche il brano Per Lucia, portato al successo da Riccardo Fogli. Come dichiarato anche nella nostra intervista, Spampinato tiene molto a questo brano e gli piace credere che, nel suo piccolo, abbia contribuito ad abbattere il muro di Berlino. La canzone narra di un amore berlinese, reso impossibile dagli steccati ideologici della guerra fredda: “… oltre il muro che cosa c’è, trattieni il fiato e poi salta verso me, i colpi di fucile sono oramai lontani, apriremo il cielo con le mani”.

Nel 1990 esce Antico suono degli dei (altro titolo atipico), realizzato con la collaborazione di Tony Carbone dei Denovo ed Alfio Antico, cantante e musicista, tra i maggiori interpreti della tammorra (strumento musicale a percussione). Gli arrangiamenti sono sviluppati grazie al largo utilizzo di strumenti quali zampogne, mandolino, cornamusa, arpa celtica, oltre agli archi scritti e diretti da Massimo di Vecchio e la presenza dell’Orchestra sinfonica Nova Amadeus di Roma. Questo è il disco della nostalgia e dell’amore perduto, che risente ancora nei testi dell’introspezione intimista dell’album precedente, ma che in una sorta di contrapposizione musicale, propone ritmi ed arrangiamenti brillanti ed allegri. Durante alcune tappe del Cantagiro 1991, Vincenzo ha eseguito il brano Antico suono degli dei insieme ai Matia Bazar.

Nel 1992, esce il disco che forse lo rappresenta al meglio: L’amore nuovo, il cosiddetto “disco della rinascita”, dove il filo conduttore è rappresentato dalla speranza (individuale e sociale). L’album è arricchito dalla presenza di Lucio Dalla nel brano Bella e il mare (“stavo cercando un tenore che interpretasse il mare e Lucio si propose…”) e da Franco Battiato in L’amore nuovo. La playlist comprende canzoni quali C’è di mezzo il mare, un brano pieno di riferimenti alla cronaca, dove viene descritta la Sicilia dei misteri, con riferimenti anche alla strage di Ustica. Il brano, nato da un moto di sofferenza, rabbia e ribellione, si apre con un coro alpino che canta: “… lassù sulle montagne libero vola il falcone”, con chiari riferimenti alle figure di Libero Grassi e Giovanni Falcone. Segnaliamo anche I separati:”… e ricordarsi di comprare il pane e ricordarsi di dimenticare…” (anche in questo caso notiamo un riferimento all’amnesia come perdita di memoria temporanea e quindi oblio necessario per lenire il dolore), così come suggerito nel titolo del suo disco del 1989)

Judas del 1995 è l’album considerato della protesta, della rivolta e della rivendicazione. In Judas l’impronta musicale etnica è meno marcata, la struttura della canzoni è più essenziale, in linea con i temi trattati. La lista dei brani propone dieci perle, tra queste: Napoleone, Campanellina, La tarantella di Socrate, Il portiere, il suggeritore… gli altri e Il passo dell’elefante.

Vincenzo e il terzo millennio

Nel 2000 esce Kòkalos.3 disco di canzoni vecchie e nuove interamente in lingua siciliana, definito dall’autore come il suo “disco del cuore”. Il titolo misterioso omaggia Kòkalos l’antico re dei Sicani, mentre il tre viene utilizzato in quanto numero ciclico e misterioso.

Nel 2006 è stata pubblicata la raccolta Ri-Vintage, che contiene numerose canzoni inedite e versioni dei vecchi successi in versione mai pubblicata, il suo autore la definisce “Analogicantologia”, consigliata per chi vuole iniziare a conoscere questo grande artista.

Nel 2012 Vincenzo pubblica il suo ultimo CD intitolato “Muddichedda muddichedda”, che prende il titolo dal brano vincitore dell’undicesima edizione del Festival della nuova canzone siciliana. L’album propone brani in lingua siciliana, di cui metà inediti e l’altra metà provenienti da Kòkalos.3, queste ultime debitamente rimasterizzate. Nella track list è presente anche Aspittammu u ventu (già inserita in Kòkalos.3), eseguita con l’Orchestra dei Rondò Veneziano diretti da Giampiero Reverberi.


Spampinato

 

L’intervista

“Venditore di nuvole” è il titolo dello show che da tre anni stai portando in giro per l’Italia, dove tra citazioni, filmati, aneddoti e racconti inediti, proponi il tuo vasto repertorio, in una sorta di percorso artistico ed umano. Vuoi parlarci di questo spettacolo?

Ognuno di noi è (se vuole) “il venditore di nuvole o sogni”. Una vendita metaforica, dove si chiede soltanto di sognare in compagnia, in un Paese dove ormai tutti si credono creatori o padroni dei sogni degli altri. L’idea nasce dall’esigenza di presentarsi in maniera semplice e sincera al pubblico, che a parer mio è stanco dell’arroganza che si vede in giro e nei media.

Un musicista che vende nuvole e sogni ha ancora la possibilità di farsi apprezzare in una società sempre più chiusa ed egoista? Su quali leve deve agire?

Credo che ogni essere umano, dunque anche noi suonatori, viva sempre in bilico sulla bilancia della qualità o quantità. Io spero sempre, di divertire gli ascoltatori con intelligenza. Non per fare il saputello, ma semplicemente perché la gente non è così stupida come ci vogliono far credere i reality.

Hai iniziato la tua carriera negli anni ’70, partecipando, tra gli altri, anche al tour “Primo concerto” insieme a Vasco Rossi, Marco Ferradini, Alberto Fortis e Renzo Zenobi. Praticamente avete esordito insieme. Vuoi raccontarci di quell’esperienza e delle vostre speranze di allora?

Eravamo molto giovani e affamati di successo, è stata un’esperienza unica ed irripetibile, che comunque ad ognuno di noi ha tracciato la via che dovevamo e volevamo seguire.

Hai vissuto l’epoca dei festival e delle rassegne canore, oggi sempre più spesso trasformate in format televisivi, cosa ti manca di quel modo di fare conoscere la propria musica?

Era ovvio che i media si modificassero, ma francamente pensare che la Musica non avrebbe avuto più spazi in TV era impensabile. Credo che quello che manca a noi musicisti, manca sicuramente anche al pubblico.

Internet, dove tu sei presente con Facebook e sito ufficiale, è uno strumento di comunicazione che elimina ogni tipo di filtro, cosa ti ha portato l’avere un rapporto diretto con i tuoi fan?

Io non ho mai avuto né filtri né barriere con gli ascoltatori. Ho sempre avuto un rapporto leale e diretto. Non sono come certi colleghi, che trincerati nelle loro puerili torri d’orgoglio, hanno dimenticato che esistono, perché la gente li fa esistere.

Hai scritto brani importanti per cantanti quali Riccardo Fogli, Viola Valentino, Fausto Leali, Milva, Beans, Irene Fargo e Patrizia Bulgari. Il donare una canzone è senza dubbio un gesto di generosità e di amore, cosa provi ad ascoltare la tua musica e le tue parole interpretate dagli altri?

Una grandissima gioia!

Oggi si potrebbe spiegare o paragonare, come quando condividono su Facebook una foto o un tuo pensiero!

Uno dei tuoi brani più conosciuti è Per Lucia, interpretato da Riccardo Fogli e portato all’Eurofestival nel 1983. Cosa ha rappresentato per te questa canzone e come mai hai scelto di inciderla nove anni dopo in La dolce amnesia dell’elefante?

Per Lucia è stato il primo colpo di “piccone” sul muro di Berlino. Nonostante fosse ancora lontana l’ipotesi del crollo di quella vergogna di cemento e mattoni, ho voluto credere che (senza retorica) l’Amore non si ferma davanti a niente. Ho voluto cantarla perché appartiene profondamente al mio vissuto musicale.

Nel 1987 il tuo brano Il mio grande papà si classificato secondo allo Zecchino d’oro, quale è stata la genesi di quella canzone?

Visto che ero ormai grande per parteciparvi come cantante, non avendo altra scelta… beh diciamo la verità: l’ho scritta per mio figlio e per dirla come Gianni Rodari, un po’ anche per i figli degli altri.

Lucio Dalla, Franco Battiato, due incontri importanti culminati con la loro partecipazione a L’amore nuovo, l’album della rinascita …

Ci è dato sempre di rinascere…in musica naturalmente. Ricordi la celeberrima song dei Beatles “With a little help from my friends? Due cari Amici, mi hanno dato un piccolo grande aiuto.

Hai detto che le canzoni una volta create camminano con le loro gambe, ma cosa si prova quando le si incontra all’improvviso?

Forse un effetto Dorian Grey. Non so perché, ma credo che le canzoni non invecchiano…sono immortali.

Sino a qualche anno fa era normale entrare in una rivendita di dischi ed interagire con altre persone. Cosa abbiamo guadagnato e cosa si è perso in cambio di un download da iTunes?

Anche la Musica risponde ai sensi, a tutti i sensi : manca il tatto… col disco avevi sempre qualcosa di tangibile. Sarò un nostalgico ma mi manca tantissimo il vinile.

Spampinato

Hai vinto l’11 edizione del Festival della nuova canzone siciliana, con il brano che porta il titolo del tuo ultimo CD “Muddichedda muddichedda”. Tu hai spesso alternato canzoni in dialetto siciliano a quelle in italiano, qual è la motivazione che giustifica la scelta di una o dell’altra lingua?

Quando ho paura, nostalgia, insomma sentimenti decisamente più forti, ho bisogno di parlare e cantare nella mia lingua: il Siciliano!

Uno dei tuoi dischi più difficili da reperire è sempre stato Judas, vuoi parlarcene ora che finalmente è rintracciabile su Internet?

Judas ha avuto una genesi difficoltosa (in quel periodo la DDD veniva venduta alla BMG, senza che noi artisti ne fossimo a conoscenza) è stato un disco travagliato ma intenso. Io lo considero uno dei più belli che sono riuscito a scrivere.

Ri-vintage è una tua antologia pubblicata nel 2006, con numerosi inediti, che ha il vantaggio di essere tuttora facilmente rintracciabile nei negozi on-line, la ritieni un buon punto di partenza per chi vuole conoscerti?

Solo il live fa conoscere a fondo un artista. Lì sei con la guardia abbassata, sei sulla fune, sei il clown che cerca l’applauso nel circo della Musica… Fellini docet!

Hai appena ultimato il tour estivo, quali progetti hai all’orizzonte?

Un nuovo disco e diversi tour all’estero, anche se mi piacerebbe portare in tutti i piccoli teatri italiani “Venditore di Nuvole”, ma purtroppo l’Italia manageriale e televisiva, dà spazio sempre ai soliti raccomandati.


Si consiglia la lettura del libro di Mario Bonanno “Vincenzo Spampinato lettere mai spedite e rime tempestose” ed. Bastogi p.120


THE ROYAL BRIDGE: in radio con il singolo “Falling Down“

La GHIRO Records presenta FALLING DOWN
il primo grande singolo dei THE ROYAL BRIDGE
In radio da Venerdì 6 Settembre


I
THE ROYAL BRIDGE nascono a Pordenone nel 2010 danno vita ad un sound tipicamente brit richiamando le sonorità e le caratteristiche dei palcoscenici londinesi degli anni ’90 ma con l’originalità dei giorni nostri. Energia, passione pop rock anche nel look dei componenti, queste le caratteristiche della band che con creatività, groove e voce graffiante presentano il loro primo lavoro discografico.
In radio da Venerdì 6 Settembre con il primo singolo dal titolo FALLING DOWN.


The Royal Bridge – Biografia

I “The Royal Bridge” nascono a Pordenone nel 2010 da un’idea di Boris Tait e Andrea Antoniolli e dall’amore di Boris per il pop-rock. Subito dopo entra a fare parte del gruppo Fabio Vaccher ed in ultimo Enrico Verardo che definisce il line up della band. La complicità musicale dei quattro e l’estro di Boris ed Enrico, autori e compositori dei pezzi, danno vita ad un sound tipicamente “brit”, quasi a richiamare le sonanze dei palcoscenici londinesi degli anni ’90 ma senza perdere l’originalità dei giorni nostri. La voce graffiante di Boris, il groove del basso di Andrea, la creatività della chitarra di Enrico e la tecnica della batteria di Fabio sono i leitmotiv del gruppo.

Dopo vari concerti e interviste radio vengono in contatto con un etichetta indipendente, la “GHIRO RECORDS” di David Marchetti, che intuisce subito il potenziale della band. I “The Royal Bridge” firmano il loro primo contratto discografico con la “GHIRO RECORDS”. Da li a poco registrano il loro primo disco presso i MUSHROOM STUDIOS di Enrico Berto e masterizzano il tutto presso i rinomati ABBEY ROAD STUDIOS di Londra. Il tutto viene allietato dal loro primo video interamente registrato a Londra da Evandro Mariucci per il singolo FALLING DOWN.


LINE-UP

Boris Tait – voce

Enrico Verardo – chitarra, voce

Andrea Antoniolli – basso

Fabio Vaccher – batteria


Ufficio Stampa

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