Recensione “You vs me” dei Kingshouters

Un suono rock accattivante, brani intensi con un ritmo che coinvolge. Sin dal primo pezzo, “Friend”, si rimane attratti dal sound delle chitarre elettriche, un impatto quasi psichedelico. “Jane” è un’esplosione di energia, di musica che riempie l’aria. “Dance” è ritmo, suono, vibrazioni. Un vortice di passione che si espande tra note e sensazioni forti. “All i know about you” splende con un muro di suono che lascia senza fiato, melodie avvolgenti come sogni. Il brano “Not Tomorrow” è inquieto, nervoso, lascia trasparire spazi di riemersione dalle paure, oltre l’anima. “Levels” è un pezzo che racchiude un’anima rock a un suono orecchiabile che entra dentro, e si fa ascoltare senza sosta. Ottimo sound radiofonico. “You vs me” è una canzone che appare più lenta delle altre, forse per evidenziare il tono che sembra più intenso, ma come gli altri pezzi è ritmo puro ed energia. “Sometimes i can’t sleep” è intensa, quasi mistica, un sound evocativo di atmosfere lontane e intoccabili. “The last Emperor’s day” è il brano che chiude l’album, e come le altre canzoni non tradisce le aspettative. Un fluido di note colorate e ottimamente progettate per farsi ascoltare. Un suono che esplode nelle orecchie, sino in fondo all’anima. L’album “You vs me” è un disco che racchiude ottimi arrangiamenti, musica coinvolgente, pezzi orecchiabili, ma allo stesso tempo intensi e ricchi di spunti interessanti. Un disco da ascoltare e riascoltare per farsi coinvolgere in un viaggio interiore, in sogni che diventano musica, e viceversa.

“STARE BENE”: è questo il messaggio e il secondo singolo di Geddo tratto dal suo album NON SONO MAI STATO QUI

Sono proprio le nostre mancanze e i nostri desideri a renderci unici per cui, senza per forza frustrarci all’infinito alla ricerca di felicità impossibili, possiamo tranquillamente ripartire dallo stare bene con quello che abbiamo o che possiamo costruire. Un cielo sereno addolcito dalla brezza leggera della west coast ligure, rinfrescato da sprazzi gospel e un refrain coinvolgente; un vero e proprio mantra ricostituente e rigenerante.

Il mondo di Geddo nasce negli anni 70 ad Albenga in provincia di Savona. Dopo aver vissuto tra Milano e Genova per motivi inerenti l’impiego del padre si trasferisce nella città natia dove i genitori cominciano ad occuparsi dello storico negozio di famiglia di stoffe, tappeti e oggettistica per la casa. Così tra mille strane forme e una girandola di colori la chitarra diventa ben presto l’inseparabile compagna dei suoi sfoghi adolescenziali: prolungamento emotivo e sintesi essenziale.

Tornato a Genova, scopre il centro storico, i club, il mondo universitario, i centri sociali e tutto il fermento della città estremamente legato ai classici cantautori della storia genovese, trovando anche il tempo di laurearsi in Giurisprudenza. Saltuariamente torna in riviera dove fonda i Fine Cats, travolgente band di rock blues. Nel frattempo a Genova porta avanti nei club nascosti del centro storico un repertorio personale più intimo e disperato, ma saldamente ironico.

La sua è comunque una carriera nata tardi e coltivata male e quando torna a vivere in riviera, finita l’esperienza universitaria, si trova a cominciare da zero in una situazione molto diversa senza punti di riferimento musicali. Riponendo le basi dei propri progetti si attiva per dare alla riviera una dignità musicale contribuendo a creare un mondo collaborando alla direzione artistica di molti locali tra cui soprattutto il mitico Ferrocarril di Imperia che prima di essere ucciso dalle solite cieche istituzioni locali grazie a Geddo farà da base per Max Manfredi, Zibba, Faso, Meyer, Menconi, Folco Orselli e ospiti anche internazionali. Geddo resta convinto che la musica sia un mondo e che vada portata avanti nei suoi aspetti veri nel suo complesso e quindi da sempre si adopera in prima persona per la promozione del talento e dell’arte con passione e impegno pari a quella utilizzati per i propri percorsi personali.

Ad oggi Geddo è anche membro attivo di un’associazione culturale che organizza, tra le altre cose, un importante festival di musica e teatro che si chiama SU LA TESTA. Il 2010 lo vede finalmente incidere il primo album di canzoni dal titolo “Fuori dal comune” che raccoglie entusiastiche recensioni da tutta la stampa specializzata, che lo giudica una delle più fresche novità del panorama cantautorale ligure ed italiano. La canzone Genova ottiene una menzione speciale al premio Donida 2010 ed il singolo Ti voglio resta nella classifica di gradimento delle radio Indie per oltre 100 giorni.

A Gennaio 2013 è uscito il nuovo album “Non sono mai stato qui”. Una seconda prova matura ed eterogenea. Il primo singolo “Angela e il cinema” replica il successo radiofonico di “Ti voglio” con uno stabile livello di apprezzamento nella classifica indie e recensioni molto positive.

Intervista a Franco Fasano per l’album “fff fortissimo”

Franco Fasano è un cantante ed autore di indubbio talento, conosciuto per le numerose canzoni di successo interpretate da lui stesso e da artisti del calibro di Mina, Emma, Anna Oxa, Andrea Bocelli, Fausto Leali, Drupi, Massimo Ranieri, Raffaella Carrà, Peppino Di Capri, Fiordaliso, I Camaleonti, Flavia Fortunato… Tra le canzoni da lui scritte ed interpretate citiamo: “Vieni a stare qui”, “E quel giorno non mi perderai più”, “Da fratello a fratello”. Tra quelle scritte per altri non possiamo non segnalare successi quali “Ti lascerò” (cantata da Anna Oxa e Fausto Leali, che vinse il Festival di Sanremo 1989), “Regalami un sorriso” (portata al successo da Drupi), “L’ultimo gesto di un clown”, “Non si può morire in eterno”, “Certe cose si fanno” e “Matrioska” del 2011 (Mina), “E mo’ e mo’” (Peppino di Capri), “Io amo”, “Mi manchi” e “Una piccola parte di te” del 2009 (Fausto Leali), “Ieri con la testa di oggi” (Franco Califano), “Colpevole”, portata a Sanremo da Nicola Arigliano nel 2004 e tante altre che sarebbe lungo elencare.

Nel 1981 Franco esordii al festival di Sanremo con il brano “Un’isola alle Hawaii”, successivamente partecipò alla kermesse sanremese nel 1989 con “E quel giorno non mi perderai più” e “Vieni a stare qui” (1990), che si aggiudicò il secondo premio, alle spalle di Marco Masini (sezione giovani proposte). L’ultima sua apparizione nel festival della riviera ligure è del 1992, in coppia con Flavia Fortunato, con il brano “Per niente al mondo”.

Successivamente Fasano ha proseguito con successo la carriera autoriale e si è avvicinato al mondo dello Zecchino d’Oro, grazie all’incontro con Mariele Ventre. Tra le numerose canzoni scritte per i piccoli partecipanti citiamo “Il singhiozzo” (canzone vincitrice dello Zecchino d’oro e d’argento 2001), “E’ meglio Mario” (primo posto nel 1996), “Un bambino terribile” e “Il catalikammello” (primo e secondo posto nel 1997), “Il dialetto”, “Il rock della K”, “Batti cinque!”, “Goccia dopo goccia” e “Mitico angioletto” (secondo piazzamento nell’edizione 1999), “Wolfango Amedeo” (2006), (2007), “La doccia col cappotto” (2009), “La paella” (2011) e “Tarantella della mozzarella” (2012). Da quest’anno è il direttore artistico del prossimo disco de lo Zecchino d’Oro.

Da segnalare, inoltre, la lunga collaborazione con Cristina D’avena, che ha inciso numerose sigle televisive di cartoni animati e telefilm, da lui realizzate.

Nel 2012 Franco festeggia i suoi 50, realizzando un doppio CD intitolato “fff – Fortissimissimo”, alla cui realizzazione hanno partecipato oltre 300 persone, tra musicisti, cantanti, ingegneri del suono e grafici. L’album contiene 26 canzoni, tra cui i maggiori successi eseguiti in prima persona e i brani interpretati da altri artisti, oltre ad alcuni inediti.

Abbiamo intervistato Franco, ponendogli domande sul suo ritorno discografico e sulle numerose collaborazioni, che hanno caratterizzato il suo percorso artistico.

 

50 anni sono una tappa significativa nella vita di una persona, tu li hai voluti celebrare realizzando un progetto importante, quale può considerarsi “fff Fortissimissimo”, che esce 12 anni dopo il tuo precedente CD (“Scherzando, scherzando”), vuoi parlarci di questo doppio album, che tu definisci “un vero e proprio documento del mio pensiero musicale”?

E’ nato tutto dalla voglia di festeggiare musicalmente i miei cinquant’anni di cui oltre trenta di attività (la mia prima pubblicazione risale al 1978, un 45 giri: “Splash” e “Candid love”). All’interno del doppio cd ho scritto:

“Ho raccontato questo mio desiderio a buona parte dei musicisti con cui ho collaborato in questi anni fin dagli esordi. Così, spontaneamente e senza nessuna strategia discografica, è nata l’idea di questo doppio album dove ogni arrangiatore ha scelto liberamente tra i miei brani con un solo vincolo: non ri-arrangiare se stessi”. Ad esempio Pinuccio Pirazzoli, che ha arrangiato i miei primi successi sanremesi da “Un isola alle Hawaii” a “Io Amo”, qui ha realizzato “Ti lascerò” che nel ‘89 aveva realizzato Fio Zanotti che in “Fortissimissimo” ha prodotto “Regalami un sorriso” e “Una piccola parte di te”. Unica eccezione Mario Zannini Quirini che ho conosciuto grazie a Iva Zanicchi con il brano “Ti voglio senza amore”. Non essendo entrata nella fase finale di quel festival esisteva un versione per voce e orchestra da brividi mai presentata a Sanremo. Ora c’è ed è una di quelle che ogni volta che la interpreto suscita meraviglia e sorpresa. Da sottolineare anche gli altri due arrangiamenti di Zannini: “Io amo” e “L’ultimo gesto di un clown”, la prima canzone che mi ha inciso Mina contenuta in Ridi pagliaccio”.

In “fff Fortissimissimo” sono state coinvolte circa 300 persone tra autori, arrangiatori, musicisti, cantanti, ingegneri del suono e assistenti. Si tratta senza dubbio di un’impresa notevole, soprattutto se si considera che si tratta di un auto-produzione. Quanto hai creduto in questo progetto e quanto è stato complicato realizzarlo?

E’ stato importante non avere fretta. Nessuno me lo aveva richiesto se non, da anni, i miei fan più incalliti soprattutto ogni fine concerto: “Ma perché non te le canti tu le tue canzoni?”- continuavano a dirmi. Le mie risposte erano sempre “live” ma non avevo mai avuto il coraggio di buttarmi in un impresa così colossale. Se è riuscita così bene è grazie all’energia, la passione e la stima nei miei confronti di tutti coloro che hanno partecipato.

Nel nuovo album ci sono brani tratti dal tuo repertorio, canzoni scritte per altri interpreti e brani inediti. Le canzoni sono state arrangiate da diversi direttori d’orchestra e/ musicisti (tra questi: Pinuccio Pirazzoli, Marco Falagiani, Pippo Caruso, Mario Natale, Fio Zanotti, Stefano Barzan, Salvatore Mufale e Mario Zannini Quirini), ogni brano è stato quindi ri-adattato secondo il loro gusto musicale?

Assolutamente sì. Ognuno si è espresso liberamente secondo le proprie caratteristiche. La cosa che mi è piaciuta molto è che ad un certo punto tra alcuni di loro è nata anche una collaborazione: Massimo Varini che in “fff” ha rivisitato “E quel giorno non mi perderai più” e ha poi suonato le chitarre in più brani. Zannini si è messo a disposizione per suonare l’organo Hammond in alcuni brani (“Noi del ‘61” e “Un ‘isola alle Hawaii”), Marco Guarnerio si è ritrovato dopo anni a ri-collaborare con Luca Orioli e Mario Natale etc…etc…Il rischio secondo alcuni era che il disco non avesse un’uniformità nell’ascolto e si avesse il sentore di un puzzle tipo compilation. Credo che il risultato all’ascolto smentisca questa ipotesi perché tutti hanno lavorato sulla mie caratteristiche vocali. Il fatto poi che i brani fossero tutti scritti da me ha dato un ulteriore uniformità nella sostanza melodica; canzoni come “Piccoli problemi di cuore” (cartone animato cantato da Cristina D’Avena) e “Goccia dopo goccia” (brano dello Zecchino d’Oro”) qui trovano il loro posto grazie al piano elettrico e non di Sergio Conforti, e gli arrangiamenti di Marco Guarnerio e Stefano Barzan, quest’ultimo uno dei primi a farmi tornare il ghiribizzo di pubblicare ancora qualche inedito.

Tra le tante che hai scritto a quali canzoni ti senti più legato?

Dico sempre che nonostante le canzoni durino 3, 4 minuti in realtà io continuo a scrivere la stessa da sempre perché è l’atteggiamento compositivo che mi porta a non preferirne una rispetto ad un’altra.

Naturalmente però dopo ti danno soddisfazioni diverse.

Diciamo che quando una canzone resiste nel tempo, al di là del diritto d’autore oggi sempre meno riconosciuto, incontra generazioni diverse e questo sicuramente mi gratifica molto.

Tra i brani inediti del tuo album ci sono anche “L’Amore che mi devi», scritta insieme a Bruno Lauzi e “La luna”, scritta per Mia Martini. Come è nata e si è sviluppata la vostra collaborazione artistica ed umana?

Dell’esperienza con Lauzi potrei scrivere un libro da cui trarre un film. Ti dico solo che per me Bruno è, ancora oggi un esempio di libertà e spazialità artistica e umana. Quando un autore scrive nella stessa vita:

“Il poeta”, “La tartaruga” e “Almeno tu nell’universo” vuol dire che ne ha vissute almeno tre.

Riguardo Mia Martini posso solo dirti che dal 1982 l’ho incontrata sempre sulla mia strada artistica fino a quando alla fine del 1994 mi rimproverò per non aver mai scritto per lei. Scrissi “La luna” per un progetto che aveva in atto e che purtroppo non riuscì ad incidere. A convincermi ad inserire questa canzone in questo disco è stata Gianna Bigazzi, sua grande amica. La condizione però è stata quella di coinvolgere musicisti che con Mimì hanno sempre avuto a che fare, e non poco: Giovanni Saint-Just, Marco Falagiani, Toto Torquati, Gigi Cappellotto, Andy Surdi, Massimo Luca e Aida Cooper.

 

Le tue canzoni sono state interpretate dai maggiori interpreti della musica leggera italiana (Mina, Fausto Leali, Anna Oxa, Emma, Peppino di Capri, Franco Califano, Fiordaliso, Drupi, I Camaleonti, Andrea Bocelli, Nicola Arigliano, Iva Zanicchi, ecc…). La tua carriera di autore si affianca a quella di interprete, quali delle due prediligi e come si legano l’una con l’altra?

Tranne che per Cristina D’Avena e Lo Zecchino d’Oro, non ho mai scritto su commissione per nessuno degli artisti citati. Certo quando loro hanno scelto le mie canzoni, o io gliele proponevo, evidentemente c’erano dei punti cdi contatto artistici tra la mia ispirazione e la loro sensibilità artistica. “Fortissimissimo” è la prova che ciò che dico corrisponde al vero. Alcuni brani come “Mi manchi”, “Ti lascerò (le ultime tre cose)”, “Regalami un sorriso” qui si possono ascoltare complete e cioè con le stesure integrali che all’epoca furono adattate agli artisti che le avevano scelte.

 

Hai duettato con artisti quali Fausto Leali, Anna Oxa, Flavia Fortunato e recentemente con Gatto Panceri proprio in” fff Fortissimissimo” (nello splendido brano intitolato “Il giorno che la musica finì”). Ci puoi raccontare come sono nate queste collaborazioni e cosa te ne continui a portare dentro?

Il trio Oxa-Leali-Fasano fu un’invenzione di Nando Sepe allora manager di tutti e tre. L’abbiamo incisa a disco (e budjet) chiuso.

Ho sempre avuto l’impressione che loro lo abbiano fatto più per fare un favore a lui che a me. In ogni caso sono grato a tutti anche perché grazie a loro entrò prepotentemente nella programmazione di molte radio allora ancora libere. L’arrangiamento lo fece Fio Zanotti mentre la versione contenuta qui in “Fortissimissimo” è di Salvatore Mufale, che con me ha condiviso tre anni di tournée e questo era uno dei brani che coinvolgeva di più il pubblico.

Il Sanremo con Flavia Fortunato (allora le f erano 4…)

È stato il mio festival più divertente e l’unico a cui ho partecipato come big. Ricordo che Flavia era venuta per ascoltare il brano da portare al festival. Fu proprio lei per prima a propormi il duetto. Io non ero sicuro che fosse una buona idea perché bissare “Ti lascerò” sarebbe stato difficilissimo. A convincermi fu Mario Volanti presidente di Radio Italia Solo Musica Italiana e Sergio Conforti che infatti arrangiò “Per niente al mondo”. Non venne però a dirigere l’orchestra. A farlo fu Marco Mojana che per “Fortissimissimo” ne ha fatto una versione meravigliosa per voce e quartetto d’archi impreziosita nel finale da una splendida Paola Folli allora nei cori a Sanremo.

Il motivo per cui ho invitato Gatto Panceri a duettare con me è perché volevo chiudere un altro cerchio rimasto aperto da troppi anni. Intorno alla metà deli anni ’90 ci vedevamo spesso.

Lui mi invitava a sentire in anteprima i brani che sceglieva per i suoi dischi. Vidi sulla sua scrivania questo testo. “Bello” – dissi. “Lascia perdere, ho cercato di mettere su questa idea natami da un incubo che ho avuto qualche settimana fa, ma poi ho mollato il colpo”. Dopo due giorni sono andato a fargli sentire come l’avrei vista io. Se ne innamorò e già all’epoca la finimmo pressappoco così come è ora. Il provino lo fece già allora Mufale, ma non siamo mai riusciti né a cantarla noi ne a trovare qualcuno che ce la interpretasse. A distanza di tempo questo è uno di quegli inediti che avrebbe resistito nel tempo. Essendo “Fortissimissimo” un disco di un autore che canta le sue canzoni come le ha sempre pensate, ho pensato che per “Il giorno che la musica finì” non ero sufficiente. Considero Gatto un grande interprete di se stesso e quindi l’ho invitato nell’unico duetto vocale del mio disco.

 

C’è un’indubbia coerenza autoriale, che lega le fasi della tua musica. Che sviluppa, col tempo, un’attenzione sempre più capillare alla nudità degli strumenti, unitamente a testi curati, mai banali e di impatto emotivo. Ritieni che alla lunga, nell’ambito della musica leggera, sia vincente prediligere la forza delle idee nelle parole e nel suono?

Per me quello che conta è essere riuscito con “Fortissimissimo” a documentare il mio pensiero artistico legato alla forma canzone dove parole, melodia, arrangiamenti e missaggi diventano un’emozione unica. Col tempo, credo, ho imparato ad accorgermi quando questi elementi messi insieme funzionano emotivamente, almeno su di me. Il resto si vedrà ogni qualvolta qualcuno decide di ascoltare ciò che ho messo insieme. Io sono condizionato dall’averla vissuta. L’ascoltatore è il vero giudice.

Tra le tue attività musicali, una parte molto importante riguarda le canzoni scritte per lo Zecchino d’oro e le sigle di numerosi cartoni animati (nel recente album sono presenti i brani dedicati al mondo dei più piccoli intitolati “Goccia dopo goccia”, “La stessa stella” e “Piccoli problemi di cuore”). Qual è l’approccio che hai verso i bambini, dal punto di vista musicale, rispetto a quando scrivi canzoni che possono essere cantate da te o da altri interpreti?

Innanzi tutto considerare i bambini, bambini. Quindi spugne che incamerano molto facilmente melodie e concetti in maniera molto più istintiva e libera di noi adulti senza preconcetti o sovrastrutture mentali. E poi rispettarli in quanto esseri piccoli sì ma non per questo burattini. Questo atteggiamento l’ho maturato anche alla frequentazione di Emilio Di Stefano con il quale ho scritto le mie prime canzoni importanti per Lo Zecchino: “Goccia dopo goccia”, “E’ meglio Mario”, “Un bambino terribile”, “Batti cinque” e “Gira che è un girotondo”.

Una canzone per bambini ha la responsabilità di entrare nel loro mondo e da quel momento diventa loro e noi adulti siamo spettatori delle loro reazioni. L’effetto tenerezza, immediatezza, allegria dovrebbero essere sempre in pole position quando si scrive per l’infanzia.

Nel volumetto inserito all’interno del doppio CD, Gino Paoli ha scritto una lunga presentazione del tuo lavoro, dove evidenzia gli elementi importanti per fare il vostro mestiere, che sono: fatica, passione e successo. Quanta fatica e quanta passione hai messo nel tuo mestiere per riuscire ad importi e quanta ne deve dedicare un giovane alle prime armi?

Fatica? Ne ho messa tanta ma non mi sono mai stancato, almeno per ora, perché la passione ha sempre il sopravvento su ogni sacrificio. Ma come tutte le cose della vita il sacrificio se lo sai vivere aumenta il bagaglio dell’esperienza. Questa è la differenza tra chi conquista le proprie soddisfazioni percorrendo strade più o meno sbagliate ma sulla propria pelle e chi invece si ritrova tutto bell’e pronto.

 

Internet è uno straordinario mezzo di comunicazione. Tu sei presente nel Web con il sito ufficiale e la pagina Facebook. Ritieni importante avere questo “contatto diretto” con i tuoi fan e quindi avere la possibilità di fare conoscere i tuoi progetti e la tua musica senza “intermediari”?

Certo essere in mano alle multinazionali fa presupporre di aver superato molti esami intermedi ed essere pronti per essere più o meno graditi al grande pubblico. Personalmente ci sono passato e ho visto che comunque dipende sempre dalle persone con cui hai a che fare. A volte mi è andata bene, a volte meno.

Con il Web invece penso ci siano più possibilità per tutti. Si possono raccogliere consensi senza troppi condizionamenti spesso ingigantiti da chi promuove gli artisti.

Certo dal punto di vista commerciale oggi la musica sul Web la si può ascoltare e anche scaricare e/o guardare gratuitamente. In questo senso spero che anche la SIAE possa in qualche modo trovare un modo per riconoscere a chi ci “clicca” un, se pur minimo, riconoscimento a chi investe personalmente e produce musica.

Ma, per chiudere, credo che la musica “live” sia la prova del nove per tutti, di qualsiasi epoca o età. L’energia e le vibrazioni che si creano quando si ascolta un artista dal vivo non si possono né riprendere ne trasmettere più di tanto. L’onda emotiva che avvolge un pubblico presente si somma umanamente e arriva sul palco e la performance dell’artista senza saperlo resta unica, di quella volta lì.

A me succede sempre e a qualsiasi livello.

E anche se “Fortissimissimo” è stato realizzato in studio di fatto è un disco dove la musica passa dal cuore di chi ci ha suonato, cantato, e collaborato.

Cosa mi aspetto?

Tutto perché è la sintesi tra ciò che mi è già successo e ciò che mi succederà.

Con tre “effe”, fortissimissimo, il compositore chiede ai musicisti ancora più forza. Nella musica scritta si usa per indicare il momento in cui il suono deve essere più forte possibile e tutti devono dare il massimo. La f (stilizzata), deriva dalla facciata del Duomo di Cremona dove ci sono due grandi volute marmoree millenarie, che Antonio Stradivari, riprese su tutti gli strumenti ad arco, per rendere il suono e l’estetica più affascinanti ed eleganti. (N.d.R.)

PHIL GRANDINI: ecco il suo esordio da solista con FINTE VERITA’

Da anni acclamato leader e frontman di storiche band di cover, il cantautore estense mette a nudo la sua anima con un disco di inediti

Finte Verità è il titolo del primo singolo di un album omonimo. L’idea di questa canzone è nata nel buio di un locale, dalle lacrime di un’amica che cercava di non farsi notare nella sofferenza perché intorno a lei c’era il classico clima di gioia forzato di una discoteca, ignaro chiaramente che il suo cuore appartenesse  ad una persona che non sapeva cosa farsene. L’album “Finte verità” è un disco che parla molto sia di Phil che di ciò che lo circonda. Affronta temi che vanno dall’amore ai problemi sociali, gioie e dissapori quotidiani. Non è però incasellato in un genere, perché Phil scrive per esprimere se stesso e questo album ne è la prova: abbraccia vari generi e sfaccettature, e va ascoltato e vissuto con grande passione, esattamente nello stesso modo in cui è stato composto. Phil grandini nasce a Ferrara nel gennaio del 1981, per l’esattezza cresce a Monestirolo un microscopico paesino a pochi km dalla citta’, ed è qui che tra il bar, la chiesa, e il campo sportivo, nasce l’amore per la musica. Un amore viscerale, un vero onnivoro musicale, pensa che l’unica musica bella e giusta sia quella che da emozione, non importa il genere, soprattutto se si parla di musica dal vivo. E’ proprio per questa grande passione per i concerti e la gente, che fin dall’adolescenza comincia a mettere in piedi band per suonare live, fino ad arrivare a farne la propria vita, suonando con la sua coverband (Riflesso) in giro per l’Italia. Ma il cuore cantautorale di Phil pulsa ininterrottamente dall’età di 15 anni, quando scrisse la sua prima canzone, da allora non ha più smesso di mettere in parole e musica la sua vita e cio che gli accade intorno, facendo tante belle e edificanti collaborazioni, fino ad arrivare all’incontro con Andrea Baino e Marco di Giuseppe, grandi amici e musicisti, con i quali Phil comincia a incidere quelle emozioni e a farle risuonare davvero! Ora non resta che condividerle col resto del mondo!

Recensione “Five” di Anonimo Italiano

Il nuovo disco di Anonimo Italiano si chiama “Five” ed è, appunto, il quinto disco di questo cantautore che ha raggiunto il successo con il singolo “Anche questa è vita”, uscito nel 1995 e che raggiunto la testa delle classifiche di vendita. L’esordio fu un caso mediatico importante, legato alla maschera che l’artista indossava e alla sua voce, che a molti ricordò quella di Claudio Baglioni. Si sono susseguiti diversi album, e le canzoni d’amore di Anonimo Italiano hanno conquistato un pubblico affezionato e fedele. Questo nuovo disco sembra ripercorrere la storia e guardare oltre l’orizzonte. Il primo brano è “Oggi è lunedì” racconta di un amore finito, delle scorie che ha lasciato dentro, ma anche della voglia di rinascere, di superare il senso d’amarezza e di vuoto. Una nuova luce, che emerge dalle note di una bella canzone. In “L’odio diventa amore” ci sono sentimenti contrastanti, sogni specchiati in pensieri non celano il retrogusto amaro di un addio. Sogni naufraghi, stelle che si perdono. “Per te farei di tutto” è un pezzo lento e crudo, come cercare una donna persa e smarrirsi nei labirinti dei ricordi. Cancellare quel senso di vuoto, provarci, almeno. Una rappresentazione teatrale di un amore negato. “Tu mira al cuore” è un colpo secco, un dolore improvviso. Necessario. Imprevedibile. E’ un sogno lasciato a metà, tra alibi e realtà. Nella canzone “Non aprire quella porta” si sente l’eco di sguardi in fiamme, che si spengono. Un amore che svanisce, istante dopo istante. Una clessidra che frantuma sogni e illude certezze. E’ la fine. “Dal cuore in bilico” in luoghi misteriosi e dimenticati. Dove i passi solitari, sanno di ricordi. Perdersi, provare a ritrovarsi, nei giorni che si accavallano, lenti e inesorabili. Una melodia attraente e orecchiabile. “E tu lo chiamo amore” è il segno tagliente di un amore impossibile, gli ultimi scampoli di un sogno che si infrange. Come onde distrutte su scogli, come dolci appigli, che saprai che moriranno un attimo dopo. Il male che si cerca di consolare, sapendo che è impossibile farlo. Le ferite resteranno. Il pezzo più struggente dell’album è certamente “L’abito di scena” , come una lama che taglia la pelle, e arriva fino all’anima. E’ un urlo. Uno sfogo, ma anche una richiesta d’aiuto, una denuncia, una risposta. Bella e coinvolgente. Parla del passato, cerca di lasciarlo alle spalle. Ma i ricordi sono sbarre, il pubblico un guardiano. Attento e pronto a non farti sfuggire. E’ un segnale forte, che l’artista racconta con sincerità, in un ritratto e un autoritratto emozionante e graffiante, un pezzo che fa riflettere sulla ferocia del mercato discografico, che calpesta e travolge, quando non si è più utili. “Io vivo” è un soffio di luce, un’immagine che racconta un amore, vero, sincero. La ricerca di un volto, di due pensieri che si fondono per diventare una cosa sola. Il brano “L’aquilone” è un duetto di Anonimo Italiano e Amedeo Minghi in un brano malinconico e struggente, una vena di amarezza, che diventa un volo, una ricerca di un orizzonte nuovo, perso tra le parole di una poesia. L’album “Five” è un bel disco, ricco di poesia e sentimenti, arricchita dalla voce di Roberto Scozzi, che riesce ancora a far vibrare le corde oscure dell’anima.

COMBASS: MEGAPARTY è il nuovo singolo con CAPAREZZA

Tratto dal nuovo disco solista del bassista degli Après La Classe carico di emozioni e groove, 11 tracce all’insegna del “meltin pot”musicale senza confini ne “obblighi” stilistici dettati da regole del mercato discografico. Pronti alla botta? Play!

 

“Vorrei fosse il mondo un MEGA PARTY”…la qualità della vita scende di anno in anno…stiamo perdendo i punti di riferimento …il lavoro scarseggia ed i giovani presi in giro fin troppo dalla classe politica non si fidano più di nessuno….stiamo attraversando anni davvero tosti ma dobbiamo rispondere a tutto ciò di petto! con una bella dose di positività e determinazione, una rivoluzione nei nostri stati d’animo..un MEGA PARTY nella nostra testa! E la musica ci salverà sempre dal male….

Il Progetto COMBASS nasce nel 2009 con l’uscita discografica del disco: A SPASSO COL BASSO (Parasaula groove studio/Venus distribuzione), all’interno dell’album figurano collaborazioni di artisti nazionali come: Raffaele Casarano ( Buena vista social club), Andrea Mariano (Negramaro), Attila (mc di Marracash),. consecutivamente all’uscita discografica è partito poi il tour nel giugno 2009 che per più di un anno ha portato ottimi riscontri del pubblico nazionale. A giugno 2012 è uscito un nuovo singolo: “BALLA LA TRIBù”(  Day off music/Acn music)  in rotazione su DEEJAY TV e pubblicizzato nel web da XL REPUBBLICA,  all’interno del brano compare  la partecipazione del batterista newyorkese: MYLIOUS JOHNSON( Puff daddy, Pink, jovanotti..). Il 30 ottobre è uscito il secondo singolo che anticipa l’uscita dell’ intero album previsto per il 2013, il singolo in questione vede la partecipazione di TERRON FABIO (SUD SOUND SYSTEM).

LA STRADA GIUSTA è il nome del secondo album di COMBASS, produzione totalmente autogestita e distribuito in tutti gli stores digitali all’interno compaiono tanti featuring di spessore nazionale ed internazionale: MYLIOUS JOHNSON (pink,jovanotti, puff daddy, tiziano ferro), MISS TRINITI,CAPAREZZA, TWO FINGERZ, DANILO TASCO (Negramaro), MARIO RISO (Rezophonic) e tanti altri.

Valerio Bruno”COMBASS”, nasce a Galatina (Lecce) il 04/03/1984. A dodici anni, folgorato dall’ ascolto dei vinili del più noto James Brown e quindi di bassisti come: Bootsy Collins, James Jamerson e Mark King dei Level 42, decide di avventurarsi nel mondo del basso elettrico!! Attua subito gli studi del basso presso Fabio Capone, un insegnante privato del suo paese: Nardò (LE). Arrivano subito le prime esperienze nei gruppetti rock con i compagni di scuola. A quindici anni sposta i suoi studi musicali da Lecce a Roma presso l’UM (Università della musica) e Percentomusica, presso la quale si diploma e specializza in basso elettrico multistilistico, sotto la guida dei maestri Gianfranco Gullotto, Mario Guarini, Massimo Moriconi, Luca Pirozzi e Marco Siniscalco. Nello stesso anno partecipa allo stage del bravissimo bassista italiano: Saturnino, con il quale ha l’onore di suonare insieme.Entra a far parte dei DAKKAMè, gruppo di musica popolare salentina noto nel panorama musicale nazionale, con i quali registra l’album “Nauna” seguito da un lungo tour che approda nelle principali piazze italiane. A diciassette anni diviene il nuovo bassista della band Après la classe iniziando, così, il suo ruolo di musicista “professionista”. Sotto contratto discografico con la Edel, il 2002 segna la nascita del primo cd omonimo della band salentina contenente un featuring con Caparezza. Approdano nelle radio “Ricominciamo”,cover di Adriano Pappalardo arrangiata in chiave Après, subito singolo estate 2003; “Paris”, sigla del programma “Tutto esaurito” condotto da Marco Galli su Radio 105, colonna sonora degli spot televisivi per la “Galbani”, sigla nel programma “Le iene” su italia 1, in rotazione su “MTV” e “All Music”.Parte il “Ricominciamo tour”,che vede la band protagonista sui palchi di tutta Italia, seguito dalla registrazione dei successivi cd marchiati Après la classe: “Un numero”, “Luna park”, “Luna park live” e “Mammalitaliani”. Con il singolo “Mamma l’italiani”, tormentone nazionale del 2010, gli Après approdano in Europa (Germania, Polonia, Svizzera, Belgio, Lussemburgo) e negli Stati Uniti (New York, Los Angeles, Miami).A partire da agosto 2007 entra a far parte del collettivo”Rezophonic” progetto capitanato dal grande batterista: Mario Riso assieme a:NEGRAMARO, NEGRITA, LE VIBRAZIONI, PIOTTA, DJ RINGO, SUD SOUND SYSTEM,LACUNA COIL,SUD SOUND SYSTEM,VELVET etc..,che ha lo scopo di raccogliere fondi per la costruzione di pozzi d’acqua in Africa.Nel 2009 ha lavorato al suo primo cd da solista:”A SPASSO COL BASSO”,prodotto per Parasaula Groove Studio e distribuito da VENUS. Il disco annovera ospiti illustri quali: Attila; Puccia (Après la classe), Fabio Capone, Mike Minerva,; Andro.i.d. (Negramaro), Raffaele Casarano. Nell’album la caratteristica principale è il folle utilizzo del basso elettrico, che si scosta sia dai canoni standard sia da un semplice progetto solista pregno di virtuosismi, partendo dall’accompagnamento ed appoggio ritmico fino alle emulazioni di chitarre, bassi synth e slide bass, in un utilizzo orchestrale dello strumento. Parte, quindi, “A spasso col basso tour”.Insegna basso elettrico nelle scuole :”OFFICINE MUSICALI”di Salve (Le) del suo amico e collega Danilo Tasco (Negramaro) , presso LAB CREATION di MESAGNE (BR) e AMICI DELLA MUSICA di NARDò (LE). COMBASS firma nel febbraio 2012 un contratto con la DAY OFF MUSIC e ACN MUSIC ed esce così l’11 giugno  il singolo BALLA LA TRIBù accompagnato da un videoclip esplosivo firmato dal regista Roberto Tafuro.Il singolo appoggiato subito da DEEJAY TV e da altri media nazionali, ha raccolto da subito ottimi feedback da parte di critica e pubblico,il 23 giugno è partito così il BALLA LA TRIBù TOUR ESTATE 2012 conclusosi l’11 agosto a CANNOLE (LE) presso il festival GUSTO DOPA AL SOLE in uno show indimenticabile con COMBASS-CAPAREZZA-MAMA MARJAS. Combass partecipa sempre nel giugno 2012 al progetto ANCORA IN PIEDI PER L EMILIA assieme a: PIOTTA,CISKO,FEDE POGGIPOLLINI, ERICA MOU, SUD SOUND SYSTEM, 99 POSSE, MODENA CITY RAMBLERS.e tanti altri..il progetto ha lo scopo di raccogliere fondi ricavati dalla vendita del brano su ITUNES,da devolvere alla popolazione terremotata dell’EMILIA. Prossime uscite discografiche: 2013-nuovo album di COMBASS, primavera 2013 nuovo tour APRèS LA CLASSE,contemporaneamente su alcuni palchi assieme ai REZOPHONIC.

Astimusica 18!

In piazza Cattedrale il 9 luglio vi sarà Roberto Vecchioni, poi musica tutte le sere con il fresco cantautorato delle Cordepazze e di Geddo (10 luglio), il Management del Dolore Post Operatorio (una delle novità più interessanti del concertone romano del 1° maggio) e Una l’11, Sinfonico Honululu e Mauro Ermanno Giovanardi il 12, la vincitrice di X Factor 6, Chiara, il 13. Domenica 14 luglio sarà la volta di Ilaria Porceddu, cantautrice sarda vincitrice di Castrocaro e della giovanissima e promettente Ylenia Lucisano; lunedì 15 ci sarà Neffa, poi Irene Grandi (il 16); il 17 vi sarà una serata dedicata al blues con Jake Walker accompagnato dalla Locomotion Band, quindi due gruppi che vantano ciascuno mezzo secolo di storia: il 18 gli Inti Illimani, il 19 i Nomadi. Sabato 20 avremo i Folkstone, una band che unisce elementi della tradizione folk alle sonorità metal/rock e Leon.

E ancora, non più in piazza Cattedrale ma a Palazzo Ottolenghi: il 22 luglio Hip Hop New School, con l’artista vincitore del MTV Spit 2013, il 23 “Smoke” con Cinaski, poeta e narratore sulla scia della beat-generation con i Guignol e  il 24, a conclusione, gli Ex di GianCarlo Onorato e Cristiano Godano con i Med in itali.

Il 13 e il 14 luglio al Piccolo Teatro Giraudi vi sarà anche, nell’ambito della rassegna Transcodex realizzata da Monferrarti, un laboratorio di canto armonico a cura del compositore e polistrumentista Roberto Laneri.

Dance Calling organizza inoltre due appuntamenti: Venerdì 19 luglio allo spazio Leonardo da Vinci dalle 17 alle 22 una lezione-incontro sul mondo della produzione di musica elettronica per poi continuare la serata con un dj set dalle 22.30 presso Palazzo Ottolenghi e Sabato 20 luglio al Parco Lungo Tanaro dalle 16 alle 04:30 djset, live, visual performance, manifestazioni sportive (skate contest, esibizione di pattinaggio e molto altro..) e di ballo con live set  di varie band con guest  Christian Smith, uno degli attuali capostipiti della generazione house e techno.

Saranno otto i concerti a pagamento: per Vecchioni, Chiara e i Nomadi si pagherà 18 euro, per Neffa, Irene Grandi e gli Inti Illimani 15 euro, Cinaski 5 euro e gli Ex 8 euro.

Un lunga serie di appuntamenti musicali, dunque, che faranno seguito senza soluzione di continuità con Asti Teatro.

 

www.comune.asti.it        Facebook: Astimusica        www.myspace.com/astimusica

Recensione “Troppo rumore” di Steby

L’album “Troppo rumore” di Steby è orecchiabile e ricco di contaminazioni musicali molto curate, miscelate con una componente pop molto forte. Il brano “Sabato sera qui” possiede un’anima rock e un suono pop, regalando una miscela avvolgente e molto orecchiabile. “Briciole di noi” è una canzone melodica, in equilibrio tra pop e funk, arricchita dalla voce intensa di Steby. In “Troppo rumore” i sentimenti cercano il loro completamento, tra amarezza e durezza, su una musicalità intrigante. “Due soldi di te” è una ballata dolce ed elegante, dove i brividi e le note si cercano, come amanti. “Quello che non ho” ha un’anima soul persa in una ballata che parla di poesia e d’amore. “Anche la luna” è un brano che parte lento, con contaminazioni jazz, e viaggia tra passione e sogni, in modalità introspezione. Una bella canzone d’amore. “Inequivocabilmente” è ricca di giochi di parole, specchi d’amore, e poi di ritmo e di una dura presa di posizione. Un ritornello che colpisce. “Per amarti” è una canzone dove i sentimenti sono lame, con un sound pop, ritmico ed esplosivo. “Aria di te” è una ballata avvolgente, soul, che sembra fluttuare sui pensieri, con un ritornello che incanta. “Se fosse amore” è un brano leggero e orecchiabile, mentre in “Re dei girasoli” sembra di vedere il sole che si affaccia, con suono caldo, con la voce che cambia di tono, come il cambiare di stagione. Con semplicità e naturalezza. Con “Mille bolle” il disco chiude come si è aperto, con venature rock immerse in una intelaiatura pop e orecchiabile.

“Troppo rumore” è un disco che sa farsi ascoltare, grazie alla  voce suadente, dolce e melodiosa di Steby, si percepisce una grande cultura musicale, messa al servizio di canzoni sia da fischiettare, che da urlare. Un disco da scoprire.

STANLEY RUBIK STASERA IN CONCERTO AL “DEFRAG_” di ROMA

STANLEY RUBIK
STASERA IN CONCERTO
AL “DEFRAG_” di ROMA





Stasera, 8 giugno, la band STANLEY RUBIK sarà in concerto al “DEFRAG_” di ROMA (via delle Isole Curzolane, 75 – ore 22.00, ingresso 5€). La band, per l’occasione eseguirà i brani contenuti nell’EP d’esordio “lapubbicaquiete”, realizzato in co-produzione artistica con i Velvet.

«“lapubblicaquiete” è una fotografia di quello che siamo stati in questi primi due anni di attività, conoscendoci, confrontandoci ed evolvendo insieme. È un disco che parla di contraddizioni spiega la band – ed è senz’altro figlio della crisi, collettiva ma anche soggettiva. Musicalmente, abbiamo cercato di esprimere queste dicotomie attraverso un uso poetico, “romantico” e a tratti ironico dell’elettronica e del linguaggio rock.»

Gli Stanley Rubik sono: Dario Di Gennaro (voce), Gianluca Ferranti (chitarra), Domenico D’Alessandro (chitarra) e Andrea Bonomi Savignon (batteria). La band nasce a Roma nel 2011 e richiama, a partire dal nome, le contraddizioni insite nella contemporaneità, sia a livello artistico che esistenziale. La loro musica è cinematica, carica di tensioni, risolte o meno, tuttavia descritte con un’ironia latente e un sarcasmo tragicomico di fondo che richiamano lo stile registico di Kubrik; nei testi echeggiano spesso le ossessioni, le ansie e le speranze del tempo presente, tinteggiate con colori diversi e (quasi) sempre irrisolvibili come nel Cubo omonimo. “lapubblicaquiete” è il primo lavoro ufficiale della band. L’EP, edito da Cosecomuni e distribuito da Believe Digital, è in vendita su iTunes e nei principali digital store dal 29 marzo 2013. Il disco è composto da tre brani realizzati in co- produzione artistica con i Velvet. Il 26 marzo 2013, a pochi giorni dall’uscita dell’EP, viene estratto “Pornografia”, il primo singolo della band. L’1 aprile esce in anteprima su Rockol il videoclip del brano, che vede alla regia Antonio Passavanti.

7 giugno  2013

Sito Ufficiale Stanley Rubik: www.stanleyrubik.com

Ufficio Stampa Stanley Rubik: Safe&Sound (Sara Salaorni sara@safeandsound.it)
Etichetta discografica: Cosecomuni (www.facebook.com/cosecomuni.recording.studio)

RISERVA MOAC: JACKPOT è il nuovo singolo con ERRIQUEZ della BANDABARDO’

JACKPOT conferma la mutata vena sonora della band, nettamente più potente e sempre piena di significato. Ospite d’eccezione Erriquez, il frontman della Bandabardò, con la sua inconfondibile voce. Il contributo di uno dei personaggi più in vista del mondo musicale alternativo italiano è un pregio, che conferma la capacità della Riserva Moac di suscitare interesse e partecipazione anche su temi di scottante e scomoda attualità.

In tempi di crisi, quando tutte le certezze precipitano, in molti cedono al richiamo sensualissimo della scommessa. Guadagnare qualche spicciolo in più è una nuova forma di sicurezza. E allora slot machine,  gratta e vinci diventano il richiamo ammaliante di una nuova speranza. Quando tutto si fa scuro, quando la noia e la mancanza di stimoli prendono il sopravvento, organizzazioni politico-delinquenti sfruttano la sofferenza con l’inganno di una facile vincita. Sono loro che giocano, e guadagnano, sulla nostra pelle e sul nostro isolamento.

Siamo tutti prigionieri di una nuova Circe ammaliatrice; atipici tossicodipendenti in uno stato di crisi, di precarietà  esistenziale e di perenne bisogno. E se la vita ci richiama a casa, se la nostra Penelope si chiede non sempre pazientemente dove siamo, la società del denaro e del consumo ci tiene prigionieri con i suoi stratagemmi, ci fa perdere la ragione e ci essicca come foglie morte. E’ il circolo vizioso del JACKPOT  che ci lascia “come un cane che va a letto senza cena”.

 

Con due dischi all’attivo, un singolo uscito nel 2012 ed un altro in uscita in questi giorni, la Riserva Moac è al lavoro su un nuovo album, presumibilmente in uscita in autunno. Nuove sonorità, stesso entusiasmo! La ricerca sonora che si alimenta delle culture del mondo è sempre il tratto distintivo della band, che trasforma la musica in un vero e proprio abbraccio tra i popoli.  Frutto di questa attività instancabile sarà un nuovo tour estivo che toccherà le piazze di tutta Italia sprizzando vitalità ed energia da ogni singolo watt di amplificazione. Già fissate alcune date, visionabili sul sito www.riservamoac.com

 

La Riserva Moac e il Global social balkan rock nascono nel 2003 con l’obiettivo di abbattere le frontiere del suono e gli steccati della geografia e della storia. Le parole e le note della band sono come martelli pneumatici contro tutti i muri, reali e invisibili, che ancora sopravvivono nel mondo. Moac infatti è l’acronimo di Molise Oriente Africa Cuba: la musica è capace di avvicinare i popoli e renderli meravigliose sfaccettature di un’unica fratellanza globale. Grazie a un grande numero di concerti, ad una notevole collezione di riconoscimenti ed alla costante presenza in molte compilation italiane ed estere, spesso con scopi sociali e umanitari, la Riserva Moac è ora una delle band più importanti nella scena musicale italiana.Consacrata nell’Arezzo Wave 2003, sforna il suo primo cd Bienvenido (Upr – Edel) nell’aprile del 2005. 13 tracce tra passato e presente, tra strumenti della tradizione molisana e sonorità mediterranee, tra folk e rock. L’approdo fondamentale di alcuni dei brani più famosi come Bienvenido en la reserva, Di vedetta sul mondo, Ungaretti fu il concerto del I° Maggio 2006 in una gremitissima piazza San Giovanni a Roma. Ma anche il Festival Interceltique de Lorient, in Bretagna, il FIMU nella città di Belfort (Francia), la Biennale dei giovani artisti di Europa e Mediterraneo, un tour negli USA…Nell’autunno del 2007, un nuovo singolo, Il Riservista, comincia a girare nelle radio, segnando l’inizio di un nuovo tour e nuove esperienze europee come il famoso TFF 2008 a Rudolstadt (Germania), nel quale la Riserva è uno dei gruppi più apprezzati. Nel Giugno del 2009 esce il secondo album La Musica dei Popoli (OTR –Universal). Il suono si compatta e si inspessisce, si fa più forte di prima e la fusione di stili, strumenti e linguaggi è più potente e profonda. L’elettronica e la tecnologia cominciano a soppiantare le componenti più folk, dando vita ad un sound globale, con influenze balkan e parecchio rock. Da questo momento si consolida l’apertura europea del gruppo, mediante la firma di un contratto di distribuzione continentale con Galileo-MC e con LaViola, agenzia di booking tedesca. Ogni anno sono frequenti, quindi, anche concerti in Germania; Norimberga, Amburgo, Lipsia, Dresda, Dortmund, Karlsruhe sono solo alcuni tra i posti in cui la Riserva è passata, lasciando sempre un ottima impressione sia nel pubblico sia nei critici. Il 1 Maggio 2012 esce un nuovo singolo, anticipazione di un tour estivo diverso nello stile sonoro, nella scenografia, nei costumi. MayDay MiDai, questo il titolo, è il biglietto da visita del new concept del Global social balkan rock. Una direzione nuova, un respiro più europeo e una contaminazione ancora più estrema. MayDay MiDai è anche un videoclip distribuito esclusivamente su Youtube.

 

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