Movimento NO-TAV: Cosa e chi rappresenta, oggi?

Il movimento NO-TAV ha un’origine antica, il cui scopo era di ribellarsi a un’opera che i manifestanti ritenevano inutile e oltremodo costosa. Sulla base di questo intento il movimento ha organizzato incontri, cercato di intervenire sul progetto originale dell’Alta Velocità in Val Susa per migliorarne l’efficiente, ridurne i corsi e l’impatto sul territorio. Ciò che è poi accaduto è noto alle cronache: a un certo punto di questa storia, il progetto ha comunque proseguito il suo corso e il dialogo con il movimento e soprattutto con i residenti della Val Susa si è prima affievolito, poi è svanito. Attualmente sono in corso le procedure espropriative, necessarie allo Stato per prendere possesso da parte delle aree per la realizzazione dell’opera. Molte sono state le manifestazioni e gli attestati di solidarietà verso le idee No-Tav, alcune sensate, e altre volte ad auto-promuovere comodamente dei potenziali nuovi leader di questo movimento. Quello che resta è un movimento stanco e che fatica a trovare un’identità, ora che i lavori sono iniziati ed è difficile fermare una macchina infernale. I temi sono molti, da quello economico a quello ambientale, ma ognuno di questi ha una matrice comune, che si sposa con una domanda su tutte: perchè quest’opera è così importante da renderla “strategica”?. I dati analizzati dimostrerebbero che il traffico di merci in Val Susa è in netto calo da anni, così come lo è quello dei passeggeri e che esisterebbero altre soluzioni tecniche per utilizzare tratti di tunnel già realizzati, evitando di scavarne di nuovi. Le motivazioni sono tante, ma gli episodi in corso in Val Susa e che hanno avuto luogo lunedì nella stazione di Porta Nuova a Torino (in cui testimonianze raccontano di un’aggressione delle forze dell’ordine sui dimostranti) mettono in luce una tensione crescente e che non sembra volersi placare. Tra i manifestanti ci sono fronti più pacifici e altri che lo sono meno. Non si può negare che la presenza di gruppi anarchici sia molto elevata. Senza alcuna criminalizzazione né per la polizia, né per i manifestanti, bisogna analizzare quanto sta accadendo e soprattutto definire contro cosa il movimento NO-TAV si scaglia. Se è vero che inizialmente l’obbiettivo era evitare la realizzazione dell’opera, è vero anche che ora come ora il movimento rappresenta qualcos’altro. E’ in grado di riunire pensieri e idee diverse, fino a rendere quasi trascurabile l’origine stessa del movimento, che ora si ribella a un uso senza moderazione dei soldi dei contribuenti, del territorio e della buona fede di un intero paese che ancora oggi non sa quale sia la verità sull’alta velocità in Piemonte. Torniamo alla domanda iniziale: perchè quest’opera è così importante, ma soprattutto per chi lo è? Le opere pubbliche in Italia sono sempre state storicamente caratterizzate da importi “gonfiati” da procedure spesso “poco trasparenti”e vinte (a volte con la complicità indiretta di normative malleabili) da imprese con traffici poco chiari. Per molti anni questa procedura ha reso possibile ogni cosa, oliata da politici compiacenti e corrotti. Potrebbe essere una chiave di lettura pensare che ora che il nostro paese ha toccato il fondo del barile e che la gente è stanca di questa mentalità che non ha altri aggettivi se non quello di mafiosa? Un movimento del genere sarebbe certamente considerato scomodo agli occhi di chi non vuole che questo sistema malato si fermi. Ed è da questo punto che nasce la tensione: questa protesta nasconde una motivazione diversa da quella relativa alla sola realizzazione dell’opera in questione: riguarda l’intera mentalità italiana e la volontà degli italiani di trovare una strada nuova. Se il movimento NO-TAV fosse associato a quello dei NO-GLOBAL o degli INDIGNADOS, cosa cambierebbe? Certamente diventerebbe automaticamente più forte, più pericoloso, perchè non riguarderebbe più soltanto una piccola valle, che è ben poca cosa rispetto alla “scala” di un’opera come l’alta velocità, ma l’Italia e il mondo intero. Perchè è sempre così pericoloso che un popolo inizi a pensare e farsi domande? Quello che ci si augura è che nessuna politica si impossessi dell’idea che c’è alla base di questo movimento. Non sia Grillo, la cui moralità è discutibile. Non sia il Pd, la cui mentalità è ancora lontana dal popolo e non lo sia nessuna delle linee politiche attualmente in gioco. E se fosse proprio l’idea anarchica quella che (almeno in questo caso) è più corretta per sostenere questo tipo di pensiero? Sarebbe troppo semplicistico se così fosse. La bandiera dei NO-TAV è spesso considerata “trasversale” rispetto alla politica, all’economia ma è specchio di un risentimento di un popolo stanco e anestetizzato, quindi forse questo movimento non è stanco: forse si sta soltanto trasformando.

Effetto Notte feat. Orchestra Vianney il 2 – 3 Marzo al Teatro Alfa a Torino

A un anno di distanza dall’ultimo concerto, torna l’Inferno Opera in Musica degli Effetto Notte, questa volta con un l’Orchestra giovanile Vianney. Il gruppo vi traghetterà ancora una volta tra le sfumature della Divina Commedia di Dante, tra musica e poesia, parole e passione. Non mancate il 2 e il 3 Marzo alle 21.00 al Teatro Alfa a Torino.

SIMONA SALIS: ecco il video di S’ARRIU DE SU CORU

La cantautrice sarda, già vincitrice del Premio Tenco e in procinto di essere distribuita all’estero con la versione spagnola del suo album, esce col video del brano già in classifica su 105 e Montecarlo e in vetta sull’I Tunes store (cat. Jazz)

“S’Arriu De Su Coru” – Official Video

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Siria: Referendum farsa?

Siria. Il nome di un paese, di una realtà. Oggi il popolo siriano è andato a votare per il referendum per una nuova costituzione e per la democrazia, il tutto sotto l’occhio attento di Assad (dittatore). Ma non si sono placate le repressioni, anzi, sono costanti e lacerano la voglia di libertà del popolo, repressa con la violenza. I media tacciono, o peggio raccontano una realtà che non corrisponde a quanto sta accadendo. Dove sono le Nazioni Unite con l’intento di rendere questo voto, un voto vero? L’illusione è che un voto proposto da un dittatore e gestito dallo stesso possa mettere davvero fine a una dittatura. Lo sappiamo, così non potrà essere. La primavera araba sembra avere due velocità, che dipende dall’interesse che l’occidente dimostra. Petrolio? Sarebbe banale. Deve esserci una motivazione più importante o forse una paura latente (tenuto conto che la dittatura è stata imposta dai paesi europei a seguito della seconda guerra mondiale). La Siria è storicamente un luogo difficile, anche per la sua posizione geografica e per i suoi scottanti confini. Ciò di cui l’occidente ha paura è la potenziale guerra civile in questo paese. E’ forse per questo che ci si tiene lontani? Quello che è davvero importante è garantire libertà a questo popolo: una vera libertà. Così’ mentre il popolo votava a Damasco e Aleppo, un’altra parte di Siria, ancora oggetto di repressione, hanno boicottato la consultazione. Quest’azione potrebbe nascondere una verità scomoda e dura da digerire: il referendum potrebbe (e uso potrebbe) essere una farsa. Lecito riflettere, doveroso parlarne. La guerra di informazione sappiamo essere governata ancora da Assad, che vuole far credere al mondo che vada tutto bene, così come molti dittatori prima di lui hanno fatto. Siamo così stolti da crederci? La cronaca ci porta a raccontare che sono state sequestrate (sia con blitz nelle case che con posti di blocco) un numero enorme di carte di identità per poterle utilizzare per votare usando quei nomi. Per quanto riguarda i dati di affluenza è stato dichiarato dallo stato il 99%, ma l’affluenza reale è invece molto, molto più bassa (pare ai minimi storici). Continueremo a seguire la questione siriana con attenzione.

 

Foto e fonte: Ansa

Somalia: Vent’anni fa.

Negli anni novanta, ci furono molte missioni umanitarie, alcune feroci e brutali come il Kosovo, altre che misero a dura prova l’umanità di tanti ragazzi chiamati alle armi in quegli anni.
Io ero un’adolescente, più preoccupata ai ragazzi ed ai miei problemi di crisi dell’età che a quello che successe in un di queste missioni.
Alcuni ragazzi che conoscevo partirono per la Somalia, missione ONU per sedare una rivolta che ormai aveva raggiunto i crismi di una guerra civile.
I miei ricordi di un ragazzo allora ventenne che torna dalla Somalia, sono i ricordi di un amico che prima era un goliardico burlone, poi diventato uomo, nel modo più duro e tragico che il genere umano conosca, la guerra.

Il racconto che inserisco non è il punto di vista di chi vedeva comodamente da casa ciò che accadeva, ma di chi l’ha vissuto, direttamente e che nella richiesta di restare anonimo, racconta tutto quello che sentì in quei mesi. Grazie anonimo amico Bersagliere.

RESTORE WHAT?
(cit. da un elmetto statunitense)
Una vampa di calore umido, l’odore acre della legna e dei copertoni bruciati, così ti accoglie la Somalia quando si apre il portello dell’aereo che ti conduce dagli agi dell’autunno milanese a questa eterna, torrida e disperata estate.
In attesa sulla pista di essere prelevati per la nostra destinazione finale, passano indifferenti minuti sotto un sole arrabbiato, si accavallano pensieri, preoccupazioni, disagevoli sensazioni, “come ci sei finito qui”, continua a ronzare una vocina nella testa. Il viaggio da Moga a Bulo Burti, su un piccolo aereo da trasporto, ci fa conoscere le dolcezze del volo tattico, un infinito susseguirsi di su e giù, per evitare i missili, dicono, come se ci fossero ancora missili funzionanti in questo paese che non ha una finestra con un vetro attaccato, in realtà, penso sia il rito di passaggio di qualche aviatore burlone.
La nostra base è una vecchia caserma dell’esercito di Siad Barre, folle maresciallo dei carabinieri che si è inventato dittatore di questo scatolone di sabbia, fame e morte, non c’è nulla. A parte le tende ed il mercatino, subito attivo, con i paracadutisti che veniamo a rilevare, per i piccoli mobili lasciati “di stecca”, ed a parte ciò che contiene il nostro zaino, ci sono solo muri calcinati e tetti approssimativi. Il Comando si installa nell’unica costruzione a due piani nel raggio di svariati chilometri, gli ufficiali preferiscono i container, ma è una scelta discutibile, viste le temperature che si raggiungono di giorno.
Il primo contatto con i “locali” ha la voce chiassosa di decine di bambini che ti chiedono “bio”, l’acqua, prima parola in lingua somala da imparare per noi. Per loro, invece, la quotidiana lotteria per racimolare qualcosa da mettere sotto i denti. Sembra strano, ma lì nessuno distribuisce acqua, energia elettrica, niente di niente; tutto è provvisorio, affidato al destino che ti fa incontrare un ragazzotto in divisa che ti lancia una bottiglia, piuttosto che la morte per mano di uno degli innumerevoli “morian” che ti puoi ritrovare per strada.
La nostra attività principale si snoda tra pattuglie sul tratto di Strada Imperiale di nostra competenza, attività di rastrellamento delle moltissime armi nascoste nei luoghi più impensabili e circuiti umanitari, nella savana, per portare il celeberrimo “unimix”, una specie di pappone nutriente dono di non so quale geniale organizzazione dell’ONU, il geniale è meritato soprattutto in virtù del fatto che se lo scopo finale è quello di ridare speranza, non doni un cibo che sembra destinato al bestiame a delle persone umane.
Ed è proprio nella savana che incontri la Somalia più vera, quella sofferente, villaggi interi letteralmente senza alcuna risorsa, se è possibile fare una classifica in una terra tanto martoriata, le popolazioni dell’interno, sprezzantemente chiamate “bantu”, negri, dai somali della costa, sono ancora più giù nell’inferno di questa terra senza pace, sospese nel nulla in attesa della morte, il nostro aiuto, niente più di una goccia nel mare, risolve la giornata, ma poi, noi, dobbiamo passare ad altro. In alcuni fortunati casi si interviene sulle strutture, pozzi, soprattutto, ma nella maggior parte dei casi, il nostro impegno per loro, se ne va con l’ultimo dei nostri camion inseguito da torme di ragazzini e dagli occhi senza lacrime dei vecchi, che in Somalia raramente passano i 40 anni.
Quando si torna alla base si cerca una logica in quello che accade, alcuni la trovano in una lattina di birra, altri in molte lattine di birra, altri ancora cercano il contatto con casa, che si traduce in poche parole smozzicate ad una radio dall’incerta portata, piuttosto che in chilometriche e quotidiane lettere alla famiglia, alla ragazza; lo spirito di corpo e la disciplina aiutano a razionalizzare l’impossibile, la consapevolezza di condividere un destino comune, i tanti allarmi notturni, i cadaveri abbandonati per strada, il cielo mozzafiato della notte desertica, quasi fossero gli angoli di un labirinto per topi, indirizzano le nostre vite e macinano i giorni che restano all’alba.
Poi l’alba arriva e restano i ricordi struggenti, e si riesce ad avere nostalgia del sapore acre della paura, dei mortai che ti arrivavano in campo a Moga, dei piccoli e quotidiani eroismi, delle vigliaccherie inaspettate, delle colossali bevute e ti compiaci. Sai che ce l’hai fatta, non per i soldi, non per i somali, che tanto non li salva nessuno, ma per te stesso.
Ibis 2 – Restore Hope – There’s no hope to restore.

KIERO: sul palco dell’Ariston il 19 febbraio a Domenica In presenta il nuovo singolo “Vattene”.

Dopo aver vinto Castrocaro, con il conseguente successo radiofonico di “Superlovers”, Kiero entra nei 30 della giuria di qualità di Sanremo Social, sfiorando la gara. Domenica però sarà insieme a tutti i Big del Festival a presentare la canzone esclusa! E presto anche ad Uno Mattina e a Sottovoce.

“VATTENE” – Video on YouTube

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C’È DISAGIO TOUR 2012 – SABATO 25 FEBBRAIO dalle 19.00 alla 01.30

 

Lo Stato Sociale – La Blanche Alchimie – Il Fieno – MIX Milano – Laura Miozzi – Alice Pamparana – Andrea Scarabelli

Toylet Mag in collaborazione con Associazione Culturale Spazio Concept,  presenta il secondo appuntamento di “C’è disagio tour 2012”: 6 appuntamenti con cadenza mensile, che uniscono musica, sperimentazione audiovisiva, cinema indipendente e arte, il tutto condito dalla visione disincantata della società di alcuni giovani scrittori del panorama letterario italiano.

 

PROGRAMMA

Ore 19.00

BUFFET CON APERITIVO e PROIEZIONE dI CAN’T STOP THE MUSIC

 

Selezione di video musicali proposti da FESTIVAL MIX MILANO

 www.festivalmixmilano.com

(dedicato alla proiezione pubblica di film a tematica lesbica, gay e trans gender)

– in collaborazione con Speed Demon Queerzine – www.speeddemon.it.

Tra sonorità pop e leggerezze inedite, un’ora di clip musicali che indagano l’evoluzione del sentire queer attraverso immagini e suoni che ne descrivono l’attualità.

Ore 20.30

 

Live Twitting a cura di Andrea Scarabelli,

autore di Suonare il paese prima che cada (X Edizioni),

che racconterà la serata in diretta sulla pagina Twitter di Toylet Mag – attraverso frasi, citazioni, commenti e foto che verranno proiettate sulle pareti di Spazio Concept – muovendosi su un tappeto sonoro creato da Stefano Gilardino, giornalista e scrittore che presenterà anche la serata.

 

A seguire

Esibizione live della scultrice Laura Miozzi e della designer Alice Pamparana.

 

Apre il live set IL FIENO

band milanese in bilico tra power pop e new wave, a cui seguiranno

LA BLANCHE ALCHIMIE

progetto poliglotta che spazia dalla psichedelia al folk.

 

LO STATO SOCIALE

gruppo di culto della scena indie nato nell’estate del 2009 a Bologna, dove il punk si scontra con l’elettronica, Gaber e Rino Gaetano. Dopo un Ep folgorante, Amore ai tempi dell’Ikea, uscirà il 12 febbraio il primo attesissimo album Turisti della democrazia.

 

GUARDA IL TRAILER: http://youtu.be/e9Ty0q3d6Ak

 

GUARDA L’ANIMAZIONE: http://vimeo.com/35964446

Ingresso: 5 euro

E’ necessario iscriversi all’Associazione Spazio Concept compilando il form o sul sito www.spazioconcept.it, o su disagio.toylet.it (in alternativa inviare una mail con nome, cognome, data di nascita e comune a: disagio@toylet.it). 

////////////////////////// contatti //////////////

Toylet Mag /www.toylet.it 

/ Via Decemviri 8 / 20138 Milano

 Stefano Di Mario/ +39 392 8522337

Rock Legends: Tributo ai Queen e a Freddy Mercury

Da ‘We Are The Champions’ a ‘Play The Game’, la mostra diretta dai giornalisti Carmine Aymone e Michelangelo Iossa rende omaggio a una delle band di maggior successo della storia del rock

Più di 200 milioni di copie vendute di cui oltre 41 milioni nei soli Stati Uniti: i Queen sono tra gli artisti di maggior successo commerciale della storia del rock. I lettori di Record Collector li hanno eletti “artisti più collezionati” alle spalle dei Beatles e davanti a Elvis Presley, Led Zeppelin e Rolling Stones. Oltre 700 concerti in 26 nazioni dal 1971 al 1986. Bohemian Rhapsody, nel 2002, è stata eletta dal Guinness Book of Records miglior singolo britannico di tutti i tempi, mentre nel 2004 la canzone è entrata nel Grammy Hall of Fame, seguita nel 2009 da We Will Rock You e da We Are the Champions. La musica dei Queen è entrata nell’immaginario collettivo e la morte di Freddie Mercury ha fatto il resto, trasformando una semplice cronaca-rock in un fenomeno culturale.

La mostra ROCK!2 celebra i QUEEN e il loro leggendario frontman Freddie Mercury con una sezione tematica curata dalla collezionista Rossella Marraffino e inserita nell’ambito della sala ROCK LEGENDS dell’esposizione, nata con il Patrocinio del Consolato Britannico di Napoli. Ma non è tutto: GIOVEDI 16 febbraio 2012 [H 17.30] il PAN – Palazzo delle Arti Napoli ospiterà un pomeriggio interamente dedicato alla band inglese, condotto dai due ideatori e direttori della mostra Carmine Aymone e Michelangelo Iossa e caratterizzato da un live-set che vedrà protagonista la tribute-band partenopea QUEEN OF BULSARA.

Nel repertorio della band campana figurano brani leggendari ma anche canzoni meno note al grande pubblico: il live-set dei QUEEN OF BULSARA (www.queenofbulsara.com) permetterà di rivivere quella “dimensione corale” in cui i grandi classici dei Queen illumineranno un pomeriggio di grande musica.

I Queen of Bulsara nascono nel 2006 da un’idea di Ottavio Liguori (batteria e cori); della band fanno parte: Roberto May (chitarra), Stefano Di Meglio (basso e cori), Salvio Schiano (tastiere e programmazioni) e Vincenzo Castello (voce). La band vanta numerosi concerti live in giro per l’Europa tra teatri, club e struttura all’aperto. Nel 2011 i Queen of Bulsara hanno messo in scena sul palco del Teatro Mediterraneo di Napoli, lo spettacolo intitolato “The Story – La storia dei Queen in musica” in occasione del quarantennale della formazione dei Queen e, nello stesso anno, sono stati selezionati tra le band italiane per esibirsi al QUEEN DAY ufficiale italiano al PalaCasaModena ‘Panini’ di Modena intitolato “Official Queen Italian Tribute Fighting Aids Worldwide” nel ventennale della scomparsa di Mercury.

I Queen sono un pezzo di storia non solo musicale ma di costume contemporaneo: hanno scoperto il video lip, suonato per la prima volta in Sud America e nell’Europa dell’Est. Dalla bohème giovanile di Kensington agli inni da stadio, tra gite in elicottero, travestimenti kitsch e faraoniche scenografie, fino all’apoteosi di Live Aid e di Wembley. Il loro nome equivale all’appellativo inglese per Regina, giocando sul doppio significato del termine, usato sia per indicare la Regina Madre, sia per indicare nel gergo inglese le prostitute.

Il 24 novembre del 1991 Freddie Mercury muore a causa di una broncopolmonite fomentata dall’Aids, nella sua casa di Earls Court. Aveva 45 anni. Sulla favola dei Queen viene scritta la parola fine anche se May e Taylor (senza Deacon) riaccenderanno i motori dando vita a un tour con Paul Rodgers, ex-componente dei Free e dei Bad Company.

Nel 2001 i Queen sono stati inclusi nella Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland e, nel 2004, nella UK Music Hall of Fame. Un sondaggio effettuato in Gran Bretagna dalla BBC nel 2007, li ha eletti “miglior gruppo britannico di tutti i tempi“, davanti a Beatles e Rolling Stones.

 

 

            ROCK!2!

mostra/evento sul rock e i suoi linguaggi

Dal 14 gennaio 2012 al 26 febbraio 2012

PAN | Palazzo delle Arti Napoli

Via dei Mille, 60 | Napoli

www.palazzoartinapoli.net

 

INGRESSO GRATUITO

 

Coordinamento generale

Michelangelo Iossa per

Associazione culturale MFL Comunicazione

 

Direzione culturale

Carmine Aymone  | Michelangelo Iossa

 

Ufficio Stampa

Alessandra Del Prete

aldelprete@gmail.com

349.1263282

Il San Remo di Celentano

Ma chi gli dà a Celentano il diritto di fare tribuna politica dal palco dell’Ariston?
Come osa, prendere possesso di quel palco che è destinato a cantanti offendendo una nazione in cui lui stesso a detto di non credere e spesso di non andare a votare.
Un’ora, di monologo inutile, senza sale e senza pepe, che non riguarda la musica ma temi che sono ben distanti da lui come il sole e le stelle.
Un’onta televisiva che solo la RAI può tollerare e che solo gli italiani possono pagare, questa la ritengo una truffa bell’e buona,  Celentano deve presentare San Remo, non fare politica, non criticare giornali e riviste, non criticare la chiesa.
Non si deve permettere di dare del deficiente alle persone che lavorano, o che comunque hanno più titolo di lui per parlare, visto che a malapena ha la terza media, che la sua cultura è pari a quella di una noce di cocco, di cosa vuol parlare? Di politica lui? Forse è meglio che torni a fare i filmetti trash anni ottanta con la Muti, o a cantar le sue stupide canzoncine.
Mi sento offesa da questo idiota che salta fuori come un pupazzo da una scatola e vuole venire ad insegnare e a parlare di Popolo Sovrano, lui che non sa che proprio quel Popolo Sovrano, elegge governi, e paga le tasse, si alza la mattina e va a lavoro e tenta alla fine del mese di pagare tutti i debiti, tra cui, magari un mutuo per un bilocale. Lui con la sua mega villa a Galbiate (LC), che pare addirittura sia circondata da un pezzo di muro inizialmente costruito abusivo e poi condonato.
Parla lui, che non va a votare insieme ai suoi concittadini, ma che li tratta male e disprezza, tanto che per far 50 metri si fa accompagnare. Parla lui, che non ha mai fatto un solo giorno di lavoro in vita sua, che però ha una villa signori che vi invito a vederla, è enorme.
Ma per favore Adriano Celentano, per rispetto degli Italiani, taci una buona volta, stai zitto, studia la storia e la costituzione, studia la lingua italiana, per piacere,  fai il tuo lavoro, quello di presentatore di una Kermesse musicale del calibro di San Remo e lascia in pace argomenti di cui non sei né in grado né li conosci.

Intervista a Chiara Ragnini

Vi abbiamo presentato il disco “Il giardino delle rose” di Chiara Ragnini, che ci racconterà di lei, rispondendo alle domande che le abbiamo posto:

1. Le tue canzoni sembrano delle favole in musica, sono avvolgenti e intense. Quanto ti senti rappresentata dalla tua immagine di artista? Ci sono cose che nascondi alle tue canzoni?


La mia immagine come artista coincide con la persona che sono quotidianamente: solare, positiva, con una enorme curiosità e voglia di conoscere il mondo. Le mie canzoni rispecchiano stati d’animo che spesso tendo a nascondere alle persone che mi sono vicine, perciò ti direi che è più il contrario: tendo a riversare in musica emozioni e parole che da sola farei fatica a tirare fuori. La musica è per me un mezzo potentissimo per emozionarmi ed emozionare.

2. La tua musica sprigiona sensazioni e si sente la fragranza delle emozioni che ti animano, come pensi che i prodotti costruiti dai reality possano ostacolare chi come te esprime la propria anima costruendosi un’identità col sudore, i sacrifici e soprattutto suonando in giro?

Purtroppo il mercato attuale italiano vive un periodo particolare: si preferisce investire su prodotti facili, preconfezionati, omologati. Investire su idee nuove è un rischio e probabilmente al momento non ce lo si può permettere, fatto salve per poche eccezioni. Spero tanto di poter trovare chi possa affezionarsi al mio progetto al punto da volerci mettere la stessa passione che ho io, anche in termini economici.

3. La musica sta cambiando per rigenerarsi in icone spesso fasulle e coperte di paillettes. Secondo te c’è ancora spazio per l’essenza, per la verità e per la purezza delle emozioni?

Io credo di si.
Credo che l’appiattimento culturale, generale e non solo nello specifico della musica, debba per forza finire, prima o poi, implodendo su se stesso.
Nel frattempo, se i grossi canali mediatici e di comunicazione non offrono spazi adeguati, bisogna prendersene altri con le unghie e con i denti. E questo è il mio caso.


4. Nelle tue canzoni parli molto di natura, che rapporto hai con lei? Dove componi le tue canzoni e cosa ti ispira maggiormente?

Adoro stare in mezzo al verde, il mare e la campagna sono le mie dimensioni ideali. Da tre anni a questa parte vivo immersa negli ulivi dell’entroterra ponentino ligure e questo è stato e continua ad essere molto stimolante per la scrittura e la composizione. Anche se, in realtà, molte delle idee migliori nascono in macchina, tornando dal lavoro oppure durante i miei spostamenti da e verso Genova, la mia città natale. Trovo molto stimolante anche comporre testi e musiche con altre persone: l’esempio più recente è stata Due Castelli sulla Sabbia, scritta a quattro mani con Michele Savino, cantautore, compositore e grande amico, genovese come me; ma cito con grande piacere anche l’esperienza di Radar Talent Interceptor, condivisa con gli amici musicisti Subbuglio!, band del savonese, Claudia Loddo, cantautrice romana, Monica Criniti, cantautrice meneghina, e molti altri. In quell’occasione abbiamo fatto del vero e proprio brainstorming ed è nata una gran bella canzone, che spero sentirete presto. Occasioni come quella sono davvero molto, molto stimolanti per la creatività.

5. In “Ogni mia poesia” racconti una parte di te intima e intensa, quanto ti racconta davvero questa canzone?

Ogni mia poesia è una canzone d’amore, autobiografica, intima. Mi racconta appieno, dando un’idea molto precisa di cosa significhi per me amare una persona.

6. Tra le tue canzoni compaiono parole come Terra, Acqua e Aria e il tuo modo di cantare esprime il fuoco. Raccontaci qual è il tuo quinto elemento, quello che ti rende così viva e vivace, così come traspari nelle tue canzoni.

Sicuramente la passione, sempre alla base di tutto: senza di essa non avrei avuto la forza e la determinazione di arrivare dove sono arrivata e dove arriverò, piano piano e con fatica e sudore.

7. Qual è il momento più emozionante della tua vita musicale e che senti di raccontarci?

Ce ne sono tantissimi, sicuramente l’aver suonato la chitarra di Luigi Tenco è fra questi. L’occasione è stata quella del Restauro in Festival, curato da Pepi Morgia, l’estate scorsa qui in Liguria. Più in generale, suonare dal vivo è sempre l’emozione più grande, percepire l’attenzione e la curiosità negli occhi delle persone, il calore degli applausi e i complimenti sinceri, che quando arrivano si sentono, forti e chiari.

8. Il mondo della musica non è perfetto, c’è ancora molta ipocrisia, soprattutto quando si calcano palchi importanti come quelli sui quali ti sei esibita?

Per quanto possa sembrare strano, in realtà c’è molta più ipocrisia e invidia nei contesti piccoli che sui palchi importanti. Purtroppo nelle scene locali manca spesso la voglia di collaborare e supportarsi a vicenda, senza rendersi conto che cercare di pestarsi i piedi gratuitamente non è altro che una guerra fra poveri. Bisognerebbe imparare a mettere il becco fuori dall’uscio di casa propria, allargare i propri orizzonti, soprattutto mentali, e avere voglia di confrontarsi e condividere. D’altronde, la musica è principalmente condivisione. No?

Grazie Chiara per la tua disponibilità. In bocca al lupo per il tuo lavoro!