Intervista al cantautore Davide Geddo

Abbiamo fatto alcune domande al bravissimo cantautore Davide Geddo, autore dell’album “Non sono mai stato qui”:

Le canzoni del nuovo disco sono ispirate a luoghi immaginari, cosa sono per te questi “ non luoghi”?

La musica è una potente macchina del tempo e dello spazio. Consente di rivivere sensazioni perdute o immaginare storie che non si sono potute realizzare. In essa il tempo vola e altera le sue leggi. La canzone non ha la bellezza tangibile di un quadro o di una scultura ma, pur essendo un’arte minore, è l’unico varco temporale che ci permette con la stessa facilità di essere profondamente noi stessi o di immaginarci nei panni di persone completamente diverse. In “Non sono mai stato qui” è mia intenzione sottolineare l’ambigua essenza della forma “canzone” dichiarandone l’assoluta libertà e indipendenza dalla presenza e dall’esperienza che condiziona il quotidiano.

Nell’album c’è una forte componente emotiva e sentimentale, quanto c’è di autobiografico nei pezzi?

Non credo alla musica come esibizione e divismo; credo alla musica come linguaggio, come espressione e come modo di toccarsi. Credo che non si tratti di essere autobiografico in ciò che racconti ma di esserlo in come racconti. Non sono quasi mai al centro delle mie canzoni; mi piace esserne collaterale, magari attore non protagonista. Mi piace essere nei dettagli.

Cosa lega le canzoni Genova e Venezia?

Sono due concetti opposti che finiscono per essere speculari. Venezia è la storia di tutto ciò che non è accaduto tra due persone che si ritrovano dopo un qualcosa che non c’è stato; la canzone inizia con un elenco di situazioni che non si sono realizzate e narra la storia di un viaggio che non si è compiuto. Genova, al contrario, rappresenta un modo di sentire e il forte senso di riscatto che trovo nella musica. In questa logica la bellezza misteriosa e contorta di Genova e quella sognante e unica di Venezia finiscono per specchiarsi come una realtà e il suo sogno.

Le tue canzoni sono come delle polaroid immagini di momenti, quasi scene di un film. Quale di queste fotografie porteresti sempre con te?

La dimensione cinematografica è quella più adatta alle mie canzoni; mi piace accompagnare visivamente dentro una storia, dare un carattere ai personaggi, mi piace romanzare e abbozzare paesaggi. Mi piace essere il regista delle canzoni. In altri casi, e mi viene in mente “stare bene”, il riferimento alla polaroid che tu hai colto mi pare appropriata. Ho i miei tempi nello scrivere; a volte non sono per niente brevi. Ma una volta che sono finiti i brani fanno parte di me e sono sempre con e dentro di me. Non ho scarti; solo idee su cui ritornare.

Quanto conta il mare nelle tue canzoni?

Noi, fortunati, che viviamo il mare abbiamo un doppio orizzonte che si fonde in lontananza. Non si può prescindere da questo mistero che induce umiltà, rispetto e riflessività. Inoltre ho un naturale stupore per tutti quegli elementi naturali che sanno “incantare” lo sguardo come anche il fuoco o le nuvole.

Quali sono gli artisti che ti hanno aiutato a esprimere la tua musicalità?

Per me suonare è quasi l’atto finale e decisivo ma non potrei sentirmi musicista senza essere ascoltatore e appassionato di musica. Lo star system identifica la musica come un mezzo di valorizzazione del talento o, purtroppo spesso, anche solo di contorno ad esso. Ciò ha professionalizzato la canzone ma ha tolto spontaneità, ricerca e spirito di appartenenza; la musica ha perso molto appeal rispetto, per esempio, al computer e alla tv; mondi di cui è diventata componente, perdendo in autonomia e forza. In questo senso collaborare è per me parte stessa dell’essere autore di canzoni. Ritengo di sentirmi dalla stessa parte di chi rivendica per la musica un’autorità e un’autorevolezza che stimoli l’ascolto, aspetto per me sempre prevalente. Da questa parte della barricata mi sento in sintonia con artisti di cui apprezzo l’approccio con la musica e le persone come Zibba, Sergio Pennavaria, Zazza, Michele Savino o Chiara Ragnini, ma la lista per fortuna è lunga e l’unione fa la forza. Di fatto infine è stato molto importante l’incontro con Rossano Villa di Hilary Studio che mi dato sicurezza e confidenza con lo studio di registrazione.

Alcuni dei tuoi pezzi sono ritmati, quasi indiavolati; altri sono più intimi e sussurrati. Quale delle due dimensioni senti più tua?

Vivo la musica come una casa. Ogni tanto sento il bisogno di fare festa, invitare tutti gli amici e passare la serata in allegria; altre volte ho bisogno di rinchiudermi nella mia stanza e parlare un po’ con me stesso. Sento mie entrambe le dimensioni e mi sento a mio agio nello sviluppare entrambe le dinamiche. Non credo che sia il binomio gioia- tristezza a creare un brano che sia degno di essere ascoltato ma so che servono spirito di osservazione, lucidità e feroce autocritica.

Come ti vedi tra dieci anni?

Un po’ cambiato.

 

Ringraziamo Davide Geddo per la gentile collaborazione.

Elezioni 2013 – Analisi del voto

L’analisi del voto di queste elezioni 2013 è difficile e complicata, ma partirei dai primordi. Dopo la seconda mondiale un gruppo di persone che avevano subito il regime fascista e la guerra, ha permesso di dare vita a un referendum per spazzare via dalla storia la monarchia, complice del regime. Ha visto la luce la nostra Costituzione. Dopo quella la spinta, che alcuni definiscono “comunista”, ha portato a tutta una serie di miglioramenti del popolo e dei lavoratori, che hanno iniziato a potersi permettere automobili e vacanze. Il tempo cambiava, così come cambiava lo scenario internazionale, dalla guerra fredda tra Urss e Usa si è passati dal crollo del Muro di Berlino e alla nascita del capitalismo, che sembrava potesse migliorare ancora di più il benessere dei lavoratori, che nel frattempo, grazie ai sindacati, riuscivano a ottenere migliori condizioni di lavoro e salari. Poi l’Urss è crollata, o meglio si è lasciata trascinare dall’ondata del cosiddetto capitalismo, fino ad arrivare ai giorni nostri. Scenario sbrigativo questo, certo. Ma sufficiente per capire a cosa si aggrappano i partiti come Pd e Pdl, uno scenario antico. Così pare. Ma la verità è che il confronto tra due sistemi diversi, quello americano e quello russo ha dato luogo al sistema italiano, che consentiva competitività e condizioni positive per i lavoratori. Quando la politica ha permesso di dare più spazio a imprenditori diversi da Giovanni Agnelli, a manager senza scrupoli, tutto è cambiato. I diritti acquisiti sono stati lentamente smantellati, così come la speranza. Sono subentrati manager senz’anima, pronti a sacrificare tutto per il bene del bilancio delle aziende. I lavoratori, un tempo uniti, sono stati frammentati e disuniti, obbligati a votare per referendum che imponevano strategie deleterie per i lavoratori. Per tutti i lavoratori. La politica del Pd, del Pdl e dopo del governo Monti ha aiutato questo processo. Fenomeni come quello di Renzi hanno reso ancora più pericoloso l’emergere di teorie a favore di una maggiore flessibilità. La rottamazione non era solo quella dei politici, ma delle ideologie, dei diritti, che sono stati definiti in alcuni casi anche privilegi. Man mano la crisi ha completato l’opera, riducendo al minimo i consumi, facendo perdere la speranza a tutte le categorie, imprenditori compresi. Così “il popolo” ha iniziato a dover rinunciare all’automobile, alle vacanze, e poi ai diritti, il tutto per garantirsi un lavoro, spesso per pochi soldi. I giovani, spesso laureati, costretti a lavorare senza professionalità e soldi, i più anziani costretti a rincorrere una pensione che non arriva mai. Da qui nasce l’insoddisfazione. La paura per il futuro. La rassegnazione. E in televisione i soliti volti hanno giurato sulla ripresa, proposto soluzioni, già sperimentate e sconfitte. Evasori che vogliono condonare l’evasione. Corrotti che vogliono depenalizzare la corruzione. Ipocriti sotto diverse bandiere. C’era voglia di serietà, per una volta. Ma la rabbia ha dato vita, e non da oggi, a un movimento che ha distrutto ogni cosa, con l’idea di ricostruirla. Parlo del Movimento 5 Stelle. Con le coalizioni di centro-destra e centro-sinistra di fatto a un pareggio e con poche idee nuove, quali sono le prospettive? E soprattutto, chi ha votato m5s è consapevole che rimuovere i sindacati equivale a rimuovere la storia, le istituzioni che nonni e genitori hanno conquistato? Gli italiani, che siano elettori di destra, sinistra, renziani, o grillini, sono consapevoli che questo rinnovamento potrebbe portare a una distruzione di buona parte della Costituzione?

Elezioni 2013 – La notte delle sorprese e delle incompiute.

Il risultato elettorale coglie tutti di sorpresa, o almeno in parte. Il Movimento 5 Stelle conquista il 25% dei voti alla camera e quasi il 24% al Senato, ma il dato che forse meno si attendeva è il crollo della coalizione di centro-sinistra, che partiva in vantaggio. Vince per pochi voti alla camera e al senato, ma in quest’ultimo caso la vittoria in quanto a numero di seggi passa al Pdl, grazie alla cosidetta legge Porcellum, che è condizionata dalla vittoria nelle regioni chiave come Lombardia e Veneto, in cui la coalizione di centro-destra ottiene un buon risultato. A parte i commenti a una situazione ancora da capire, resta il timore per ciò che accadrà da domani. Berlusconi, felice per la rimonta, già parla di patto. Anche Bersani, Monti e Vendola sembrano pronti a fare accordi, Grillo permettendo. La sensazione è strana, tra amarezza e consapevolezza di un qualcosa che in fondo sembrava atteso da molti. Resta il timore per un’altra legislatura precaria, in balia di politici del buon tempo. Resta la certezza di una legge inadeguata e del tutto incapace di dare una maggioranza stabile. Resta la sconfitta di Casini, Fini e Ingroia, che forse credevano in un risultato diverso. Una certezza è che gli italiani avevano bisogno di una novità. Hanno trovato l’incognita Grillo, ancora da sperimentare in Parlamento. Ma le altre non sono novità, ma storie già viste troppe volte. Resta una crisi della sinistra e una dipendenza della destra da Silvio Berlusconi, in un gioco politico che sembra una perenne istantanea. La governabilità è in bilico e non resta che sperare che la ventata di novità data dal Movimento 5 Stelle si dimostri un modo nuovo di fare politica, poichè questa è la vera sorpresa di queste elezioni.

Recensione “Cerco Ossigeno” di Willie DBZ

Willie DBZ mastica il rap da una vita. E si sente. Il sound proposto da questo artista ha radici antiche. Lo si capisce sin dallo stile raffinato dell’intro del disco che ci accompagna al primo pezzo “Cerco Ossigeno”. Lo stile hip hop sembra richiamare l’anima che ha generato il suono dei primi OTR e Sottotono. I testi hanno una forte matrice sociale su melodie orecchiabili e beat ben costruiti. “Siamo messi male” è una canzone che fa il punto sul mondo della televisione e sui relativi contenuti scialbi quanto finti. ”Cloni” è un amaro attacco a un sistema robotizzato, costruito per controllare l’uomo, la cui natura è quella di vendersi, di sporcarsi per restare a galla. Il brano “Abbassa la cresta” è ricco di tecnicismi e istinto. Sapore antico di  denuncia sociale miscelata alla voglia di emergere. Interessanti i pezzi strumentali “Relax dopo la Jam”, “Attimo di lucidità” e “Pronti per un nuovo inizio”. “Amarcord” parla di storie di vita nella musica Hip Hop. Uno sfogo amaro e duro allo stesso tempo, da cui però trasuda la voglia continuare a lottare. L’album prosegue conservando il sound che è rimasto nell’anima di chi ha amato l’esordio dell’Hip Hop in italiano. “Limiti” racconta delle leggi  e del loro contrario, della trasgressione necessaria per ribellarsi. La ricerca della vera anima, nella musica, nella vita. Nel contrasto. “Indecisi della domenica” è uno scontro con la morale comune, con l’indecisione e con il quieto vivere. La scelta sembra essere l’unico modo per eludere questa assurda forma di auto-sorveglianza. “Punto di massimo” racchiude la rabbia e l’inevitabile reazione. Dura presa di posizione sul come affrontare la vita. E’ Lotta. “14 anni dopo – Toscana Bomberz” è una raffica featuring che si intrecciano. Rapper toscani con i loro versi che si scagliano sul beat. “Trentasette” è l’immagine di una storia tra Hip Hop, rabbia e vita. Una sfida raccontata a suon di versi. L’Hip Hop di Willie DBZ è raffinato e sanguigno allo stesso tempo, è storia e innovazione. L’anima si sente. Scorre sangue Hip Hop nelle vene. C’è rabbia che resiste a tutto, alla crisi, alla rassegnazione. Alla storia. In questo disco ci sono tutti gli ingredienti necessari che chi ama l’Hip Hop vuole sentire. E’ storia del Rap e della sua nuova origine.

Intervista al senatore Felice Casson, vicepresidente del gruppo Pd e candidato al Senato in Veneto.

Qualche giorno fa abbiamo intervistato Bonelli, segretario dei verdi, nonché candidato con Rivoluzione Civile e gli abbiamo chiesto quali fossero le divergenze tra coalizione di centro sinistra e i verdi, realtà storicamente di sinistra e importantissima a livello europeo. Bonelli dichiara che il Pd non avrebbe condiviso il patto programmatico, in particolare questi sono i punti indicati:

1) abolizione programma F35
2) legge riduzione consumo suolo
3) piano piccole opere
5) rivedere riforma Fornero
4) greeneconomy
6) piano conversione ecologica siti inquinati vedi Taranto
7) riforma sistema bancario , dividere risparmio da attività rischio

 

 

Quali sono i punti che non permettono una linea comune?
“E’ bene ricordare che, riguardo i punti citati da Bonelli, il Pd ha da tempo proposto di rivedere il programma per gli F35 per destinare quelle risorse alla crescita del lavoro, vera priorità per il Paese. La riforma Fornero ha creato varie situazioni di disagio sociale che sono rimaste irrisolte, ad iniziare dalla drammatica questione degli esodati, e compito prioritario del prossimo governo deve essere quello di intervenire immediatamente per intervenire su questi punti. Sviluppo e ambiente, lavoro e salute non possono essere contrapposti, occorre una visione industriale “verde” che, da un lato, riconduca le realtà inquinanti ad una produzione che non danneggi popolazione e territorio, e dall’altro che consolidi nel nostro Paese un tessuto imprenditoriale legato a beni e servizi “green”. Si tratta di punti qualificanti e sarebbe singolare se non fossero condivisi da tutte le forze che si considerano di sinistra”.

Quali sono le posizioni del Pd, e in generale della coalizione di centro sinistra, riguardo alle tematiche ambientali e in particolar modo legate alla difesa del suolo?
“Nella mia attività di magistrato mi sono spesso occupato di reati ambientali – ad iniziare dal petrolchimico di Venezia – e credo che dovremo proseguire con decisione su una strada già intrapresa. Occorre intervenire su due fronti principali: combattere la cementificazione e tutelare il territorio dal dissesto idrogeologico. Attuare una razionalizzazione del consumo del suolo (attraverso anche il riutilizzo delle aree già edificate) e destinare maggiori risorse (che in questi anni sono state invece tagliate) per la difesa di un patrimonio fondamentale italiano, qual è quello ambientale, devono essere le priorità dei prossimi anni”.

Lavoro. Come intenderà porsi il nuovo governo nel merito dei tagli alla spesa pubblica, già anticipati dai provvedimenti del governo Monti?
“Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Quello successivo è contrastare la precarietà, rovesciando le scelte della destra nell’ultimo decennio e in particolare l’idea di una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo. Occorre inoltre mettere in campo politiche fiscali a sostegno dell’occupazione femminile, alleggerendo anche la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido. Anche grazie a politiche di questo tipo sarà possibile sostenere concretamente le famiglie e favorire una ripresa della natalità”.

Cosa direbbe per convincere gli elettori di centro-sinistra confusi dalle varie proposte elettorali in campo?
“Oltre la bontà del programma della coalizione Pd-Sel? E’ fondamentale per il nostro Paese avere un governo stabile, che svolga il proprio lavoro per l’intera legislatura. Un obiettivo che può essere garantito soltanto dalla vittoria di una grande forza democratica”.     

Mps, quanto pensa che questo scandalo possa condizionare i risultati del voto?
“Siamo di fronte – per quanto sta emergendo dall’inchiesta giudiziaria – ad uno scandalo nato e alimentato da una visione unicamente speculativa di una parte del mondo della finanza. E di questo saranno chiamati a rispondere i responsabili. Compito della politica deve, invece, essere quella di attuare interventi seri e rigorosi per impedire casi di questo tipo. E’ evidente che l’attuale sistema non va”.

Monti, è possibile l’accordo? Non pensate che un’eventuale accordo post-elettorale possa non piacere agli elettori di centro-sinistra? (non solo a quelli di Sel)
“E’ quanto mai necessario per il centrosinistra poter contare su una maggioranza solida in entrambe le Camere. E’ il modo migliore per garantire stabilità al governo e al Paese. Così come è necessario che in Parlamento, sui grandi temi istituzionali e centrali per l’Italia, si sviluppi un dialogo tra tutte le forze riformiste e democratiche, anche quelle di centro. Senza che questo snaturi l’identità di alcuno. Sono dinamiche politiche normali in tutti i Paesi europei e occidentali. E’ bene che anche l’Italia esca dalla drammatizzazione e trovi una sua normalità”.

Intervista a Silvana Lissandrello, candidata PDL alla Regione Lombardia per la provincia di Cremona

Intervista a Silvana Lissandrello, candidata PDL alla Regione Lombardia per la provincia di Cremona

Silvana è un’amica che si sta cimentando in quest’avventura, la ringrazio per la sua disponibilità e spero che possa dimostrarci, che una donna può essere bella e intelligente, soprattutto, interessata ai reali problemi di una Nazione come la nostra, che nel bene e nel male, si ripercuotono anche sulle province.

Per par condicio, verrà dato spazio a vari candidati, di tutte le fazioni in gioco.

 

1) Dopo tutto quello che stiamo ascoltando e vedendo sulla politica e i politici, cosa pensi possa apportare, in termini di cambiamento, la tua candidatura?

R. La mia candidatura è stata il proverbiale fulmine a ciel sereno, è maturata in tempi strettissimi ma ritengo sia un segnale forte di apertura del mio partito, il PDL, a quella società civile con la quale tutti, in campagna elettorale, si riempiono la bocca, salvo poi richiudere per bene la porta delle stanza dei bottoni il giorno dopo che il cittadino gli ha conferito il mandato ad amministrare il bene comune.

2) In un articolo uscito su un quotidiano della tua provincia, sei stata definita, estranea ai giochi di potere, come credi che possa essere vista questa tua estraneità dai tuoi potenziali elettori?

R. Io ho avuto molteplici riscontri di come i giochi di potere, ormai, si svolgano interamente nelle stanze dei partiti e siano vissuti dalla gente come inutili orpelli e nocive pesantezze sulla vita reale e sui processi decisionali, non nascondo la difficoltà ad uscire da questo schematismo fatto di riti forse un po’ datati, ma il mio elettorato percepisce in modo diretto, questa mia diversità e, pochi o tanti che siano i voti che porterò a casa, mi è piaciuto il fatto di non aver svenduta me stessa per mostrare una faccia appropriata ad ogni diversa occasione.

3) Militi da molto tempo nel PDL, come vedi la ricandidatura di Berlusconi?

R. Berlusconi non si è ufficialmente ricandidato alla guida del governo, la sua ridiscesa in campo ha una chiara valenza evocativa, basti dire, che, da solo, ha colmato il distacco che ci separava dalla sinistra con l’attività che gli riesce meglio, il video.

4) Credi che il fatto che la tua campagna elettorale sia tutta a tua spese sia un valore aggiunto o un rischio?

R. Né l’uno né l’altro, ho infatti inaugurato e brevettato la campagna elettorale km. 0, a costo zero.

5) La Regione Lombardia, in questi ultimi mesi è stata oggetto di molti scandali, che hanno coinvolto in pari misura la destra e la sinistra, secondo te, è giusto che, questi personaggi che hanno provocato questi scandali, continuino a governare?

R. Premettendo che molti, se non tutti, i protagonisti di quella stagione controversa, ricordiamo che per nessuno è intervenuta sentenza definitiva di condanna, non sono stati ricandidati, io mi permetto di guardare in modo complessivo a come la nostra Regione è stata amministrata in questo ventennio formigoninano e, solo a titolo di esempio, noto che la sanità funziona, e bene, i pagamenti della P.A. ai fornitori vengono liquidati in 30/60 giorni e non in 700, come ad esempio nella virtuosa Puglia, abbiamo una rete infrastrutturale da migliorare ma di gran lunga superiore ad altre realtà, quindi non vedo come questi anni di centro destra possano essere definiti in altro  modo se non come “buona amministrazione”

6) Cosa diresti ad un elettore scettico e ormai frustrato da questi politici?

R. Che se vuole il cambiamento deve farsi protagonista di esso e non starsene a guardare

7) Prima di essere candidata tu sei un elettore, chi è il candidato politico in questo scenario, a cui affideresti il tuo futuro? E perché?

R. Posso rispondere Silvana Lissandrello?

8) Cosa vuol dire, per te essere Donna in politica? Come cambierebbe la tua vita di moglie e impiegata pubblica se venissi eletta?

R. Nella mia vita ho imparato a tenere sotto controllo diverse situazioni in contemporanea, del resto il nostro essere donna ci impone di pensare multitasking già nella vita quotidiana, mi dispiacerebbe lasciare il mio lavoro, che è prima un servizio che rendo al pubblico, per quello che concerne la mia famiglia, è già adattata ai miei ritmi da tempo.

9) Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad una crisi pesante, che ha ridotto il potere d’acquisto di molti, che ha visto aziende chiudere e licenziare molti dipendenti, cosa faresti tu per far ripartire il volano dell’economia, riportando la tua provincia e la Lombardia ad essere ancora il motore economico di questo Paese?

R. Infrastrutture, credito e partecipazione pubblica. Infrastrutture per velocizzare i movimenti di persone e merci, abbassandone i costi di scala e rendendo competitiva l’offerta di trasporto pubblico; credito, anche garantito dalla mano pubblica, per consentire alle imprese di investire creando occupazione e disponibilità di risorse per la ripartenza dei consumi; pubblica amministrazione che sia partecipe e non inutilmente oppressiva delle forze economiche e produttive scaturenti dalla società.

10)   La provincia Cremonese, ha molte aziende, che a causa della crisi, hanno ridotto il loro volume d’affari e lasciato via via, molte persone a casa, disperate e senza lavoro, cosa proponi a differenza dei tuoi avversari?

R. Non esistono ricette efficaci per il superamento della crisi che riguardino solo un territorio, anzi, mi verrebbe da dire che non si può prescindere da fattori che sono oramai transnazionali e solo parzialmente influenzabili dai governi nazionali, quello che posso affermare senza tema di smentita è che, comunque, la ricetta fatta di tagli, austerità e tasse, ha fallito su tutta la linea: disoccupazione, povertà e disagio penso si possano vedere ad ogni angolo di strada.

Causaedeffetto-Music-Chart – Classifica di Febbraio

Ecco la classifica di Febbraio!

1. Davide Geddo, di cui ascoltiamo il singolo “Angela e il cinema”, tratto dall’album “Non sono mai stato qui”

 

2. Francesca Bartolesi, giovanissima e bravissima cantautrice, di cui ascoltiamo “Love me more”

 

3. Il gruppo emiliano elegante e intenso: i (Jack). Ascoltiamo “The Blower’s Daughter”

 

Intervista ad Angelo Bonelli segretario dei Verdi, candidato con Rivoluzione Civile

Ci siamo chiesti quali siano le motivazioni che hanno portato all’alleanza dei Verdi (partito importantissimo in Europa) con il Movimento Civile di Ingroia e come sia possibile che questa formazione politica sia contrapposta alla coalizione di Centro-Sinistra (Pd-Sel).

Abbiamo posto queste domande al segretario dei Verdi Angelo Bonelli (candidato con Rivoluzione Civile).

Ecco l’interchattazione:

 

Come è possibile che i Verdi non facciano parte della Coalizione di Centro-Sinistra?

 

Pd ha rifiutato intesa programmatica.e’ vergognoso questo ed e’ vergognoso quello che hanno fatto a Taranto.

Cosa comprendeva l’intesa programmatica? Quali sono stati i punti rifiutati?

1) abolizione programma F35

2) legge riduzione consumo suolo

3) piano piccole opere

5) rivedere riforma Fornero

4) greeneconomy

6) piano conversione ecologica siti inquinati vedi Taranto

7) riforma sistema bancario , dividere risparmio da attività rischio

Esiste una possibilità di trovare una linea comune per queste elezioni?

Noi l’abbiamo proposta una linea comune. Ma unica risposta e’ stata quella della desistenza

Tema difesa idrogeologica: Cosa prevedete nel vostro programma?

Il programma integrale lo trovi su http://www.rivoluzionecivile.it  , ha una posizione centrale

(riporto quanto indicato sul sito: Per l’ambiente. Va cambiato l’attuale modello di sviluppo, responsabile dei cambiamenti climatici, del consumo senza limiti delle risorse, di povertà, squilibri e guerre. Va fermato il consumo del territorio, tutelando il paesaggio, archiviando progetti come la TAV in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina. Va impedita la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall’acqua. Va valorizzata l’agricoltura di qualità, libera da ogm, va tutelata la biodiversità e difesi i diritti degli animali. Vanno creati posti di lavoro attraverso un piano per il risparmio energetico, lo sviluppo delle rinnovabili, la messa in sicurezza del territorio, per una mobilità sostenibile che liberi l’aria delle città dallo smog;)

Tav e Messina, punti che sembrano inconciliabili con il programma del @pdnetwork. Quali i margini di convergenza?

Tav in val Susa e ponte producono debito e non immediata occupazione. Abbiamo bisogno di un piano piccole opere.

Intervista alla cantautrice Amélie, vincitrice del Premio Lunezia

Amélie è la vincitrice del Premio Lunezia, briosa, affascinante e musicalmente elegante, riesce ad appassionare con una voce suadente. Amélie ha risposto ad alcune domande. Conosciamola meglio nella nuova interchattazione!

 

 

Partiamo dalla vittoria del Premio Lunezia, che soddisfazioni ti ha dato, e quanto ha contribuito a darti ancora più forza per raggiungere i tuoi obiettivi?

Il Premio Lunezia è stata fino ad ora la più grossa soddisfazione ottenuta in campo musicale. Il Premio che viene conferito è sia per il valore musicale che letterario e ciò che viene preso in considerazione è l’artisticità a 360 gradi, per cui vincerlo è stato un grandissimo onore.
Poi l’esibirsi davanti a 15 000 persone sullo stesso palco sul quale salgono grandissimi artisti come Niccolò Fabi, Subsonica, Arisa, Nomadi, Giovanardi ecc è una emozione che mi porterò sempre nel cuore. L’essere stata apprezzata è stato qualcosa di splendido, ti da una maggiore fiducia in te stessa e ti da l’energia per andare avanti e pensare che forse sei sulla strada giusta e ciò che fai può davvero essere apprezzato da molti. Dalla vittoria del Premio Lunezia ho cominciato a capire che ci sono persone che credono davvero a questo mio progetto e che sono disposte a sostenermi con passione e determinazione.

Qual è la musica che ti piace, e cosa ti ha spinta a iniziare a suonare?

Amo tutta la musica, dal pop al rock, dal soul al funky, da tutta la musica anni 80 a quella anni 70, dalla classica all’opera … (l’unico genere che non sento molto è il trash metal) Il mio grande amore è Michael Jackson (che per me rappresenta la Musica e l’Arte) ma adoro anche Noa, Eva Cassidy, i Beatles, I Genesis, gli Air, i Queen, i Depeche Mode, i Muse, Elisa, Battisti, Gaber, Endrigo, Fabi ecc ecc.
Mi ha spinto ad iniziare a suonare il vecchio pianoforte che avevo in casa….fin da bambina ho nutrito grande curiosità per quel giocattolone meraviglioso e a furia di giocarci ho intrapreso questa strada….

Credi che la musica possa essere un modo per reagire al decadimento culturale a cui capita di assistere?

Penso che la musica possa essere un importante strumento di “rivoluzione” e “protesta”, ma anche di pura “poesia” ed “emozione”, un modo per raccontare se stessi e condividere il proprio vissuto con altre persone che potrebbero rivedersi in ciò che esprimi. E’ come se attraverso la musica si arrivasse a rendere “percepibili” cose che stanno in un’altra dimensione….è come toccare e comprendere qualcosa che sta al di la dei nostri sensi, della nostra realtà. E questo in generale è una prerogativa che appartiene a qualsiasi forma di arte… e l’arte già di suo è sempre una necessità di reazione al decadimento culturale.

La tua musica è briosa, affascinante, come il personaggio che presenti al pubblico. Quando scendi dal palco, sei la stessa?

Grazie per l’affascinante e il briosa … io sono una pazza giocherellona ma anche romantica e malinconica e credo che questi due aspetti siano percepibili anche nel tipo di musica che propongo. Sul palco riesco ancora di più ad esprimere me stessa, perché al contrario di quello che si possa pensare, sono convinta che il momento in cui devi toglierti qualsiasi tipo di maschera sia proprio quello in cui sali sul palcoscenico davanti al pubblico…Sono profondamente convinta che solo essendo “vero” puoi riuscire a generare “emozioni”. Infondo la musica deve essere un modo per esprimere sinceramente se stessi, non un modo per costruirsi ed apparire. E’ una forma di comunicazione e mancherebbe di significato se si puntasse sul mostrare qualcosa di diverso da ciò che siamo realmente.

Panorama musicale italiano, secondo te viene dato troppo spazio a mostri sacri che a volte han poco da dire, rinunciando così a puntare su giovani di talento?

Sinceramente penso che in Italia si stia puntando poco sia su mostri sacri che su giovani di talento L’unica cosa su cui si punta è la spettacolarizzazione televisiva alla quale sono assolutamente contraria. Potrebbe funzionare… ma solo se messa in secondo piano rispetto alla qualità musicale. Oggi si punta più sulla costruzione di personaggi che sul messaggio e sul talento. E puntualmente i personaggi costruiti si sgretolano con il tempo andando nel dimenticatoio nel giro di pochi anni… ed ecco che si parla di crisi della discografia…ma è un discorso complicato, ci vorrebbe un convegno di 1 mese per analizzarlo a fondo

Vedrai Sanremo? Cosa ne pensi di questo spettacolo?

Si almeno la prima serata credo di guardarla. Sanremo è un grande baraccone…che però rappresenta la principale strada per farsi conoscere al grande pubblico anche se più passa il tempo e più sono convinta che non sia l’unica vera chance per tentare di raggiungere qualcosa di importante. Ultimamente a mio parere anche qui purtroppo si sta puntando fortemente sulla spettacolarizzazione lasciando come al solito la musica in secondo piano.
Quest’anno farò il tifo per Simone Cristicchi tra i Big e per Renzo Rubino tra i giovani

Oltre al già citato Premio Lunezia, esistono, a tuo avviso, concorsi canori seri e ancora in grado di far emergere nuovi talenti?

In base alla mia esperienza posso dirti che fino ad ora il Premio Lunezia è stato davvero il top…e lo consiglio a tutti coloro che vogliono vivere qualcosa di “forte” che può dare in qualche modo una buona visibilità. E’ un premio serio, riconosciuto, organizzato con grande professionalità e qualità.
Poi suggerisco anche il Premio Poggio Bustone (Lucio Battisti)…anche questo è un concorso che punta molto sulla musica, organizzato in maniera pulita e pieno di grandi emozioni da vivere.
Mi sono trovata molto bene anche al Biella Festival. Anche se non li ho mai tentati, da quello che ho potuto vedere e sentire, credo siano molto validi anche il Bianca D’Aponte e Musicultura. Queste esperienze in generale penso siano un modo per mettersi alla prova e crescere….anche se in questo momento la mia priorità è il lavoro sul secondo disco.

Concludo chiedendoti qual è, secondo te, la situazione della musica italiana emergente? Ci sono artisti che ti piacciono?

La musica italiana credo abbia due facce:
– quella ufficiale: in grosso decadimento, con scarsa qualità nella maggior parte dei casi, con poca varietà a livello di personalità reali e vere.
– quella ufficiosa e di sottobosco: in fermento, ricca di gente interessante e con belle idee, grande creatività e immensa passione.
(Per cui spero che presto si ribaltino le cose ) Ma sono convinta che oggi con lo sviluppo del web il mondo indie abbia grandi possibilità di sviluppo…ormai sui canali ufficiali passano sempre le solite cose…e il pubblico ha bisogno di altro….la gente sta cominciando a reagire…e in quanto strumento democratico il web da la possibilità alle persone di scegliere liberamente e attivamente ciò che desiderano ascoltare, senza nessuna imposizione discografica….
Tra gli artisti italiani odierni che amo ci sono Niccolò Fabi ed Elisa in primis…

Ringraziamo Amélie per la gentile collaborazione. Se volete scoprire ancora meglio il mondo amelitico, ecco il suo sito web www.ameliemusic.it

 

Recensione album “Non sono mai stato qui” di Davide Geddo

Davide Geddo è un cantautore che sa toccare le corde giuste, l’avevo capito sin da quando ho sentito per la prima volta “Genova”, ma in questo disco si è superato. E con la complicità di un amore finito ha reso ogni nota un fiume in piena e allo stesso tempo un rivolo leggero in grado di scavarsi una strada in una roccia. La prima canzone dell’album “Non sono mai stato qui” è “Venezia”, struggente, con parole appassionate e forti dedicate a una donna ancora amata, che è fuggita via, un giorno come un altro. Descrive un cambiamento, una trasformazione interiore che, tuttavia, non riesce a far dimenticare. La durezza d’un amore che resta lì, a osservare. Come quando ci si guarda allo specchio e ci si scopre diversi, più tristi forse, ma più forti. “Dicono che io” è una canzone introspettiva, che analizza, studia e alla fine parla al cuore della donna che ti ha infranto il cuore, a tratti con durezza, a tratto con delicatezza. Un pezzo che emoziona, racconta, guarda l’amore da un nuovo punto di vista. “Angela e il cinema” è una ballata dall’animo jazz, blues, amara e dolce, con suoni che si intrecciano a parole che rincorrono in un racconto passionale con sfumature carnali. Le contaminazioni della musica popolare si uniscono ai suoni moderni e passionali di chitarra, violino e batteria, il tutto tra rustico e raffinato.  “Tristano” è un valzer popolare, tra la vita che ubriaca fino all’alba. Parole brille e sporche di vino e canti a squarciagola. Una sagra di musica e colori, suoni e canti popolari su melodie avvolgenti. “Stare bene” è una ballata, una passeggiata alla ricerca del senso più profondo di se stessi. Un modo colorato per ritrovare la strada migliore. “Il post amore” è un pezzo travolgente, divertente ed energetico. Un duetto fantastico con la bravissima Chiara Ragnini, che ricama e costruisce trame melodiche funky con la sua voce pura, dolce ed elegante. Una canzone che riesce a dare coraggio. E non è poco. “Equilibrio” è una ballata intima e coinvolgente, emoziona e incanta, con intense parole sussurrate. Soffici come neve. “Dall’amore (interventi di modifica alla viabilità interiore)”, è un pezzo creato come una metafora a suon di musica appassionata e indiavolata. Racconta divagazioni sull’amore, sulla vita, su se stessi, fino all’anima. “La campionessa mondiale di sollevamento pesi” è un dolce richiamo, come persi tra ricordi, lontani, ma che vivono ancora dentro, fanno ombra ai sogni e allo stesso tempo compagnia. In “Piccolina” Geddo sembra richiamare Fred Buscaglione, ravvivandone il sound e rendendolo ancora più dinamico, attuale. Moderno. “Sole rotto” è amara e sognante. E’ un pensiero soffuso, soffice e dolce, che oltrepassa il cielo, la distanza e l’amore svanito.

“Un pugno rotto è una canzone” è un piccolo gioiello. E’ una canzone fragile, delicata e intensa. Non si riesce a smettere di ascoltarla, soprattutto quando ascoltandola ci si sente proprio così, confusi, disarmati. Vittime di quel suono più oscuro. “Nancy” è un pezzo tagliente, ricco di ricordi, passioni che la vita costringe a celare in fondo all’anima. Svela le immagini raccolte come su un album da non riaprire. Un album che si vorrebbe bruciare, senza averne il coraggio. di farlo. “L’astronave di Provincia” è malinconia pura, un amore delicato, che entra senza far rumore. E’ un ricordo lieve, abbandonato tra le pieghe del letto. Un bacio che non si potrà dimenticare, mai.

L’album si conclude la canzone che da il titolo all’album. “Non sono mai stato qui” ha un suono che ipnotizza, che lascia un gusto strano in bocca, che fa sentire come soli di fronti al mare in tempesta, col freddo che entra nelle ossa. Poche luci intorno. E dentro una consapevolezza, ciò che amavi non c’è più. Una lucida solitudine che riesce quasi a far compagnia, diventa parte di te. Ti completa. E mentre il vento continua a soffiare, decidere di tornare a casa. E, forse, di dimenticare.

Un disco da ascoltare e riascoltare, che accompagna, emoziona, sussurra grida. Ubriaca. Un sapore a volte amaro, ma che rimane lì, fa riflettere, sognare e ricordare. I ricordi sono la trama portante dell’intero disco. Ricordi che nascondo lacrime per farsi forza. Per rialzarsi, e non smettere mai di sorridere.