Recensione romanzo “Acciaio” di Silvia Avallone

Il romanzo “Acciaio” di Silvia Avallone trasporta il lettore in un mondo che sembra lontano, quasi irraggiungibile. Pagina dopo pagina l’autrice svela una realtà che fa parte della vita di tutti noi, che regna incontrastata nelle fragilità che nascondiamo. La storia è ambientata tra i casermoni di via Stalingrado, a Piombino, e racconta la vita di due ragazze, Anna e Francesca, che stanno diventando donne e che scoprono i sentimenti, a modo loro. La realtà è dura e spietata, e le protagoniste devono lottare per vivere, e spesso l’unico orizzonte in cui possono sperare è una festa di paese. Scoprono di avere un corpo, e che con quello possono essere vincenti. Forti. L’amicizia tra le due ragazze è forte, invincibile. Ma pian piano il loro rapporto si logora, consumato dalle difficoltà di vivere tra quelle vie senza speranze, con persone con certezze limitate alla vita che gira intorno al lavoro alla Lucchini. Alla fabbrica di acciaio. Anna e Francesca scoprono l’amore, il sesso, anche questo a modo loro. L’amore le separa, le rende sconosciute. Tra le pagine di “Acciaio” ci sono squarci di vita, tra sangue e poesia, tra monotonia e voglia di uscire dal fango delle consuetudini. “Acciaio” è un romanzo amaro, forte, a tratti devastante. Emoziona, commuove e contemporaneamente fa rabbia. Riesce  a portare a galla le inquietudini che tutti noi abbiamo, le paure, e le speranze. I sogni. E’ un libro da leggere tutto d’un fiato, un vortice osceno e crudo. Drammatico e sentimentale. Forte. Un bel libro, una storia che colpisce al cuore, che annienta l’anima e la sputa con il suo bagaglio di insicurezze dentro le quali specchiarsi. Un’ottima lettura.

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