Recensione album “Believe it” di Ila & The Happy Trees

Melodie frizzanti e una musicalità avvolgente sono le caratteristiche principali delle canzoni di Ila & The Happy Trees. Un disco ricco di pezzi che conquistano sin dal primo ascolto. “Believe it” è una ballata raffinata ed elegante, accompagnata da melodia semplice e armoniosa e guidata da una una voce che ammalia. “TU generico” è brano che racconta l’ipocrisia, gli occhi nascosti dietro un volto che finge un sorriso. Una guerra quotidiana, che un sorriso può placare. Un invito a sognare ancora. Il brano “Sun” possiede un sound che riecheggia tra i violini e una voce sognante, intensa, profonda. Che emoziona. Una leggera malinconia si muove nell’aria, contrastata da un vento che rinasce, che fa guardare oltre la siepe. Un suono che racconta un mondo nuovo. La ballata “Change the worlds” è soffusa, trasparente. Piacevole. “O cè” è un brano cantato in un dialetto, che poi è una lingua. Canzone comunicativa, dolce e sussurrata.“Into a Change” ha sound internazione, nella sua leggerezza, nella sua affascinante melodia. “Quando ero bambino” parla di ricordi, immagini,  e speranze perse tra parole calde ed evocative, che in fondo ai sogni, non si perdono. “Bolla” racconta emozioni che si perdono tra gli accordi di una canzone fresca e viva. “The meaning of life” è intensa e avvolgente, piena di sentimenti che vibrano come le corde di chitarra. “La lingua” è una  canzone melodiosa, che incanta a ogni nota. “Wake me up” è lenta, appassionante, musicalmente incantevole. “Drop water ocean” è un pezzo soave, che chiude con cori e splendida musica strumentale. L’album “Believe it” è intenso, bello da ascoltare. Raffinato ed elegante, ottimamente suonato e con voce armoniosa e un sound internazionale. Un bel disco.

NO Muos

Anticamente, circa cinquecento anni fa e poco più, si credeva che le stelle dell’universo fossero circondate da sfere così compatte tra loro da dare forma ad una gigantesca matriosca immersa nell’oblìo della galassia. Di galassia non se ne ravvedeva, ma già anticamente ed in modo oltremodo poetico si credeva fermamente nell’idea che tutte le stelle fossero circondate da scudi protettivi e luminosi. Proteggere le stelle doveva essere un bene, proteggerle dal male forse o semplicemente dalla solitudine. Pensare che i pianeti fossero recisi da elmetti di luce mi fa pensare ad una guerra, una guerra tra i pari e non particolarmente violenta. In quegli anni chiaramente non poteva immaginarsi la presenza di estranei, al di fuori da quelle stelle. Probabili nemici nello specifico o presenze aliene dall’aldilà. Tutto era estraneo in fin dei conti e si disconosceva quello che, a quanto pare, ai giorni nostri si vuol conoscere a tutti i costi. Avere una conoscenza ampia, si può. Avere una conoscenza totale, neanche nei cartoni animati. Molte cose infatti dovrebbero essere lasciate al mistero, giacché pensandoci la vita stessa é un mistero. Basti pensare a come fa un essere umano, un doppio, a crescere nel grembo di una donna.O si tratta di alchimia, o si tratta semplicemente del gioco dell’esistenza. Dal momento in cui l’esserci qui, nel mondo e adesso, é un mistero epocale, perché tentare di aprire parentesi chilometriche su domande inutili e poco efficienti sul perché nella vita potrebbe esistere qualcosa d’altro di quello che conosciamo già. Questa breve introduzione nasce per manifestare il disappunto di una siciliana verso una ridicola iniziativa che é stata presa da una delle città siciliane, di nome Niscemi. Niscemi, o meglio, chi per lei e per i suoi abitanti, ha dato il SI per l’installazione di un sistema di comunicazioni satellitari, chiamato MUOS, ad altissima frequenza per monitorare e/o integrare navi, aerei e mezzi strani provenienti dall’aldilà. Senza contare che le onde nocive, emesse da questo sistema, andranno pesantemente a danneggiare la salute dell’uomo e dell’ambiente. Proprio stamane guardavo un video in cui si mostrava l’effetto delle armi nucleari in molti paesi del mondo: malformazioni, ustioni, ferite catalizzanti e tanto altro. Perché dunque, continuare a distruggere il mistero della vita e della creazione. Perché, essere ostinati a perpetuare la solitudine del mondo. Come se, in realtà, non fossimo già abbastanza soli. Così, NO MUOS. Non più libertà negate, non più scelte democraticamente egoistiche. Noi esistiamo, e vogliamo esistere liberi.

DAVIDE BERARDI: SENZA DIRE NIENTE è il singolo estratto da CHI SI ACCONTENTA MUORE

DAVIDE BERARDI: SENZA DIRE NIENTE è il singolo estratto da CHI SI ACCONTENTA MUORE

Un album ricco di belle canzoni e di spunti geniali e generosi, manifesto di un nuovo cantautorato mediterraneo

Senza dire niente (Mio padre) é il racconto il racconto di un figlio attraverso ricordi ed insegnamenti del padre. Un omaggio, nel ventennale della sua morte, alla figura umana e professionale di Beppe Alfano, ucciso dalla mafia l’8 gennaio 1993. Il brano ha suscitato l’interesse di Roy Paci, che ne é divenuto arrangiatore, e di Chicco Alfano, figlio di Beppe, che ha aiutato a realizzare il disco.

Le tematiche che questo lavoro affronta sono quelle del viaggio, ovvero  le domande che l’uomo si pone, le risposte che ad esse tenta di accostare, in una continua ricerca, nell’arco delle sue esperienze di vita: dal distacco dalle proprie radici e dai propri affetti, a causa di scelte dettate dalla difficoltá oggettiva che ci circonda o dalla volontá di non arrendersi ai compromessi della mediocritá. L’eutanasia (fisica o figurata) dei valori morali, del primato di coscienza, dottrina di fede, ormai argomento di talk show, l’emigrazione, la ribellione, la fuga, la partenza, l’addio, il sogno, il mare intorno, il ritorno, una scelta di legalitá anche a costo della vita stessa… e tanto altro ancora…

Autore, cantante, musicista, alla ricerca continua di una “propria” dimensione dell’etnico e  dell’autore, anche grazie ad una personale idea di contaminazione. Ama raccontare le sue storie, la sua vita, la sua terra, attraverso una freschezza e un’immediatezza che lo contraddistinguono, in un connubio di “immagini” e di “suoni” assolutamente diretti ed efficaci. I suoi testi, si fondono nelle sonorità che spiccano maggiormente dal suo background musicale: il folk, la celtica, lo swing, la bossa, la world music, passando da melodie più mediterranee, fra scenari arabeggianti e balcanici, per ritornare a quei “battere e levare” che hanno contraddistinto la “nostra musica”, senza mai citarli ossessivamente. Definisce la sua musica un viaggio  alla ricerca di se stesso, in cui la partenza e l’arrivo sono lo stesso punto di una carta geografica, in cui i luoghi visitati e le persone incontrate fanno la differenza. Repertori in cui non mancano i riferimenti a grandi autori e cantori di musica popolare, come Matteo SalvatoreDomenico Modugno e ancora  la rilettura dei brani di Fabrizio De Andrè,Giorgio Gaber ed altri maestri.

Nei brani di Davide Berardi esiste una convivenza possibile tra poesia e ironia, tra sorrisobrivido, tra casainfinito. Ed è proprio il contrasto fra tali differenze a rendere esclusivo questo incontro. Un messaggio che riesce ad andare ben oltre il singolo talento o la proposta artistica.

www.davideberardi.it

Davide Berardi inizia a scrivere i suoi primi brani inediti nel 2001. Dopo alcune esperienze in band rock-pop nei seminterrati del suo paese, dal 2003 si dedica agli studi di canto, parallelamente alle ricerche e alle prime sperimentazioni sulle ballate e i canti popolari della tradizione pugliese. Col tempo, la sua ricerca stilistica, si estende ai suoni  di altre latitudini. Grazie alla “scuola” e alle influenze  del cantautorato italiano, il tentativo di far convivere testi d’autore con sonorità etniche diventa il punto focale del suo progetto.

Si accosta al teatro come attore – cantante:  è in scena in MONDO G – Omaggio a Giorgio Gaber di e con Raffaele Zanframundo (Auditorium, 2008) in IO PROVO A VOLARE – Omaggio a Domenico Modugno di e conGianfranco Berardi (Compagnia Berardi Casolari – Teatro Stabile di Calabria – Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, 2010) pluripremiato allo JOAKIMinterFest di Kragujevac (Belgrado), e in IO CAMMINO – tributo al viaggio di e con Rita Greco.

Cantinaria“  (Sana Records/Venus, 2008) è il suo disco d’esordio. Il titolo omaggia la band che ha condiviso i primi anni del suo percorso. Nel 2011 pubblica “Balla ancora” (CM,2011), sintesi delle più note ballate popolari della tradizione pugliese, rielaborate in un live con gli Appia Folk Ensemble. Il 15 maggio 2012  esce “Chi si accontenta muore” (CM/Free-D Music/Audioglobe), promosso con il sostegno di Puglia Sounds Recording con la preziosa partecipazione di artisti del calibro di Roy Paci, Eugenio Bennato, Mario Rosini ed altri.

Attualmente frequenta il corso di “Canto jazz” presso il Conservatorio “G. Paisiello” di Taranto, sotto la guida di Larry Franco. Si esibisce nei teatri, nelle piazze e nei club che capitano sulla sua rotta, in Italia e all’estero (Grecia, Spagna, Francia, Olanda, Slovenia, Serbia …)

Premi / riconoscimenti al: Voce Dal Ponte (2011), Festival di Musica Giovane (2009), Pratilò (2009), Terra di Sud Folk Festival (2006). Ha suonato con Folkabbestia e Niccolò Fabi.  Il brano “Mia terra” è presente nella compilation “Puglia Sounds New” distribuito con XL Repubblica Ott 2012. Il brano “Senza dire niente (mio padre)” feat. Roy Paci è presente nella compilation Tutta Roba Pugliese vol. 4 in free download sul sito Rockit. Dicembre 2012

 

PROMORADIO ||| L’AltopArlAnte (www.laltoparlante.it – 348.3650978)

Recensione “The Quite Riot” degli Ordem

L’album “The Quite Riot” degli Ordem accompagna l’ascoltatore verso sonorità d’altri tempi sin dalla prima canzone “No Life”, al rock melodico con retrogusto malinconico portato al successo da gruppi storici come Gun’s Roses e U2. Proseguendo nell’ascolto c’è “The scent of lights”, una ballata ricca di melodia, rock semplice e puro, senza troppi fronzoli. Il brano “The quite riot” è veloce, con bellissimi virtuosismi di chitarra elettrica, costruiti sulla base melodica ben studiata. “Essential” sembra essere l’aggettivo perfetto del rock degli Ordem: essenziale. Musica che si fa ascoltare e che affascina. L’intro di “Instant’s mind” ricorda il suono dei Dream Theatre, anche nel suo quasi malinconico incedere, in cui la voce rompe il giro di accordi e ha inizio una canzone ricca di atmosfera. “Surrenders to rise” accompagna come durante un viaggio in auto, lungo strade perse in aperta campagna, mentre lontano si intravede un sapore nuovo, dimenticato. “Brand new song” è un brano che si immerge in un’atmosfera energica, con un ritmo che trascina, mentre “Shine on”, sembra rallentare il corso dell’intero album, come volesse far riflettere. Il tempo è più lento, la voce più soffice. Riflessiva. “Everything” riporta con un rif ben studiato a un pezzo grintoso e graffiante. “Mayf” e “Edges” rappresentano un rock, forse più classico, ma sempre accattivante, come d’altro canto tutti i pezzi del disco. “Us” si apre con un rif intimo, suadente ed è così che nasce una canzone quasi sussurrata, che raccoglie sentimenti, emozioni e un profumo che non smette mai un attimo di essere rock. L’album si chiude con “Waterlily”, che mantiene lo stile affascinante degli Ordem, richiami anche in questo caso al rock melodico e passionale che sembrava svanito, ma che questo gruppo ripresenta e lo fa molto bene, riuscendo a mantenere un cuore rock che pulsa, su melodie e sonorità moderne e rivisitate. Un salto nel tempo, e un ritorno alla realtà, malinconia ed energia, rabbia e passione, i punti cardine della musica. Del perdersi e, alla fine del viaggio, ritrovarsi, magari sorridendo di fronte a un tramonto, alla fine di una lunga giornata, di musica.

LEON: COME SE FOSSI DIO è il suo album d’esordio

LEON: COME SE FOSSI DIO è il suo album d’esordio

Atteso debutto del cantautore valdostano che da alla luce un disco dalle sonorità taglienti e dalle atmosfere sferzanti.

Confesso, di fronte a voi accusatori, che in questo progetto svelo tutti i miei peccati, le mie debolezze, le mie nefandezze. Come il più perverso degli esibizionisti mostro tutto di me: il mio corpo, le  mie emozioni, la mia anima ribelle.  Confesso, di fronte a voi e di fronte al mondo intero, di aver giocato a carte scoperte, di aver sempre giocato per perdere.  Sarà forse per questo che, nudo come un verme, mi avete messo in croce e  condannato?

Lo so, lo so: avere il coraggio di mostrare sé stessi è per voi il più grave dei crimini.

Ma un artista non può che mettersi a nudo, se vuole essere tale!

Non posso credere sia  soltanto per questo che mi avete condannato!

Cosa dite, laggiù in fondo alla sala? Voglio essere Dio? Ebbene signori…confesso anche questo. L’ho pensato, più volte.

Ogni volta che prendo in mano la chitarra, ogni volta che canto e riesco ed esprimere ciò che sento io…io mi sento come lui. Ma sono stato fortunato. Perché Dio è morto. Leon resiste ancora.

Leon è cresciuto fra la solitudine delle montagne valdostane, nell’estremo angolo nord ovest d’Italia, in una gabbia fatta di montagne, brina e spleen annegato nell’alcool.

Ma non si è mai dato per vinto, non ha mai deposto le armi della creatività, della provocazione, del sarcasmo. Si vis pacem para bellum: guerra alla mediocrità, al politicamente corretto, al conformismo del gregge.

Così Leon si agita come un pazzo nella gabbia per oltre XV anni attività musicale: milita in più di XV gruppi nei quali scrive oltre L canzoni, collabora con decine di artisti valdostani [1] e nazionali [2] , suona in decine di locali tra Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia e calca numerosi festival del nord ovest italiano [3].

Dal MMIX viene affiancato da un  profeta dell’Apocalisse musicale, Pietro Foresti, produttore che si è fatto le ossa a Los Angeles [4] e che produrrà il suo primo album solista, dal titolo provocatorio e controverso:  “Come se fossi dio”.

 


Intervista a Carlo A. Martigli, autore de “L’Eretico”

Abbiamo recensito il romanzo L’Eretico e posto alcune domande all’autore Carlo A. Martigli.

Ecco l’interchattazione:

Nel tuo ultimo libro tratti un tema complesso, quanto ti è costato in termini di impegno e come hai gestito la fase di reperimento delle informazioni?

In tutti i miei romanzi, L’Eretico compreso, il lavoro di preparazione è lungo e procede insieme alla stesura del romanzo. Più o meno su dieci ore di lavoro almeno otto le impiego per ricerche, che significano anche viaggi nei luoghi che racconto e biblioteche universitarie alla ricerca delle fonti. Ma la ricerca più lunga è quella che faccio al mio interno, per scoprire le emozioni, i sentimenti e le passioni che cerco poi di trasferire nella storia che racconto.

Affronti con molto impeto il tema per rapporto con le tre religioni, e con Gesù. Tu che rapporto hai con lui?

Io sono un fan di Gesù e L’Eretico è come se fosse dedicato a lui. Come uomo, per le cose che ha detto, per quella carica rivoluzionaria che lo ha visto contrapporsi alla vecchia legge dei suoi padri, per l’esempio continuo e assolutamente attuale del suo vangelo, con la “v” minuscola, cioè il suo annuncio. Lui è stato un vero “eretico” ovvero uno che ha scelto di combattere la sua battaglia. Fu lui a esempio che disse per primo che è la legge che deve adeguarsi agli uomini e non viceversa, in pratica dando alla giustizia il predominio sulla legge. Più rivoluzionario di così…  

Molti romanzieri ipotizzano spesso una continuità dell’Ordine dei Templari o similari, vedi qualcosa di simile in ordini come quello di Malta o negli ordini cavallereschi a cui fa capo la Regina di Inghilterra?

Sono tutte balle. Gli ordini cavallereschi sono espressione del loro tempo, come oggi possono essere, nel bene e nel male organizzazioni come il Rotary o il Lyons. Erano ordini per lo più militari, di monaci guerrieri, come appunto i Templari o i Cavalieri Teutonici, che ogni tanto qualche cialtrone vuole ripristinare. L’unica associazione che, quanto meno nei principi, può ricordare i valori etici degli antichi ordini è la Massoneria, erede spirituale e storica del templarismo. Non certo quella degli affari o della P2, ovviamente, ma quella speculativa.

Ferruccio de Mola, uno dei protagonisti più importanti della storia de “L’Eretico” è una figura enigmatica. Come hai costruito questo personaggio, e quanto c’è, se c’è, di te?

Ferruccio de Mola, come figura storica, è un mio antenato, Ferruccio de’ M’Artigli, un capitano di ventura che combatté al fianco di Robert Stuart d’Aubigny a cavallo tra il XV° e il XVI° secolo. Nel romanzo L’Eretico è un tipico uomo del Rinascimento, diviso tra il pensiero e l’azione, tra l’onore e l’amore, con tutte le debolezze e le virtù dell’animo umano. C’è molto in lui, di me, e anche delle mie idee. E’ come se mi fossi trasportato in quel tempo e mi fossi chiesto come mi sarei comportato.

L’amore svolge un ruolo importante nella storia, è una trasfigurazione dell’amore per la cultura, oppure hai volontariamente evidenziato questo aspetto come rapporto tra uomini, uomo o donna che siano?

L’amore è fondamentale, è il motore della vita, senza di esso la vita stessa non avrebbe senso. E’ l’archetipo da cui discende tutto. Per questo, nonostante l’azione e la storia, in tutti i miei romanzi svolge un ruolo da protagonista. E come dici giustamente non solo nel rapporto tra donna e uomo, ma tra tutti gli esseri umani. Ne L’Eretico, la stessa storia di Gesù, quella mai raccontata in nessun romanzo al mondo, quella degli anni che vanno dai dodici ai trenta, non è altro che un racconto d’amore.

Quanto c’è di vero nella storia che hai raccontato? Mi riferisco al documento principale su cui la storia di base.

Come accennavo prima, non esistono prove certe di quanto ho raccontato nel romanzo, ma vi sono pesanti indizi, e non soltanto storici, che rendono la mia storia molto più verosimile di quel poco, quasi niente, che ci hanno raccontato fino a ora. E che rendono la figura di Gesù e il suo annuncio molto più logico e attuale. Inoltre c’è un fatto straordinario, quasi incredibile, ma che posso dimostrare vero. Possiedo tre pietre, comprate cento anni fa da mio nonno materno nella zona della Palestina, e delle quali ho scoperto l’origine dopo aver terminato L’Eretico. Esaminate da un esperto internazionale e portate in foto per conferma della traduzione nella valle di Ladakh, nell’India settentrionale, da dove parte la mia storia. Sono state scritte in antico pali, in un periodo tra il 1200 e il 1600 e riportano il mantra del Buddah compassionevole, Om Mani Padme Um, spesso riferito al profeta Gesù. Che cosa ci facevano in Palestina più di cento anni fa? Chi le ha portate? Forse il monaco Ada Ta? E’ davvero una strana coincidenza.

Se un giorno venisse scoperto che le tre religioni si fondano sugli stessi principi, secondo te gli uomini riuscirebbero a trovare una forma di pace priva di rivendicazioni?

Che le tre religioni monoteistiche si fondino sugli stessi principi è un dato di fatto, storico e religioso. Il fatto è che gli uomini vogliono manipolare a loro uso e consumo e per i loro scopi le presunte differenze. E non solo oggi, ma da secoli. In nome di Dio, ciascuno del proprio, si sono commesse e si commettono ancora le peggiori atrocità. Andare verso l’unificazione toglierebbe da un mano il potere alle gerarchie ecclesiastiche dall’altro eliminerebbe la scusa di uccidere nel nome di Dio. Porterebbe una speranza di pace, il che sarebbe devastante per un mondo dominato dalle lobby delle armi e della finanza e dei loro intrecci.

Dopo aver letto e scritto dei rapporti tra Papato e Impero, tra Medici e Borgia, come leggi i fatti di attualità legati alle dimissioni di Papa Benedetto XVI?

Una mia amica scrittrice, Sabrina Minetti, mi ha detto, scherzando ovviamente, che è stata la lettura de L’Eretico a convincere Ratzinger a rinunciare alla tiara. Scoprire il passato, indagare su di esso, serve proprio a comprendere meglio il presente. Per cui, la rinuncia di Ratzinger, fatte le differenze superficiali con le lotte di potere che avvenivano all’interno della Chiesa dei Borgia e dei Medici, non sono che l’espressione di altre battaglie. Questo lo ha detto il papa stesso, non io.

In una precedente intervista ci hai raccontato della possibilità che questa storia potesse diventare un film, ci sono delle novità? Ci sono nuovi progetti in cantiere?

Sì, c’è un qualche interesse oltre oceano, qui in Italia il cinema è morto, si fanno per lo più commedie idiote per un pubblico idiota. Dicono che manchino i soldi, ma mancano soprattutto le idee e la cultura. I miei libri sono a Hollywood, in questo periodo, in lettura e questo mi fa molto piacere. Ma, come dicevo, tra l’apprezzamento e la realizzazione, c’è di mezzo il mare, anzi l’oceano. La differenza tra qui e gli Usa e che nei paesi anglosassoni il gusto della lettura intelligente e divertente è molto superiore al nostro. Leggere rende liberi, noi leggiamo poco, ed è per questo che ci meritiamo anche i risultati di queste elezioni, che sembra il caos che precede ogni disastro e ogni dittatura.

Ringraziamo Carlo A. Martigli per la gentile collaborazione.

Recensione di “Adieu Shangri-la” di Ugo Mazzei

L’album “Adieu Shangri-la” è ricco di sensazioni e atmosfere piacevoli, di pezzi intensi e profondi e musiche avvolgenti.

Il brano “Fatemi respirare” richiama influenze alla De Gregori, una musica che si perde tra poesia e rock melodico, con un testo che è a tratti provocatorio, certamente intenso. “Sexyroad” sembra ricordare le ballate di De Andrè e allo stesso tempo incantare con atmosfere americane, tra asfalto, polvere e pensieri che rincorrono una sensazione di confusione, dentro. E’ la ricerca di se stessi, delle cose importanti lasciate alle spalle. “C’era” è una ballata impegnata, una storia che incanta e si fa strada dentro i ricordi. Un racconto al ritmo di un tempo lontano, eppure ancora troppo vicino. “Canzone per Chico” è una canzone lenta, quasi inesorabile, come il viaggio in treno, nel tempo, oltre il tempo. Fermarsi a una stazione e guardare il cartelloni degli orari, ma non ci sono scritte, solo la certezza di un altro viaggio. “Oh Susanna” racconta invece un rock sanguigno, con leggere contaminazioni country, una storia appassionata e intensa, con immagini e personaggi degni della narrativa di viaggio. Il brano “Armaggeddon” possiede un bellissimo sound, una ballata brillante e con un ottimo arrangiamento. Un viaggio, una storia. “Oggi” è un pezzo intimo e introspettivo, che parla d’amore, di emozioni e scatta istantanee di istanti rubati e di parole lasciate a metà, di sguardi che rimangono indelebili, nonostante il tempo e le cose che cambiano. Il tema di “Stracci inutili” è dimenticare, lasciare tutto alle spalle. Ricominciare. E’ un pezzo che racconta come rialzarsi, cercando la forza dentro. “Cerchio di fuoco” racconta una fuga, dai o nei ricordi, come in un gioco, aspettando che qualcuno faccia la prima mossa. E’ la storia di un’attesa, forse, di un’eternità. “Adieu Shangri-la” è la canzone che regala il titolo all’album. Come una canzone d’amore, come un addio leggero, senza dolore. Come la malinconia sulle note di diamante e nuvole. Un’estasi senza tempo. Una sfumatura che costruisce un colore, una melodia che vibra al suono dei ricordi.

L’album di Ugo Mazzei è bello da ascoltare, ha richiami a molta della musica leggera italiana, soprattutto a quella cantautoriale. Da De Gregori a De Andrè, passando le Guccini, i testi sono raffinati e ben costruiti, la musicalità e gli arrangiamenti sono molto curati. Un bel disco.

Recensione “L’eretico” di Carlo A. Martigli

Pico della Mirandola è morto prima di portare a termine la missione di unificare le tre grandi religioni. Mentre Firenze è scossa dalla peste e dai sermoni duri di Savonarola, a Roma la famiglia Borgia cerca, tra lussi e perversioni, di consolidare il potere del papato, accettando l’alleanza con gli odiati Medici, a loro volta pronti a tornare a capo di Firenze. Nel mezzo di questa guerra c’è un uomo che ha ereditato la missione di Pico della Mirandola, è Ferruccio de Mola, che con compagna Leonora, lotterà per difendere un segreto, una donna e un libro misterioso, che contiene una storia capace di cambiare il destino della chiesa di Roma e di tutto il mondo. Una storia intrigante, misteriosa, che ha origini lontane e che l’anziano monaco Ada Ta e la sua discepola Gua Li sveleranno a Ferruccio. L’eretico è un romanzo che va oltre il thriller, documentato dal punto di vista storico e curato da quello narrativo. Una storia ricca di spunti e riflessioni che trascina il lettore attraverso intrighi papali, inganni e inseguimenti. Riesce a raccontare uno dei segreti e dei misteri storici più importanti, svelando un enigma e allo stesso tempo parlando all’anima e al cuore. La tecnica e la potenza della documentazione rendono questo libro un’opera importante e una scoperta narrativa. Degno seguito di “999 – L’ultimo custode”, “L’eretico” estende e approfondisce l’idea dell’unificazione delle tre grandi religioni. Carlo A. Martigli è un autore intenso e raffinato, che racconta le passioni, i tradimenti e le perversioni dei Borgia e dei Medici e l’amore incantato di Ferruccio e Leonora e ci permette di fare luce su molti aspetti poco conosciuti della storia. Insegna e intrattiene in un vortice che conduce alla scoperta di uno dei segreti più importanti dell’uomo. Un romanzo da non perdere.