Autoimmolarsi dalla vita

Pare così che togliersi la vita sia divenuto l’unica plausibile firma al dolore e all’esasperazione.E’ il gesto goliardico dell’ultima dimensione dell’esistenza.E’ immolarsi contro un sentimento di angoscia.E’ immolarsi contro un sentimento di protesta. Farsi inchiodare dalla vita, decidere l’attimo della morte, prevenire la morte come a volerla anticipare in una sorta di gioco vizioso.Qualche giorno fa apprendo la notizia del gesto suicida di una persona che conosco appena. La sua morte improvvisa ha lasciato in me una fitta gelida,come fosse la lama di un coltello in grado di arrestare tutti i miei sentimenti,senza dover comandare il mio corpo. Questo insano gesto,a lungo discusso da poeti ed intellettuali,rimane tutt’oggi come un ombra a cui pare che sia vietata la luce. A lungo visto dalla Chiesa come un’azione che confuta il male e bandisce il bene,ancora oggi il morire volontariamente pare contenga in sé la volontà di dimostrarsi come un gesto di estremo eroismo,piuttosto che come promotore del male.Questo articolo nasce per ricordare tutti coloro che in ogni parte del mondo compiono l’insano gesto di togliersi la vita per dimostrare qualcosa di più grande e di più demoniaco che poco aveva a che fare con l’armonia della propria anima.Si ricordino tutti gli italiani che negli ultimi tempi hanno approdato alle fauci della morte a causa della perdita del lavoro.Si ricordino gli stranieri che vivono in Italia,arsi dal fuoco di sé stessi poiché ritenuti sporchi evasori fiscali.Si ricordino i suicidi di protesta,poiché privati della libertà a cui hanno pienamente diritto nei luoghi gelidi di guerra e d’oppressione.Ed è questo il caso del giovane tibetano Sangay Gyatso,che qualche giorno fa si è autoimmolato contro il totalitarismo esercitato dalla Cina sul Tibet.Il giovane pare si sia dato fuoco dinanzi al monastero di Dokar, nella provincia cinese del Gansu,a popolazione tibetana.Sangay Gyatso aveva soltanto 27 anni ed il suo gesto estremo avrà probabilmente restituito a lui la libertà che nei suoi sogni tingeva grande il suo Paese.L’immolazione di Sangay dimostra purtroppo come l’atto suicida non sia estraneo ai giovani,elemento che riporta alla memoria personaggi come Jacopo Ortis ed il giovane Werther,banditi dalla vita prima che da se stessi.Si consta inoltre che la sua fosse la seconda auto immolazione avvenuta in Tibet soltanto nel corrente mese : sembra infatti che sia stato preceduto dallo scrittore tibetano Gudrup,anch’egli datosi fuoco il 5 Ottobre in territorio tibetano.Perché dunque interrompere il percorso esistenziale.Quali mai saranno,se esisteranno,i limiti del cuore umano.Perché l’uomo viene libero al mondo e perché mai la libertà prima o poi incontrerà la prigionia.Quesiti irrisolti,incarnati dalla morte che più della vita inonda le lande del mondo.

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