Il flop del Movimento 5 Stelle.

Al termine di questa tornata di elezioni amministrative si fa un bilancio, i vincitori, i perdenti, i pareggi.

Si denota che in quasi tutti i comuni la vittoria è stata del PD, mentre la sconfitta che fa più rumore è quella del Movimento di Grillo.

Leggendo i vari quotidiani, sono arrivata a delle conclusioni, a cui credo siano arrivati anche altri cittadini.

Il Movimento è una scatola vuota, l’unica voce che la riempie è quella di Grillo, che da un passato di comico mercenario, si è ritrovato ad essere al centro politico di questo Paese.

Cosa non ha funzionato? A mio parere ciò che non funziona in questo movimento è proprio Grillo, il suo fare autarchico, da leader indiscusso e antidemocratico, o si è con lui o non si capisce niente, ma non si degna nemmeno di capire dove sono gli errori, al contrario, la sua assurda pantomima non gli permette di vedere oltre il suo naso, o i suoi capelli.

Il Movimento 5 stelle ha perso le elezioni, aggiudicandosi ben pochi seggi, il motivo? Il motivo è venuto alla luce a poco a poco in questi giorni, dalle elezioni politiche di febbraio, dove tutti ci aspettavamo una svolta, ci si è trovati ad affrontare la scarsa conoscenza storico – politica, la poca lungimiranza, ma solo il continuo NO, urlato ai suoi adepti, per non cedere a compromessi.

Signor Grillo la politica è compromesso, un compromesso fatto per il bene del popolo, invece con il suo essere contrario ha portato allo stop di una nazione per due mesi, questi sono atti che si pagano.

Inoltre lei continua a sputare sentenze, a giudicare, ingiuriare e criticare, offendendo le scelte degli Italiani, che hanno sentito di votare ancora per i politici storici, lei non ha dimostrato una nuova via, ma solo una via che gli italiani hanno già conosciuto.

Oggi attacca i giornali, che sono partitici, poi attacca i giornalisti che vengono a porle e a porre domande ai suoi, lei Sig. Grillo, non sta aiutando questo paese, ma lo sta gettando nello scompiglio. Uno scompiglio che non ha capo e non ha coda, non ha conoscenza ma solo ignoranza.

Non si dice agli elettori che non l’hanno votata che non capiscono nulla, io per prima mi rifiuto di farmi dare dell’idiota da lei. Visto che per anni quello è stato il suo ruolo davanti ad un pubblico.

Vorrei ricordare, che Grillo è per anni stato un comico che ha lavorato anche al Drive In storico programma di cabaret su Italia 1, emittente televisiva di Mediaset, di cui la proprietà è ben nota a tutti. Per anni è stato un comico, per me di bassa lega, nei programmi RAI. Insomma, questo comico, ha pensato bene, che visto che nessuno più lo assoldava in televisione era necessario urlare nelle piazze. Ma il punto è che se un tempo faceva sorridere, oggi fa solo arrabbiare.

Sono italiana, fiera di essere in quegli idioti che non l’hanno eletta, perché il mio Paese è già abbastanza rovinato, il mio voto alla totale distruzione, per vedere nascere un nuovo Mussolini o un nuovo Hitler, non glie lo do.

Recensione “Schiavo dei sogni” di Dydo

Il disco “Schiavo di sogni” di Dydo è ricco di sentimenti sinceri e concetti semplici e diretti. Una musica adatta a un pubblico adolescente. Il brano “Sul ciglio del precipizio” scivola tra hip hop e sentimenti, con parole che raccontano un amore. Pop orecchiabile e diretto. “Buon compleanno” ha come tema l’odio come specchio di un amore, il male che si concede a sentimenti contrastanti. “Lo confesso a te” mostra parole dedicate a un padre, contrasti e sogni mancati. Rabbia celata dietro a sentimenti dimenticati. Orecchiabile e amara. “Un sogno più grande” parla di sogni, di sacrifici per raggiungerli. La forza e la volontà da trovare per lottare ancora. “Black Coffee and solitude” si muove tra note sognanti e un’atmosfera che richiama solitudine e amarezza, parole che si rincorrono per cercare un senso alle cose. “Lettera al papa” è uno dei pezzi più duri, parla di religione, un tema difficile. Il vaticano e le sue ipocrisie, le domande e le non risposte. Il rapporto della Chiesa con il sesso e con il divorzio, i contrasti. “Darò il meglio di me” racconta la voglia di continuare a lottare, e sfidare il destino. Sogni e desideri tra note e un suono elettronico orecchiabile. “Anche se crolla il mondo” è senso di colpa, autocritica. La musica come difesa, l’anima come accusa. Le parole per cercare un senso dentro, la musica. “Figlio dell’alba” è una canzone delicata dedicata alla mamma. “Paola ora sorride” parla di uno stupro, raccontato con durezza. Senza filtri. Il tentativo di una vittima di rinascere, difficile, forse impossibile fino in fondo. Un vortice. “Tatuarti fino all’anima” è un pezzo dal suono elettronico, immagini sulla pelle, come note impresse su un pentagramma. “Senza chiederti scusa” parla di amarezza tra amore e sentimenti. “Fino ad urlare” esprime una corsa, ritrovare colori e un’anima che fugge. Emozioni. “Come le canzoni” racconta di sentimenti, parole e rime che raccontano l’amore per la musica. Il disco proposto da Dydo ha numerosi spunti positivi, alcuni brani sono diretti e spietati, altri sono più semplici e meno originali, molti sentimenti, spesso ostentati e non affrontati fino in fondo. Il suono è buono, ma spesso cade nel ripetitivo. Un miglior filtro dei brani e puntare su quelli più incisivi potrebbe rendere il risultato meno adolescenziale. Nel complesso il disco è ascoltabile, con una buona melodia e un hip hop che tende più al pop elettronico.

Recensione “Dario Antonetti e la svolta psichedelica il rigore esistenziale”

Il disco di Dario Antonetti e la svolta psichedelica il rigore esistenziale possiede degli ottimi spunti musicali e molti richiami alla storia della musica e riesce a farsi ascoltare nonostante la cripticità dei testi,  a cui manca incisività. Il brano “Immacolata concezione” ha regala un suono rock melodico, suonato con passione e trasporto, e apre il disco con un’atmosfera epica e trascinante. “Luna di venere” ha un senso enigmatico che si sprigiona dalle note e si espande alla melodia raffinata e avvolgente. Una voce che ripete “non comprendo il senso delle tue parole”, nel girone dannato delle frasi nascoste, tra immagini sfumate e sfuggenti. “Giovanilistici musicisti” è una canzone ipnotica, criptica, nascosta in un testo quasi indecifrabile, unita a un suono che riempie l’aria di sensazioni strane e psichedeliche, un esplosione epiche di suoni che esplodono in un finale bello da ascoltare che lasciare riemergere ricordi sopiti nel tempo. “Pensiero nevrotico” è un pezzo che cela echi musicali con origine negli anni ’70, miscelati a un pop rock ricco di richiami alla storia musicale del genere. Gli intermezzi Ultrapressione risultano lunghi e poco integrati con il resto dei pezzi. “Tu ci caschi sempre” risuona con parole che si ripetono, ossessivamente, su un bel suono. Purtroppo, poco altro. “Tartarughe eccetera” mostra un testo criptico e atmosfere raffinate. Il brano “Il rigore esistenziale” è orecchiabile, ha parole apparentemente  semplici su una semplice melodia. L’atmosfera è accattivante, ma poco incisiva.

In questo disco si sente la voglia di creare qualcosa di originale, partendo da basi certe e conosciute. Si percepisce il tentativo di evoluzione dei brani presentati, ma il risultato ottenuto non è ancora pieno, manca incisività e testi più forti. L’ossessività di alcuni concetti può andar bene ma forse è necessario tararli in modo che lascino dentro qualcosa, altrimenti risultano belle melodie con qualche parola di contorno.  Da riascoltare al prossimo lavoro.

Recensione “I giorni della fionda” di Denis Guerini

Un sound che nasce dal teatro e si evolve in una forma diversa. Canzoni che racchiudono suoni  e immagini. In “Luisa sente le voci” emerge una voce intensa e un suono incantevole di chitarra, per dar vita a un racconto enigmatico e trasparente che diventa canzone. “Le persiane del centro” inventa un’atmosfera ovattata, con suoni che scivolano tra le ombre, che si ingarbugliano tra i pensieri. “Caffè amaro” è teatrale e sognante, Jazz e melodica, questo pezzo è tratto da uno spettacolo teatro-canzone e si sente, sia dal sound che dall’arrangiamento. “Mi piace questo giorno” è un incedere di divagazioni e immagini di  un giorno qualsiasi, immerso tra le sensazioni passeggere, come di fronte al finestrino di un treno. “Questione di abitudine” è viva, con un’anima jazz e colori accesi che sembra rincorrersi tra le note e i versi, come tratti da un racconto di periferia. “La normalità” raccoglie pensieri che girano intorno al concetto che regala il nome alla canzone e alla necessità di sentirsi necessariamente diversi, non normali, chiedendosi quale sia davvero l’equilibrio giusto per vivere senza essere giudicati, appunto, “normali”. “La donna del viale” è un’istantanea che racconta di un attimo, di una donna, degli sguardi che la scrutano. Parole che cercano il senso dell’immagine, il senso dell’essenza, difficile da raccontare. In questo racconto però si riesce quasi a percepire la presenza di questa donna, e si riesce quasi a sentirne il profumo. “Il timido” è un personaggio in cui molti possono immedesimarsi, ricercare la propria anima. E’ un concetto, astratto in parte, molto reale nella sua essenza. E’ parte di noi. “La vacanza” è una bolla che è anche un luogo, fantastico e reale allo stesso tempo. Tra luogo comune e immaginario, questo pezzo si fa ascoltare col suo ritmo e la passione che traspare dalle sue parole. Nel pezzo “L’ipocondriaco” emerge un nuovo personaggio folkloristico, protagonista e fragile, incantato e impaurito.

In questo disco vengono raccontati numerosi personaggi, che parlano di se stessi, delle loro paure, delle fobie e dei sogni. Uno spettacolo tra musiche jazz e parole, versi e suoni incantati. Nel silenzio di una platea che ascolta, queste canzoni si rincorrono dal primo all’ultimo pezzo. Si sentono, in alcuni casi troppo, i richiami a De Andrè e Gaber.

Recensione del romanzo Eden di Alessandro Cortese

La creazione e la caduta degli angeli dal Paradiso raccontata in modo semplice  e romanzesca.

Scritto in modo perfetto, l’autore racconta, tra prosa e poesia, il paradiso, la città degli angeli Eden e  la congiura degli angeli fedeli a Lucifero e la loro caduta.

Un libro breve, che si legge in poco tempo, ma che una volta iniziato, difficilmente lo si abbandona.

In questo piccolo romanzo, molti punti fermi  della religione cattolica vengono messi in discussione,  Dio non viene visto come il Grande Padre giusto ed equo, ma come il monarca assoluto, capace di grandi gesta, ma anche di grande violenza nel punire i traditori.

Se nell’immaginario collettivo, gli angeli sono  visti come esseri fatti di spirito e grazia, in questo libro vengono presentati in forma umana, con gli stessi sentimenti e le stesse ambizioni della razza umana.

Un libro, che senza dubbio scatenerebbe l’indignazione del mondo clericale e degli ultra conservatori cattolici, ma proprio questo lo rende piacevole e accattivante.

REKKIABILLY: in VINILE il nuovo singolo solo per i fan

MUSIC RAISER, ROCKGARAGE e REKKIABILLY insieme per dare alle stampe un 45 GIRI con un inedito firmato da una delle più importanti realtà rock’n’roll e rockabilly italiane. Disponibile solo su www.musicraiser.com

“TIPI DA SPIAGGIA” Video Teaser on YouTube

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OXI: TUTTI VOGLIONO ESSERE FAMOSI è il singolo dell’album CRISI D’IDENTITA’

Strumentale, allucinogena, minimal, tribale, cosi ce la descrive Maurizio (IRKO) Sera, (tecnico del suono vincitore di un doppio disco di platino negli U.S.A. grazie alla collaborazione con Jay-Z) il quale ha curato la produzione di questo singolo e di gran parte del nuovo album di Oxi insieme a Massimiliano (Big FISH) Dagani, il team MONDO RECORDS e molti altri producer di rilievo, italiani e d’oltre oceano.

 

Il brano si presenta ipnotico, caratterizzato da toni fortemente ironici e concentrato sugli stereotipi della nostra società:

Giovani in cerca di successo facile, artisti, icone del mondo dello spettacolo, della tv, politici e molti altri personaggi con i loro stravaganti modi di porsi, la loro recitazione davanti alle telecamere e nella vita reale che molto spesso diventano un tutt’uno. L’importante sembra davvero solamente apparire, non importa come, tutti vogliono essere famosi.

“CRISI D’IDENTITA” Ci si rende da subito conto che il linguaggio e il pensiero utilizzato nei 16 brani che lo compongono va ben oltre i confini invisibili del rap italiano. “Crisi D’identità” è arricchito da ingombranti verità e temi attuali di forte impatto esposti a volte con un linguaggio diretto, prendendo di mira qualcosa o qualcuno in particolare, il tutto però immerso costantemente in un mare di sarcasmo e con una buona dose di autocritica. Ed è proprio il sarcasmo, unito al “non prendersi troppo sul serio” che la fanno da padroni in questi 60 minuti di musica. Guarda il video ! http://www.youtube.com/watch?v=NXdEv68nDkc 

“Perché Questo titolo?” Crisi D’identità” ci rivela Oxi“esprime uno stato d’animo molto diffuso di questi tempi, non soltanto per politici, veline, calciatori e burattinai del mondo dello spettacolo a cui puntiamo tutti il dito, oggi la crisi d’identità si fa sentire anche e soprattutto nelle aule di scuola, nei posti di lavoro, nelle piazze, al supermercato, la fiuto ovunque e l’epicentro credo siano i social network. Tendiamo tutti a modificare noi stessi, apparire diversi da quello che siamo in realtà e credo la maggior parte lo faccia esclusivamente per apparire più interessante agli occhi della gente. E’ un continuo fingere a vicenda che, alla fine del gioco, non vede nessun vincitore. Come dice Caparezza, purtroppo, nemmeno il caffè sa più di caffè”. Questo disco inoltre contiene 16 tracce realizzate con produttori e musicisti di vario genere e collocazione, l’idea iniziale era quella di non concepire un disco che suonasse “Rap Classico”. Mi reputo un fanatico della musica prima di esserlo del rap, mi piace sperimentare, dare sfogo alle mie idee ma sono anche consapevole che nel momento in cui ti trovi ad ascoltare un disco come questo, specialmente se sei un fruitore della cultura Hip Hop delle domande arrivi a portele, probabilmente tutto questo ti porterà a pensare a una mia “Crisi D’identita”. Per me rimane “soltanto” il miglior modo di esprimermi polverizzando barriere e limiti.


OXI: nome d’arte di Simone Da Pra, nato a Pieve di Cadore il 13 settembre 1985. Debutta nell’ambiente del rap italiano nel 2006 con il disco “Vita Di Ragazzi Di Oggi”, distribuito con 10.000 copie in tutte le edicole d’Italia allegato alla rivista “HipHopMagazine”. Nel 2008 assistiamo all’uscita dell’EP “Bancarotta”, 18 brani prettamente rap con tematiche che variano dal mondo dei giovani, i mille castelli in aria (che a quell’età tutti ci siamo fatti almeno un milione di volte) fino ad arrivare ai problemi di questo Paese e alla  protesta sociale. Nel 2010 arriva “CabaRap”, considerato il primo disco ufficiale dell’artista. Pubblicato gratuitamente dal suo sito web viene in seguito distribuito nei negozi e in digitale da Self S.p.a. “Cabarap” nota una sola collaborazione ma con due ospiti davvero d’eccezione, Linus e Nicola Savino. Un featuring parlato estratto dal programma Deejay Chiama Italia nel quale sono stati trasmessi alcuni Jingle. Tra il 2010 e il 2012 Oxi collabora con l’emittente radiofonica Radio Cortina fino ad arrivare a condurre un programma tutto suo “L’HipHop di Oxi” in diretta ogni sabato pomeriggio sull’emittente stessa. Tra attività live, showcase e dj set passano veloci 2 anni dalla pubblicazione del primo e unico disco ufficiale della sua carriera e il 10 Luglio 2012 Oxi rompe il silenzio con “Sempre Piu Scemo”, primo singolo (in free-download su www.oxionline.it) che anticipa l’album “Crisi D’Identità”. In questi ultimi mesi Oxi ha realizzato alcuni Jingle trasmessi nel programma “Asganaway” su Radio Deejay.

Condoglianze Onorevole Andreotti

La morte di Andreotti, per quanto uomo criticato, lascia un vuoto in Italia e in Politica, legato da sempre alla Democrazia Cristiana, è uno dei padri fondatori della nostra Repubblica. La sua carriera politica è lunga quanto la nascita di questa Repubblica, a cui contribuì scrivendo parti della costituzione.

Non ho mai apertamente amato Andreotti, neanche odiato, ma vedendo la classe politica attuale, posso solo rimpiangere la sua grande capacità diplomatica.

Per anni è stato l’uomo ombra dietro altri politici, Craxi, Cossiga, Spadolini, anche in prima linea è stato un uomo di grande etica personale, in prima linea soprattutto durante gli anni di piombo e la guerra fredda.

Non ha mai attaccato un oppositore politico sul piano personale, mai un’ingiuria, lo colpiva con le sole armi della politica.

Tra i mille segreti, fatti e misfatti, sicuramente un uomo che ci ha insegnato molto.

Assolto da tutte le accuse, ora gli spetta il giudizio di Dio, a noi resta il vuoto di 60 anni di politica, di guerre sfiorate, di servizi segreti deviati. Non avremo risposte, o forse, verranno fuori i suoi memoriali, dove forse vedremo la rivoluzione.

Ad ogni buon conto, grazie On. Andreotti. La politica italiana ha perso un grande Maestro.

“Il potere logora….chi non ce l’ha”

Recensione romanzo “Il segno dell’untore” di Franco Forte

1576, in una Milano sconvolta dalla peste bubbonica e dalla fame, è l’omicidio del commissario della Santa Inquisizione Bernardino da Savona a smuovere gli animi. Un caso difficile per il protagonista, il Notaio Taverna, con l’aiuto dei suoi due fidati collaboratori Tadino e Rinaldo, si districa nella ricerca del colpevole nel bel mezzo di una guerra diplomatica tra Corona di Spagna, Chiesa e Santa Inquisizione. Conflitti e ricatti, pressioni e inganni, in una corsa contro il tempo che non risparmia nessuno. Nicolò Taverna lotta fino all’ultimo per riuscire a risolvere il caso di omicidio e del misterioso furto del Candelabro del Cellini, rischiando la sua stessa vita. La sua ricerca coinvolge anche Isabella, una giovane donna con gli occhi verdi, che riesce ad alleviare il dolore per la perdita della moglie Anita. Il romanzo “Il segno dell’Untore” di Franco Forte riesce a evocare le atmosfere di un thriller in un romanzo storico. Una miscela esplosiva. La trama colpisce e attrae, i personaggi sono originali e affascinanti. Il protagonista Nicolò Taverna è determinato e sicuro di sé, forse creato dall’immaginazione di Franco Forte, forse no, ma la cosa importante è che conquista il lettore rendendo attraente uno dei periodi storici più oscuri, in cui anche i monatti, gli uomini che si occupavano di portare via i cadaveri degli uomini morti di peste, diventano intriganti e misteriosi. La passione si scontra con la morte, in una sfida che conduce a un unico vero vincitore: il lettore.

 

 

Non perdete la presentazione de “Il segno dell’untore” il 9 maggio alle ore 18.30 alla Biblioteca Multimediale Archimede di Settimo Torinese. Oltre al romanzo, Franco Forte presenterà la raccolta “365 Storie d’amore” edita da Delos Books.