Intervista ai Death Disco a cura di Alessia Maltese

I Death Disco ci hanno proposto il loro nuovo disco. Ho posto loro alcune domande:

A proposito del nome del gruppo, come mai associate l’idea della morte alla musica?

Il nome della band, a dispetto di ciò che può sembrare, non vuole associare l’idea della morte alla musica. E’ un nome che ha le proprie radici nel post-punk di fine anni ’70 infatti Death Disco è il nome di una canzone dei PIL (gruppo del cantante Johnny Rotten dopo lo scioglimento dei Sex Pistols). Volevamo un nome che richiamasse le nostre radici musicali e che fosse ironico e provocatorio perchè associa il concetto tetro di morte a quello più leggero e divertente di discoteca.

Da quanto tempo suonate e com’è nata l’idea di creare un gruppo?

La band esiste da giugno 2009 quando i primi elemnti della band (Fabio Raducci voce/chitarra, Enzo Morreale basso e Daniele Bosticco tastiere) hanno cominciato a comporre le bozze che sarebbero confluite nell’EP dell’ottobre 2009 Disconnected.Volevamo creare un progetto che partendo dalla new wave anni 80 potesse evolversi in qualcosa di personale cercando di dare una certa profondità e intimità alla musica indie che ci giungeva alle orecchie in quel periodo. In un secondo tempo si sono aggiunti Andrea Cilano e Fabio Lorusso. I due anni successivi sono stati spesi nella composizione dei pezzi che fanno parte del primo LP della band “End Is Beginning” del 2012 (Friends Of Music/Goodfellas).

Tramite quali mezzi divulgate la vostra musica?

Oltre ai canali internet (facebook, myspace, siti web) e radio cerchiamo di suonare il più possibile ovunque possiamo perchè crediamo che il live sia ancora il mezzo migliore per fare una buona pubblicità al proprio lavoro.

Qual è il messaggio di speranza che divulgate attraverso il disco The Beginning of Everything?

The Beginning of Everything descrive il faticoso percorso dell’individuo verso la consapevolezza e l’accettazione dei propri limiti dovuti al fatto di discendere biologicamente e culturalmente da chi è venuto prima di noi. Affronta il problema di non essere quindi unici ma di essere il risultato di quello che ci ha generato e di quello che ci circonda. Allo stesso tempo il rendersi conto di questo può darci la forza e i mezzi per costruire un nostro percorso verso qualcosa di personale che ci appartiene maggiormente.

I vostri testi sembrano ritornelli in cui si rimanda ad una triste condizione umana. Cosa ne pensate della vita, vissuta adesso?

La condizione umana oggi sembra essere sempre più incerta e straniante, ci sembra che ci sia un vuoto culturale che ricade soprattutto sui giovani che stentano a trovare una propria dimensione storica, una propria funzione nella società. Allo stesso tempo le generazioni precedenti cercano ancora di imporre un sistema che ormai ha fallito. Quello che forse manca è una vera “lotta generazionale” che porti a un rinnovamento virtuoso del sistema.

Tiziano Terzani diceva ‘’La fine è il mio inizio’’, sembra una frase inerente al disco. Che ne pensate?

E’ una frase che può essere inerente al disco e alle sue tematiche. In quel caso Terzani faceva un grande riepilogo della propria vita sapendo di abbandonarla da lì a poco mentre noi cerchiamo di descrivere e analizzare i momenti cruciali dell’esistenza mentre ci siamo ancora dentro. A livello generale crediamo che ci sia la stessa curiosità verso la vita in tutti noi. Sappiamo che spiegarla è quasi impossibile e sarebbe comunque una visione soggettiva e limitata (qualche filosofo direbbe che non puoi spiegare una cosa finchè non ci sei abbastanza lontano) ma il fatto di volerlo fare comunque, noi la interpretiamo come una prova di coraggio. Lo stesso coraggio che mettiamo nel cominciare qualcosa da zero quando qualcos’altro è finito, magari male, ma che ci spinge comunque verso la sopravvivenza e il futuro
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GUIGNOL: esce “ADDIO CANE!”

Firmato Automatic/CasaMedusa/AtelierSonique/CNI esce “ADDIO CANE!” il quarto disco dei GUIGNOL

Realizzato tra febbraio e marzo 2012, nello Studio Casa Medusa di Milano con la produzione artistica e l’apporto di musicisti quali Francesco Campanozzi (Le gros ballon, Fabrizio Coppola, Alessandro Fiori) e Paolo Perego degli Amor Fou, masterizzato da Tommaso Bianchi al White Studio di Firenze. Il quarto album dei Guignol è un viaggio-esplorazione nel “mezzo del cammin di nostra vita” anagrafica e artistica, tra gli effetti del pm10 e vaghe visioni oniriche, dalle periferie urbane come dai molti, possibili, luoghi della mente. “Addio cane!” è anche una sorta di commiato, la fine di un ciclo, attraverso anche alcune memorie personali, storiche e di gioventù, di fronte a un fragile presente e a una miope o strabica visione futura. Le figure inquiete presenti nelle 11 tracce sono, perlopiù, girovaghi pelle e ossa, ciondolanti, balbuzienti freaks di una sgangherata parata, spianata dai manganelli nelle piazze d’Italia o reclusa nell’alienante afasia di un ufficio lavorativo. Sono blues di irresistibili dipendenze psicologiche o fisiche, intonati su vascelli metropolitani in rotta verso nessun luogo, affondati al largo della propria inquietudine, nell’assurdo mare dell’esistenza che rinfaccia il torto di ostinarsi a vivere, pur provenendo dal lato “sbagliato” del mondo. Famiglie implose e i loro eterni ragazzi dalle orecchie d’asino e la scimmia addosso, in balia del giostraio che li fa girare sempre in tondo, nell’inerzia di una inesauribile energia. E poi, ancora: campioni suonati al declino, scimmie ammaestrate o dispettosi alter-ego, un dio in offerta-omaggio, dopo mille promesse andate deluse e un vecchio cane a riportare tutti a casa e a dirti addio.

GUIGNOL – Official Site

Ufficio stampa
AUTOMATIC Records
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RADIOINDIE MUSIC LIKE: SIMONE CRISTICCHI tra gli ospiti dell’ultima puntata

Per l’ultima grande puntata di questa stagione, RADIOINDIE MUSIC LIKE incontra SIMONE CRISTICCHI, VALENTINO CORVINO e GIORDANO SANGIORGI, il presidente del MEI Da Venerdì 29 Giugno su tutto il circuito radiofonico.

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Telecom Italia e la grande truffa dell’Anti Digital Divide.

Qualche anno fa, Telecom Italia, propose di creare una lista in cui inserire i comuni disagiati, con pochi abitanti, non ancora raggiunti dal servizio ADSL.

Ovviamente questo progetto fu approvato dall’allora governo di sinistra, appunto per garantire quell’accesso alla tecnologia che altrimenti avrebbe reso i piccoli comuni ancora più isolati.

Io la definisco una grande truffa, il comune dove vivo rientra in queste categorie ed essendo quest’investimento a carico totale dello Stato e dell’azienda, Telecom può decidere arbitrariamente che tipo di adsl fornire.

Ovviamente, una volta che i comuni entrano in questa sorta di “categoria protetta” non esiste la libera concorrenza, per cui viene posto il veto a compagnie telefoniche che non siano Telecom.

Nel dettaglio è proprio una gran fregatura all’italiana, ovvero, Telecom garantisce l’adsl ma non è di certo quella che si usa a Milano o in altre città, è la vecchia 640 Kb, la prima uscita, avete presente quella che usavano i nostri nonni?? Ecco quella!

La beffa è che per una cosa vecchia e non utilizzabile, il costo mensile è della 7 mega di alice flat, circa 25 euro/mese.

Quindi si paga un servizio per una connessione veloce, ma in compenso si ha una connessione scadente, facendo un esempio pratico è come acquistare una 500 e pagarla quanto una Ferrari, sicuramente la 500 è una bella macchina, ma non può di certo raggiungere le prestazioni di una Ferrari.

Cosa si dovrebbe fare? Purtroppo non molto, la decisione spetta al sindaco, certo è che se si esce dall’ Anti Digital Divide, non c’è nessuna copertura adsl, ma a quel punto il comune in oggetto può chiedere ad altre aziende, concorrenti Telecom, un preventivo per portare il servizio.

Il tutto è facile e fattibile, ma non tutti i sindaci sono disposti ad investire in questi servizi, di certo non il sindaco del comune in cui vivo.

Cosa potrebbe fare lo stato? Innanzitutto multare l’azienda per mancata adesione alle norme di libero commercio, poi di essere monopolizzatrice di un servizio, ma secondo voi, il governo si metterà mai contro Telecom? Sarebbe più facile dichiarare guerra alla Svizzera.

Per cui fino a che Telecom Italia sarà la comoda poltrona di tanti raccomandati politici non vi sarà mai una presa di posizione netta, soprattutto verrà comunque agevolata,  a discapito dei suoi clienti…..

 

Recensione “The Beginning of Everything” dei Death Disco

Cosa potreste attendervi da un disco di morte,l’atmosferica sinapsi della voce che fa la sincronia fantasma del tempo. Neve di sabbia,estate di sole. Il solaio,che fa da soppalco alle anime.Un nuovo campo,di cuore cupo.Che mai possa provare l’orizzonte umano,tra la poesia cantata ed un amore mai vissuto.E’ un ciclo pesante,di ciottoli di parole.Un animo indenne,il suo ultimo respiro nel baratro del tutto che muore E’ il Death Disco, il disco della morte.E’ il Beginning of Everything,l’ennessimo re-play della totalità.Una giostra che va,giova al tormento della mano che lava via lo sporco della fine e giammai cancella il passato. Smette,di respirare.Il cuore,le braccia dell’amante.Unico riparo insano,dalla voragine della fine,la fine ideale.L’umano nell’ellisse di un disco che lo insegue,lo tormenta a fin di vita e la paura di volare.Morrebbe,alle braccia dell’amore.Unico conforto dalla bianca morte,che suona.Oh che leggerezza,di stasi.La morte sarà bella,lascia in solitudine la cascata della tristezza.Che nella tua stanza v’è l’ultimo mio respiro.Finisce tutto,comincia così.Laddove chiudessi gli occhi,al pargolo che nasce.Grandi chiassi nella testa,un mondo che combatte con le spade del tempo. Diacronico,sincronico il tempo.Le piogge del tempo e d’esser tutto ciò che io posseggo.Possedere,che triste gioco di me,che non ti ho mai posseduto.Dinanzi alle mie orbite,soltanto luce.Un amore,che non era amore,ma che in te persona vorrei vedere l’eterna ultima immagine prima di morire.Appesi ai quadri dell’insonnia,con gli occhi sbarrati al lamento del cuore macchina. Tu,uomo.Non hai mai pensato come un robot?Non hai mai bussato alle porte della vita,come un robot?Fuggendo via,alla paura di volare.Ed il cuore non piange più.Idea triste,tutto muore e tutto tace. Interezza delle paure,dal profondo e nel profondo le mantieni.Poiché la fine è il mio inizio,risposte alle domande dei tuoi occhi.Dolce cuore,lasciami da solo.Dolce cuore,la speranza è l’inizio del tutto.Sanità di morte bianca,troppo presto hai profanato il cuore.Di contro a te il tempo che fugge,oscuro corre via. La girandola della vita,blocca l’uomo al calvario del non senso. Tutto tace,tranne la speranza che in ciò che ha morte in realtà v’è l’inizio del tutto e della vita.

Recensione dei “Canti bellicosi” de I Cosi

Scrivere canzoni nuove è sempre difficile, così come lo è ricercare l’originalità. I canti bellicosi giocano con le parole e la musica per cercare un equilibrio nuovo, seppur a volte instabile. Cercano nel passato della musica, pensando tra ciò che è rimasto scolpito nella memoria della musica. In molti pezzi si sentono richiami alla musica degli anni 60′ e 70′, abilmente inseriti in melodie e arrangiamenti attuali. Il pezzo che apre l’album è “Canti bellicosi”, una canzone che presenta sonorità forse note, ma che si prestano bene a questo tipo di musicalità, legata a doppia mandata con la musica leggera più classica. In “Cerco dentro me” si sente il richiamo a un rock melodico che cerca spazio tra le emozioni più sconosciute e imprevedibili. La canzone “Universo” è un richiamo al passato e ai sentimenti dimenticati in echi lontani, nascosti tra le parole e le scie melodiche che nascono da un mondo musicale che ha lasciato il segno in ognuno di noi. “Settimana enigmistica” e “Romanticamore” sono ballate con un ritmo ipnonico e in cui si percepisce l’abile ricerca nella realizzazione del testo. Con “L’assedio” si fa strada un rock primordiale, miscelato alle sonorità antiche e sempre gradevoli e che rinascono regalando una musicalità accattivante. “Le ragioni degli altri” possiede un linguaggio criptico che a tratti si apre, musicando punti di vista chiari e obbiettivi.

“Se non” è un pezzo lento con un incedere soffuso e leggero, incantato, quasi ovattato. “Fotografia” propone accordi semplici e parole che scivolano come gocce di pioggia. Nubi dissolte e pensieri a lume di candela, tra presa di coscienza e ricordo. Chiude l’album “Quello che so”, una ballata sottovoce, in cui le parole sembrano affondare lentamente nella melodia di questo pezzo.

L’album “Canti bellicosi” sa farsi ascoltare ed è chiara la volontà di unire la tradizione musicale italiana e internazionale in un nuovo stile che potrà un giorno diventare unico. C’è ancora da lavorare, ma l’inizio è certamente degno di attenzione. Creativi e malinconici, talvolta struggenti e determinati. Un’ottima miscela da cui partire per creare pezzi che restino nella storia della musica italiana.

I Mediocri”, l’album d’esordio del cantautore tarantino Michele Maraglino

Da oggi sul sito Eppela.com è possibile prenotare la vostra copia de “I Mediocri”, l’album d’esordio del cantautore tarantino Michele Maraglino in uscita il 14 Settembre 2012 per La Fame Dischi. In più potete sostenere l’attività dell’etichetta con diverse tipologie di offerte legate sempre all’acquisto dell’album. In cambio ci saranno per voi tantissimi regali.

SOSTIENI LA FAME DISCHI E PRENOTA LA TUA COPIA DE “I MEDIOCRI”
http://www.eppela.com/ita/projects/227/i-mediocri-il-primo-album-di-michele-maraglino-la-fame-dischi

BIOGRAFIA MICHELE MARAGLINO
Cantautore attivo dal 2005 (Taranto classe 1984), pubblica quasi un demo all’anno fino a quando, il 21 Giugno 2010, esce “Vogliono solo che ti diverti”, un EP di tre tracce che riceve tantissime ottime recensioni sui principali siti e riviste del settore, numerosi passaggi radiofonici e permette all’artista di suonare fra i più importanti locali/club sparsi nella penisola. Nell’estate del 2011 fonda l’etichetta indipendente La Fame Dischi e da vita al progetto parallelo Love Yourself First, col quale suona su e giù per l’Italia grazie agli ottimi riscontri di pubblico e critica. Il 14 Settembre 2012 pubblica il suo primo album dal titolo “I Mediocri” (La Fame Dischi 2012).

Leggi la biografia completa su www.lafamedischi.tumblr.com/michelemaraglino

Sul web
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Label/Ufficio Stampa
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FREE JAM: THAT LIGHT è il primo singolo tratto dall’album “What About The Funky?”

FREE JAM: THAT LIGHT è il primo singolo tratto dall’album “What About The Funky?”

That Light è fortemente rappresentativo dello stile dei Free Jam, con un potente ritmo funk a sostenere armonie tipiche del rock e del pop.

L’energia del brano risiede anche nel contenuto del testo, che descrive il percorso intimo (eppure drammaticamente universale) verso la conquista di un nuovo equilibrio esistenziale in seguito alla scomparsa di una persona cara.

E’ già ultra programmato nelle radio estere e nelle radio nazionali di Canada, Olanda, Ungheria, Regno Unito, Usa.

La band si forma a Ferrara nel 1992 e per circa 10 anni si esibisce regolarmente, costruendo uno stile fortemente personale sia nella scrittura di brani inediti che nella rivisitazione del repertorio non originale: il nome “Free Jam”, ispirato al titolo del brano Freeway Jam di Jeff Beck, fu scelto perché descriveva perfettamente il desiderio di sperimentazione della band. Dopo un lungo periodo di inattività, nel 2010 i due fondatori originari, Iarin Munari e Davide Candini, decidono di ricostituire la band con il proposito di incidere un album di brani inediti: dopo un’intensa attività in studio, “What About The Funky?”, lavoro rock/pop con un’evidente impronta funky, viene rilasciato nell’aprile del 2012. Gli arrangiamenti e la produzione artistica dell’intero progetto sono curati da Iarin Munari, musicista e produttore che da anni lavora in tournè, dischi tv e radio al fianco di grandi artisti della scena pop-cantutoriale italiana (Roberto Vecchioni, Paolo Vallesi, Paolo Belli, Alexia, Franco Battiato e molti altri) e della scena jazz blues internazionale (Ruggero Robin, Enrico Crivellaro, Marco Pignataro ed altri).

Nel maggio 2012 i Free Jam iniziano il tour con la nuova formazione, che vede Iarin Munari alla batteria, Davide Candini alle tastiere, anche voce solista, Roberto Catani al basso ed Enrico Cipollini alla chitarra.

www.freejamband.com www.facebook.com/freejam

 

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STEFANIA CORONA: “VELI” ANTICIPA IL SUO TERZO ALBUM

STEFANIA CORONA: “VELI” ANTICIPA IL SUO TERZO ALBUM

Attrice, musicista e cantante torna sulle scene con un brano accattivante e flessuoso, nella migliore tradizione italiana, rafforzato da un sound moderno

 

In delicato equilibrio tra campionamenti e melodia, la voce di Stefania Corona è velata di soul, ma si apre per un ritornello in cui confessa tutta la fragilità dei nostri veli. L’accompagnamento è delicato ma ricco: gli strumenti si sovrappongono, lasciando intravedere senza svelare il mistero. E vien voglia di riascoltare, per scoprirne davvero i veli.

 

Veli esce per Flagship Records ed è prodotta da Giorgio Mongelli

 

 

Si iscrive alla SIAE come paroliere e compositrice nel 1990, comincia a collaborare con vari artisti: Wess,Tony Esposito, Paolo Russo, Claudio Trippa, Pino Santamaria, Walter Vincenti, Jean Ingratò, Eric Daniel, Herbies Goin, Gerry Mulligan, Ray Charles, Virgilio Vaitkus, Tito Puente…

La sua musica viene apprezzata in moltissimi locali storici romani, discoteche e teatri. Presenta i suoi brani: “Ecco perché ti amo” e “Che uomo sei”, apprezzato in un secondo momento alla trasmissione di Maurizio Costanzo “Buona domenica”e al festival di Sanremo giovani autori.

Riceve riconoscimenti e vince molteplici festival canori come cantautrice. Radio dimensione suono Roma la premia nel ’94 con il brano “Stella per me” presentato all’European festival. Partecipa a molte trasmissioni radiofoniche come critico musicale (avendo frequentato il Dams a Bologna). Diplomata in chitarra classica e pianoforte, comincia a suonare nella Tactic Orkestra di Sidney nel 2001. Scrive una colonna sonora nel documentario “Scienze e natura” di Folco Quilici. Pur essendo apprezzata e notata da ben 5 etichette discografiche Italiane, rimane un’artista indipendente: “ La musica mi rende libera di sognare, esprimermi e volare lontana, non posso farle il torto di metterla “in gabbia”. So di non fare la cosa giusta commercialmente parlando, ma ho voglia di gestire la mia musica e la mia voce e dedicare ciò a chi la ascolta e a chi la apprezza senza avere vincoli.” L’intervista citata è stata rilasciata a Radio Italia solo musica italiana. L’incontro nel 1997 con il marito Alvaro Vitali ha segnato un passaggio importante per la carriera di Stefania Corona: “ Aver incontrato Alvaro in quella trasmissione è stato come entrare in un libro di storia contemporanea. Del suo cinema non sapevo quasi nulla, per due giorni interi mi sono fatta raccontare tutto di lui, “ Il mondo intero Hai conosciuto”, gli dissi. Attori tutti, registi tutti, scienziati, politici, ma chi sei Highlander? Tutti lo conoscono come Pierino, ma credetemi,conoscerlo “per così poco” è un reato!”

Stefania comincia dapprima tra i due la collaborazione artistica negli spettacoli di piazza, in seguito scrivono insieme un testo teatrale che ancora oggi dopo 11 anni portano in teatri e piazze di tutta Italia e in molti Paesi dell’estero ( Europa, America, Africa, Australia) con grande successo. Stefania in questi anni ha all’attivo 4 singoli e 2 album.

L’esperienza cinematografica è stata una sorpresa, interpretare un brano in soli 4 minuti è più difficile, il cinema ha tempi elastici, attese lunghe, e l’esito della riuscita si ammortizza nel tempo. Ti senti subito più “diva” e questo affascina di più, ma la musica rimane il mio più grande amore. La sua filmografia:

Impotenti Esistenziali (2008), Ladri Di Barzellette (2004), Se Lo Fai Sono Guai (2001).

 

www.stefaniacorona.it www.flagshiprecords.it www.wit-hit.com

 

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Attrice, musicista e cantante torna sulle scene con un brano accattivante e flessuoso, nella migliore tradizione italiana, rafforzato da un sound moderno

In delicato equilibrio tra campionamenti e melodia, la voce di Stefania Corona è velata di soul, ma si apre per un ritornello in cui confessa tutta la fragilità dei nostri veli. L’accompagnamento è delicato ma ricco: gli strumenti si sovrappongono, lasciando intravedere senza svelare il mistero. E vien voglia di riascoltare, per scoprirne davvero i veli.

Veli esce per Flagship Records ed è prodotta da Giorgio Mongelli

 Si iscrive alla SIAE come paroliere e compositrice nel 1990, comincia a collaborare con vari artisti: Wess,Tony Esposito, Paolo Russo, Claudio Trippa, Pino Santamaria, Walter Vincenti, Jean Ingratò, Eric Daniel, Herbies Goin, Gerry Mulligan, Ray Charles, Virgilio Vaitkus, Tito Puente…

La sua musica viene apprezzata in moltissimi locali storici romani, discoteche e teatri. Presenta i suoi brani: “Ecco perché ti amo” e “Che uomo sei”, apprezzato in un secondo momento alla trasmissione di Maurizio Costanzo “Buona domenica”e al festival di Sanremo giovani autori.

Riceve riconoscimenti e vince molteplici festival canori come cantautrice. Radio dimensione suono Roma la premia nel ’94 con il brano “Stella per me” presentato all’European festival. Partecipa a molte trasmissioni radiofoniche come critico musicale (avendo frequentato il Dams a Bologna). Diplomata in chitarra classica e pianoforte, comincia a suonare nella Tactic Orkestra di Sidney nel 2001. Scrive una colonna sonora nel documentario “Scienze e natura” di Folco Quilici. Pur essendo apprezzata e notata da ben 5 etichette discografiche Italiane, rimane un’artista indipendente: “ La musica mi rende libera di sognare, esprimermi e volare lontana, non posso farle il torto di metterla “in gabbia”. So di non fare la cosa giusta commercialmente parlando, ma ho voglia di gestire la mia musica e la mia voce e dedicare ciò a chi la ascolta e a chi la apprezza senza avere vincoli.” L’intervista citata è stata rilasciata a Radio Italia solo musica italiana. L’incontro nel 1997 con il marito Alvaro Vitali ha segnato un passaggio importante per la carriera di Stefania Corona: “ Aver incontrato Alvaro in quella trasmissione è stato come entrare in un libro di storia contemporanea. Del suo cinema non sapevo quasi nulla, per due giorni interi mi sono fatta raccontare tutto di lui, “ Il mondo intero Hai conosciuto”, gli dissi. Attori tutti, registi tutti, scienziati, politici, ma chi sei Highlander? Tutti lo conoscono come Pierino, ma credetemi,conoscerlo “per così poco” è un reato!”

Stefania comincia dapprima tra i due la collaborazione artistica negli spettacoli di piazza, in seguito scrivono insieme un testo teatrale che ancora oggi dopo 11 anni portano in teatri e piazze di tutta Italia e in molti Paesi dell’estero ( Europa, America, Africa, Australia) con grande successo. Stefania in questi anni ha all’attivo 4 singoli e 2 album.

L’esperienza cinematografica è stata una sorpresa, interpretare un brano in soli 4 minuti è più difficile, il cinema ha tempi elastici, attese lunghe, e l’esito della riuscita si ammortizza nel tempo. Ti senti subito più “diva” e questo affascina di più, ma la musica rimane il mio più grande amore. La sua filmografia:

Impotenti Esistenziali (2008), Ladri Di Barzellette (2004), Se Lo Fai Sono Guai (2001).

 

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